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Il grande cacciatore

Gli storici dell'alpinismo associano sistematicamente le prime guide alpine all'attività-occupazione-professione di "cacciatore". Un po' come in certi libri d'avventura o film western dove il cacciatore di pellicce, con tanto di berretto di castoro d'ordinanza alla Davy Crockett, è anche esploratore e profondo conoscitore dei territori altrimenti terra incognita.

Samassa è certamente cacciatore, e anche assai appassionato. Nelle sue Note ciò si comprende non solo dalle prede, che elenca minuziosamente (comprese quelle che non dovrebbe...), ma anche per l'interesse al suo "strumento di lavoro": con i fucili spende somme considerevoli, ma in parte vi è anche spinto dall'evoluzione della tecnologia, non diversamente da ciò che facciamo noi ad esempio con l'informatica. Nel 1899 Pietro ha ancora un fucile (il suo "sistema operativo") ad avancarica, e deve farlo modificare (dalla versione 2.0, o anche oltre): l'armaiolo deve quindi provvedere a

ridurmi a retrocarica un fucile a 2 canne, una ad elica e una tonda [...] la mira posibilmente la vechia con un piccolo alzo di tirrar fin a . a balla.

Su questa modifica Samassa spende una intera pagina di minuziosi particolari sulla chiusura, i cani, la righetta e altro ancora. Si vede che l'argomento lo coinvolge, come pure si capisce che ormai di caccia se ne intende: ha ormai 33 anni, e un bel po' di esperienza alle spalle. Ma ogni grande cacciatore(?!) ha fatto la sua gavetta.

Come tutti i cacciatori, Samassa inizia la pratica in età giovanile: apprendistato, si chiamava una volta, come in tutte le attività che richiedono esperienza. A 23 anni c'è la passione e l'esercizio, ma i risultati scarseggiano.

Li 14 [gennaio 1890] sereno e 15 gradi di fredo a ore 8 [...] oggi statto a caccia io e Meni per veder dei caprioli e non visti a fatto nessuna traccia.

Non va meglio il 21 gennaio:

oggi siamo statti a caccia e visti 11 camoci sotto la siela e Meni a fallato a motivo che le rivato e i camoci uscivano. questi 11 camoci sono venuti dalla Volaia...

L'11 e 24 marzo è tempo di gallo cedrone, ancora senza risultato, mentre il 25

oggi Miche Tolazzi mazzato un Galo Dindio in compagnia solo e noialtri tutti al leto. Mazzato nel piano Bevorchian.

Zero prede non è il bilancio di un grande cacciatore, ma noi già sappiamo che non sarà sempre così. In ogni caso, quel 25 marzo, mentre Michele Tolazzi fa bottino, Pietro è ancora a letto (al leto) perché nel pomeriggio deve trasferirsi a Zovello, dove è ingaggiato come boscaiolo.

Nei mesi successivi, nelle interruzioni del lavoro a Zovello, Pietro torna a Collina e va ancora alla caccia del gallo cedrone, ma i risultati si fanno sempre attendere.

Quel che non manca sono invece gli aneddoti, anche gustosi:

oggi statto al Gallo al Zov da Dalt a cantato solo 8 volte a ore 5 e 3 minuti e poi se scampato verso Sigileto con 4 galine.

Come dire: i cacciatori con un palmo di naso, e il cedrone che se la spassa con le galline. Ma al gaudente pennuto non può andare sempre bene:

Mazzato il Gallo Luriot Giuseppe Tamusin a Zuof da Dalt venduto a Fanin pagato Lire Italia 4 e 10.

"Luriot" resta oscuro anche per un collinotto, ma intanto sappiamo che l'oste Fanin (Faleschini) paga il gallo 4.10 Lire, quasi 3 giorni di salario di un operaio.

Da luglio a dicembre mancano le pagine, ma infine

li 12 [dicembre] Martedì [...] oggi a ore 10 e 20 minuti mazai io un camoscio in Ciampei di Clapos, un zoCol, e un Meni.

Degli anni successivi non abbiamo una cronologia così precisa: la sensazione è che le uscite a caccia si diradino a causa dei crescenti impegni di lavoro, obblighi che spesso lo portano lontano da Collina. Con il passare degli anni diminuiscono i giorni di attività, ma parallelamente Pietro migliora le sue performances venatorie: nel 1899 presenta addirittura un consuntivo dell'anno precedente:

'98 Camozzi mazzati io Pietro Samassa
1 sora il lastron di pez
1 Drio il lago Volaia
1 alla Piramide di Ciampei di Clapos
  zo per la Valentina rimpeto li Zalins
1 alla piramide del Lago Volaia
  cima la Valentina
1 alla corona verde del cadin Volaia
1 alla prima corona drio il Lago verso il Cadin
1 sulla sela di Moraretto

8 camosci in un anno. Sono molti? Sono pochi? Oggi sarebbero comunque troppi (anzi, una strage) ma non è dato sapere se e quanto la selvaggina a quel tempo fosse abbondante. Inoltre, nel contesto storico e culturale in cui si muove Samassa, nella visione assolutamente antropocentrica del tempo il camoscio vale esattamente come la stella alpina che abbiamo visto in precedenza: è lì per essere "raccolto" da chi è in grado di farlo. È la mutata sensibilità comune − sociale, ambientale − che ha promosso il camoscio e la stella alpina dallo stato di res nullius a quello di res omnium, con tutto quel che ciò comporta.

Di ritorno al numero di camosci abbattuti, un'altra osservazione balza tuttavia all'occhio: i camosci sono in maggioranza (5 su 8) abbattuti oltreconfine19. Dettaglio certamente imprudente da mettere per iscritto, ma che per ciò stesso fa supporre che il totale sia corretto e nel computo Samassa non nasconda nulla, neppure le prede proibite. Che a quel tempo il bracconaggio fosse pratica diffusa è cosa nota, così come è verosimile che i bracconieri si spingessero, per evidenti ragioni, nei luoghi più impervi e meno battuti delle montagne. Per i bracconieri di val Trenta Julius Kugy parla di "parossismo venatorio", e "il più temerario era lui, il più audace, il più abile": Andreas Komac, una delle guide predilette di Kugy stesso. Proprio grazie alle sue "virtù" di bracconiere Andreas finirà guardacaccia...

Ma i generosi biografi ci dicono che Samassa vende carichi di pelli così consistenti che manco nello Yukon...20 Altro che 8 camosci! Contabilità occulta, allora? No. Ecco come il Nostro si procura pelli e trofei.

Comeglians 0.45
Vettura 1.00
Desemon .05
Ampezzo pranzo 1.80
Vettura fino a Forni 6.00
N. 24 pezzi di pelle di Camozzi compratte a Forni di sotto il 29 del 12.98  

Sono spese di viaggio, in Lire.

Il grande cacciatore che ci hanno propinato compra le pelli e i trofei da altri! In particolare le pelli senza trofeo sono pagate 2.50 £ cadauna; con il trofeo 4.50 £. Forse nel corso dello stesso viaggio (non è del tutto chiaro, perché nel tempo registra diverse trasferte in val Tagliamento), altri acquisti: «a Dinperz 6 piels»21. È chiaro ora come siano così cospicui i carichi di pelli di camoscio e di trofei che Samassa consegna o, ancor meglio, spedisce ai suoi acquirenti, situati per lo più a Mauthen e comunque in Austria. Business is business.

Infine, per chiudere l'argomento "grande cacciatore & bracconiere", a margine dei dati quantitativi e dei traffici di Samassa gioverà anche ricordare che a quel tempo, oltre a una integrazione del bilancio familiare con la (ri)vendita delle pelli e dei trofei, la caccia provvede anche − non certo in via esclusiva, ma sicuramente anche − a una discreta integrazione e varietà della dieta alimentare, almeno quanto a proteine22. Fino agli anni '50 del XX secolo sulle mense montanare la carne fresca − soprattutto bovina, ma anche lo stesso pollame − è cibo assai poco comune, per lo più riservato ai rari giorni di grande festa o destinato agli infermi e consimili; nello stesso tempo, nelle famiglie contadine e montanare le bocche da sfamare sono numerose assai. Anche in questo caso non si tratta di una interpretazione né di una giustificazione della caccia di fine ' Collina: come già riguardo allo status di "bene disponibile" di camosci e stelle alpine, è un semplice dato di fatto.

In ogni caso Pietro Samassa non è un cacciatore (o bracconiere) di professione. Non si può escludere che ciò rientri nelle sue aspirazioni più o meno segrete, dal momento che la caccia è sicuramente più gratificante del tagliar tronchi, ma Samassa di caccia certo non campa.

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