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156. Navo [te -]   Q1330, ✧SE. Prato e coltivi in pendio ripido [bosco]. Da una forma forse prelatina nava = avvallamento racchiuso fra monti (REW5858), qui inteso come depressione, infossamento di terreno in pendio (v. in NP647, manca in Sc).

Navo è termine assai diffuso, a Collina come altrove, a indicare genericamente terreni che presentano concavità o comunque bordi rialzati. Elementi caratteristici che tuttavia non appartengono alla morfologia del terreno della nostra Navo per antonomasia, ma piuttosto alla prospettiva di chi osservi l’area dal basso (o, meglio, di fronte). L’osservatore vedrà dunque come il profilo del bosco soprastante (il Bošc de Navo) si presenta con una marcata convessità rivolta verso il basso intorno alla quale si dispongono i diversi terreni che costituiscono la nostra Navo206. Il profilo dei prati che circondano il bosco soprastante appare come una grande concavità rivolta verso l’alto (sembra davvero la chiglia di un immenso vascello) riempita del bosco stesso.
La posizione della Navo emerge con tutta chiarezza dagli archivi: “Item un pezzo pratto detto in te Nava sopra la Villa confina…”, dove la “Villa” è CG207. Fra la Navo e CG, là dove il pendio si fa più dolce, si adagiano i coltivi di Sorovìo, Dorotèo e Prât, già a contatto con le case più alte dell’abitato.
Nei primi decenni del secolo scorso nella Navo ebbe origine una slavina, fortunatamente non di grande impeto, che si arrestò a ridosso della sottostante casa di Šulìn (AP79), senza però toccare l’edificio. Uniche “vittime” della slavina furono le arnie di Šulìn, poste nel prato retrostante la casa e invaso dalla neve. Dispensatrici del miele della casa erano la mia bisnonna Giuditta e la figlia-prozia Vittoria Tolazzi (gna Vitòrio, v. Sièlo di Vitòrio), che generosamente gratificavano l’ampio stuolo di nipoti prima, e pronipoti poi (in tutto, qualche decina).

157. ⇑ Bòšc de Navo [tal -]   Q1370, ✧SE. TU Bosco la Nava. Bosco resinoso in ripido pendio [id.].V. Bušcùt e il lemma prec.

È il bosco sovrastante e confinante con i prati della Navo, di cui costituisce la prosecuzione verso monte (NO). Come in numerosi altri luoghi, anche qui la sostituzione del bosco con prati o coltivi è stata limitata, in parte per il terreno impervio e malagevole, ma soprattutto a protezione dalla possibile caduta di valanghe dai prati soprastanti. Sopra il Bòšc de Navo si apre infatti la vasta radura prativa di Frìnts, che si estende in ampiezza e profondità per decine e decine di metri.
Per secoli l'ottima esposizione e l'invidiabile ubicazione a poca distanza dal paese fecero del limite inferiore del Bošc de Navo un terreno eccellente per la raccolta delle nocciole, la cui qualità rivaleggiava con quelle di Colarìot.
Oggi, pressoché dimenticate le nocciole d’antan, il bosco si è trasformato in minaccia: quasi interamente inglobata quella che fu la Navo, le sue propaggini inferiori scendono già a minacciare quelli che furono i coltivi a poche decine di metri dalle case.

158. Navo des Gjàjos [te -]   Q1250, ✧S. Prato in medio pendio [boscaglia, latifoglie]. V. Navo; Gjàjo è la ghiandaia (Garrulus glandarius, in friul. gjàe NP376, manca in Sc), dal lat. gajus = ghiandaia (REW3640), se non direttamente da *glandaria, a sua volta da glans = ghianda (REW3778). Uno zootoponimo, insomma, probabilmente per l’abbondanza in loco di volatili con questo nome208.

Zootoponimo di significato trasparente, la cui origine si deve con tutta probabilità all’elevato numero di questi corvidi residente qui, forse per l’abbondanza di cibo (dai noccioli e, forse, faggi) e rifugio (soprattutto conifere).
Al pari degli altri immediatamente circostanti, il luogo è stato devastato dalla burrasca del novembre 2002, che ne ha completamente modificato l’aspetto, e conseguentemente habitat e popolazione faunistica.
La Navo des Gjàjos era raggiungibile da un discreto sentiero che prendeva le mosse dall’attuale strada Forni-Collina, fra la Ruvîš e Virùncs, per condurre alla nostra navo e, più oltre, alle Spuìndos. L’attacco del sentiero è ancora ben visibile, a livello della strada, ed è anche tutto ciò che rimane del percorso, anch’esso stravolto e cancellato dalle centinaia e centinaia di piante d’alto fusto catapultate sul sentiero.

159. Navo Maçócol [in -]   Q1520, ✧N. Prato in medio pendio [id. inselvatichito]. V. Navo; Maçócol è il nome di una antica casa/casata di Collina, da cui il cognome moderno Mazzocoli.

Come spesso accade, non siamo in grado di affermare con assoluta certezza la relazione fra il terreno e il nome di persona o casata che lo accompagna. Pur con questi limiti, tuttavia, più di altri la Navo Maçócol sembra suggerire una antica relazione di proprietà fra la casata e il terreno.
Quest’ultimo consiste in un insieme di prati lungo le pendici del Pic di Gòlo, immediatamente a E (sx guardando da valle) del Cuél di Ğulign. La Navo Maçócol era raggiunta attraverso il Cuél di Ğulìgn da un sentierino che si diramava da Bevòrcjos.

160. Nàvos [in -]   Q1510, ✧SO. Prato in forte pendio [id. inselvatichito]. V. Navo, qui al plurale.

In questo terreno, un altro dei prati di mont lungo il sentiero che da Cjalgjadùor muove in direzione degli Stuàrts e dell’Infièr, siamo in presenza di una particolare morfologia del suolo, caratterizzato da una serie di avvallamenti longitudinali che si susseguono lungo il pendio.
Tutti questi prati avevano quale punto focale appunto Cjalgjadùor, dove il fieno delle numerose mèdos era caricato sulle slitte per il trasporto a valle.

161. ⇑ Devóur Nàvos   Q1520, ✧O. Prato in pendio ripido [id. inselvatichito, bosco misto]. V. il lemma prec. con la prep. devóur-dietro.

Come sempre, è un costone della montagna a segnare la linea di demarcazione fra il devóur e il toponimo principale.
Nella fattispecie, il confine è costituito dal grosso costolone arrotondato che segna il limite d’impluvio orientale del Riù d’Ormèntos: originatosi lungo i fianchi dirupati di Crèto Blàncjo, il costone scende alla Bièlo Caròno e alla Caròno di Colarìot per poi proseguire sino alle Foràns, in fondovalle.

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