« Prev
23/28 Next »

Premiata ditta Kugy & Samassa, un binomio male assortito

Julius Kugy (1858-1944) è una personificazione della multinazionalità dell'impero austroungarico. Padre carinziano (ma il cognome originario è Kugaj, poi mutato in Kugy) e madre triestina di ascendenza slovena, Julius stesso è goriziano di nascita (in verità un po' casualmente), compie gli studi a Vienna, ma il centro della sua attività e città d'elezione è Trieste. Al pari di quasi tutti gli alpinisti del suo tempo − per non citarne altri ricordiamo lo stesso Grohmann − Kugy è di agiata famiglia borghese, e confacenti al suo status sono anche i suoi interessi: la botanica, la musica, la letteratura. La sua grande passione è tuttavia la montagna, alla quale dedica buona parte delle sue energie e della sua vita.

Come emerge dai suoi scritti Kugy è un romantico trapiantato nel suo tempo, quando ormai il romanticismo è al tramonto74. Decisamente romantica − soprattutto in riferimento al suo tempo: è la fase di profonda mutazione dell'alpinismo già descritta in precedenza − è anche l'idea che Kugy ha della montagna e dell'alpinismo: un'idea molto personale, una visione quasi intima (talvolta anche un po' intimistica, via...) con la quale mi trovo personalmente in grande sintonia e che, per inciso, mi sembra oggi di grande attualità e modernità. Ad esempio, anche a prescindere dalla differenza d'età (Grohmann nasce vent'anni prima) Kugy è assai diverso dall'alpinista viennese: Grohmann è un autentico consumatore di vette, soprattutto se "più alte" e non ancora salite (o ritenute tali), spesso con autentico approccio "mordi e fuggi"; al contrario, Kugy ama l'alpinismo esplorativo, ama "stare" sulle montagne (bivacchi compresi, per i quali sviluppa un'autentica passione75) e ama conoscerle in quanto tali, non solo perché più alte o più difficili. Mutuando da altro contesto e da altro linguaggio, Grohmann è uno "sciupacime" mentre Kugy è un amante appassionato e persino fedele (si parla pur sempre di montagne), che a distanza di anni e di decenni ancora assapora il piacere del corteggiamento dell'amata.

Per l'esplorazione dei monti, soprattutto le Alpi Giulie, Kugy sviluppa un autentico culto, ma sempre all'interno della sua particolare visione del rapporto con la montagna (o con la vita stessa) di cui si tratterà più oltre: qui basti notare come egli salga cime inviolate e percorra vie nuove anche difficili e di grande impegno, ma sempre mantenendosi al di sotto del limite delle difficoltà conosciute e soprattutto minimizzando il rischio76. In una parola, per Kugy la difficoltà in quanto tale non è il criterio dirimente per la scelta di un determinato obiettivo alpinistico.

Relazione di Samassa della salita con Kugy alla nord della Chianevate
Fig. 20 - 1900. Relazione di Samassa della salita con Kugy alla nord della Chianevate.

Con questo approccio di base Kugy non può che essere uno strenuo difensore dell'alpinismo classico, quello dell'alpinista-con-guida, anche se il ruolo di avanguardia è ormai saldamente nelle mani dei senza-guida. Ma c'è dell'altro, e di più. Kugy teorizza la necessità di plasmare e in un certo senso di "creare" egli stesso le guide, se non proprio a sua immagine e somiglianza almeno a sua precisa utilità e funzionalità. Proprio per ciò, e nonostante le sue numerose salite nelle Alpi occidentali con guide anche famose (fra tutte Joseph Croux e Mathias Zurbriggen), le sue guide predilette rimarranno sempre quelle delle sue amate Giulie: sopra tutti Anton Oitzinger di Valbruna, di cui scriverà la biografia, quindi Andreas e Jože Komac di val Trenta e Osvaldo Pesamosca di Raccolana, guide che lo accompagneranno anche al di fuori della loro stretta area di competenza.

Anche in montagna Kugy rimane tuttavia il gran borghese che antropologicamente è: con le sue guide condivide disagi e pericoli, maltempo e bivacchi à la belle étoile, ma tutto ciò non va a mutare ruoli né a intaccare gerarchie, che sono e rimangono indiscusse.

Se questo è Julius Kugy (i suoi fedelissimi mi perdonino le inevitabili semplificazioni) che cosa hanno in comune un montanaro carnico e un borghese cittadino mitteleuropeo? Ovviamente nulla se non il fatto che, del tutto casualmente, l'habitat del primo è il "terreno di gioco" del secondo. La Weltanschauung dell'uno non può, proprio non può avere alcunché da spartire con quella dell'altro. Posto che Samassa ne possieda una paragonabile a quella di Kugy, dal momento che il welt-universo di Pietro (non solo in senso fisico-geografico) è circoscritto alla sua vallata, o si spinge ben poco oltre. Ma di questo incontro-scontro culturale e caratteriale è necessario definire i contorni, tutt'altro che manifesti.

Ripropongo il ben noto profilo caratteriale postumo che Kugy fa di Samassa, già riportato sopra:

Era stato l’uomo più ardito e sfrenato che io abbia conosciuto. Quando raccontava, con le vampe negli occhi, delle sue cacce proibite e del suo periglioso contrabbando, c’era da aver paura. Lì sapeva il fatto suo. Non mi sarei stupito di nessuna pazzia da parte sua: né del sacrificio della propria vita per un’inezia, né di una fucilata improvvisa che avesse sparato, quando gli si gonfiava la vena in mezzo alla fronte, contro un presunto avversario. Poco gl’importava: o io o tu, o la vita o la morte!

Quando per la prima volta lessi questo periodo enucleato dal suo contesto, il mio primo pensiero-aggettivo per quel giudizio fu "lapidario!". Il secondo, a distanza di pochi secondi, fu "lapidante!". Sembra il profilo di una personalità disturbata, il ritratto di uno psicopatico. Sembra il ritratto di un uomo violento, il profilo caratteriale del brigante Musolino, famigerato pluriomicida coevo di Samassa e di Kugy. Eppure non risulta che Pietro abbia mai compiuto alcuna violenza, abbia mai sparato a chicchessia (checché ne raccontino gli aspiranti epigoni di Dumas), e men che meno abbia ammazzato qualcuno. Per di più è il ritratto di un morto, di uno che non potrà mai più, se mai ne avesse avuto l'intenzione, fare del male ad alcuno. E dunque, perché?

La risposta è nel Kugy tardo romantico di cui sopra, e nella sua prosa in pieno stile Sturm und Drang. Quelle espressioni, quegli aggettivi Kugy non li riserva al solo Samassa ma sono parte integrante del linguaggio con cui egli descrive l'universo, anche e soprattutto umano, che lo circonda.

Qualche esempio. I Pesamosca, guide di Raccolana, sono di schiatta fosca, e Osvaldo Pesamosca guarda con occhi torvi. I cacciatori di val Trenta, come già abbiamo riportato altrove, hanno accessi di parossismo venatorio. Lo stesso amatissimo Oitzinger nella stessa riga di testo ha gli occhi fiammeggianti e lo sguardo cupo. Ma soprattutto, secondo il resoconto di Kugy, nell'affrontare al collo il suo aggressore che lo minaccia con un'accetta Oitzinger lo afferra al collo e lo disarma, esclamando O lui o io, la vita o la morte! Frase che, parola per parola, è già stata messa in bocca anche al povero Samassa, ma con l'esito − ben diverso dal caso di Oitzinger! − che oggi ben conosciamo.

Se non è (solo) il caratteraccio, sono allora le attività illecite, le cacce proibite e il periglioso contrabbando di Samassa a suscitare la riprovazione di Kugy? Molto improbabile. Andreas Komac, una delle sue guide preferite e più fedeli, è il miglior bracconiere di val Trenta, e altrove lo stesso Kugy afferma ero cresciuto alla dura scuola dei bracconieri di val Trenta77. No, dev'esserci dell'altro, qualcosa di più profondo.

Samassa-guida non è certo una "creazione" di Kugy, come sono invece (o Kugy ama pensare che siano) i prediletti Komac, i Pesamosca, gli Oitzinger. L'alpinista triestino e la guida collinotta si incontrano quando Samassa ha quasi 35 anni e alle spalle un curriculum alpinistico di tutto rispetto: è un alpinista d'esperienza e una guida fatta, insomma, per di più con una sua personale visione della montagna, del come e dove salirla. Dacché si è presentato nell'ambito dell'alpinismo friulano ormai conosciamo il caratteraccio di Samassa e la sua guasconeria, e soprattutto conosciamo lo spirito indipendente che, almeno in montagna, non si sente inferiore ad alcuno ed è poco disposto all'obbedienza nei confronti di chicchessia, fosse pure chi lo paga per le sue prestazioni. In una parola, Samassa è un anarchico della montagna, l'esatto contrario del furlano (e carnico) che un inveterato luogo comune vuole sì, sempre e comunque, salt e onest, lavoradôr78, ma anche inesorabilmente sotàn.

Il protagonismo anarcoide di Samassa è giusto il contrario di ciò che Kugy si aspetta dalle sue guide, attori certo indispensabili alla recita delle sue imprese, di cui tuttavia egli rimane solo e unico regista. Ciò darà luogo a scontri memorabili in occasione di alcune "ritirate", ordinate da Kugy e non condivise da Samassa, con quest'ultimo che letteralmente sbotta, impreca, ruggisce, anche se infine cede. Oppure l'episodio riportato in precedenza, quando un Samassa contrariato dalla mancata pubblicazione del resoconto della nuova via sulla nord della Chianevate rifiuta i suoi servigi a uno sbalordito Kugy. Non è la prima volta che Kugy ha a che fare con le bizzarrie delle sue guide: nelle lunghe trasferte nelle Alpi Occidentali ha visto ben altro, ma un conto è chiamarsi Burgener, altra cosa è chiamarsi Samassa, che di fatto non ebbe certo il carisma degli Zurbriggen, dei Burgener e dei Croux, né seppe guadagnarsi l'indulgenza che Kugy ebbe per le "sue" guide delle Giulie.

Siamo al nocciolo dell'intera questione. A conti fatti la sensazione che emerge dal quadro generale, da tutto ciò che sin qui si è detto e scritto è che Kugy, pur sinceramente colpito e ammirato dalle capacità arrampicatorie di Samassa, avrebbe fatto volentieri a meno dei servigi della guida collinotta se essa non si fosse di fatto resa indispensabile per il raggiungimento di alcuni precisi obiettivi dell'alpinista triestino.

Versante nord ovest della Chianevate
Fig. 21 - Il versante nord ovest del massiccio della Chianevate, teatro dell’impresa di Kugy, Bolaffio, Komac e Samassa nel 1899.

Kugy ritiene Samassa il depositario della chiave di un "tesoro" che si chiama Chianevate, e soprattutto della sua parete nord (più precisamente nord-ovest)79. Chissà che nella visione di Kugy non vi sia anche una certa somiglianza fra Samassa e quella parete, forse la più repulsiva di tutte le Alpi Carniche con quel labirinto di ciclopiche faglie ripiegate su sé stesse che sembrano le contorsioni di un dannato nelle fiamme dell'inferno. Di quell'inferno Samassa ha le chiavi per condurre Kugy al paradiso della vetta, e il rigido e compassato alpinista asburgico deve giocoforza venire a patti con quella sorta di demonio collerico dagli occhi fiammeggianti e dalla lingua che non conosce freni.

Proseguendo nella ricostruzione della genesi e della fine di questa "strana coppia", per parte sua Samassa ritiene Kugy in possesso di altre chiavi, quelle del suo possibile successo nella professione di guida: proprio per questo, in una sorta di tentativo di autopromozione, tenta di trascinarlo in territori sconosciuti o, meglio, su difficoltà estreme e forse "d'effetto". Insomma Samassa cerca di dimostrare al suo possibile mentore e testimonial Kugy che lui, Pietro Samassa da Collina, non solo è la miglior guida sulla piazza ma è anche il miglior alpinista in circolazione. Valutazione errata e tentativo destinato a un disastroso fallimento, perché così facendo Samassa entra inconsapevolmente in rotta di collisione con più d'uno dei principi informatori dell'alpinismo di Kugy, segnatamente la gerarchia e la prudenza (o non-imprudenza, nella soggettiva valutazione di Kugy stesso). Sta di fatto che il sodalizio Samassa-Kugy si limita a poche salite, e due sole "prime".

Per meglio comprendere il rigido atteggiamento dell'alpinista triestino nei confronti delle "fughe in avanti" di Samassa è necessario ritornare alla concezione stessa di alpinismo di Kugy, alla sua visione esistenziale dell'alpinismo che volge in apodittico giudizio di valore anche nei confronti degli alpinisti suoi coevi:

Certe arrampicate disperate che oggi si usano sono contrarie al mio modo di sentire. Io amo l'equilibrio, la salute, in una parola il bene della vita80.

Kugy scrive queste parole fra il 1925 e il 193581. Tuttavia, è molto probabile che ciò sia solo l'esternazione di un pensiero profondo di molto anteriore, sedimentato da lunghissimo tempo nell'intimo del suo essere di alpinista: insomma, da sempre per Julius Kugy questo è il modo, il solo e unico per lui concepibile, di vivere la montagna. O di vivere e basta.

Chiaro a che cosa Kugy si riferisca, necessariamente ha da esservi un chi, un "arrampicatore-tipo", oltre a Lammer, che ispiri a Kugy quel pensiero: non i fratelli Zsigmondy e Purtscheller, che pure quanto a rischi non scherzano ma che di Kugy sono amici e che egli stesso assolve, come poi assolverà Comici. Chi altri della sua generazione alpinistica o di quelle successive, fino agli anni '30? Certamente Lammer, ma anche Dülfer, Winkler e lo stesso Preuss? E poi anche Otto Herzog e Emil Solleder, e gli sfortunati protagonisti (ma non i vincitori) dell'assalto alla Eigerwand, e infine la nuova generazione dei Rebitsch e dei Cassin? Elenco estemporaneo e parziale, beninteso, ma sufficiente allo scopo. Inequivocabile e inappellabile, resta l'autoreferenziale giudizio di valore di Kugy che, detto diversamente ma impiegando la sua medesima terminologia, suona così: chi non sente l'alpinismo come lo sento io è un "arrampicatore disperato", uno "squilibrato" che "non ama il bene della vita"82.

Sono giudizi su cui avremo modo di ritornare fra breve. Tuttavia, per non lasciare del tutto sospesa una questione evidentemente ben lontana dall'essere chiusa, che ci riguarda più da vicino e la cui definitiva conclusione rimando al prossimo capitolo, un conto è dare dello scriteriato a Lammer o a Preuss, entrambi i quali troverebbero nugoli di difensori (anche se Preuss decisamente più di Lammer...); ben altro è dare dell'arrampicatore disperato a un montanaro qualsiasi, nel qual caso l'affermazione di Doktor Kugy suona − e soprattutto suonerà ai posteri − molto più come una definitiva e inappellabile sentenza.

« Prev
23/28 Next »
Scarica
Scarica questo file (Pietro Samassa.pdf)Pietro Samassa alias Pìori di Tòch (pagina singola)[© 2016 Enrico Agostinis]309 Downloads
Scarica questo file (Pietro Samassa pagina doppia.pdf)Pietro Samassa alias Pìori di Tòch (pagina doppia)[© 2016 Enrico Agostinis]313 Downloads
sei qui