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Una gabbia di matti

  • a. dotato di audacia e spirito d'avventura, un po' temerario e incosciente
  • b. carattere orgoglioso e tutt'altro che facile
  • c. dall'aspetto selvaggio e dal torrente di bestemmie che pronunciava quando la situazione si faceva difficile
  • d. sacrilegamente ribelle, insofferente di gerarchie sociali, aspro e indisponente a volte
  • e. arrampicatore eccellente ma bizzarro: infatti, quando il suo cliente è troppo stanco per continuare la scalata, egli lo lascia a riposare su qualche cengia e porta a termine da solo l'ascensione.

Ci risiamo: è la stessa minestra di cui sopra, dell'ardito e sfrenato, delle qualità necessarie e lodevoli che non ci sono, ecc. ecc. È sempre il solito Samassa.

Sì. No. Forse.

  • a. è Franz Lochmatter (1878-1933), guida di Valentine John Eustace Ryan.
  • b. è Jean-Antoine Carrel, detto Bersagliere (1829-1891), guida di Edward Whymper (e suo concorrente nella corsa al Cervino).
  • c. è Alexandre Burgener (1845-1910), guida di Albert Frederick Mummery.
  • d. è Tita Piaz (1879-1848), che non necessita di presentazioni anche per chi abbia solo sfiorato la storia dell'alpinismo; guida, fra gli altri di re Alberto del Belgio.
  • e. è Michl Innerkofler (1848-1888), grande guida dolomitica del secondo '80065.
Testata della Chianevate
Fig. 17 - La testata della Chianevate propriamente detta (in friulano significa "cantinaccia"), rinchiusa fra la Creta Monumenz a sinistra, la Cima di Mezzo e il Passo dei Cacciatori al centro, e la parete sud della Creta della Chianevate a destra. Su quest’ultima sale l’itinerario di Samassa e Urbanis del 1895.

Senza eccezione tutti i brevi profili di cui sopra sono stati raccolti senza troppa fatica, spulciando qua e là nei volumi di storia dell'alpinismo. Ora, fra le Guide dei Monti d'Italia TCI-CAI (la Bibbia degli alpinisti italiani) che tenete in casa o trovate in biblioteca prendete i volumi del Monte Bianco, Alpi Pennine, Gruppo del Rosa, Sassolungo-Catinaccio-Latemar, Dolomiti Orientali. Non che siano esaustivi − ci vorrebbe ben altro! − ma sufficienti al nostro caso sì. Prendete questi volumi, un po' (un bel po') di fogli e iniziate a metter giù, riga dopo riga, le prime salite − cime inviolate o vie nuove che siano − di questi signori dal carattere "difficile". E buon divertimento!

Si fa per dire, ovviamente, e solo per sottolineare che Samassa è in eccellente compagnia visto che tutti i sunnominati, tanto i suoi colleghi guide che i loro clienti, sono più o meno suoi contemporanei e tutti sono entrati nella storia dell'alpinismo dalla porta principale. Tutte grandi guide il cui elenco potrebbe prolungarsi di molto, esattamente come l'elenco delle loro "peculiarità" caratteriali... E anche grandi clienti, sulle cui personalità pure gli aneddoti non mancano.

Grande compagnia, caro Pietro, ma non senza distinzioni fra te e loro. Una prima, grande differenza consiste nel fatto che nella storia dell'alpinismo, quella vera, tu manco ci sei entrato, neppure dalla porta di servizio. Un'altra differenza è che per nessuna di queste guide − né per decine di altre come loro o anche come te, ancorché dotate di pessimo carattere − nessuno storico o commentatore si è permesso di scrivere "ottimo rocciatore, ma...", oppure "guida forte e valente, ma..."66. Niente congiunzioni avversative, né alcuno si è mai sognato di dare loro, da vivi e men che meno da morti, dello psicopatico potenziale omicida.

Forse Samassa non vale Burgener né Antonio Dimai, per citare ancora una volta suoi contemporanei già menzionati, ma certamente i suoi valutatori psicoattitudinali non sono né Mummery né Phillimore, e nemmeno Whymper o Grohmann. Forse Samassa non ne è conscio (non possiede gli strumenti culturali per esserlo) ma la sua visione e la sua pratica dell'alpinismo sono molto più in linea con i tempi e con quelle dei suoi colleghi, dal Bianco al Vallese, dall'Ampezzano al Catinaccio, di quanto non lo siano la concezione dell'alpinismo e le vedute dei suoi giudici contemporanei e postumi67.

Naturalmente, per fondate e ragionevoli che siano si tratta pur sempre di semplificazioni: non siamo al "così fan tutti" e neppure siamo in condizione di cucire abiti su misura a ciascun esponente dell'alpinismo friulano del tempo. Non sono tutti così gli alpinisti friulani a cavallo del secolo, né alpinisti di strette vedute né tranciatori di giudizi psicoattitudinali. Certo, fra gli alpinisti, friulani e non, che visitano le nostre Alpi non c'è Winkler, e neppure Mummery: non ci sono esponenti di grandissimo valore tecnico, ma qualcuno almeno di vedute relativamente moderne c'è. Per non rimanere nel vago, uno di questi − non certo il solo, ma ci serve un esempio − è Giuseppe Urbanis.

Il Cogliàns da nord
Fig. 18 - Il Cogliàns da nord. Su questo versante si svolge la via di Samassa e Urbanis del 1897.

Sotto il profilo squisitamente tecnico Urbanis non è il migliore sulla piazza friulana e giuliana: in verità non è neppure un alpinista di punta, ma è uno che capisce che in questo giovanotto che parla troppo, e talvolta a sproposito, c'è sostanza e non solo incoscienza e millanteria. Urbanis capisce, si fida, e il suo nome finisce sulle guide alpinistiche per due vie che non fanno la Grande Storia dell'Alpinismo, ma la storia dell'alpinismo sulle Alpi Carniche sì. Se per le prime salite della nord dell'Eiger o delle Jorasses, o della sud della Marmolada si parla − giustamente − di soluzioni a grandi problemi alpinistici, per la sud della Chianevate e la nord del Cogliàns68 si parla di soluzioni a due problemi. Non certo "grandi" problemi alpinistici, ma comunque sono problemi risolti, con coraggio e creatività.

Soffermiamoci ora un poco su una sorta di "difetto rivelatore" di Samassa, una pecca che dice molto del suo titolare ma ancor più disvela intorno ai suoi critici.

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Scarica questo file (Pietro Samassa.pdf)Pietro Samassa alias Pìori di Tòch (pagina singola)[© 2016 Enrico Agostinis]309 Downloads
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