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Notizie dall'Argentina

ArgentinaPuschiasis
Al lavoro in Argentina. Non si conoscono né il luogo, molto probabilmente ubicato nella provincia di Entre Rios, né la data dello scatto. In primo piano si vede Daniele Puschiasis, seguito dal fratello Ferdinando e, probabilmente, da Ervino ed Ermenegildo, figli di Daniele. Se così fosse la scena dovrebbe essere collocata nel periodo 1927-1935, in quanto successivamente Ermenegildo si trasferì in Uruguay.

 

Da una lettera di Ferdinando, spedita alla moglie da Concordia (Entre Rios) il 19 giugno 1929, carpiamo alcuni dettagli.

Sono passati quasi due anni dalla partenza. Emergono alcuni dissapori tra Ferdinando, da una parte, Daniele e i figli, dall’altra: “Adesso sono solo, di mestiere e di lavoro, sono con cuesta gente foresta. Non più col fratello. Sono andato via di lui. Perché adesso che si aveva un buon lavoro e di fare soldi, mi dice che mi paga a giornata (per avere il profitto su un fratello). Io ho rinunziato, dissi che nemmeno mezza ora lavoro a giornata con un fratello... per onore non volli restare a giornata sotto di lui”. Dalla lettera s’apprende il luogo in cui stavano lavorando, “io lavoro adesso in città a Concordia e lori lavorano sette chilometri fuori”, ed anche che fino a quel momento “si lavorava tutti quattro compagni e il conto stava così…”. Sembra di capire, anche da altri accenni, che fino alla metà del 1929 si erano mossi come una piccola impresa familiare. Il “capo” doveva essere Daniele, sia perché più anziano rispetto al fratello Ferdinando sia in quanto padre di Ervino ed Ermenegildo, il quale ripartiva i guadagni e le spese comuni. Ferdinando fa presente che la scelta di distaccarsi e rendersi autonomo dal gruppo lo penalizzava economicamente in quanto “causa cuesto oh speso un po di soldi che potevo spedirti, stando d’accordo fra noi”, tuttavia appare ancora fiducioso, “io ti dico fai ciò che puoi e non sforzarti a lavorare tanto, subito che posso ti manderò qualcosa”, anche se, nel tentativo di rassicurare la moglie, lascia trasparire uno spirito messianico che a sua volta fa presupporre l’esistenza di difficoltà non facilmente superabili, “ti raccomando di stare in salute e coraggio sempre anche se va male per qualche periodo di tempo cambierà, sempre male non può andare…”, ricalcando uno schema che si ritroverà anche nelle lettere posteriori.
I documenti successivi risalgono al 1935, sette anni dopo la partenza. Un accenno all’affievolirsi dei rapporti con le famiglie rimaste in Italia si ritrova in un ricorso contro il respingimento della domanda di pensione d’invalidità a favore del figlio Onorio (che si era accecato, in seguito all'esplosione di un residuato bellico, risalente alla prima guerra mondiale, rinvenuto in Casador, il 19 giugno 1934) presentato da Giuseppina “madre dell’infortunato, a nome, per conto e nell’interesse dello stesso, ed in vece del proprio marito che trovasi in America, e da circa otto mesi che non dà notizie”.

Intanto Ervino il 20 luglio 1935 si era sposato con Juana Maria Arellano, venticinquenne. Il matrimonio venne stipulato a Villa Federal, dipartimento di Concordia (Entre Rios). In quel momento Ervino (e, quindi, presumibilmente anche gli altri, la separazione di Ferdinando doveva, infatti, essere stata breve) risulta domiciliato a Pueblo Alegre (nei pressi di Villa Federal). Federal è anche l’indicazione che s’intravede, scritta a matita, sul retro di una parte di lettera, non datata, spedita da Ferdinando alla moglie. Si può quindi presumere che la lettera possa risalire più o meno a questo periodo. Il suo contenuto, costituito da una serie di consigli alla moglie sull’iter migliore da seguire per raggranellare un po’ di denaro, “pel vivere io oh pensato per adesso fino che posso mandarti qualchecosa”, mediante il taglio di piante “intanto che si spera cambieranno le cose anche per qua; non andrà sempre così”, conferma indirettamente un quadro segnato da difficoltà economiche e d’inserimento nella nuova realtà.

Il 16 aprile 1942 (XX dell’era fascista) Giuseppina, “moglie dell’operaio Puschiasis Ferdinando fu Ferdinando emigrato in Argentina fin dall’anno 1927”, presenta al podestà del Comune di Rigolato una domanda di sussidio, “dato che il marito suddetto, a causa dello stato attuale di guerra non può più inviare, come in precedenza, i propri risparmi alla famiglia. Il medesimo, prima dello scoppio dell’attuale conflitto si trovava al seguente indirizzo: S. Cosè de Feliciano – Al lo Carlitos (P.E.R) - Argentina”. Analoga istanza viene presentata anche da Carolina, moglie di Daniele.
Sono passati quasi quindici anni dalla partenza. È significativo che la corrispondenza allegata alle istanze, a comprova del mantenimento dei rapporti, risalga al 1938, cioè a ben quattro anni prima. La ricezione delle rimesse viene provata mediante l’allegazione di lettere assicurate utilizzate dal “Banco de Italia y Rio de la Plata, Succ. di Genova” per l’invio di alcune somme di denaro “come da distinta in calce“ (3 per Giuseppina per complessive Lit. 2.100, e una per Carolina, per Lit. 3.000).

L’affievolirsi dei rapporti con la famiglia e le difficoltà d’inserimento lavorativo sono ormai evidenti. Ervino scrive che “da tanto tempo che non vi faccio sapere nostre notizie, mi perdonate, molto è per negligenzia anche se non va bene, almeno farsi sapere”. Anche l’influsso dello spagnolo che traspare dalle lettere rimarca ulteriormente il passaggio del tempo. Sono passati dieci anni dalla partenza. La lettera, oltre a confermare l’approdo pressoché definitivo a San José de Feliciano, fornisce alcune notizie interessanti: “Gildo è stato un anno qui assieme a noi altri, adesso è tornato a Montevideo dove stava prima... pari lavora distante di qua en la ferrovia io e zio siamo assieme”.
È almeno un anno, quindi, che non scrivono. È confermato che Ferdinando abita assieme al nipote e al fratello Daniele. Quest’ultimo è momentaneamente impegnato nei lavori della ferrovia. Ermenegildo ha già da tempo seguito una sua strada, autonoma rispetto a quella del gruppo originario, che lo porterà a stabilirsi definitivamente a Montevideo, in Uruguay.
La situazione economica continua ad essere piena di difficoltà: “qua è sempre la medesima si se guadagna due tre mesi rigulare dopo si sta due tre mesi senza lavorare e si consuma tutto il risparmio. Io so che avete una gran necesità di denaro pero io vi dico la pura verità non posso mandarvi perché non cenò”.

La lettera di Ferdinando non fa che confermare questo quadro: “adesso come si vede ce un lavoro per otto o dieci mesi, se no sucede inconvenienti, perché qui oggi è una cosa domani non è più, mai si sta sicuros di un giorno al’altro”. Il tutto, nel suo caso, è stato ulteriormente accentuato dagli esborsi necessari per curare una recente malattia, “io stavo per spedirti questi soldi, mi sucede questa cosa che lavoravo 40 chilometros fuori di paese... oh pagato 258 pesos col medico i asistencia. Subito che posso ti mando qualche cosa sempre non andrà male”. Il senso di sconforto è accentuato dai ricordi e dalla consapevolezza delle difficoltà in cui si dibatte la famiglia rimasta in Italia: “oh ricevuto lettera da Onorio... sempre quando ricevo sue lettere stoi piangendo e cuando scrivo iguale... Pensando a tutte le cose che passa e che sono passate molti giorni mi fa male il capo già di notte pochissimo dormo tranquillo sempre con susultos e sognando con la famiglia disgraciata che sempre tengo a cuore”.

Il dato certo successivo è che il 3 luglio 1943, alle ore 18.30, Ferdinando morì, all’età di 58 anni, 15 dei quali vissuti in Argentina, nell’ospedale della città di La Paz (circa 90 chilometri da San José de Feliciano) per una ferita d’arma da fuoco alla testa. Le circostanze esatte della morte ancora non si conoscono. Le voci pervenute in Italia, tramandate oralmente, parlavano di morte per ammazzamento intervenuta o nel corso di manifestazioni e scontri di piazza o di semplici risse e tafferugli. La moglie di Ervino, morta, ottantanovenne, il 31 ottobre 1999, ricordava invece un suicidio provocato dalla depressione e dal dispiacere conseguenti alla notizia, pervenuta dall'Italia, della morte della figlia più amata.
Ambedue le ipotesi rimangono ancora aperte.

L’ultima lettera disponibile è stata scritta da Daniele al figlio Dante il 13 agosto 1946, sempre da San José de Feliciano. In essa s’adombra la possibilità di un ritorno, che tuttavia non avverrà, “tu mi fai sapere che mama non è contenta di venir aqui, e così, per le tue condizioni non puoi venire neanche tu. Io ero molto contento che veniste perché qui non cé miseria. Ma visto le cose come stanno è deciso a venire, certo es necessario un poco di tempo per fare le pratiche necesarie, però no ancora tanto lunga”. Daniele ha ora una visione più tranquillizzante della vita in Argentina, “qui non cé miseria”, mentre, dopo diciotto anni, emerge l’opposizione della moglie a rescindere definitivamente ogni rapporto con Casador.
Gli ulteriori dati certi sono i seguenti:

  • Daniele muore a San José de Feliciano il 26 febbraio 1964, all’età di 84 anni, 37 anni dopo aver lasciato Casador;
  • Ervino lo seguirà poco più di due anni dopo, il 29 giugno 1966, all’età di 58 anni, la maggior parte dei quali (39) vissuti in Argentina.
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