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Tracce di fornetti a Dignano e in Istria

Altri due fratelli di Tomaso si insedierono in terra giuliana e istriana: - GioBatta, nato il 13 maggio 1840, sposato nel 1883 con Maria Pellegrini, figlia di Giovanni e Maria Prana da Piano d'Arta, a Pola; - Giovanni Giuseppe, nato l'11 marzo 1843, sposato con Emilia De Castro (o Cainero, c'è un po' d'incertezza) di Bartolomeo, a Trieste.

Sulla presenza non sporadica di fornetti a Dignano esistono altri indizi:

  • «Pietro figlio di Pietro del Fabbro detto Pelear di Forni, d'anni 16, cattolico, morì in Dignano nell'Istria, Diocesi di Parenzo e Pola, li 23 febbraio 18587».
  • «Luigi di Antonio Candido nato a Forno Avoltri ed ora domiciliato per oggetto di Commercio a Dignano nell'Istria» interviene, per procura, come padrino al battesimo del nipote Giacomo Luigi Sotto Corona nato il 10 aprile 1867, figlio di Michele fu Giacomo e di Maria Candido di Antonio, possidenti, residenti a Collina8.
  • Domenico Rismondo attribuisce origini collinotte al ramo dignanese dei Cecon9, elargitore verso quella comunità di un lascito grazie al quale essa «poté beneficiare per molti anni di un Ospitale e di una Scuola Agraria10». È stato accertato che il capostipite proveniva, invece, da Vito d'Asio o da Clauzetto11, il che tuttavia non esclude del tutto connessioni con l'Alto Gorto. Verso la fine del Settecento a Forni aveva, infatti, piantato radici l'oste Domenico Ceconi da Vito d'Asio, convolando a nozze con Maddalena Danielis, prima (1787), e con Anna Crovagna, poi (1789), senza contare che il capostipite dei Cecon dignanesi si era sposato con una Tavoschi da Comeglians, dove in località Calgaretto si era insediato un altro ramo della casata.
  • Sempre secondo Domenico Rismondo, nel periodo della dominazione austriaca «Giovanni Calevaris da Collina in Carnia (Canale di Gorto), dimorante a Dignano» chiese «le sei opere12», ma la sua richiesta venne respinta. In base allo statuto dignanese confermato nel 1781 era possibile «investire a soli forestieri che in avvenir piantar volessero il loro domicilio al luoco e fuoco nella terra di Dignano e suo distretto, tanto terreno incolto che sia sufficiente a pastenar e piantar viti per sole opere sei». Il primo Carlevaris ad insediarsi a Collina è Giovanni Leonardo, da Frassenetto, che sposa nel 1885 Marina Di Corona.
  • Il sindaco di Forni Avoltri, in una nota indirizzata al Segretariato dell'Emigrazione di Udine nel 1904, segnalava i «Fratelli Caneva - Dignano (Istria)» come persone degne di essere nominate «Corrispondenti» all'estero per «la più efficace tutela dei nostri operai13».
  • Domenico Rismondo elenca i componenti dignanesi dell'Associazione nazionale ex combattenti, «un nucleo di superstiti della grande guerra, che sull'esempio dell'eroe Nicolò Ferro, varcarono la frontiera per arruolarsi nella fila dell’esercito nazionale, col quale combatterono sui vari fronti rimeritandosi i segni del valore14», tra i quali ne compaiono alcuni -- Carlo Agostinis, Pietro Candido, Caneva Onorio -- dalle chiare origini collinotte e fornette.
  • Il dignanese Armando Delzotto, destinato a stabilirsi a Collina e a divenire sindaco di Forni Avoltri, nei suoi ricordi sul periodo vissuto nella città natale (1926-1943) osserva: «Dovete sapere che a Dignano esisteva una discreta colonia di carnici, tanto è vero che la festa della Madonna Carmelitana, che cade il 16 luglio, era chiamata Festa dei Cargnei perché curata dai bumbari originari della Carnia. Di questa colonia facevano parte anche due famiglie provenienti da Collina, i Caneva e gli Agostinis, che fecero fortuna a Dignano con un importante negozio di alimentari ubicato in contrada delle Mercerie, vicino alla piazza. I due capifamiglia, Onorio Caneva e Carlo Agostinis, ormai dignanesi di fatto, avevano l'abitudine di richiamare, durante i periodi di maggior impegno, alcuni parenti da Collina per farsi aiutare nel negozio e così dar loro la possibilità, con i proventi del lavoro, di aiutare le famiglie di Collina. Colà infatti il lavoro mancava e gli uomini, spesso ancora ragazzi, dovevano necessariamente emigrare per mantenere le famiglie rimaste in paese15».
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