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Carta canta

I due documenti che costituiscono la premessa alle nostre divagazioni (mie e dell'unico, ostinato lettore rimasto) risalgono l'uno al 1467, l'altro al 14683.

 
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Incipit del documento del 1468 e confines della Monte di Collina nella trascrizione di Alessandro Wolf (v. nota 3).

Si tratta di due regesti notarili aventi entrambi per oggetto la rinuncia della Villa di Collina al beneficio della concessione della Mons de Culina contro pagamento di un fitto o livello. Il livello era in natura, stabilito in 333 libbre e 4 once di formaggio (poco meno di 160 kg, ovvero circa 30 forme: non è specificato se formadi fresc o vecju), più le spese di trasporto fissate in 13 denari4. Oltre alla definitiva rinuncia da parte di Collina, gli atti sanciscono altresì l'investitura formale del nuovo affittuario, Matteo Bruni di Paluzza, e il livello “aggiornato” (c'era già l'ISTAT?) a 335 libbre oltre alle consuete spese di trasporto.

L'oggetto dei documenti — in sé non di particolare interesse in quanto non dissimile, pur con le sue peculiarità, da centinaia o migliaia di analoghi contratti, concessioni, patti e quant'altro, stilati in epoca di dominio patriarcale/veneto — fornisce tuttavia lo spunto per numerose quanto varie divagazioni e digressioni fra costume, toponomastica, economia ed altro, in una sorta di ciclo di affreschi collinotti (ma forse anche cargnelli, e ancora oltre) che lentamente sfuma in album di fotografie, prima vecchie stampe sbiadite e virate seppia, poi il colore e infine i pixel d'oggidì.

Perché tutta questa strada, tutto questo travaglio? Perché, dopo tanto divagare, nei pixel di oggi non sarà difficile ritrovare le tracce degli affreschi dell'altroieri…

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Scarica questo file (MonteCollina.pdf)Mons di Culina Culìno e Culinòts[© 2015 Enrico Agostinis]401 Downloads
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