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Un uomo di carattere

Pessimo, almeno a leggere i suoi biografi. Un vero caratteraccio.

P. Samassa al Passo della Scaletta
Fig. 16 - «P. Samassa al Passo della Scaletta - agosto 1900» (cortesia Andrée Samassa)

È quasi certo che il temperamento di Samassa abbia giocato un ruolo non secondario nella sua attività di guida alpina59. Quanto meno, questo è un aspetto sul quale alcuni di coloro che lo hanno conosciuto nella sua veste di guida, e che di questa conoscenza hanno lasciato testimonianza scritta, si sono soffermati con non comune intensità. I testi non sono in verità moltissimi, e naturalmente c'è chi si è dilungato e chi è stato più breve, chi esplicito e chi vago, ma le loro asserzioni sono oltremodo significative. Visto che lo scopo preciso è quello di inquadrare caratterialmente Samassa, cercherò di riportare tutte le testimonianze note, disgiungendo per ora l'aspetto caratteriale di Pietro dall'aspetto più propriamente professionale della guida, che sarà sviluppato più avanti. Senza sconti per nessuno: non per Pietro ma neppure per i suoi... analisti.

Se il fenomeno dei senza-guida e l'evoluzione del ruolo della guida stessa innescano e alimentano in tutto l'arco alpino lo scontro fra due diverse concezioni dell'alpinismo, a maggior ragione − in virtù dei tempi più lenti − ciò si verifica nell'ambiente un po' rétro dell'alpinismo friulano. In questo contesto fin de siècle, nella paludata e un po' sonnacchiosa cristalleria dell'alpinismo friulano fa la sua comparsa, proponendosi come guida, un giovanotto carnico che suscita molta ammirazione, altrettanta perplessità e non poca disapprovazione. Un po' guascone e un po' (o forse molto) indisponente, dai modi spicci e dalla lingua lunga, è accompagnato da referenze non esattamente rassicuranti: ottime (fin troppo!) come rocciatore, assai meno sotto il profilo "morale". È l'avventuriero, l'ambizioso, lo scorridore dei monti, il bracconiere e contrabbandiere Samassa60. È anche − alpinisticamente parlando, e per quei tempi e quei luoghi − l'anarchico, il rivoluzionario Pietro Samassa da Collina.

All'establishment dell'alpinismo friulano di costui non piace il modo d'essere e non piacciono i modi di fare. Sulla roccia è bravo, molto bravo: lui sa di esserlo, e certo non ne fa mistero. Forse è persino troppo bravo, ma per essere una buona guida ci vuole ben altro, o almeno così dicono.

Il giorno 10 Marzo si è spento a Collina, suo paese natale, nel pieno vigore dell’età, quest’uomo, che noi riguardavamo come una delle guide più forti e valenti della nostra regione alpina. Arditissimo cacciatore, di Lui si giovarono i topografi e gli ufficiali dell’Ist. Geog. Mil. nei rilievi eseguiti intorno al 1890 sui monti circostanti a Forni Avoltri e Collina.
La sua carriera come guida datava da una salita alla Kellerspitz nell’Agosto del 1892, dopo di che tutte le più notevoli imprese alpinistiche compiute nei gruppi del Coglians e del Volaja per oltre un decennio, furono guidate da Lui. [segue selezione delle salite di Samassa]
Forse non sempre l’ardimento e il valore erano in Lui accompagnate ad altre qualità non meno necessarie e lodevoli, ma in quelle eccelleva. Chi scrive conserva una Sua lettera del Gennaio ’909 in cui, correndo allora sui giornali le notizie dei preparativi del Duca degli Abruzzi per la spedizione all’Imalaia, il Samassa gli esprimeva il desiderio di venir arruolato alla spedizione. Ingenua ma notevole manifestazione del Suo entusiasmo per le imprese ardite!
Un saluto alla Sua memoria! 61

Altro autore, altro commento, anch'esso postumo.

Pietro Samassa morì giovane, nel pieno vigore delle sue forze, e fu una dolorosa sorpresa per noi tutti. Era stato l’uomo più ardito e sfrenato che io abbia conosciuto. Quando raccontava, con le vampe negli occhi, delle sue cacce proibite e del suo periglioso contrabbando, c’era da aver paura. Lì sapeva il fatto suo. Non mi sarei stupito di nessuna pazzia da parte sua: né del sacrificio della propria vita per un’inezia, né di una fucilata improvvisa che avesse sparato, quando gli si gonfiava la vena in mezzo alla fronte, contro un presunto avversario. Poco gl’importava: o io o tu, o la vita o la morte! Così visse la sua breve vita quest’uomo ambizioso, audace, appassionato. La mia ‘relazione’ arriva in ritardo. Ma nella storia dell’esplorazione della Cianevate gli compete un posto onorevole. E ci rimanga stampato, come sarà stato il desiderio di quel temerario, ostinato, impetuoso, ottimo rocciatore della Carnia! 62

E infine lo storico, a 50 anni dalla morte di Samassa.

La maggior personalità che la Carnia abbia espresso in questo campo è certamente Pietro Samassa di Forni Avoltri, sia per slancio d'intrapresa che per innata disposizione. [...]
Come preparazione fu un autodidatta, avvalendosi di una istintiva capacità e facilità all'arrampicata e a dirigersi a tutto suo agio nei terreni più difficili, sempre sorretto da uno spirito quasi aggressivo che lo spingeva alle più ardue prestazioni. Patentato nel 1895, per quasi due decenni si impose, sicuro e conscio del valore delle sue imprese, e per un singolare impasto di meriti, gesti, idee e punti di vista, talvolta molto singolari. [...]
Sul libretto di Samassa, si legge «Pietro Samassa ci guidò il 14 luglio 1900 dalla Cjanevate al Kellerspitz [...] Samassa, arrampicatore abilissimo e molto brillante, si dimostrò per questa difficilissima salita guida senza pari. Gli possiamo fare il più splendido attestato. Giulio Kugy». E sì che di guide Kugy se ne intendeva!
E più avanti: «Abbiamo compiuta l'ascensione del Cogliàns per i Lastroni del Lago, impiegando ore 4.10 (compresi i riposi), ed ore 1.40 nella discesa. Ci ha guidati per questa nuova strada Pietro Samassa, pel quale non abbiamo parole sufficenti di elogio. Alla ben nota arditezza e conoscenza egli unisce la più rara prudenza e modestia. Lo ringraziamo. Antonio Cantore, Maggiore del 7° Alpini». E anche Cantore, il grande generale alpino, era competente a giudicare! [...]
Con Cantore fu di nuovo in una salita dalla Cjanevate al Kellerspitz (Cantore lo conferma anche stavolta «impareggiabile nelle difficoltà»). [...]
Era nato nel 1867, morì appena quarantacinquenne nel 1912.
Un'intera generazione di alpinisti lo conobbe e lo usò come guida ardita e valente. Seppur facile ad accendersi fino a lasciarsi trasportare ad atteggiamenti talvolta incontrollati, di temperamento suscettibile ed anche un po' ambizioso, fu tuttavia un uomo forte e coraggioso, sicuro compagno di chi voleva condividere con lui i rischi ma anche appagarsi delle grandi soddisfazioni che offre l'alpinismo di arrampicata63.

Breve parentesi. Resta da comprendere come si concilino il ritratto da pazzo furioso e quegli aggettivi − scelgo a caso: sfrenato, ambizioso, temerario − con il giudizio (un altro!) che nel 1901, di ritorno dalla salita al Cogliàns per i Lastròns del Lago, il maggiore degli Alpini Antonio Cantore scrive a proposito della stessa guida Pietro Samassa: Alla ben nota arditezza e conoscenza egli unisce la più rara prudenza e modestia64.

Samassa prudente e modesto? L'altrimenti sfrenato e ambizioso Samassa ammantato di virginale modestia? Il futuro generale degli Alpini − anch'egli infine assurto, sebbene per tutt’altri versi, nell'Olimpo del mito − deve aver guardato un altro film con Samassa protagonista, oppure del primo film è entrato a metà del secondo tempo. Oppure il Samassa-film è sempre lo stesso, e Cantore e gli "altri" guardano con occhi(ali) diversi. Vedremo. Di ritorno ai biografi postumi di cui ho riportato i testi, gli autori del necrologio (Ferrucci) e della memoria (Kugy) conobbero personalmente Samassa e lo ebbero come guida. L'autore del profilo biografico (Spezzotti, nato nel 1902) non ebbe modo di conoscere Samassa: le sue impressioni sono quindi indirette e mediate, derivanti forse più d'ogni altro dal padre, Luigi Spezzotti, a sua volta cliente di Samassa.

Del pensiero degli illustri biografi suddetti sul fu Samassa Pietro a mia volta tento una sintesi estrema, in quattro parole 4: abilissimo arrampicatore, guida incompleta (sic). Odo una domanda dal fondo della sala: e perché mai? Solo perché me lo chiedete voi, preciso ciò che peraltro si evince dai testi: Samassa è privo di modestia, di senso della misura, di prudenza, di autocontrollo. Per tacere dell'attribuzione di istinti omicidi sulla quale, per un paio di ragioni, dovremo ritornare e infatti ritorneremo più oltre. In ogni caso, da autentici verdetti inappellabili quali sono (ripeto: il soggetto-oggetto dei commenti è morto), questi ritratti hanno condizionato tutta la letteratura contemporanea che di Samassa è venuta a occuparsi, non escluse vere e proprie invenzioni (alcune indulgenti al macabro) sul suo conto. Seppure inventate di sana pianta, queste leggende hanno trovato nutrimento in quelle autorevoli fonti sopra riportate, che del carattere indubitabilmente fumantino di Samassa ci tramandano descrizioni a tinte davvero fosche.

Vedremo più avanti se tutto è davvero come appare, o gli specchi continuano a prendersi gioco dell'osservatore. Per il momento mettiamo altra carne al fuoco, attingendo ai volumi di storia dell'alpinismo.

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