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Premessa (breve)

A Collina (localmente Culìno)1, oggi frazione del comune di Forni Avoltri nell'alta valle del Degano alias canale di Gorto, in Carnia, è credenza diffusa che nel '700 l'allora Comune di Collina vendesse i propri pascoli e malghe di val di Collina, siti alla testata della valle della Bût alias canale di san Pietro, allo scopo di finanziare la realizzazione del coro della propria chiesa di san Michele Arcangelo. La tradizione è di origine esclusivamente orale e non ha riscontri documentali, ma è fortemente radicata in virtù dell'omonimia fra il paese e la valle, distanti e separati da ostacoli naturali non di poco conto e purtuttavia legati da un palese e trasparente vincolo toponomastico.

A ciò si aggiunge il generale convincimento, non solo collinotto ma decisamente più diffuso e anzi generalizzato, che i toponimi rio di Collinetta, val di Collinetta, Creta di Collinetta e derivati traggano origine dall'oggi omonimo borgo.

Dalla tradizione collinotta dei pascoli perduti prende avvio — un po' pretestuosamente, ma da qualche parte bisogna pure iniziare — un lungo vagabondaggio spazio-temporale intorno e dentro quell'angolo di Carnia dimenticato da dio e dagli uomini che è Collina: angolo in verità dimenticato più dai secondi che dal primo (e forse ancor più dagli autoctoni che dai foresti…). Una peregrinazione lungo percorsi desueti, linee secondarie e binari morti da cui si può solo tornare indietro, valli alpine e corsi d'acqua e sentieri, compresi quelli del tempo. Dopo tutto, lo dice il (sotto)titolo stesso: di-vagare

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Scarica questo file (MonteCollina.pdf)Mons di Culina Culìno e Culinòts[© 2015 Enrico Agostinis]376 Downloads
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