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Clienti & guide, umanità varia51

Fra i numerosi luoghi comuni cui certa storiografia e gran parte della narrativa alpinistica d'antan troppo spesso indulgono c'è anche quello della montagna che affratella sempre e comunque, cancellando ogni differenza sociale e di status. Grazie (anche) a questa visione decisamente edulcorata − pressoché indiscussa fino oltre la metà del secolo scorso ma ancora oggi molto radicata fra gli stessi alpinisti − si dimentica o si omette di ricordare che, dagli albori dell'alpinismo al periodo fra le due guerre e anche oltre, il rapporto cliente-guida fu quasi esclusivamente un rapporto di autentica subalternità: protagonisti da una parte il cliente-datore di lavoro (come abbiamo visto, spesso proveniente dall'alta borghesia quando non dalla nobiltà, ma sempre e comunque di condizione agiata), e dall'altro la guida-prestatore d'opera (spesso autenticamente indigente, comunque sempre in condizioni di bisogno)52. Al punto che, come le cronache alpinistiche e le stesse relazioni dei clienti sottolineano, la preminenza del cliente − supremazia certamente economica, ma soprattutto culturale − fu frequentemente in grado di imporre alla guida subalterna53 itinerari non solo semisconosciuti, ma anche manifestamente e oggettivamente pericolosi, o ritenuti tali. Le storiche vie di salita "normali" pullulano di passaggi "del gatto", "della strizza" o "della paura", passi ritenuti difficili (per quei tempi) dove la guida terrorizzata si sarebbe figuratamente attaccata ai calzoni del coraggioso e tecnicamente superiore cliente54. Che poi in alcune circostanze questa supremazia tecnica e soprattutto culturale del cliente sia stata la necessaria premessa di alcune grandi conquiste alpinistiche nulla ha a che fare con la considerazione in sé, che mantiene e anzi vede rafforzata la propria validità.

Né è il caso di scambiare quello che di fatto è sincero rispetto o stima "professionale" da parte dei clienti (si vedano ad esempio le note di autentico apprezzamento dei clienti annotate sui libretti di guida, o sugli stessi libri e cronache di alpinismo) per un accorciamento delle distanze sociali. Vero è che, soprattutto per le guide famose dei centri alpinistici più frequentati (Chamonix e poi Courmayeur, Valtournenche, Zermatt e le Alpi svizzere, Cortina e in generale le Dolomiti fra Sarca e Piave), complice la lunga e continua frequentazione la separatezza fra il cliente regolare e la guida si riduce fino a richiamare qualcosa di prossimo all'amicizia e persino alla familiarità, ma si tratta di casi episodici, particolari e certo non estendibili alla generalità delle cordate e ancor meno alla totalità delle guide.

A maggior ragione questa disparità perdura a lungo nelle Alpi orientali, oltre il Piave. Il Peralba e la Creta della Chianevate-Kellerspitzen (il Cogliàns è addirittura misconosciuto) non vantano né le quote del Bianco e del Cervino né la spettacolarità delle Dolomiti, e di ciò risente la frequentazione da parte dei turisti prima e degli alpinisti poi55. Nelle Alpi Carniche i valligiani entrano in contatto con il turismo "di massa" (ante litteram, ma tanto per capirci) in ritardo rispetto alle Alpi occidentali e alle stesse Dolomiti. Forse anche in conseguenza di ciò lo stesso sviluppo dell'alpinismo autoctono friulano risulta differito rispetto ad altri settori delle Alpi, ma dalla scarsità o dal ritardo di visitatori nella montagna carnica deriva soprattutto la mancanza di consuetudine dei valligiani al contatto con i "foresti". Un divario che avrà ripercussioni fino ai giorni nostri.

Collina inizi '900
Fig. 15 - Collina, inizi ’900. Donne ad attingere acqua alla fontana in piazza. Al centro, in secondo piano, l’albergo di Tamer (oggi albergo Monte Volaia).

Di ritorno al rapporto guida/cliente in relazione a personaggi a noi più familiari, nell'anno della salita al Cogliàns (1865) e del tentativo alla Creta Chianevate (1870) Paul Grohmann è un ricco imprenditore viennese56 e la sua guida Nicolò Sotto Corona un attempato falegname collinotto. È facile immaginare quali siano le gerarchie in questo connubio alpinistico: e infatti in qualche circostanza (il tentativo fallito alla Chianevate) un Grohmann stizzito non si farà ritegno di far pesare il suo status, strigliando a dovere le sue guide per quel che egli valuta essere una perdita di tempo. Del proprio tempo, naturalmente.

Quanto invece al citato e indubitabile ritardo delle infrastrutture turistiche in Carnia, si può ricordare la descrizione che lo stesso Grohmann dà del pessimo vitto consumato nella locanda di Collina la sera che precedette la prima salita al Cogliàns: "una misera zuppa di riso nella quale ci saranno stati a stento cinquanta chicchi e un salame mezzo andato a male". Non c'è da dubitare che il vitto e l'alloggio siano di estrema modestia, volti a soddisfare ben altri clienti che non la ricca borghesia viennese: d'altro canto anche il grande alpinista, quanto a spirito di adattamento... Certo, il povero Grohmann arriva da Cortina dove ha appena effettuato la prima salita al Cristallo, e il divario fra il cortinese Hotel Aquila Nera e la collinotta osteria Faleschini da Fanìn deve sembrargli davvero insopportabile. Per null'altro che l'insignificante Cogliàns, poi: niente più che un semplice punto d'osservazione per altre mete (Grohmann ipse scripsit).

Naturalmente, nulla di personale con Grohmann, che rimane una grande figura nella storia dell'alpinismo: il personaggio è qui usato solo in rappresentanza della categoria "clienti" (importanti), e in quanto tale non è certo isolato nel suo essere antropologicamente alieno a quelle che oggi si chiamano "terre alte" e di cui sono parte integrante, e anzi parte principale, le persone che vi vivono. Al contrario, come abbiamo ripetutamente visto, Grohmann è perfettamente in linea con il pensiero dominante − se non proprio unico − di quel tempo.

Di ritorno a cose più tangibili, del rapporto cliente/guida si consideri infine l'aspetto meramente negoziale. Se è vero che le prime associazioni di guide risalgono agli anni '20 dell'800 (a Chamonix), per vedere qualche cosa di simile dalle nostre parti bisogna attendere la fine dello stesso secolo, ovvero il 1895. Un altro indice del ritardo nello sviluppo, del turismo prima e dell'alpinismo poi, fra il Peralba e il Canìn, per tacere del negletto Cogliàns. Per tutto questo tempo − ma di fatto molto più a lungo − il rapporto cliente-guida è diretto e senza intermediazione anche sotto il profilo esclusivamente economico-negoziale, con tutto ciò che ne consegue (in questa negoziazione o trattativa, indovinare chi è la parte forte e chi la debole...)57.

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