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Pietro Samassa

Un nome spicca ben presto su tutti, quello di Pietro Samassa. La sua figura, così come ci è giunta, sembra condensare l’aura «mistica» dei cacciatori di camosci/contrabbandieri iscritti nella mitologia alpinistica degli albori, i tratti carismatici trasfusi da quelli nelle prime guide alpine «locali» e l’ineffabilità dell’arrampicatore disinteressato, quasi «astratto», mosso dal «puro piacere», moderno.

Così una volta, per sfuggire ai gendarmi austriaci che lo inseguivano nei pressi del Volaia, approfittò d’un banco di nebbia per salire la «parete NO del Lastron del Lago» dove, per non scivolare e meglio aderire ad «una placca liscia che gli sbarrava la strada», si tolse «gli scarponi, fece dei piccoli tagli nei piedi (così raccontano) e con l’adrenalina alle stelle salì la placca che superò meglio di come avrebbe pensato. Non fu facile salire in cima al Lastron ma la fortuna degli audaci aveva fatto sì che salendo uscisse dal mare di nebbia. La strada per il Coglians la conosceva, un sole stupendo accompagnò ancora una volta questo grande montanaro verso la vetta e la vita»57.

Nel 1886, alla visita di leva, si dichiarò calzolaio, e nel 1894, al momento del matrimonio con la compaesana Andreina Ottavia Gerin, muratore; un anno dopo, nel 1895, «ottenne il riconoscimento di Guida patentata che gli permise di esercitare l’attività con alcuni dei maggiori esponenti dell’alpinismo regionale e non, dell’epoca»58.

Lo possiamo seguire a tratti in un’escursione dell’agosto 1892, promossa da Arturo Ferrucci, accompagnato da Giuseppe Morelli de Rossi, Riccardo Spinotti e da Pietro Galante di Mieli.

[…] giungemmo a Collina a mezzodì, l’ora sacra al pranzo in tutta la montagna friulana e all’osteria Faleschini noi trovammo davvero di che soddisfare l’appetito copiosamente. Quel paesetto lì, che dista appena una paio d’ore da Rigolato o da Forni Avoltri, cioè da una bella carrozzabile, meriterebbe davvero di essere più conosciuto e visitato. La posizione ne è incantevole, l’osteria pulitissima e discretamente provvista di cibi e, sempre, ottimamente di vino, le gite nei dintorni […] indescrivibili. […] Durante il pranzo fu fatto chiamare un giovinotto che doveva servirci da guida: Pietro Samassa. M’era stato raccomandato come buon conoscitore della montagna e robustissimo camminatore. Tosto iniziai un interrogatorio, dal quale mi persuasi che, come del resto la maggior parte degli abitanti di Collina, la nostra guida conosceva benissimo il Coglians, ma poco quel tratto di giogaia che corre ad oriente della Cialderate. Sulla Kellerpitz non era mai stato. […] Però egli assicurò, con aria convinta, che ov’erano andati altri, egli pure saprebbe andare, che la strada l’avrebbe trovata, ecc. ecc., tanto che m’inspirò una certa fiducia. Chiamò con sé un suo compagno: Pasquale Tamussin, per aiutare a portare il bagaglio e, fra le chiacchiere, attendemmo l’ora della partenza59.

Prima di salire il Ciadin che porta verso la cima del Coglians gli scarponi vengono abbandonati a favore degli scarpets.

Per consiglio della guida, levate le scarpe, calzammo gli scarpetti, l’ottima calzatura dei nostri montanari, che sulla roccia presta così buon servizio. Là però, il detrito grosso e angoloso che riempie il Ciadin, mettendo a dura prova la sensibilità dei nostri piedi, fece rimpiangere a qualcuno di noi le scarpe, lasciate in basso; nella salita del Coglians gli scarpetti possono essere adoperati tutt’al più nell’ultimo tratto, per meno d’un’ora, ma non necessari60.

Giunti alla cima, «raccolti attorno alla piramide trigonometrica», ammirano il panorama, quando, ad un tratto, «Ecco Collina! esclama Samassa. Infatti, mentre da presso la piramide non si vedono che le case di Collinetta, fatti pochi passi lungo la cresta, a sera, ci si presenta tutta Collina, nella sua verde conca […]»61. Poi si rifocillano e discutono.

Discusso, stabilito ed ammirato il panorama, lo stomaco reclamando per i suoi diritti, ci radunammo di nuovo intorno alla piramide per la colazione. Durante la quale si impegnò conversazione con la guida sulla possibilità di altre vie per la salita o la discesa. Samassa, cacciando, è disceso una volta dal Coglians per il versante settentrionale al lago di Volaja; gli sembrò quella una via abbastanza difficile, forse interessante per la discesa, certo troppo lunga per la salita. Di salite e discese verso la Cialderate non è a parlare: occorre discendere a quella depressione, che si vede dal Ciadin, scavalcare lo sprone, che si spinge a sud della cima 2750 e da quello discendere nella Cialderate. Via lunga e noiosa e per nessun conto preferibile a quella da noi tenuta e che, anche venendo da Timau, può aggiungersi per la forcella di Monument62.

La comitiva, rammaricandosi «di non indossare le scarpe, invece degli scarpetti», scende rapidamente verso Casera Monument, dove arriva dopo che Pietro Galante se n’era già andato «per salire al Crostis a visitarvi le casere di sua proprietà e scendere poi a Mieli». Morelli e Spinotti decidono di rientrare a Udine via Timau, mentre Ferrucci si ferma con Samassa e Tamussin «per tentare l’indomani la salita della Kellerspitz»63.

Ho detto «tentare» perché veramente, sapendo la via non facile, le ripetute assicurazioni del Samassa non bastavano a tranquillizzarmi completamente sull’esito dell’impresa. D’altra parte ricorrere, come avrei potuto, al nostro bravo Plotzer di Timau, che la Kellerspitz conosce benissimo, non voleva, per non far torto al Samassa. in cui già avevo riscontrato qualità d’ottima guida e per poter averne nuova e decisiva prova64.

Raggiungono la vetta della Kellerspitz dal Pizzo Collina. «Di grande utilità, starei per dire indispensabile, è in questa traversata il sostituire alle scarpe chiodate gli scarpetti»65.

Alle 10.55, un’ora e cinquanta minuti dopo lasciato il Pizzo Collina, eravamo seduti intorno agli avanzi della piramide, su cui il fulmine aveva esercitato tutte le sue furie, e fra i quali luccicavano i cocci di due o tre bottiglie. Vi rinvenimmo parecchi biglietti, in parte distrutti, e fra questi leggibili ancora soltanto quelli che portavano i nomi del signor Hoche e del conto Pio di Brazzà di Udine e quelli dei signori Otto Reich e Wilhel Reich di Vienna. Dopo qualche istante di riposo, presi ad osservare il panorama che naturalmente è molto più vasto di quello che si scorge dal Pizzo Collina66.

Alle 17.40 raggiungono Timau.

In questo paesello lasciai Pietro Samassa, come già ai piedi del Pizzo Collina aveva lasciato Pasquale Tamusin, che ritornava a Collina; ad entrambi strinsi cordialmente la mano, come a cari amici ed oggi ancora ricordo con gran piacer la loro bravura nella non facile salita, per essi nuova, e le loro affettuose premure per me67.

Dal punto di vista alpinistico, l’importanza di Pietro Samassa, riconosciuta da subito (si veda il riquadro 1), sta nell’essere stato «tra i primi ad aver innalzato la soglia di superamento delle difficoltà, avendo aperto vie che probabilmente superavano il quarto grado»68.

Il giorno 10 Marzo si è spento a Collina, suo paese natale, nel pieno vigore dell’età, quest’uomo, che noi riguardavamo come una delle guide più forti e valenti della nostra regione alpina. Arditissimo cacciatore, di Lui si giovarono i topografi e gli ufficiali dell’Ist. Geog. Mil. nei rilievi eseguiti intorno al 1890 sui monti circostanti a Forni Avoltri e Collina. La sua carriera come guida datava da una salita alla Kellerspitz nell’Agosto del 1892, dopo di che tutte le più notevoli imprese alpinistiche compiute nei gruppi del Coglians e del Volaja per oltre un decennio, furono guidate da Lui. Ricordiamo:
  • 13 Luglio ‘95 con Pico e Spezzotti 1a salita del M. Avanza; 20 Agosto ‘95, con Urbanis 1a salita della Kellerspitz dalla Cianevate, ripetuta nel ‘900 con Kugy e con Brunetti e nel 904 con Sottocorona.
  • 16 Settembre ‘96, con Baldermann e Jaroscheck 1a salita del Seekopf, ripetuta nel ‘98, con Bolaffio, con Cozzi, ecc.
  • 30 Agosto ‘97, con Urbanis 1a salita del Coglians dal versante nord.
  • 9 Settembre ‘98, 1a salita del M. Canale con Klauss e Tatzel; 11 Settembre ‘98 con Wödl e Siebeneicher, 1a salita della Cima del Sasso Nero.
  • 27 Febbraio ‘99, con Kugy e Bolaffio, 1a salita invernale del Coglians.
Forse non sempre l’ardimento e il valore erano in Lui accompagnate ad altre qualità non meno necessarie e lodevoli, ma in quelle eccelleva. Chi scrive conserva una Sua lettera del Gennaio ‘909 in cui, correndo allora sui giornali le notizie dei preparativi del Duca degli Abruzzi per la spedizione all’Imalaia, il Samassa gli esprimeva il desiderio di venir arruolato alla spedizione. Ingenua ma notevole manifestazione del Suo entusiasmo per lele impreseimprese ardite! Un saluto alla Sua memoria! A. F. Arturo Ferrucci, Pietro Samassa, in «In Alto», vol. XXIII (s. 2), n. 1-2 (1912), p. 31
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