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A est del Piave (e a ovest del Fella)47

Per chi arriva da occidente, al di là di Cortina niente più montagne?, si chiedeva un po' retoricamente ma non senza meraviglia William A.B. Coolidge, a fronte della totale mancanza di letteratura in merito. Sappiamo che non è così, ma è fuor di dubbio che le nostre montagne siano state "scoperte" ben più tardi del Bianco e delle stesse Dolomiti48: anche di qui il ritardo nello sviluppo dell'alpinismo friulano rispetto ad altre aree, cui si è già fatto riferimento in precedenza. A fine '800, mentre dal Bianco al Delfinato, dall'Oberland Bernese al Rosa e alla Bregaglia, dal Wetterstein al Karwendel, da Cortina alla val di Fassa l'alpinismo è in fermento grazie a "cittadini" inglesi e austriaci, ma anche lombardi e piemontesi, le Alpi Carniche come le stesse Dolomiti Friulane sono ancora in attesa di esploratori.

Da queste parti, mentre alpinisti liguri e piemontesi fondano il Club Alpino Accademico (la crème dell'alpinismo senza guida, 1904), la crème della borghesia alpinistica friulana promuove e organizza ascensioni in comitiva. Sempre di crema si tratta, ma non è proprio la stessa cosa. Più o meno negli stessi anni, in Friuli e dintorni si discetta se gonne, busti e trecce (si parla di alpinismo al femminile) siano compatibili con la pratica dell'alpinismo: ignara della disquisizione, senza troppo curarsi di mise e di coiffure l'inglese Beatrice Tomasson sale, con Bettega e Zagonel, la sud della Marmolada (1901, difficoltà fino al V). Non c'è di che stupirsi: nei processi evolutivi − e l'alpinismo non è certo una realtà statica − c'è chi è avanti e chi è più indietro, chi all'avanguardia e chi nelle retrovie. Non si tratta di gerarchie o di giudizi di valore. Al contrario, con il tempo lo sviluppo nella fruizione della montagna può giungere a un punto morto, l'evoluzione può mutare in involuzione e chi era indietro a inizio '900 può trovarsi avanti nel 2000. Tuttavia, negli anni di Samassa così stanno le cose nel suo universo alpinistico.

Detto della recita e del teatro, chi sono gli attori?

[...] Un piccolo mondo cittadino di personaggi assai autorevoli − gentiluomini, studiosi, agiati professionisti, benestanti, scienziati − che evadevano dalle costrizioni della vita di città correndo le Alpi, per lo più col pretesto di compiere studi geologici. Questa era la dignitosa copertura scientifica con la quale essi giustificavano di fronte a se stessi, magari di fronte a genitori, consorte, superiori, relazioni sociali e mandane, quella loro strana smania che li spingeva fuori dalle comodità della vita civile, a faticare e sudare su per greppi incolti, a dormire in fienili, a nutrirsi di polenta e latte, a sbrindellarsi gli abiti tra gli sterpi e le rocce. A vederli oggi, effigiati in fotografia, così autorevoli nei loro alti colletti duri, con la catena d'oro sul panciotto, così precocemente anziani, secondo il costume ottocentesco...49.

Potrebbe sembrare una caricatura, ma a dar conto di quanto lo schizzo tratteggiato da Massimo Mila calzi all'alpinismo friulano di fine '800 basta qualche altra citazione del già menzionato e insospettabile Spezzotti. Il benemerito storico dell'alpinismo friulano, non esattamente un rivoluzionario e neppure un climber in bandana da Nuovo mattino, è meno bozzettista di Mila ma non meno icastico:

E tornando in Friuli, [...] verso il 1900 i fatti ed i fasti alpinistici non sono molto rilevanti o degni di speciale menzione, né per qualità delle imprese né per particolare assiduità alle vette. Le relazioni che si conservano recano quasi sempre gli stessi nomi; raro è il muovere verso cime ignote od inaccesse dai versanti più incogniti e repulsivi. Accostarsi ai monti era ormai consuetudine quanto si vuole dilettosa e compensatrice, ma non aliena da qualche pigrizia di spirito e vincolata ad una convenzionalità che escludeva emozioni e particolari sapori di novità50.

Se a ciò si aggiunge che "gli stessi nomi" che stendono le relazioni salgono quasi sempre itinerari di difficoltà media (per quei tempi) o poco più, e che quasi tutti, dalla base alla vetta, della guida vedono solo le suole delle scarpe o la mano che la guida stessa porge loro per sollevarli, il quadro è completo. Ottime persone e veri appassionati, buoni alpinisti dotati di autentico entusiasmo, ma non proprio l'avanguardia e l'élite dell'alpinismo mondiale del tempo. O no?

Così al tempo di Samassa. Dalle nostre parti, i primi a muovere le acque con una nuova concezione dell'alpinismo (senza guida) saranno gli alpinisti d'Oltralpe, soprattutto il salisburghese Lothar Patera, inesauribile cercatore e realizzatore di itinerari in tutte le Carniche, da Sesto a Tarvisio. I primi senza guida di lingua italiana saranno invece due triestini, i già citati Napoleone Cozzi e Alberto Zanutti, che nel 1905 e 1907 apriranno due vie sulla nord della Creta Chianevate. L'alpinismo friulano avrà poi di che rifarsi abbondantemente. Ma, per l'appunto, poi.

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Scarica questo file (Pietro Samassa.pdf)Pietro Samassa alias Pìori di Tòch (pagina singola)[© 2016 Enrico Agostinis]317 Downloads
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