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20. Bàito [de -]   Q1360, ✧O.   Radura in modesto pendio, con edificio [id. parcheggio e stazione di teleferica]. Dal gotico bawitha, probabilmente attraverso l’it. baita.
Circa 1955. La Bàito
Circa 1955. La Bàito (foto G. Del Fabbro).

Alla testata della valle, ai margini del Plan di Valèbos e presso il ponte sul Riù di Morarìot, sorgeva fino al 1966 una capanna dal nome ufficiale di Baita Plan di Val di Bós, che la sinteticità valligiana aveva provveduto a ribattezzare la Bàito di Gùstil28, o più semplicemente la Bàito.
Presso la piccola costruzione – in assi di legno ricoperte di corteccia e con il tetto di scandole, di dimensioni davvero minime e per il quale lo stesso concetto di dentro era decisamente relativo – era effettuato dai proprietari un modesto servizio di ristoro. Bevande e tuttalpiù qualche panino per gli escursionisti prima della salita ai rifugi, o al ritorno da questi.
Oppure, nel dì di festa, bevande (panini, giammai!) per i valligiani che, acconciamente vestiti, andavano a farsi un taj o, per i più piccini, un taj di aranciata29.
Con il tempo, da semplice denominazione della costruzione (la Bàito) il termine assurse a significato toponomastico (de Bàito) e indicare l’intera area circostante il minuscolo edificio, dal ponte sul rio al bosco e ancora oltre, fino a comprendere una discreta parte del sottostante Plan di Valèbos.
Nel 1965 la Bàito fu rimossa per far luogo al rif. Tolazzi30 e ricollocata nel bosco al limite sx della strada che sale al rifugio, pochi metri prima di giungere al ponte sul rio Morareto. Ormai in pessime condizioni e da tempo depredata dell’insegna dipinta che campeggiava sopra l’ingresso, nel 2013 la Bàito è stata definitivamente demolita per far luogo a un piccolo chalet.

21. Balbìn [in -]   Q1230, ✧S.  Coltivi in medio pendio a O di CG [abitato, AP 215 e 262]. L'etimologia più immediata parrebbe con il lat. balbus = balbuziente (REW898) con suffisso diminutivo –in(us). Quindi “piccolo – oppure poco – balbuziente” e pertanto come antropotoponimo, forse con riferimento al proprietario del fondo. In alternativa si può ipotizzare una radice nel lat. ballare (REW909), con medesimo significato in it., ma che a Collina diviene anche baliotâ = calpestare l'erba dei prati (Sc16).

Pur più immediata della seconda, la prima ipotesi etimologica mi sembra debole. Nella parlata di Collina il balbuziente è cjècol (friul. ciècul, NP148), il che fa l’ipotesi “balbuziente” improbabile, se pure non del tutto impraticabile.
Alto sulla più antica caròno del Riù di Cuéštos (v. Caròno), in Balbìn gode di splendida esposizione a SE e altrettanto splendida vista sui tutti i monti circostanti. Si può ben immaginare con quale gusto e sapore vi crescessero orzo e segale, e i meravigliosi cjapûts31 di Collina…
I nuovi assetti urbanistici hanno a dir poco stravolto l'identità del luogo, come pure dei terreni immediatamente circonvicini come Sopóç, tutti intensamente coltivati ben oltre la metà del secolo scorso. L'intera area è oggi disseminata di case d'abitazione di ogni tipo e dimensione (AP76, AP96), e ospita anche una casa per vacanze (AP101).

22. Baracòn [dal -]   Q1230, ✧SO.   Centro abitato [id.]. Accrescitivo di baràco = baracca, dall’it. omonimo, e volto al masch.: dunque, “baraccone”.
CG fra '800 e '900. In basso a dx, in parte fuori campo, il baracòn
CG fra '800 e '900. In basso a dx, in parte fuori campo, il baracòn.

E baraccone era, interamente costruito in assi di legno e di discrete dimensioni, quello situato a CG fra le due strade che attraversano il villaggio, a NO e un poco più in basso della canonica (AP303).
Della rustica costruzione è documentata l’esistenza a fine 800, ma già allora si trovava in cattive condizioni, come testimonia l’immagine qui accanto: fu poi demolita all’inizio degli anni ’30 del secolo scorso per far luogo a una “Rimessa Automobili”, come un po’ pretenziosamente recitava la scritta sovrastante l’ingresso32.
La ex rimessa è oggi destinata a deposito. La denominazione dal Baracòn è invece rimasta, ed è tuttora in uso a indicare il luogo ove, giungendo da CP, la strada bassa di CG piega decisamente verso dx, in corrispondenza della parte superiore di Agâr.

23. Basso [te -]   Q1560, ✧E.  Bosco resinoso [id.]. Basso è il femm. dell’aggettivo friulano bas = basso (Sc19), dal lat. bassus (REW978), qui inteso nel senso di “in posizione inferiore”.

Corrisponde all’unico tratto in pendenza tutto sommato contenuta dell’altrimenti ripida strado des ùolğos che da Cjamavùor sale alla Furcùço, dopo che la stessa strado ha oltrepassato l’Avièrt.
Il termine basse è d’uso comune nella toponomastica friulana33, a indicare strade incassate nel terreno oppure con andamento parallelo ma a livello inferiore rispetto ad altra strada che muove nella medesima direzione (NP41).
E è proprio a quest’ultima caratteristica che la denominazione Basso va fatta risalire. Infatti, la strado corre qui a livello del terreno e non infossata, ma soprattutto si trova un centinaio di metri al di sotto di un altro tracciato (sul quale fu costruita la Strado di Soldâts) che muove nella stessa direzione.
La strado des ùolğos e la Strado di Soldâts si ricongiungono poi più in alto, alla Furcùço.

24. Belvedère [in -]   Q1840, ✧SE.  TU Belvedere (CTR)34, in precedenza anche Casera Belvedere. Prateria alpina in medio pendio, costruzioni militari, casera [poche tracce di costruzioni, boschina e ontani]. Toponimo "originale" in italiano, caso unico in tutto il territorio investigato35.

Toponimo ubiquitario, assai numeroso anche in tutto il Friuli (Povoletto, Buja, Aquileia ecc.), deve anche qui la denominazione alla posizione del sito, con vista indubbiamente panoramica che spazia dalle Dolomiti Pesarine al fondovalle del Degano, al Crostis e ai monti di Collina.
Ho sempre nutrito fortissimi dubbi che quassù potesse mai essere stata collocata una casera (da caseus, accidenti!). Il luogo è esposto ai venti da ogni quadrante, ripidissimo da ogni lato e soprattutto privo d’acqua anche nei dintorni: è cosa abbastanza nota che i crinali impervi a oltre 1800 m sono i luoghi meno adatti per cercarvi sorgenti, polle, falde, pozzi o anche semplici pozzanghere. Anzi, sono giusto il contrario di agâr e agadòrio, póç e palù, ròjo e fontano e chissachealtro. O no?
Serve altro? Pronti. Niente piante nitrofile (romice in primis: il mio regno per un lavàç in Belvedère!) che pure popolano i dintorni dei ricoveri di bestiame ancora per decenni e decenni dopo la cessazione dell’attività. E poi altro ancora che risparmio al lettore.
Tutto ciò considerato, ero persino giunto a pensare che a Marchettano, il quale nell'ambito della sua vasta indagine del 1911 sugli alpeggi in Carnia e nel Canal del Ferro scrive "Belvedere.Piccola alpe, sulla quale monticano 20-25 bovini e 25-30 ovini o caprini. Proprietà privata"36, avessero spacciato per malga uno stabbio o un ricovero temporaneo. Invece in Belvedere ci furono non solo le vacche e una malga ma, anche una casera con tanto di formaggio, e di qualità tale da essere pure commercializzato.
Ecco ciò che in merito scrive Pietro Samassa alias Pìori di Toc, notissima guida alpina di Collina negli anni fra '800 e '900: "1900. Memoria con Pascolin Nicolò di Sigileto. Dacordo di soministrarmi il Formaggio fato Lui nella Sua Malga Bel Vedere genere di Salamora col prezzo al chilogrammo levato a Sigileto di L. 1.30"37. Sembra che Samassa acquistasse l'intera produzione di Belvedere per poi rivenderla ad altri commercianti.
Nel 1913 la tavola IGM indica questo luogo come “C. Belvedere”, ma all’avvio del conflitto mondiale proprio qui è installata la stazione a monte di una teleferica di supporto alle truppe in quota38.
Nel dopoguerra l'attività malghiva non sarà mai più riavviata, e da allora in avanti tutte le carte topografiche indicheranno Casera Belvedere con l'aggiunta di "ruderi" che saranno peraltro quelli delle installazioni militari e non più della casera.

25. Bergjarìos [tes -]  Q1810, ✧SE.  Pascolo in alpe con ricoveri per il bestiame [prateria alpina] fra Belvedère e Cjampēi. Nella parlata di Collina erano d’uso frequente il verbo bergjâ = ricoverare gli animali e le mandre, e il suo sostantivo bèrgjo = l'insieme della casera e delle logge nelle malghe (Sc23): Bergjarìos, dunque, come luogo ove sono disposti ripari per il bestiame. L’origine del termine è fatta risalire al gotico hariberto (da cui anche l'it. “albergo”) con significato di riparo, ricovero (REW4045, Sc23).

Il sito si trova dirimpetto a Cjampēi, sui pendii dell’opposto versante (dx) della piccola valle del nascente riù diCuéštos, e il toponimo fa riferimento allo stato e all’uso del luogo forse fino alla fine dell’800.
Infatti, giusta l’ipotesi avanzata riguardo ad un antico alpeggio in Cjampēi (v.), i due ricoveri avrebbero insieme fatto parte di una più ampia struttura per l’alpeggio del bestiame, occupante l’intera Valantùgnos del tempo.
Le costruzioni delle Bergjarìos, in posizione assai disagevole e con pascolo ridotto, ebbero probabilmente funzione di supporto all’alpeggio di pecore e capre, un tipo di allevamento forse in uso fino al 1800 ma ormai abbandonato già alla fine del secolo, quando una parte delle Bergjarìos è convertito a semplice prato di mont, ovvero a sfalcio, e il resto abbandonato a sé stesso. Già nel 1900 le Bergjarìos sono ridotte a prati da sfalcio nella disponibilità (proprietà o locazione) di Nicolò Pascolin di Sigilletto, il malgaro di Belvedère che in quell'anno, oltre al già citato formaggio, vende a Pietro Samassa pure il fieno delle Bergjarìos in quantità "da 8 a 10 mile libre venete [...] col prezzo dacordo 40"39. Nel 1930 di Caporiacco fa menzione delle Bergjarìos come “vecchia malga40.
Nel linguaggio comune, il verbo bergjâ assumeva anche il significato di “stare” o “abitare”, in senso però spregiativo: achì Catìn e no bèrgjo a lunc (“qui Caterina non resta a lungo”).

26. Bertoléš [sul -]   Q1300, ✧O.  Bosco resinoso e radure in medio pendio [id.]. Toponimo di origine oscura. Forse antropotoponimo da un nome di origine germanica con radice in -bert, oppure dall’it. “Bortolo”.

Per quanto plausibile, la prima ipotesi non convince pienamente. D’altra parte, se è vero che “Berto” e suoi derivati compaiono in anagrafe a Collina solo nel XIX secolo, è anche vero che prima del XVI secolo – inizio dell’anagrafe – non sappiamo davvero nulla circa la presenza in loco di questo nome.
Area boschiva sopra il Runc di Cuàl, fra Bevòrcjos e il ciglio dell’abetina che scende a precipizio nel Riù di Plumbs, il Bertoleš ospitava nelle sue radure l’ormènt nelle sue continue peregrinazioni in cerca di pascolo.
Meno devastato del sottostante Runc di Cuàl dallo sconsiderato disboscamento del 1975, il luogo è ancora oggi ambiente gradevole per una passeggiata senza meta nel bosco, avendo cura di evitare gli angoli della foresta dove gli abeti sono talmente fitti da non consentire neppure il passaggio di una persona.

27. Bevorcjàn [tal -]   Q1440, ✧N.   Bosco resinoso in medio pendio [idem] lungo il percorso che da Collina porta a Plumbs. Dal latino bifurcus = biforcato (REW1093) da cui il toponimo generico bifurcanu = luogo ove la via si biforca, oppure “spazio di terreno incolto fra due strade convergenti” (NP51)41.

Tal Bevorcjàn si trova in effetti una biforcazione della mulattiera (oggi strada forestale) Collina-Plumbs, dalla quale si stacca un ramo in direzione della Gòto e di Givigliana. È tuttavia da sottolineare come il termine Bevorcjàn abbia significato esclusivamente toponomastico (v. anche Bevòrcjos): nella lingua parlata l’aggettivo “biforcato” è invariabilmente reso con biforcjât.
Il toponimo lascia supporre una antica frequentazione del luogo e delle vie che vi transitano, probabilmente già allora finalizzate tanto al taglio e al trasporto del legname quanto all'attività malghiva delle casere soprastanti (Valùtos e Plumbs).

28. ⇑ Plan dal Bevorcjàn [tal -]   Q1420, ✧N.   Bosco resinoso con modesta inclinazione [idem]. V. rispettivamente Plan e il lemma prec., per cui si ha letteralmente “Pianoro del Bevorcjàn”.

La località è di alcune decine di metri sottostante quella identificata dal toponimo principale Bevorcjàn, là dove il terreno diviene più agevole: il pendio digrada più dolcemente, e l’abetaia si fa meno fitta.
Non una spianata, o anche solo un pianoro in senso stretto, ma pur sempre un plan declinato alla collinotta. Non è ripido, e tanto basta.

29. Bevòrcjos [in -]   Q1310, ✧NO.  Prato e bosco resinoso [id.] lungo la via di Plumbs, poco oltre il Runc di Cuàl. Etimologia e significato sono del tutto analoghi a Bevorcjàn, qui volto al genere femm. e al plurale.

Strade e sentieri e relative diramazioni sono qui numerose42 in quanto un tempo la zona era di transito verso destinazioni le più diverse: prati di valle e di mont, campi, bosco, malghe e persino Monte Croce Carnico e l'Austria.
Dal pianoro del Runc di Cuàl la strada forestale che dalla Siēo sale a Plumbs lascia alla sua sx (senso di marcia) prima le due strade forestali che portano ai Runcs. Quindi la strada si inoltra nel bosco sempre più fitto e raggiunge il bivio della vecchia strado des ùolğos (sempre sulla sx) che da San Lenàrt sale ripida ai prati di Cjìolos e Temós. Qui siamo nell'area di Bevòrcios p.d.: poco più avanti, in terreno pressoché pianeggiante (c'è anche il... sotto- microtoponimo Plan di Bevòrcjos) dalla stessa strado des ùolğos si dirama un altro sentiero, oggi difficile tanto da individuare che da percorrere, che sale al Cuél di Ğulìgn e alla Navo Maçócol.
Oltrepassato Bevòrcjos la strada piega verso dx, lascia sulla sx l'ultimo e recentissimo bivio della nuova strada forestale che porta alla Cunfìn, e quindi prosegue per Plumbs attraversando il guado del minuscolo Riù di Cjìolos e il ponte sul Riù diPlumbs43.
Di qui la strada seguita con pendenza variabile, prima ripida con stretti tornanti fino al Bevorcjàn, poi in falsopiano a mezza costa, sempre tenendosi sul lato sx (or.) del Riù di Plumbs. Poco dopo avere oltrepassato nuovamente il rio al limite inferiore dei pascoli di Plumbs, ormai a poche centinaia di metri dalla malga la strada si ricongiunge infine con la strado des ùolğos lasciata in San Lenàrt.

30. Bièlo Caròno [te -]   Q1450, ✧SO.   Prato in medio pendio [id. inselvatichito]. Di significato trasparente, ossia Bella Corona, dal lat. bella (REW1027, Sc23) e corona, v. Caròno.

La Bièlo Caròno altro non è che la prosecuzione della Caròno di Colarìot verso l’alto, a distanza di centinaia di metri, oltre il bosco e i prati di Sôro Colarìot, là dove un sentiero in quota aggira il costone.
Manco a dirlo, la Bièlo Caròno deve il proprio nome alla bella posizione panoramica, aperta e dominante sulla vallata del Degano, di fronte ai ripidi versanti settentrionali del gruppo del Pleros e della Creta della Fuina.

31. Bióucjos [tes -]   Q1650, ✧NE.   Prato umido in modesta pendenza [pascolo e boschina mista]. L’etimologia è la stessa di Bevorcjàn e Bevòrcjos, con riferimento alle biforcazioni dei sentieri che vi transitano.

Il sentiero che da Collina sale a Plumbs si divide qui nelle due direttrici di Plumbs e della Fòrcjo des Bióucjos (v. il toponimo che segue), dando così ragione dell’etimologia del toponimo. Il pianoro delle Bióucjos si trova circa 100 m sotto la forcella omonima, a O della casera Plumbs.
Originariamente destinati allo sfalcio, i prati furono in seguito abbandonati e, parzialmente impaludati, resi disponibili al pascolo per il bestiame di Plumbs.
Come quasi tutti i nostri toponimi, anche questo data da secoli, trovandosi già menzionato in un atto notarile del tardo Seicento: “In primo Collonelli consegnerano a Biasio minor figliolo li beni infrascritti per sua giusta posizione… la parte di sopra con la mittà del prato di Biouchas44.

32. ⇑ Fòrcjo des Bióucjos [la -]   Q1700, ✧NE-SO.   TU Sella Biòichia. Prato in pendio ripido [boscaglia]. V. Furcjìto e il lemma prec.

In corrispondenza della forcella, il sentiero che nelle sottostanti Bióucjos si diparte a dx dalla pista forestale che sale alla casera Plumbs si divide a sua volta in due rami, l’uno sale a sx verso il m. Crostis, l’altro scende a dx in direzione di Givigliana45.
L’insellatura è posta sulla dorsale O del m. Cròstis, che dalla vetta scende alla confluenza del rio Fulìn nel Degano, e il passaggio consente la comunicazione in quota tra la valle del rio Plumbs-rio Fulìn e la valle del Degano stesso.
Il valico, a quota relativamente bassa, era certamente usato già in tempi remoti quale via di comunicazione fra le valli contigue per uomini e animali: diretti a Monte Croce Carnico i primi, all'acqua del Riù di Plumbs i secondi, pascolanti sui soleggiati ma asciutti pendii meridionali del m. Crostis, in territorio di Givigliana.
Nella Kriegskarte, la Fòrcjo des Bióucjos è denominata “Forca Piccola”, in contrapposizione alla “Forca Grande” ovvero la Fòrcjo di Plumbs46. Entrambe le definizioni, “Piccola” e “Grande”, non appartengono in alcun modo alla toponomastica collinotta: tali definizioni erano e sono tuttora in uso a Givigliana, e forse pure a Rigolato e Comeglians, trovandosi entrambi i valichi lungo il percorso dei cramârs dell’Alto Gorto diretti a Monte Croce e in Tadésc47.

33. Bùrgui [ti -]   Q2090, ✧S.  TU Burgui (IGM 1913). Prateria apina, boscaglia e rocce in forte pendio [idem]. Toponimo di origine oscura.

Il toponimo identifica tanto la sottile cresta che unisce il versante SE di Crèto Blàncjo alla Fòrcjo di Ombladìot quanto lo scoscendimento sottostante che dalla cresta discende ripido alle Bergjarìos.
La cresta, costituita da roccia nuda inframmezzata da rade erbe alpine, è interamente percorsa dal sentiero di guerra che metteva in comunicazione le postazioni di Crèto Blàncjo e Clanìori. Durante la prima guerra mondiale il luogo fu sede di vasti baraccamenti delle truppe che operavano dalla vetta di Crèto Blàncjo: qualche segno della presenza dei soldati è ancora visibile qua e là, ormai minacciato dalla friabilità della roccia e dall’invadenza delle erbe48.
Il ripido pendio dei Bùrgui è caratterizzato da una copiosa presenza di ontani, che beneficiano dell’insolazione particolarmente abbondante. Nella parte inferiore, a pascolo magro e a pendio progressivamente meno scosceso, brucavano capre e pecore dei modesti ricoveri delle Bergjarìos.
A fronte di tutto ciò non sembra verosimile ancorché suggestiva la pur autorevole etimologia avanzata proprio per questo luogo da G. Frau (che riprende una precedente ipotesi, riferentesi tuttavia ad altri luoghi), ovvero una radice in Bulgaro nel senso di “antico insediamento longobardo”, in quanto i Bulgari furono alleati dei Longobardi49.
Altrettanto suggestiva appare anche l’ipotesi foneticamente più immediata, ovvero l’origine nel tardo latino burgus, con il significato di “cinta muraria di una cittadella fortificata”. Ipotesi, questa, ancora improbabile ma non del tutto inverosimile, dal momento che da CP la vista dei Bùrgui richiama effettivamente il profilo di un enorme bastione o di uno spalto.

34. Bùros [in -]   Q1155, ✧SE.  Prato in pendio moderato [id., inselvatichito] sottostante l’abitato di CP, a E di Val e sotto Sót ju Órts. Forse dal lat. buris = manico di legno dell’aratro (REW1409), di cui tuttavia manca il corrispondente friulano.

Il toponimo si rifarebbe al documentato utilizzo dell’aratro per i lavori campestri, impiego piuttosto diffuso nella tavella di CP e CG fino agli inizi del ‘900: Bùros, Cjamavùor, Stalatòn e tutti i campi circostanti furono per secoli arati a forza di buoi.
L’aratura a mezzo dei buoi (e successivamente, ma in misura assai più contenuta, con l’utilizzo di cavalli) ebbe termine soprattutto a causa della esasperata frammentazione della proprietà di quasi tutti i terreni di Collina. Le piccole, e talvolta minute dimensioni degli appezzamenti resero l’aratura progressivamente più difficile, se non del tutto impraticabile: all’aratro (codrêo)50 si sostituì dunque la forca a tre rebbi (fòrcjo), la forza del bue fu surrogata da quella dell’uomo (o, più spesso, della donna). Si andava dunque a sforcjâ.
Sottostante l’abitato di CP, Bùros gode di una visuale amplissima che abbraccia l’intera conca di Collina e tutte le montagne intorno, dal gruppo del Pleros e della Creta della Fuina a SO, a Crèto Blàncjo e alla Crèto di Cjanâl a N, al Coglians.
Il toponimo ha acquisito notorietà grazie alla conosciutissima poesia di Alberto Agostinis Un Culinòt pal mont, laddove questa recita: “Ce grop tal stomi, ce ca mi strenç lu cóur, pensant al gno Culino ch’i ài lašât, mi soi voltât par Bùros indevóur, e incjmó un viaç, vaìnt, ‘i l’ài cjalât…51.

35. ⇑ Insòm Bùros   Q1170, ✧E.   Coltivo in medio pendio [prato selvatico e abitazione, strada comunale] a E di Sot ju Órts, attraversato dalla strada che scende al Fulìn. V. la prep. insom ( “in cima a”); per Bùros v. il lemma prec.

In sostanza costituisce il culmine del pendio di Bùros, dove la pendenza cambia e si fa più erta.
Il luogo è oggi in parte occupato da una casa d’abitazione (de Vilo, AP57) con relative pertinenze, e dalla strada comunemente detta di Créts.

36. Bušcùt [tal -]   Q1180, ✧SO.   Pascolo e bosco resinoso in medio pendio [erbe alte e boschina mista]. È il diminutivo di bošc = bosco (Sc28), dal provenzale busk (REW1419b).

Bušcut=boschetto, quindi, così detto per le piccole dimensioni e per l’isolamento dai grandi boschi che circondano Collina. Grazie alla sua prossimità all'abitato (il Bušcùt sta sulla via della chiesa, fra Riù e la Puartùto, a pochi minuti da CP), fino alla metà del secolo scorso il luogo funse da pascolo “domestico” per le vacche di CP non inviate all’alpeggio.
Il terreno è solcato da numerosi ruscelli e rigagnoli, scorrenti su un substrato argilloso: al limite occidentale del Bušcùt, fra questo e gli ultimi fienili di CP scorreva la Rujuto, oggi ormai interrata.
Il “boschetto” è ancora tale, sebbene in via di rapida espansione ai danni della fascia erbosa che ne caratterizza la parte inferiore.

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