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229. Reticolâts [ti -]   Q1180, ✧NO. Bosco resinoso e scavi di trincea in forte pendio [id.]. Dall’it. “reticolato” (nella accezione di filo spinato) volto al plurale.

Il toponimo si deve alla grande quantità di filo spinato, prezioso materiale di raccolta per i recuperanti alla ricerca di materiale ferroso riciclabile (v. Clanìori): in particolare, il filo spinato era impiegato come armatura del cemento.
Contrariamente a quanto farebbe supporre il toponimo, i Reticolâts non si trovano in zona di operazioni belliche della Grande Guerra, né i “reticolati” risalgono a quell’epoca.
Toponimo e relativi materiali risalgono invece al periodo fra le due guerre mondiali. Da tempo recuperato il filo spinato, i Reticolâts sono rimasti a indicare il luogo dove erano stesi i reticolati, ovvero l’area immediatamente circostante un piccolo agâr che dal costone boscoso della Gòto scende alla strada del Fulin (dove terminavano i reticolati p.d.) e al sottostante rio. Il tutto era stato approntato con funzioni di seconda linea di difesa nell’ipotesi di un nuovo conflitto con l’Austria-Germania e di una invasione da Volajo. Come è noto, le cose andarono assai diversamente.

230. Ribo di Péç [la -]   Q1160, ✧NE. Prato in forte pendio [bosco resinoso]. Ribo è dal lat. ripa = pendio ripido (REW7328, Sc255), con analogo significato. Per Péç v. Péçs, ma qui è inteso come denominazione di una casa-casata di CP (AP63).

Péç è soprannome di Antonio Gortana (1837-1921), giunto a Collina dalla vicina Givigliana a prender moglie. Casa e casata sono tuttora presenti a CP.
Detto di Péç, resta da descrivere la sua ribo. E davvero ribo è, la china: ai limiti inferiori dell’abitato di CP, a sx della strada che scende al Fulìn, la Ribo di Péç scende ripidissima al sottostante Riù di Cuéštos, concedendosi un breve respiro di pochi metri poco prima delle rocce del rio.
La ripidità della Ribo di Péç, oggi interdetta alla vista dai folti alberi che la popolano, era proverbiale a CP, tanto da divenire il luogo immaginario dove graziosamente spedire i petulanti seccatori.

231. Ribolèno [te -]   Q1130, ✧SO. Boscaglia ripida e prato [id. inselvatichito, bosco]. Agglutinazione di ribo = pendio ripido (v. il lemma prec.), e lèno: probabilmente aggettivo che sta con l’it. “lena”, nel senso di forza e vigoria276.

Una ribo ripida, insomma, una sorta di tautologia che tuttavia trova piena rispondenza sul terreno: un’erta ripida, addirittura scoscesa e franosa nella parte inferiore, che costituisce la prosecuzione al basso di Devóur Àrios fino a raggiungere il rio Fulìn.
La parte realmente fruibile della Ribolèno è quella al suo culmine, in corrispondenza del primo tornante della strada che scende al Fulìn, unico punto dove stato del terreno e inclinazione danno respiro ad un breve tratto prativo oggi in via di rimboschimento
Il resto del pendio, a scendere verso il rio, è inutilizzabile a fini agricoli e da sempre allo stato selvatico, popolato di rovi e arbusti.

232. Rìmer [tal -]   Q1120, ✧N. Bosco e ripido terreno di frana [id.]. Toponimo di etimologia oscura, forse di origine tedesca.

È l’area compresa fra il sentiero– oggi strada – del Ğùof e la strado di Créts, là dove il primo diveniva pressoché pianeggiante e la seconda, al termine del falsopiano che prende avvio nel Fulìn, inizia a discendere sensibilmente verso i Créts stessi e la Furcjìto.
Oltre alla funzione di punto di riferimento lungo la strada, il luogo ebbe qualche importanza sotto il profilo silvicolo, e nulla più. Oggi, chiusa la strada di Créts, del toponimo si va perdendo memoria.

233. Riù [in]   Q1175, ✧SE. Attraversamento di rivo, area di abitazioni, fienili e stalle [id., senza abitazioni]. Dal lat. rivus = corso d'acqua, rio (REW7341,2 e Sc259), qui con significato di torrente, o corso d'acqua di considerevole portata (relativamente ai luoghi), per lo più a regime perenne (al contrario di agâr, stagionale od occasionale).
Circa 1920? Il Mulin de Pèto, in Riù
Circa 1920? Il Mulin de Pèto, in Riù.

Fra i numerosi toponimi formati con il generico riù (a R. d’Ormentos, a R. di Cuéštos ecc.) questo è quello per antonomasia, Riù privo di attributi. Ciò grazie alla vicinanza del centro abitato di CP e grazie al viottolo che transitando di qui congiungeva CP e CG277, unica via di comunicazione fino al 1889, anno in cui fu costruita la nuova strada.
Lungo l’attuale via della Chiesa dall’abitato di CP il percorso antico scendeva in Riù, dove si trovavano due mulini, alcuni fienili e una (o forse più d’una) abitazione278, anch’essa successivamenta ridotta a fienile o stalla (“… in gabito gli hano consegnatti uno staulliero in logo chiamatto a: Riu appresso le sua confine ett questo per la stima di d.ti … con il Baiarzo sott il Staulliero…”279).
Qui il percorso superava il riù di Cueštos su un ponticello in legno, oltre il quale iniziava la risalita in diagonale lungo il ripido pendio di Pàlos (v.).
Frequentemente danneggiato – quando non trascinato via – dalle piene del rio, il ponte in legno fu sostituito nel 1867 con un ponte in pietra, a sua volta gravemente danneggiato da una piena nel 1882.
Nel 1902 il ponte fu restaurato e in sostanza portato alla sua forma attuale, che un ulteriore restauro conservativo effettuato intorno al 1990 ha consolidato con eccellenti risultati.

234. Riù Landri [lu -]   Q2430-1300, ✧O. Alveo di corso d’acqua [id.]. V. Riù; andri o landri (agglutinazione dell’articolo il-lu) è la forma friul. per “antro” (NP14 s.v. andri, manca in Sc), a sua volta dal lat. antrum280.

L’idronimo deve la propria denominazione ad alcune cavità naturali (con molta fatica potrebbero dirsi caverne), scavate dall’acqua lungo il corso superiore del rio, prima di raggiungere il fondovalle e il Gjarsìot.
Normalmente quasi secco (è più agâr che riù), il rio scende dal grande canalone fra il Cogliàns e la cima Lastrons del Lago, sotto il Pecól d’adalt, lambisce il Pecól dabàs281 e balza, con la cascata della Pišandolo, nel sottostante Gjarsìot per infine confluire, dopo aver raccolto le acque dell’Agâr di Róndoi, nel Riù di Morarìot.
Quasi asciutto in condizioni normali, durante e dopo i temporali il suo grande bacino collettore, interamente di roccia nuda, lo trasforma in pochi minuti in un canale di incredibile portata e violenza, rigonfiandolo oltre misura fino a scavare un alveo profondo anche 5 metri nelle ghiaie al margine destro del Gjarsìot. Nei pressi della confluenza nel Riù di Morarìot, il rio lascia nell’alveo i segni delle sue piene come antiche morene di ghiacciaio: la più esterna e alta è per la piena più grande, poi le piene minori, con altezze via via decrescenti.

235. ⇑ Cjàveno dal Làndri [de -]   Q1375, ✧O. Piccola caverna naturale su ripido pendio di roccia e cespugli [id.]. Cjàveno è la cantina (Sc48) dal lat. canaba (REW1566); per Làndri v. il lemma prec.

Il toponimo si deve alla prossimità della caverna al Riù Làndri (v. il lemma prec.), che ha dato origine a questo apparente nonsense ripetitivo della “cantina dell’antro” 282. Non mi sembra di poter associare il nostro Làndri e relativa cjàveno alla creatura mitica della tradizione popolare friulana, una sorta di salvàn dalle caratteristiche sanguigne e un po' truculente da accostare ai numerosi esseri ai limiti del soprannaturale che popolavano i boschi delle vallate carniche.
Più in generale a Collina non si ha memoria di alcuna tradizione o credenza popolare circa esseri “alternativi” quali agànos, guriùts,sbilfs o maçaròts. Questa caratteristica appare abbastanza singolare, soprattutto rispetto al resto della Carnia dove boschi e prati, fienili e casere pullulavano di esseri più o meno antropomorfi, variamente (ma per lo più mal-) disposti nei confronti del genere umano283.
Credenze e tradizioni nei confronti delle quali si assiste oggi a un'operazione di recupero, anche in chiave folcloristica se non proprio turistica o esplicitamente pubblicitaria, in diversi paesi della Carnia.
Situata sui primi contrafforti del Cogliàns, fra la Pišàndolo e il rif. Tolazzi, la Cjàveno dal Làndri è una delle pochissime – se non davvero l'unica – caverna naturale della zona, anche se in realtà si tratta di una modesta rientranza del pendio roccioso, in grado di ospitare non più di una mezza dozzina di persone in piedi. Forse per questo è solo cjaveno, e non cjamero?

236. Riù d'Ormèntos [lu -]   Q2055-995, ✧S. TU Rio Ormentis (IGM 1913), Rio Armentin (CTR), Rio Armentis (IGM 1986). Ripido corso d’acqua [id.]. Ormènt = armento, mandria (Sc204) dal lat. armentum (REW658).

Il corso d’acqua è riportato come “Rio Ormentes” nella Kriegskarte284.
Sotto il profilo etimologico, il toponimo è da accostare a numerosi altri nelle Alpi, fra i quali la non lontanissima Forca Armentària in territorio di Trasaghis285, e Armentarola, amena località poco a monte di St. Kassian-San Cassiano (BZ), ampia e pressoché pianeggiante e ricca di pascoli e praterie.
Al confronto di tanto ben di dio dei confratelli etimologici, il nostro Riù d’Ormentos fa davvero la figura del parente povero: prati ripidi e torrente scosceso al punto da domandarsi come e dove, lungo il tormentato percorso del rio, gli armenti di Collina andassero ad abbeverarsi, o a riunirsi. Difficilmente a pascolare, a meno che non si trattasse di pecore o capre, animali in grado di sfruttare, anche più in alto, i malagevoli pendii incombenti sul rio ma che comunque non costituivano ormènt286.
Affluente di dx del rio Fulìn, il rio nasce come collettore di diversi piccoli corsi d’acqua lungo le ripide pendici di Crèto Blàncjo. Come si è inteso dalla descrizione generale, quasi l’intero corso si sviluppa in ambiente scosceso e di difficile accesso: pochi e miseri prati nella parte superiore, come Infièr e Spuìndos, e nuovamente poca cosa nel basso corso, come il prato omonimo del rio (v. lemma successivo) e, alla confluenza nel rio Fulìn, le Foràns.
Per un lungo tratto il corso del Riù d’Ormèntos costituisce la demarcazione fra i territori delle due frazioni di Collina e Sigilletto.

237. ⇑ Riù d'Ormèntos [a -]   Q1140, ✧SO. Prato in pendio ripido [id. in via di rimboschimento]. V. il lemma prec.

Come in altri casi, anche qui toponimo nasce a indicare precisamente l'attraversamento del corso d'acqua da parte di sentiero, mulattiera o altro percorso.
Nella fattispecie, il percorso era costituito dall'antico sentiero per la parrocchiale di S. Giovanni Battista a Frassenetto. A differenza della strada attuale, che attraversa il rio con percorso pianeggiante grazie al ponte relativamente alto sul livello dell’acqua, il percorso originale incrociava il corso d'acqua assai più in basso, attraversando prima in diagonale il prato in discesa, e quindi il rio praticamente al livello dell’acqua287.
Il prato da sfalcio era compreso fra l'attuale strada comunale e il fondo del rio, con forma sostanzialmente triangolare e inclinazione sempre considerevole. Per essere prato di fondovalle e non di mont, uno dei prati meno facili fra tutti, e certamente fra i più distanti dal villaggio.

238. Ròjo dal Çuét [de -]   Q1240, ✧NO. Piccolo e breve corso d’acqua, e suoi dintorni [id.]. Per ròjo v. Pìçulo Ròjo, mentre çuét è l’aggettivo “zoppo” (Sc56) da cott (REW2454), a sua volta di origine sconosciuta. Dunque, “ruscello dello zoppo”.

Il termine identifica una piccola sorgente sopra la Siēo, poco oltre la Cjalcinêro di CG e di fronte alla confluenza del Riù de Cjanalèto nel Riù di Morarìot.
Si tratta in realtà di un antropotoponimo. Çuèt di Saltét (Saltét è il nome di una casata di Sigilletto) era il l’indelicato appellativo288 di Antonio Gerin da Sigilletto (1835-1906), proprietario del fienile soprastante la fonte e presumibilmente della fonte stessa.
Qui terminò la propria corsa la terza delle grandi valanghe del febbraio 1951. Distaccatasi in Creşadìço, la slavina scese in Agadòrio e quindi al sottostante rio Morareto. La massa di neve ingombrò completamente anche la sede stradale permanendo fino all’estate successiva, talché si rese necessario scavare una galleria per consentire il passaggio di uomini e animali.

239. Rònc [tal -]   Q1270, ✧S. Prato in pendio ripido [bosco misto]. Etimologia e significato letterale parrebbero gli stessi di Runc289, sebbene con una connotazione negativa connessa alla fruibilità del terreno: il termine rònc è infatti definito come “appezzamento di terreno poco redditizio sull'orlo dei boschi” (Sc261)290.

Fra i numerosi ròncs e runcs della nostra toponomastica viene primo questo non già per ragioni di importanza, ma per esclusivi meriti… alfabetici. L’assenza di attributi non fa, almeno in questa occasione, antonomasia: nondimeno il toponimo riassume la ricostruzione etimologica di tutte le altre denominazioni che lo contengono291.
Nella fattispecie si tratta di una modesta porzione di prato soprastante la Ruvîš, con resa altrettanto modesta. Come e prima di molti altri, anche il Rònc è oggi indistinguibile dalle aree circostanti, in un insieme per di più sconvolto dalla burrasca del novembre 2002.

240. ⇑ Agâr dal Rònc [lu -]   Q1250, ✧SE. Piccolo e ripido solco di scorrimento d’acqua [id.]. V. Agâr e il lemma prec.
È solo un modesto agâr che porta il nome della località ove prende avvio. Quasi sempre secco, l’agâr scende per circa duecento metri fino alla strada Collina-FA, che raggiunge poche decine di metri prima dell’Agaràt.
 
241. Roncàt [tal -]   Q1700, ✧SE. Prato ripido [id. inselvatichito]. Spregiativo-peggiorativo di Rònc.

Si è persa memoria di questo toponimo, che si recupera dal lavoro di Gino di Caporiacco292.
Di mio aggiungo solo quota (presunta) ed esposizione, oltre naturalmente a un ringraziamento postumo a chi, a distanza di ottant’anni, ci consente di aggiungere al nostro mosaico qualche tassello altrimenti perduto per sempre.

242. Roncjadìços [tes -]   Q1360, ✧SE. Piccolo prato ripido [bosco]. La radice è la stessa di Rònc, ossia il verbo roncâ o runcjâ, qui al participio passato femm. plurale (roncjàdos, qualcosa come “roncate”) a cui si aggiunge infine il suffisso -ìços per un risultato come “roncaticcie”, terre un po’ roncate e un po’ no, mezzo bosco e mezzo prato293.
Ricostruzione complessa per questa piccola porzione di terreno misto e di confine, sito fra Cumùnios e Sterpìot e volto a separare prati e coltivi dal soprastante Bòšc de Navo. Si noti, una volta di più, la vivezza e la precisione descrittiva-evocativa di molti toponimi, compreso questo, la cui sola menzione suscita l’immagine del luogo con le sue peculiarità.
 
243. Ròncs [ti -]   Q1300, ✧NO. TU Ronchi. Bosco resinoso e pascolo in medio pendio [id.]. V. Rònc, di cui ròncs è plurale.

È la fascia boscosa solcata dai ripetutamente citati agârs294, che si sviluppa dal ponte del Fulìn fin sopra il Plan des Cìdulos, parte integrante del grande costone che a sua volta si estende senza soluzione di continuità da Plumbs alla confluenza del Fulìn nel Degano, a Puìnt Cuvièrt.
Di nessuna utilità agricola, sia per posizione che per esposizione, l’area era di qualche utilità sotto il profilo silvicolo, mentre la fascia inferiore dei Ròncs era utilizzata saltuariamente per l’attività pastorale, nel pascolo itinerante dell’ormènt.

244. ⇑ Sôro ju Ròncs Q1400, ✧NO. Bosco resinoso in pendio ripido [id.]. V. il lemma prec. con la prep. sôro-sopra, dunque “sopra i Ròncs”.
Il luogo con questo nome è situato immediatamente sopra i Ròncs, là dove il fitto bosco muta di pendenza assumendo caratteristiche spiccatamente più ripide. Per terreni con morfologia ed esposizione così penalizzanti, e quindi non utilizzabili neppure a fini di pascolo, il legname costituiva l’unica risorsa.
 
245. Ruédol [tal -]   Q1520, ✧SO. L’etimologia originaria è da ricercarsi nel tardo lat. rotulus = rotolo, nell’accezione di “documento avvolto in forma di rotolo” (REW7397), oppure di “turnazione”, o entrambi.

In chiave etimologica, il ruédol propriamente detto costituiva il “ruolo” della comunità. Continuamente aggiornato, elencava non solo i membri della comunità, ma anche la distribuzione di oneri, benefici e incarichi fra i membri della visinanço o vicinia: dal camerarius al pastore dell’armento, dal porcarius al meriga, dalle stalle (sic) alle stelle, la visinanço stabiliva e il ruédol diligentemente registrava i chi, i come, i quando, i quanto della vita del villaggio295. Muovendo dal significato originario, il termine ruédol si allarga a identificare “l’aiutante pastore secondo turni convenuti fra le famiglie in Carnia” o, più genericamente, la “rotolazione” o “turnazione” applicata tanto all’uso dei terreni di proprietà comune296 che agli incarichi pubblici all’interno della comunità297.
Le possibili alternative semantiche del toponimo sono dunque molteplici, ciascuna con le proprie ragioni e fondamenti, e con le sue buone probabilità di essere direttamente all’origine del toponimo: prato ad uso turnario, oppure terreno di proprietà della chiesa di san Michele e sottoposto ad angaria, oppure…
Fra le numerose e verosimili alternative, la più probabile la fornisce la posizione del luogo identificato dal Ruédol-toponimo, posto sotto i pascoli di Cjampēi fra Sarmuàlos e Piçóul, e non lontano dalle Bergjarìos, in area quindi di antichi pascoli. Sembra dunque ragionevole associare direttamente il toponimo alla già citata figura del pastore turnario, custode del bestiame in alpe, con base nelle immediate vicinanze del Ruédol (nelle Bergjarìos?) e certamente in relazione con questo sito, luogo di pascolo delle pecore e capre affidategli in custodia.
Nella sua penultima fase evolutiva, dopo la fine del pascolo e prima del recupero dell’attuale (e primitiva) prateria alpina, il Ruédol fu prato di mont al pari di altri terreni circonvicini, e come questi e tutti i consimili fu abbandonato nel secondo dopoguerra.

246. Rujùto [de -]   Q1170, ✧SE. Pascolo in valle in medio pendio [area in rapido rimboschimento]. V. Pìçulo Ròjo, di cui rujùto è sinonimo (è il diminutivo di ròjo stessa) e pertanto reso dall’it. “ruscelletto”.

Forse non casualmente, le analogie fra Rujùto e Pìçulo Ròjo non si fermano al significato letterale, dal momento che anche la funzione d’uso dei due corsi d’acqua è la medesima (anche qui si lavavano le interiora dei maiali). Unica differenza, per evidenti ragioni logistiche, questa era al servizio di CP, e l’altra di CG.
Situata al limite occidentale del Bušcùt, in terreno argilloso, la sorgente della Rujuto è ormai disseccata e del ruscello non c’è più traccia.

247. Runc [ta(l) -]   Q1280, ✧NO. TU Runchs (CTR), Ronchi (IGM, TAB). Prati da sfalcio con fienili e stalle [id. inselvatichito, alcuni fienili sono stati riconvertiti in abitazioni]. L'origine nel lat. runcare = sarchiare (ma anche troncare, REW7444) e più direttamente in runco, runcone = (terreno) sarchiato o tagliato (REW7446) fa intendere che più genericamente il significato sia quello di tratti di terreni disboscati e ripuliti dalle ramaglie e dalle ceppaie, tanto ai margini quanto all'interno del bosco.
1959. I prati del Runc verso O, al tramonto
1959. I prati del Runc verso O, al tramonto.

Nella parlata corrente il toponimo è pronunziato pressoché agglutinato con la preposizione, taRunc.
Come già per rònc, il numero di toponimi composti che portano questo nome generico è considerevole, e i luoghi così denominati sono sparsi ai quattro angoli della valle. Tuttavia, e al contrario dei ròncs, fra i numerosi runcs vi sono molti terreni a sfalcio di ottima qualità (non ultimi quelli che fanno riferimento a questo stesso toponimo).
Il runc di questo toponimo, senza attributi, aggettivi o preposizioni che siano (quando si dice l’antonomasia…), individua una ampia fascia di prati alla testata della valle, poche decine di metri sopra il rio Morareto e la strada che lo affianca.
Abbandonata dovunque l’attività agricola (in verità l’erba del Runc è stata fra le ultime a sentire il filo della falce), l’ultimo quarto del 1900 ha visto proprio qui e nel contiguo Runc di ‘Sôro l’inserimento di infrastrutture turistiche di varia natura298.

248. ⇑ Runc di Plaço [tal -]   Q1270, ✧NO. Prato in dolce declivio con fienile [id. inselvatichito, il fienile è stato convertito in châlet]. V. rispettivamente Runc e Plaço.

Etimologia a parte, nulla da spartire con la Plaço di CP.
Il significato è trasparente, di runc ampio e agevole nello sfalcio, proprio… come essere in piazza299. Il luogo, fra la nota stàipo da Canòbio e il fienile a O di questo (oggi abitazione), risponde effettivamente a questi requisiti: in dolce declivio ai margini della strada, ampio e privo di ostacoli.
Il toponimo ha più di 200 anni, in quanto esplicitamente menzionato, con annesso fienile, nel già noto pagamento dei debiti di Osualdo Barbolano, pagamento che coinvolse numerosi terreni e toponimi compresi in questo lavoro300.

249. ⇑ Runc di 'Sôro [tal -]   Q1305, ✧O. Prato con stavolo in pendio noderato [id., terreno a gradoni, lo stavolo è stato demolito e ricostruito, con destino d’uso ad oggi ancora ignoto]. V. il lemma prec. e la prep. sôro-sopra, e dunque “Runc di sopra”.

Sono i prati superiori del Runc, a E di questo ma da esso ben distinti: sono infatti nettamente delimitati dalla strada che conduce al Plan di Valebós e al rif. Tolazzi, dalla pista forestale che proviene dal Runc di Cuàl e dall’abetaia.
Bei prati, anche se con insolazione relativamente modesta: intorno al 1990 il declivio fu artificialmente modificato in una serie di ampi gradoni successivi destinati a “infrastrutture turistiche” di gusto assai discutibile, al pari di quelle immediatamente sottostanti.

250. Runc di Cuàl [sul -]   Q1270, ✧O. Radura a pascolo in modesto pendio (prato selvatico e rovi). V. Runc; cuàl è forma arcaica di cuél = colle (v. Cuél di Ğulìgn). Ma “Di Qual” è cognome (stessa etimologia ma con diversa rappresentazione grafica, dove probabilmente qu per cu è un ipercorrettivo veneto-italiano) di una famiglia originaria di Valpicetto, stabilitasi a Collina una prima volta – brevemente – nel 1703 e nuovamente, questa volta proveniente da Stalis, nella seconda metà del 1800301.

Dunque, e anzitutto: è Runc di Cuàl “ronco del colle”, o Runc Di Qual “ronco dei Di Qual”?
Domanda apparentemente oziosa, dal momento che gli stessi Di Qual altro non sono che i De Colle con altri… mezzi.
Propendo tuttavia per Runc di Cuàl, per più ragioni. Anzitutto, per ragioni semantiche: l’etimologia del toponimo è perfettamente coerente con le caratteristiche del luogo, un’area disboscata su un’altura un tempo ben visibile da CG e oggi nascosta dagli abeti.
E direi Cuàl pure per ragioni storiche. Come abbiamo visto, gran parte dei toponimi sin qui analizzati sono di origine antica, per moltissimi pluricentenaria, e il nostro runc pare proprio uno di questi. Se fosse invece Di Qual, il toponimo sarebbe invece assai giovane, contando oggi meno di 150 anni.
I Di Qual del 1703 rappresentano una toccata e fuga, senza seguito alcuno: in pianta stabile, il cognome entra a Collina nel 1874302, e il toponimo dovrebbe nascere dopo quell’anno. Ma a memoria d’uomo e di cronaca, nulla mette in relazione la famiglia con il luogo, peraltro da sempre – a quanto è noto – pascolo pubblico303.
Situato poco sopra la Siēo, lungo la strada forestale che conduce a Plumbs, il Runc di Cuàl fu per decenni (secoli?) uno dei luoghi più ameni di Collina, con splendida vista sul borgo e sui monti circostanti. Nel 1975 uno sciagurato disboscamento, propedeutico a piste di sci mai costruite, diede luogo ad una selva di rovi tuttora imperante. Nel 1985, un troneggiante traliccio dell’alta tensione ha completato l’infelice opera di gratuito deturpamento.

251. ⇑ Runc di Cuàl di Rôşo [sul -]   Q1270, ✧NO. Radura a pascolo e coltivi pressoché pianeggiante (prato selvatico)304. Per l’etim. di Runc e Cuàl v. il toponimo prec. e relativi rinvii. Rôşo è il fiore in generale, o la rosa stessa (Sc263) dal lat. rosa (REW7375); oppure ancora, ed è il nostro caso, il nome proprio Rosa.

Il luogo così definito è un’appendice orientale del Runc di Cuàl, da questo distante circa 300 metri di terreno a boscaglia, arbusti e sterpi. È facilmente raggiungibile tramite una pista forestale che si diparte dallo stesso Runc di Cuàl per terminare proprio qui.
In tempi non lontani, la somiglianza del luogo con un pianoro ne fece, analogamente al Còmpet ma con maggior convinzione, un tentativo di campo di calcio, con porte in legno davvero alla buona e tribune… nel soprastante bosco. Piccolo particolare, purtroppo non trascurabile, il terreno è “quasi” in piano (come ogni plan di Collina che si rispetti…), e mentre una squadra gioca in discesa l’altra gioca in salita…
L’aggiunta di Rôşo al già descritto Runc di Cuàl risale alla seconda metà del 1800, quando una nubile, indigente e non più giovanissima Rôşo di Caròno (Rosa Di Corona, 1821-1883) iniziò a coltivare la parte più orientale del Runc di Cuàl, allora come oggi pascolo di proprietà consortile e terreno con scarsa vocazione agricola. Non è dato sapere come finì la storia, della quale ci rimane oggi solo un nome, appunto Runc di Cuàl di Rôşo.

252. Runcùts [ti -]   Q1400, ✧S. Prati in pendio ripido [id. inselvatichito, boscaglia]. V. Ròncs, di cui Runcùts è diminutivo.

Dulcis in fundo, al termine della lunga serie di ròncs e runcs troviamo questi Runcùts, piccoli prati sopra le Spuindòs, lungo la riva sx dell’alto corso del Riù d’Ormèntos.
Nulla di particolare da segnalare tranne, una volta di più, l’ostinata ricerca e relativo sfruttamento da parte dei Collinotti di ogni lembo di terra – piccolo ripido malmesso disagevole e talvolta pure pericoloso – che fosse in grado di produrre un fascio o anche solo una bracciata di fieno. E la chiamano arcadia…

253. Rušulàn [lu -]   Q1540-1370, ✧NO. Ripido solco di corso d'acqua[id]. Dal lat. rivus = rio (v. Riù), attraverso il diminutivo riuscellus305 (REW7338a), ma con chiaro intento spregiativo.

In origine Riušulàn, la pronuncia odierna tende ad eliminare la i di riù- per una pronuncia che si avvicina alquanto a Rušulàn.
Il ruscello, dal breve e ripido corso306 lungo le basse pendici di Devóur lu Malìot, in condizioni normali è davvero tale, quando non del tutto in secca. Tuttavia, non è da prendere sottogamba: in occasione di forti temporali o piogge insistenti, il Rušulàn lascia volentieri il proprio letto per spandersi all’intorno trascinando seco, come si conviene a qualsiasi corso d'acqua esondante, fango e pietre in quantità. Da qui e dal danno recato ai prati sottostanti il senso vagamente peggiorativo del termine. Anche in anni non lontani, in occasione di precipitazioni particolarmente violente o abbondanti il Rušulàn non ha mancato di confermare la propria fama, disseminando detriti per centinaia di metri lungo la strada sottostante.
Oggi il piccolo corso d’acqua è confinato in un autentico letto di contenzione, grazie (?) ad imponenti opere di arginamento. Forse troppo imponenti. Visto così, il Rušulan sembra un pericoloso brigante finalmente assicurato alla giustizia, e giustamente esposto al pubblico a mo’ di ammonimento: guardate che accade ai ruscelli indocili e riottosi.

254. Ruvîš [a -]   Q1400, ✧SO. Prato ripido [id. inselvatichito]. Ruvîš = terreno franoso o frana p.d. Circa l’origine del termine, Scarbolo fa riferimento ad una radice preromana rova, a sua volta poi relata al lat. ruina = frana (Sc265, REW7431)307.

Quando si dice il ruolo delle preposizioni! Etimologia e specifiche frane a parte, aRuvîš non ha nulla da spartire con deRuvîš del lemma succ. Ciò che ci accingiamo a trattare qui (aRuvîš) deve il proprio nome ad una frana nelle vicinanze, ma si tratta pur sempre di terreno a prato – buon terreno e buon prato – in posizione assai distante dal suo apparente omonimo che segue.
Il nostro toponimo individua un’area sopra e sotto la strado des ùolğos che sale a Cjampēi, fino a scendere al Riù di Cuéštos. Il luogo è facilmente identificabile per la presenza di una piccola ancona (la Madòno da Ruvîš) inchiodata ad un abete.

255. Ruvîš [de -]   Q1185, ✧S. Ampia e profonda frana in terreno scistoso fortemente inclinato [id., oggi attraversata dalla strada comunale Forni Avoltri-Collina]. V. il lemma prec.

Altrimenti definita nei documenti notarili ruina, rovisa, frana, roiba (sic), vi sono fondate ragioni per ritenere la Ruvîš il luogo di Collina più conosciuto, menzionato, e meticolosamente descritto nei documenti di 3 o 4 o forse 10 secoli: niente meno che un autentico pezzo di storia308. È laRuvîš per antonomasia, l’unica a portare (sopportare?) l’articolo determinativo.
Imbrigliata da robuste maglie di ferro e ormai rimboschita la ex voragine è oggi un pallido simulacro di ciò che fu. Per secoli autentica protagonista delle cronache e impietosa punitrice di chi osasse posarvi il piede, la ruvîš è ridotta a semplice testimone, ormai silenzioso e impotente, dell'andirivieni che veloce e impune l’attraversa. Un viavai tanto frenetico quanto indifferente, e del tutto ignaro che dall'alto delle ormai stabili rocce un millennio di storia ci guarda.

256. ⇑ Sôro la Ruvîš   Q1250, ✧S. Bosco di conifere in terreno ripido [id.]. V. i lemmi prec. e la prep. sôro-sopra.
È il terreno soprastante laRuvîš del lemma prec., prima di giungere al Ronc muovendo da Cjamavùor. Qui il terreno si fa più consistente e boscoso, in grado di consentire il tracciato di un sentiero che da Cjamavùor si spinge verso ponente, probabilmente in supporto all’attività silvicola.
 
257. ⇑ Ruvîs [tes -]   Q1120, ✧SE. Ripido terreno di frana poi bonificato a bosco e quindi a prato [bosco misto]. V. Ruvîš, di cui è plurale.

È la parte più occidentale, verso Virùncs, dell’ampia area franosa di cui si tratta nei due lemmi prec.
Le Ruvîs sono interamente al di sotto dell’attuale strada comunale e pertanto poco percepibili alla vista, a maggior ragione dopo la bonifica intrapresa verso la fine del 1800 per iniziativa del m.o Eugenio Caneva. La bonifica fu avviata quale primo atto dell’apertura di una “strada” (virgolette d’obbligo, in quanto si trattava pur sempre di una strada di fortuna) attraverso la grande frana che separava Collina dalla nuova sede comunale di Forni Avoltri.

258. Ruvîš dabàs [la -]   Q1380, ✧SE. Terreno di frana in medio pendio [id.]. V. i lemmi prec. + la prep. dabàs-di sotto.

Ricavo il toponimo, oggi dimenticato o comunque obsoleto, da Ca309.
Il toponimo corrisponde al solco ghiaioso (neppure una modesta frana) di un piccolo agâr con poca o punto acqua nell’area boscosa della Navo, fra Frints e i prati della Navo stessa.

259. Ruvîš di Méni [la -]   Q1400, ✧SO. Terreno di frana id.]. V. Ruvîš; Méni è la friulanizzazione del nome di persona “Domenico”.

Non sappiamo se Méni sia caduto nella frana che porta il suo nome (o che altro a lui correlato sia accaduto), né quando, né che fine abbia fatto Méni stesso. Di più, non sappiamo neppure quale sia il Méni giusto nella pur ristretta rosa di candidati (non più di cinque).
Quale che sia il protagonista dell’evento, l’accadimento deve necessariamente essere vecchio di almeno due secoli, in quanto l’ultimo dei candidati morì nel 1804 (ma, a quanto è dato sapere, nessuno dei cinque morì in seguito a una caduta).
Profonda qualche decina di metri, la ruvîš è ben visibile lungo la strada forestale che sale al rif. Marinelli, poche decine di metri prima delle Cjàsos: dal piano stradale la frana scende al Riù di Morarìot, che scorre una trentina di metri più in basso. Ciò che è peggio, il movimento della frana è piuttosto attivo – specie in caso di precipitazioni intense – ed espone lo stesso piano stradale a rischio di cedimento.

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