« Prev
10/21 Next »

… e poi di escursionisti e alpinisti

Questa la via più frequentata (ovviamente con il caval di san Francesco, mica in carrozza!) dal canale di Gorto verso l'Austria e il Centro Europa. Se poi vi capitasse di sentire o di leggere che i cramârs scendevano a Monte Croce lungo la val di Collinetta, accedendovi per la Scjalòto ovvero “la Scaletta” (ad abundantiam, si narra anche che gli stessi cramârs — o, più genericamente e forse anche correttamente, “migranti” — transitassero per forcella Morareto) alzate pure un sopracciglio, o anche due17. Beninteso, nulla (o quasi nulla) è impossibile, ma per quanto suggestiva l'ipotesi appare per lo meno improbabile. Molto improbabile, dal momento che così facendo i viandanti si sarebbero complicati la vita dibant.

Anche a prescindere dalla moderna carpenteria con cui è attrezzato il passo più problematico, il percorso della Scaletta è relativamente recente: la dettagliatissima Kriegskarte (1804), che pure con grande minuzia riporta non solo le vie rilevanti sotto il profilo bellico ma anche alcuni sentieri secondari del tutto insignificanti (c'è persino qualche trói di mont che conduce solo agli stavoli in quota, e lì finisce), riporta la via per Monte Croce così come sopra descritta per i cramârs, via val di Collina, ma non riporta alcun sentiero per la Scaletta e per la val Collinetta, percorso che pure avrebbe avuto qualche rilievo a fini militari. Quanto a forcella Morareto, non solo la Kriegskarte non riporta alcun tracciato (e a maggior ragione valgono le considerazioni strategiche già espresse per la val Collinetta), ma neppure indica la forcella stessa, in tutta evidenza funzionalmente irrilevante al punto di non essere neppure quotata dai topografi prima del 1901 quando, a ricovero Marinelli ormai inaugurato, Olinto Marinelli provvede alle ormai opportune misurazioni.

Né si vede ragione per cui dovesse esservi tutto questo bendidio dell'escursionista, dal momento che fino alla seconda metà dell'800 turisti non ce n'erano, e pastori e cramârs non si complicavano la vita dibant (termine che da queste parti, per chi ancora nutrisse qualche dubbio, significa inutilmente). Come tale, il sentiero di forcella Morareto fu aperto fra fine '800 e inizio '900, in concomitanza con la costruzione del ricovero Marinelli (1901) in prossimità della forcella stessa, e verosimilmente così fu anche per il sentiero attraverso il non banale passaggio della Scaletta18.

 
MontediCollina-img005
Il ricovero Marinelli a forcella Morareto nel 1907 (arch. E. Agostinis)

Non che quella per Plumbs-val di Collina fosse l'unica via praticata dai migranti di Collina e del Canale di Gorto diretti oltreconfine, dal momento che alcuni di essi transitavano persino da Volaia, che sta da tutt'altra parte. Ancora la Kriegskarte (sì, sempre quella, ma è la prima carta dettagliata di cui si disponga) riporta due distinte direttrici attraverso il passo Volaia, vie evidentemente molto frequentate nel XVIII secolo ma forse da ben prima di allora: una che porta “nella Vall aÿa e Gail Thal”, l'altra “a Mauten e Monte Croce”. La prima, scendendo a Birnbaum per la Volayertal, non porta a Monte Croce ma abbrevia di molto il percorso per chi è diretto verso l'alta valle della Drava; la seconda invece, attraverso il Valentin Törl, porta sì verso Monte Croce, ma a prezzo di non poche complicazioni: è molto più lunga di quella per Plumbs-val di Collina e con maggior dislivello da superare (oltre 150 m), ma soprattutto è più disagevole e pericolosa, dal momento che per un lungo tratto è soggetta alla caduta di valanghe fino a primavera inoltrata, e in parte il terreno è innevato tutto l'anno. Rischiosa, dunque, e qualcuno vi lascia anche la vita19.

Perché mai dunque andare per di là, a cercare fadìo, fastidis e piricul, che non necessitano di traduzione? Per una sola ragione: quella via permette di raggiungere Mauthen aggirando il valico di Monte Croce ed evitando anche buona parte della più frequentata — e verosimilmente più controllata — “via principale” che vi transita. Un dettaglio non di poco conto per chi ha qualcosa o qualcuno (magari sé stesso) da nascondere: e, in tutta evidenza, spesso il gioco vale la candela.

Tramontata l'epoca di contrabbandieri e passeur, quella via è oggi solo una bellissima escursione estiva o scialpinistica (va da sé, non senza attenzione e qualche ovvia precauzione).

Di ritorno alla oggi frequentatissima forcella Morareto, con ulteriore digressione escursionistica aggiungiamo pure che, in assenza del ricovero come punto d'appoggio, anche la salita al Cogliàns per la via normale da Collina non seguiva il percorso attuale forcella Morareto-Pic Chiadin-forcella Monumenz-vallone del Ploto, ossia entrando in quest'ultimo vallone già molto in alto, oltre forcella Monumenz e una volta aggirate le propaggini del contrafforte che scende dalla Cima di Mezzo. Il tracciato originale si svolgeva direttamente attraverso il Cjadìn e il Cjadinón (il “Ciadìn di Sot” e “Ciadìn di Sore” di Marinelli) ovvero risalendo per intero, fin dal suo sbocco inferiore, il cosiddetto e già citato vallone del Ploto. Seppure non frequentatissimo, il percorso è seguito ancora oggi20.

« Prev
10/21 Next »
Scarica
Scarica questo file (MonteCollina.pdf)Mons di Culina Culìno e Culinòts[© 2015 Enrico Agostinis]400 Downloads
sei qui