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Riepilogo e ripetizione ad usum delphini
(che non è il patriarca Delfino)

A dispetto del pomposo cerimoniale con cui è investito, con ogni probabilità il subentrante ai Collinotti è null'altro che il “semplice” affittuario di un bene ormai nella piena disponibilità del proprietario. Tant'è che, come si vedrà, nel volgere di poco più (e forse meno) di un secolo la Signoria veneta cederà la proprietà della Monte di Collina: in una parola, la Monte sarà venduta, ciò che non sarebbe stato possibile qualora la Monte avesse conservato lo status originale di bene d'uso civico che possedeva quando era nella disponibilità dei Collinotti. Fra le peculiari caratteristiche di questi beni infatti vi erano (e vi sono) l'inalienabilità, inusucapibilità, inusurpabilità del bene stesso.

Agli inizi del XVII secolo la Serenissima, nel quadro di un riordino e della catasticazione dei possedimenti in Dominio di Tera, invia anche in Carnia i suoi periti al fine di censire tutti i beni d'uso civico36. Fra gli altri, in Carnia giunge nel 1607 il perito Ercole Peretti, che fra i beni di Tamao37nel Canal di S. Piero riporta una commugna boschiva e pascoliva la quale confina […] a mezodì con la monte di Terzo, et monte di quelli di Tolmezo, a sera con la monte delli Signori Saorgnani, detta Colina et Riù di Colineta38. Ma quest'ultima, quella monte detta Colina che si trova a ponente della comugna di Timau, è la “nostra” Monte! Ora è dei conti Savorgnan, nobile famiglia udinese con abbondanti beni al sole in Friuli e in Carnia, prima fra tutte l'alta val Tagliamento e i Forni per l'appunto detti Savorgnani. È dunque la nobiltà terriera (latifondisti, avremmo detto in tempi più recenti) che in un periodo indeterminato fra il 1468 e la fine del 1500 acquisisce la Monte di Collina, ormai non più gravata da usi civici dopo la rinuncia dei Collinotti e anche sgomberata dal successivo affittuario e suoi eredi. In ogni caso, agli inizi del 1600 la Monte di Collina non solo non è più bene d'uso civico, ma è certamente proprietà dei Savorgnan, e dunque di privati39. E proprietà dei Savorgnan le due Monti sono ancora intorno al 1782, come il puntualissimo Nicolò Grassi provvede a ricordare nelle sue Notizie.

A margine della tormentata storia di questo remoto angolo di Carnia viene così a cadere la suggestiva ma mai documentata ipotesi della vendita, nel '700, dei pascoli di val di Collina da parte dei Collinotti per finanziare la costruzione del coro della chiesa di san Michele. La leggenda, che fa storicamente parte dell'immaginario collettivo dei Culinòts, non ha mai trovato (né in verità cercato…) alcun riscontro storico. A parte beninteso l'esistenza stessa del coro, che dovrà tuttavia cercare altrove gli eventuali donatori.

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Scarica questo file (MonteCollina.pdf)Mons di Culina Culìno e Culinòts[© 2015 Enrico Agostinis]390 Downloads
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