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137. Infièr [tal -]   Q1525, ✧SO. Prato in ripido pendio [prato inselvatichito, boschina mista e ontani]. Infièr è l’inferno (Sc113) dal lat. infernus (REW4397).

A stretto rigore il toponimo dovrebbe declinarsi al plurale, Infièrs, in quanto si tratta di una serie di prati di varie dimensioni separati da scoscendimenti, agârs e ogni sorta di ostacolo. Uno per tutti, dagli Infièrs soprastanti l’Infièr Adàlt (quindi gli “Inferni sopra l’Inferno alto”!) il fieno era gettato di sotto per un canalino verticale e raccolto più in basso.
Il toponimo, davvero splendido e terribile nella sua immediatezza, si deve tanto all'esposizione del luogo, in pieno sole per tutto il meriggio, quanto alla protezione dalle correnti d'aria. Nel periodo della fienagione, il risultato è una sensazione di caldo opprimente, esaltata da una presenza di insetti veramente straordinaria: il sole martella senza requie e il terreno irraggia anch'esso il calore che non riesce ad assorbire. In una sola parola, un autentico inferno179.
Il luogo era raggiunto da un sentiero che prendeva avvio in Cjalgjadùor e, aggirando a O il costone e muovendo verso N, portava in Navos e agli Stuàrts per giungere infine all’Infièr abàs (costituito da due grandi prati) e infine, oltrepassato il piccolo Agâr dal Infièr, all'Infièr adàlt.

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