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I mostri sacri. Ovvero, chi scrive la storia (anche dell'alpinismo).

La domanda è meno retorica di quanto non possa sembrare: se alcune risposte ("i vincitori", "i più forti", "i dominanti") sono effettivamente scontate, altre lo sono assai meno. "La storia la scrive chi sa e chi può" è una di queste ultime, soprattutto se la storia è quella dell'alpinismo e per tutto l'ottocento, o almeno fino alla regolamentazione della professione di guida, metà dei suoi protagonisti − le guide, appunto − sono in gran parte analfabeti58. Detto altrimenti, la storia dell'alpinismo la fanno anche le guide ma la scrivono solo i clienti. Il punto non è, o non è solo, il ruolo e lo spazio che nella storia l'alpinista riconosce alla guida, ma è anche la sostanziale inappellabilità del giudizio dello storico, stante la totale assenza di un pur possibile contraddittorio.

Con ciò già siamo allo scripta manent, ma se la mano dello storico è quella di un grande alpinista, universalmente riconosciuto tale, siamo all'ipse scripsit (o dixit, fa lo stesso). Insomma, "l'ha detto Whymper" (o Freshfield, o Tuckett, o Grohmann...) è come se l'avesse detto la TV. Poi, oltre alla grande storia del grande alpinismo c'è anche la cronaca spicciola, quella dei bollettini delle associazioni alpinistiche, delle comunicazioni private e delle annotazioni di semisconosciuti alpinisti e/o redattori, certo meno autorevoli dell'icona dell'alpinismo ma nondimeno in grado di lasciare ai posteri testimonianza scritta di fatti e accadimenti, nonché di opinioni più o meno personali. Le quali ultime con il passare del tempo tendono a entrare anch'esse a far parte della storia, e ad assumere valore probatorio.

Tutto questo lungo excursus per indurre il lettore a una riflessione critica sul processo di sostanziale consacrazione − laica, ma non troppo... − di cui la storiografia e la cronaca alpinistica d'ogni tempo (auto)gratificano le figure dei grandi alpinisti, e da cui deriva la pressoché completa e acritica accettazione di qualsiasi affermazione da parte delle stesse icone dell'alpinismo.

Appunto. Anche intorno ai nostri monti non mancano affermazioni tranchant e vagamente apodittiche e quindi indiscusse (ancorché non indiscutibili...) da parte di alpinisti assunti nell'Olimpo della gloria, e quindi l'ha detto Grohmann... l'ha scritto Kugy... Ma, di ritorno agli inizi di questo lavoro, attenzione al gioco di specchi dove le figure reali e le loro immagini riflesse si confondono in una serie senza fine. E dunque l'ha scritto Kugy sì, ma... Proprio questo "ma" sarà oggetto di approfondimento in uno dei prossimi capitoli: dopo avere a lungo indugiato sull'ambiente in cui la guida Samassa si trova a operare, è ormai tempo di passare davvero al personaggio Pietro Samassa.

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Scarica questo file (Pietro Samassa.pdf)Pietro Samassa alias Pìori di Tòch (pagina singola)[© 2016 Enrico Agostinis]313 Downloads
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