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Alpinisti delle «Giulie» con radici collinotte

Tra le ascensioni effettuate nei dintorni di Collina a cavallo di Ottocento e Novecento (tabella A.1) se ne notano alcune aventi per protagonisti dei «triestini» dal cognome più che familiare: Umberto e Aldo Sotto Corona. Fratelli, membri della Società alpina delle Giulie, della quale furono, in modo particolare Umberto (si veda il riquadro 2), esponenti attivi, hanno evidenti radici collinotte. I loro resoconti delle salite al Sasso Nero, al Cogliàns e al Kellerspitz, sono chiari, scorrevoli, sintetici, fin troppo rispettosi dei canoni descrittivi prevalenti tra gli «scopritori» delle montagne, con ben pochi appigli utili a soddisfare curiosità sulla natura dei loro legami con Collina. Il che, forse, è il segno d’un distacco pienamente riuscito; essi ci appaiono, e sono, triestini a tutti gli effetti, anche se, probabilmente, mantengono ancora dei legami, materiali e immateriali, col paese d’origine69.

Il 1. settembre 1919 si spegneva improvvisamente il nostro consocio signor Umberto Sotto Corona, attivissimo membro della Commissione grotte. Per oltre un ventennio Egli si dedicò indefessamente alle investigazioni sotterranee del Carso, pubblicando nella nostra Rivista studi originali. Così descrisse dapprima le grotte di Crepegliano, poi quella di Ospo, gli abissi di Gropada e di Cesiano. Compilò anche un interessante studio sulla complessa idrografia e speleologia delle valli di Olissa (Laas), Circino (Zirnitz), S. Canziano del Rack e Albiniana (Planina).
Fu direttore per un triennio della Società Alpina delle Giulie, appassionato alpinista, e descrisse parecchie sue escursione sul m. Coglians, Cima dei Lastrons del Lago (Judenkopf) ecc.
I funerali riuscirono una solenne manifestazione di cordoglio. Al cimitero il segretario sociale capitano dott. Timeus portò l’ultimo saluto dell’Alpina al caro estinto che fu modello di padre, di cittadino e di soldato.
La commissione grotte deliberò, in segno di onoranza, di dare ad una delle grotte del Carso il nome del compianto amico, mentre la Direzione sociale elargiva la somma di Lire 50 a favore del monumento all’Unità.
Recentemente, da una visita fatta da oltre trenta consoci, la grotta ex-Rodolfo presso Divacciano, venne battezzata col nome Umberto Sotto Corona.
Alpi Giulie, XXII (1920), 1, p. 5.

Umberto, «assieme al consocio ed amico Giuseppe Sillani e alla guida Pietro Samassa», il 7 agosto 1901 sale il Sasso Nero, «questo monte delle Alpi Carniche principali la cui altezza è segnata solamente nella tavoletta italiana, scala cinquantamila, conta una sola salita alpinistica fatta dai signori Wödl e Siebeneicher di Vienna con la guida Pietro Samassa di Collina li 11 Settembre del 1898. Parecchi anni prima però il Samassa raggiungeva questa vetta e vi fabbricava un ometto». I tre partono da Collina alle 5¾ «salendo dapprima per buona mezz’ora su sentiero fra campi e pascoli, scendendo poscia nella valletta del Rio Chianaletta fino alla casera omonima (1810 m.), dove si fece una sosta di un quarto d’ora». Alle 9.45 sono in vetta, dove vengono sorpresi da «una bella nevicata seguita da grossa grandine», che dura poco. Il cielo si rischiara, il panorama si riapre […] Il rientro, per altra via, si rivela difficoltoso: «dopo tre ore di faticosa discesa, raggiungiamo un po’ di prato e subito un nevaio abbastanza lungo, che seguito da una lavina ci conduce alla casera Chianaletta ove sostiamo per un poco. Alle 3¾ pom. eravamo di nuovo a Collina»70.

Lo scorso 18 giugno si è spento improvvisamente a Verona il nostro fedele abbonato cav. Arturo Sotto Corona,che negli ultimi tempi risiedeva, con i figli, a Bolzano. Nato a Piano d’Arta nel 1885, aveva trascorso quasi tutta la vita a Pola, dove era largamente conosciuto per la probità e la laboriosità con le quali aveva fatto progredire i due negozi che il padre suo, sceso dalla natia Collina, aveva aperto ancora al tempo della dominazione austro-ungarica. L’amore per la città adottiva non aveva minimamente intaccato il suo amore per la Carnia natale, che, ancora l’estate scorsa, aveva ripercorso, ottantatreenne, solo e con lo zaino in spalla. Al caro cav. Sotto Corona, il nostro commosso e reverente saluto; al fratello gemello Paolo, residente a Palermo, ai figli e ai familiari e congiunti tutti, la rassicurazione della nostra partecipazione al loro dolore.
Friuli nel mondo, IX (1969), 185 (luglio), p. 10.

La stessa impostazione narrativa, solo un pochino più aggettivata, viene adottata da Aldo Sotto Corona per descrivere la «salita al Collians (m. 2782) dalla parete nord», portata a termine nel luglio 1903 assieme al cugino Paolo Sotto Corona e a Pietro Samassa. Partiti da Borgo Chiusini (Piano d’Arta), il 22 luglio, dopo essersi congiunti con Pietro Samassa a Timau, in serata raggiungono il rifugio austriaco sul lago Volaia. Il giorno dopo «alle 4 ant. svegliati dal buon Samassa, fatti in fretta i preparativi per la partenza», giunti all’altezza del passo della Valentina, iniziano l’ascesa, per toccare la vetta alle 8 e 27.

Qui troviamo due comitive di alpinisti tedeschi. Se abbiamo la soddisfazione delle riuscita del nostro tentativo, che dovrebbe essere il secondo effettuato, da questo lato, da italiani, non abbiamo però quello della vista che densa nebbia ci ruba. Nell’attesa, uno squarcio improvviso delle nubi, dal versante carintiano, ci presenta, come magnifica apparizione, le nivee cime dei Tauri. Trascorsa fugacemente un’ora, ci rimettiamo in cammino per discendere a Collina per la forcella Mereret. In ore 2 e 20 minuti siamo a Collina, ricevuti dal cortese Faleschini. Così si chiude questa giornata, per noi, tanto ricca di alpinistiche emozioni71.

I due cugini non partirono a caso da Borgo Chiusini, poiché proprio in quel luogo Paolo – che risiedeva a Pola con la famiglia, composta dai fratelli Arturo (suo gemello) e Roberto, dalla madre Maria Pellegrina e dal padre, Giovanni Battista, negoziante – era nato nel 1885 (si veda il riquadro 3).

Dopo un giorno di riposo trascorso a Collina, nel pomeriggio del 25 luglio Aldo e Paolo Sotto Corona, guidati da Pietro Samassa, s’incamminano verso il ricovero Marinelli, con l’intento salire il Kellerspitz nella mattinata successiva. Così avviene; lasciano il rifugio alle quattro, percorrono il vallone della Cianevate («nel suo sfondo si eleva la cima Cianevate spesso battuta dai cacciatori») fino quasi al termine, si portano «verso N. E., su per un ghiaione alquanto ripido, lungo un tratto di 200 m. circa e, scavalcando un cordone di neve, raggiungiamo una cavità rossiccia, formata dalla scendente parete del Kellerwand. Qui abbandoniamo tutto ciò che può esser d’impaccio e calzati gli scarpetti, dopo esserci assicurati alla corda, incominciamo l’arrampicata… »72. Dopo 3 ore e 22 minuti raggiungono la vetta. Ridiscendono per la stessa via impiegandovi 5 ore. Solo in chiusura del suo resoconto, dopo aver rivendicato il primato di questa discesa, ad Aldo sfugge un accenno, che induce a sospettare l’esistenza di relazioni e scambi vivi e vitali, ai numerosi amici collinotti.

Per quanto mi consta, il Kellerspitz non fu mai disceso da questa parte, e la nostra è dunque la prima discesa per il versante Cianevate. Ritornati al rifugio, ci fermiamo a lungo a scambiare le nostre impressioni su questa bella salita. Alle 5 e 20 del pomeriggio partiamo alla volta di Collina, ove alle 6 e 30 siamo accolti festosamente da numerosi amici73.

Anche il già ricordato Tommaso Sotto Corona74 fu membro autorevole della Società Alpina delle Giulie. Il suo rifugio sul Monte Maggiore e il suo castello di Lupogliano, che già nel 1888 avevano ospitato il VII convegno alpino della S.A.G.75, dieci anni dopo (22 maggio 1898) funsero da base per il XVII convegno della stessa associazione76. Quello sul Monte Maggiore fu il primo rifugio alpino istriano (si veda il riquadro 4).

Martedì 21 u.s. cessava di vivere, dopo breve malattia, a Dignano, sua patria adottiva, l’egregio nostro consocio signor Tommaso Sotto-Corona. Nato a Collina, nella Carnia, fino dalla sua prima gioventù egli venne a stabilirsi a Dignano, dove con un lavoro assiduo, con intelligenza e con intraprendenza, che gli fece sempre onore e ne fa a tutti i bravi figli della Carnia, riescì a formarsi una brillante posizione. Con l’industria della bachicoltura, allora quasi sconosciuta ne’ nostri paesi, superando in principio grandissime difficoltà, fece il bene suo e de’ suoi, e quello de’ cittadini della sua seconda patria, che l’amarono, finché visse, come fratello, come padre.
Stimato e tenuto in buon conto da tutta la provincia, per il senso pratico nelle cose commerciali e agricole, coprì parecchi importanti posti nella Camera di Commercio, ne’ Consorzi Agrari, dappertutto distinguendosi e facendosi amare per un’attività seria, proficua e produttiva.
Socio della nostra Alpina da molti anni, egli si mostrò, nato fra i monti, nella sua diletta Carnia, verso di lei largo di ogni buon consiglio e aiuto.
Il rifugio dell’Alpe Grande che porta il nome suo, perché posto in una malga di sua proprietà, venne da lui messo a disposizione della nostra Società che l’arredò a comodo de’ nostri alpinisti per la salita dell’Alpe Grande, m. Braico, m. Sìa o Seiano, m. Aquila, m. Maggiore ecc. ecc. — Fu parecchie volte compagno a’ nostri alpinisti, nelle salite dell’Alpe Grande, e parecchie volte li accolse ed ospitò nel suo castello di Lupogliano.
Buono, gentile, caritatevole, franco d’una franchezza rude quando si trattava di correggere, di consigliare il bene; egli lascerà in tutti i suoi concittadini, e in molti de’ nostri alpinisti, ch’ebbero la fortuna di conoscerlo, una memoria incancellabile.
A’ funerali, che ebbero luogo a’ 23 u.s. nella sua Dignano, la nostra Alpina venne rappresentata dal suo direttore signor N. Cobol.
A’ fratelli, a’ figli, alla moglie, agli altri parenti, la Società Alpina delle Giulie, a mezzo nostro, porge la sue più vive condoglianze.
Alpi Giulie, VII (1902), 4, p. 44.
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