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Pastori sì, ma di che, e di chi?

Non lo sappiamo con certezza. Che nella Monte di Collina i Culinòts facessero i pastori-malgari è persino banale a dirsi, ma che cosa vi pascolassero, e chi fosse proprietario di questo “che cosa” è molto meno scontato. In prima istanza si potrebbe pensare a pecore (o, meno probabilmente, capre) dal momento che, almeno fino al XVI-XVII secolo, quello ovino sembra essere stato l'allevamento prevalente in Carnia. Senonché quelle 333 libbre di formaggio da consegnare a mo' di fitto al Gastaldo-esattore pesano come macigni, e non è solo un modo di dire. E dunque, pur se anche gli ovini sono quasi certamente presenti nella Monte di Collina, i 160 kg contrattuali di formadi di mont — le già citate 30-32 forme — sono prodotti con latte di vacca. Senza troppo distrarre l'ormai solitario lettore con calcoli astrusi, diciamo che con il bestiame dell'epoca, autoctono, non selezionato e quindi di bassa produttività21 (l'abate Mendel è un pezzo di là da venire), 160 kg di formaggio sono il prodotto di una stagione in mont di 4 o 5 vacche. È molto? È poco? Dipende: se pascoli 200 vacche di tua proprietà è poco, se ne pascoli 50 di proprietà altrui è molto.

Non sappiamo neppure con quanti capi i Collinotti monticassero l'alpeggio, ma quasi certamente non si trattava di bovini di loro proprietà (o solo di loro proprietà): ciò non tanto per la distanza da Collina (il bestiame che va in mont viene anche da molto più lontano) quanto per il percorso descritto in precedenza. Il passaggio obbligato dei bovini a quasi 2000 m di quota avrebbe comportato una elevata probabilità di accorciamento del periodo di pascolo (a metà giugno, a forcella Plumbs e soprattutto oltre, nel traverso di Florìz, spesso si trova ancora la neve) e ancor più il concreto rischio di rendere insicuro il ritorno a Collina a causa di precoci nevicate settembrine, tutt'altro che infrequenti a quelle quote. A ciò si aggiunge l'attraversamento di pascoli di altre malghe (Plumbs, se già attiva, e parte di Chiaula Tumicina), e infine la piena e totale disponibilità da parte di Collina di altri alpeggi più convenienti sotto ogni profilo, in primis Morareto.

Quindi ipotizziamo che in val di Collina i pastori collinotti monticassero — in parte o del tutto — bestiame altrui. Di dove e di chi l'altrui? Probabilmente bovini del canale di san Pietro (troppo facile…), in numero variabile a seconda se proprietà di contadini (una o raramente due vacche per famiglia: dopo tutto siamo nel Medioevo!) o di possidenti (anche decine di capi, ché del Medioevo e annessa povertà ai sorestants cale poco o nulla). Ma anche a noi non interessa più di tanto.

Può interessarci invece comprendere con quale modalità si dedicassero i Collinotti a questa attività, ovvero secondo quali accordi tenessero a pascolo l'altrui bestiame. I bene informati ci suggeriscono trattarsi probabilmente di soccida, modalità contrattuale con cui il proprietario del bestiame (soccidante) conferiva, per il periodo della monticazione, il bestiame stesso al titolare della malga (soccidario) a scopo di custodia, ingrasso, sfruttamento della produzione lattiera. Comunemente, per il bestiame lattifero, il prodotto della monticazione era suddiviso in parti uguali fra soccidante e soccidario: detto altrimenti, i costi sono tutti del malgaro (tutti, compresi eventuali incidenti al bestiame), mentre i ricavi si dividono a metà fra malgaro e proprietari del bestiame stesso.

Quale che sia la modalità dell'accordo, funziona per secoli. Finché a un certo momento, fra il 1440 e il 1450, i Collinotti non ce la fanno più, e decidono di lasciare. Apparentemente non succede nulla: eppure cambia tutto, e le conseguenze arriveranno fino ai giorni nostri. Vedremo come.

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Scarica questo file (MonteCollina.pdf)Mons di Culina Culìno e Culinòts[© 2015 Enrico Agostinis]390 Downloads
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