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I documenti

La traduzione/trascrizione dei documenti rispetta, per quanto possibile e a prezzo di qualche difficoltà di lettura, gli originali. Qualche intervento si è reso necessario solo là dove la sintassi del latino tardomedievale (1500 anni dopo Cicerone…) e la pomposa verbosità della forma contrattuale rendono il testo praticamente incomprensibile. Talvolta si è reso necessario reinserire il soggetto del periodo o altri elementi sintattici funzionali alla lettura, termini che sono segnalati dalle parentesi [].

20 dicembre 1467 in Tolmezzo, nella stua dell'abitazione del Nobile Gastaldo Ser Ludovico di Colloredo, presente il nobile Ser Francesco fu Ser Tommaso di Bampergo

 

Dall'antichità la Comunità e gli uomini della Villa
di Collina in Carnia ebbero in concessione
dalla Chiesa d'Aquileia un monte denominato Monte
di Collina, per il quale annualmente essi pagavano
a detta Chiesa d'Aquileia o al Gastaldo
di Carnia 333 libbre e 4 once di formaggio,
e 13 denari per il trasporto di detto formaggio,
come risulta dai libri contabili dello stresso Gastaldo.
Accadde che gli uomini di detta villa si trovassero
in condizioni di estrema povertà, in modo tale
da non essere in grado di tenere il monte né
di pagarne l'affitto, e dichiarassero di rimettere
al Gastaldo la stessa Villa e i suoi mansi piuttosto
che tenere il Monte di Collina e pagarne l'affitto.
Accadde dunque che gli uomini di Collina
rinunciassero al Monte nelle mani del Gastaldo,
il quale tuttavia con grande difficoltà riuscisse ad
affittare il Monte ora all'uno e ora all'altro affittuario.
Volendo il presente Gastaldo Ser Ludovico di Colloredo
reintegrare le entrate della gastaldia, emise un bando
pubblico per l'assegnazione del Monte contro
pagamento dell'affitto consueto, al quale bando non si
presentò alcuno salvo Ser Matteo fu Ser Leonardo Bruni
da Paluzza, il quale si fece carico dei fitti e degli altri oneri,
rilevando tuttavia che la casera era da tempo in disuso
e in cattive condizioni.
Ciò premesso, il Gastaldo Ser Ludovico investì
formalmente Ser Matteo Bruni affittuario perpetuo
della Chiesa di Aquilea per il citato Monte di Collina in Carnia.
Il quale Monte confina: primo [est] con la strada di
Monte Croce Carnico;
secondo [nord] con la Cripta, o prati di Stali;
terzo [sud] con la malga Chiaula Tumicina;
quarto [ovest] con la malga Val de Meleseiis,
possesso degli uomini di Collina.
Per l'affitto Ser Matteo pagherà annualmente
al Gastaldo di Carnia, nel giorno di san Michele
di settembre, 335 libbre di formaggio e 13 denari
per il trasporto dello stesso, come già d'uso fin dai tempi antichi.

 

Rogitato da Gio. Francesco fu Daniele Ermacora
Notaio in Tolmezzo
16 Maggio 1468. Noi Angelo Gradenigo in nome dell'Illustrissimo e Amatissimo Signore
unico depositario del dominio Veneto della Patria del Friuli.

 

Udita la supplica del nostro fedele Matteo fu Leonardo Bruno
di Paluzza della Carnia, il quale umilmente chiede per sé e per i propri eredi
di confermare la locazione, a lui concessa tramite il nobile Ser
Ludovico di Colloredo gastaldo della Carnia in forma di diritto
perpetuo, di un certo monte denominato Monte di
Collina sito in Carnia, i cui limiti si dicono essere:
a prima [est] fino alla strada di Monte Croce, a
seconda [nord] fino alla Cripta o sia i prati di Stali, a terza
[sud] fino a Chiaula Tumicina, a quarta [ovest] fino alla monte
di Val de Melesijs, possesso di quelli di Collina
salvo che non vi siano migliori e più antichi confini,
con tutti i diritti e attribuzioni
pertinenti e spettanti allo stesso monte.
[Matteo Bruni pagherà] annualmente
al Gastaldo di Carnia, in settembre alla festa di san Michele,
335 libbre di formaggio; per il trasporto,
ossia il carico di detto formaggio, 13 denari come
era d'uso anticamente pagare per esso, e inoltre
saldare anche ciò che era solito saldare
il Decano di Gorto, così come sosteneva essere evidente il documento
manoscritto di investitura di Daniele Ermacora
fu Ser Giovanni di Socchieve, pubblico notaio
della città di Tolmezzo, il giorno 20 Dic. 1467 Indizione XV,
che è stato qui presentato nella sua ufficiale e presente
forma. Il suddetto documento fra l'altro
afferma come la Comunità e gli uomini
di Collina di Carnia avessero ottenuto e tenessero
la suddetta monte di Collina dalla Chiesa Aquileiese
pagando al Gastaldo di Carnia per detta monte
annualmente 333 libbre e 4 once di formaggio, e per il trasporto
del formaggio stesso 13 denari, come risulta dai libri e quaderni
della stessa gastaldia. E quando gli uomini
della villa si trovarono in miseria, di modo che
non poterono né tenere la monte né
pagare il fitto, decisero che o avrebbero
fatto a meno di pagare il fitto, o avrebbero
abbandonato la villa e i mansi. Perciò
fu accettata la loro rinunzia,
e a minor danno la suddetta monte
fu affittata ad arbitrio del Gastaldo
di Carnia, il quale con grande difficoltà
affittò meglio che poté la
monte ora all'uno e ora all'altro. Ora invece,
volendo il suddetto Ser Ludovico Gastaldo
di Carnia provvedere alla sicurezza delle entrate
della Gastaldia, [egli] ha ricercato
e pubblicamente proclamato che, qualora alcuno volesse
accettare l'affitto della monte alle antiche condizioni,
[costui] dovesse comparire davanti a egli stesso.
Non comparendo nessuno, allo scopo di evitare il danno irreparabile
della stessa monte, la cui casera era crollata e diroccata
e che senza sosta inselvatichisce e volge in bosco,
e poco a poco scompare, egli stesso
[la] concesse al predetto Matteo di Paluzza
e constatò la rinuncia dei rappresentanti e
degli uomini della villa di Collina al monte
succitato, accettata dal Magnifico signor Andrea Bernardini
funzionario del Luogotenente della Patria del Friuli il giorno 3 Mar 1448
Indizione XI. e registrata negli atti della cancelleria allo scopo
di sollevare i detti uomini
dall'onere del pagamento. E udito Ser Francesco di Colloredo
Gastaldo di Carnia riferire che, dopo aver accettato
la rinuncia degli uomini della villa di Collina
alla Monte, incontrò difficoltà nell'affitto,
e che la monte era in via di deterioramento; e analogamente
sentito lo Spettabile dottore Erasmo de Erasmis,
procuratore fiscale di Udine, affermare che la Monte
debba essere affittata a beneficio
della Camerae della nostra Illustrissima Dominante,
[la Monte è concessa a Matteo Bruni]
poiché lo stesso Matteo è uomo facoltoso
e paga i suoi affitti senza problemi
e terrà la monte e la casera sempre in buono stato.
E visti i nostri libri precedenti tanto antichi che recenti
che sono pieni di conferme in tal senso
ribadiamo il precedente giuramento dello stesso Matteo, il quale
toccate le Scritture giurò che detta concessione
a lui stesso era fatta da parte del suddetto gastaldo
semplicemente a beneficio della gastaldia,
senza alcun premio privato ossia promessa
dolosa o fraudolenta, volendo [con l'affitto] provvedere
un'indennità alla Camera predetta e un beneficio
allo stesso affittuario. Seguendo la consuetudine osservata in simili circostanze,
in nome della nostra Illustrissima Dominante e per i nostri
successori approviamo e confermiamo la citata locazione ossia
investitura dello stesso Matteo ricevente, per sé
e per i suoi eredi. La affidiamo [affinché]
grazie al Gastaldo di Carnia [la Monte di Collina] sia
inviolabilmente preservata tanto nel presente che in futuro
fatti sempre salvi i diritti della Nostra Illustrissima Dominante
e di qualsiasi altra persona. In fede
ordiniamo che il presente [atto] sia trascritto e munito del nostro
sigillo maggiore di san Marco, e che il signor Jacobo nostro vicario
[consegnai] copia di sua mano ai presenti
esimi dottori signori Erasmo de Erasmis e Antonio Toluzzi di Udine e
Ser Biagio Guartari figlio del diligente Marescalco della patria

 

in sala delle udienze
del Castello di Udine
Giorno 16 Maggio 1468, Indizione I

 

copia fedele di Cortesino de Barbaro coadiutore
dalla Cancelleria di Udine
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