Givigliana e le guerre contro i Turchi

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Scarica questo file (Givigliana e i Turchi.pdf)Givigliana e le guerre contro i Turchi[v. 1.0 del 25 agosto 2018]20 Downloads

 

Le notizie sugli abitanti di Givigliana nei periodi remoti — antecedenti alla tenuta, disposta dal Concilio di Trento, dei registri di battesimo, sepoltura e matrimonio — sono scarse e, quindi, particolarmente preziose.

Antonio filio quondam Iohannis Margaretta da Givigliana compare come teste in un atto rogato nel 1472 a Comeglians dal notaio Gasparinus filius quondam ser Romani Michisi da Tolmezzo1; lo stesso Antonio Margarete viene, inoltre, ricordato nelle Memorie di Givigliana perché inserito «sotto l'anno 1471 nell'elenco degli uomini scelti a soldati della guerra contro i Turchi che mise capo alla battaglia di Lepanto» 2.

Il riferimento all'elenco del 1471, nella sua enigmatica apoditticità, sollecita ulteriori indagini; di che elenco si tratta?


Per scoprirlo partiamo da Giovanni Gortani, o meglio dalla memoria storica intitolata I Turchi in Friuli3, edita nel 1884 in occasione delle nozze di Vittorio e Luisa Tavoschi, certamente conosciuta da don Pietro Cella, l'estensore delle Memorie di Givigliana.

Nell'autunno del 1470, orde feroci e selvagge di Bosniaci e Croati dalla Kulpa e dalla Sava irruppero in Carniola ed in Istria, predando, distruggendo, incendiando castelli e villaggi, traendo seco il fiore degli abitanti in ischiavitù: nelle cronache nostre e negli scritti officiali sono detti Turchi, ad ogni modo barbari quant'essi, il nome poco monta. Secondo il Palladio, s'affacciarono sull'Isonzo il dì di S. Orsola, 21 ottobre, e superatolo con 8000 cavalli portarono la desolazione e lo spavento sino alle porte di Udine. L'impressione lasciatavi fu tale, che ad ogni lieve sentore d'un loro temuto ritorno si correva alla frontiera da tutti gl'angoli della Patria, oltreché il governo ebbe a stanziar quivi per più anni un grosso nerbo di cavalleria mercenaria, che grazie ai viziosi sistemi d'allora contribuì forse più a smungere il paese che non a difenderlo4.

Dopo il 1470 si verificarono altre quattro incursioni (1472, 1477, 1478 e 1499), che coinvolsero solo di striscio i Carnici, i quali, tuttavia, non mancarono di contribuire alla comune salvezza, come provato da varii atti custoditi nell'Archivio Municipale di Tolmezzo.

I Carnici chiamati a concorrere col loro braccio e coi loro averi alla comune salvezza, risposero ogni volta solleciti all'appello, per quanto le distanze e lo sminuzzamento dei luoghi abitati lo consentiva: ne abbiamo la prova in varii atti custoditi nell'Archivio Municipale di Tolmezzo, da cui sono tolti gli estratti che formano seguito a questa memoria5.

Il primo dei varii atti custoditi nell'Archivio Municipale di Tolmezzo trascritti da Giovanni Gortani riguarda la convocazione delle cernide dei quartieri di Gorto e Tolmezzo in difesa della Patria del Friuli contro i Turchi del 6 giugno 1471, risalente, cioè, all'anno in cui Pietro Cella colloca il riferimento ad Antonio Margarete.

In Christi nomine amen. — Anno eiusdem nativitatis Millesimo quadringentesimo septuagesimo primo, Indictione quarta, die VI Iunij.
Infrascripti sunt homines electi pro secundo Tertio per Spectabiles Dominos Gastaldionem et Communitatem Tulmetij [...] ad tuitionem et defensionem et salutem totius Patrie Fori Iulij contra Teucros nemicos Christiane Fidei.
In Quarterio Gorti, et primo
(omessi i nomi)6.

Pare plausibile, pertanto, dedurre che il documento pubblicato da Giovanni Gortani corrisponda alla fonte utilizzata da Pietro Cella. La sua edizione parziale, monca dei nomi dei convocati, non consente certezze, ma, ad attenuare i dubbi soccorre la comprovata dimestichezza di Pietro Cella con l'archivio di Giovanni Gortani — da lui riesumato e riordinato, dopo i saccheggi e le dispersioni sofferti nel periodo dell'invasione austro-germanica del 1917-18, negli anni 1925-267, in coincidenza, o a ridosso, con la stesura delle Memorie di Givigliana —, all'interno del quale potrebbe essere stata rinvenuta la trascrizione completa del documento originale.

In tempi più recenti l'esistenza di quest'ultimo è stata indirettamente confermata da Claudio Puppini con una fotografia della Prima parte dell'elenco delle cernide del Quartiere di Gorto risalente al 1471 nella quale si intravede, non senza sforzo, l'incipit edito da Giovanni Gortani8. L'originale è stato poi nuovamente scovato nell'Archivio comunale di Tolmezzo da Patrizia Vizintin che lo ha accuratamente analizzato in chiave demografica in Tolmezzo e la sua gente nel tardo Quattrocento9; infine, grazie all'avvio della digitalizzazione del fondo antico dell'archivio storico del Comune di Tolmezzo, la sua consultazione è ora liberamente accessibile a tutti via web10. Profittando di ciò, abbiamo infine appurato l'esattezza di quanto affermato da Pietro Cella nelle Memorie di Givigliana a proposito di Antonius Johannis margareta, l'unico giviglianotto convocato alla cernida del 1471, appagando così lo stimolo che ci aveva inizialmente mossi.

Lo stile narrativo di Pietro Cella esclude l'indicazione delle fonti, a parte generici accenni «ai documenti rimasti, raccolti un po' dovunque per le case e negli archivi della Mansioneria, della Parrocchia, della Pieve», oppure alla «famiglia del fu Giovanni Gortana Denèl che, fra le altre, offrì senza ombrosità la maggior copia di carte che rese possibile la compilazione di questo opuscolo»11. Appare, però, probabile che l'Archivio di Giovanni Gortani sia stato utilizzato come un'agevole miniera per l'estrazione delle informazioni sui primi abitanti di Givigliana; ci riferiamo in particolare ai seguenti atti (privi di riscontri nelle carte del vicariato foraneo di Gorto edite da Gilberto Dell'Oste):

  • 13 marzo 1322, Testamento di Giovanni fu Teudo da Givigliana;
  • 1 maggio 1322, Testamento di Vecellio fu Gussetto da Givigliana;
  • 1348, Contratto di locazione e lascito di Nicolò, pronipote di una Guerra da Givigliana sposata a Mione;
  • 1386, lascito di Romano figlio di Marino da Givigliana;
  • 1394, lascito di Candido fu Giacomo da Givigliana12.

Giunti a questo punto, passiamo ad esaminare più da vicino l'elenco dei convocati alla cernida, concentrando l'attenzione sull'Alto Gorto.

Il numero degli uomini chiamati alle armi può essere visto come un (vago) indicatore demografico, utile per tracciare una mappa (sfumata) della consistenza relativa (molto relativa... maggiore, uguale, minore di...) dei vari insediamenti sul finire del Quattrocento13.

Nel quartiere di Gorto i convocati sono 149, distribuiti tra 39 ville — sei delle quali costituite da agglomerati di più località contigue, in parte coincidenti con comunità di villaggio formalmente costituite (i Communi) — in quantità variabili da uno a undici cadauna (riquadro I); tra queste all'estremo inferiore si posizionano Chialina, Cludinico, Givigliana e Stalis (di Rigolato), che, in teoria, dovrebbero corrispondere ai borghi più piccoli, a quello superiore il Commune di Povolaro-Tavosco-Maranzanis, apparentemente l'area più abitata. Circa la metà (75) dei convocati risiede nelle undici località apportanti cinque o più uomini, l'altra metà nelle restanti ventotto. La villa di Luch e il commune di Palù-Stalis (Ravascletto) sono gli unici luoghi in cui l'assenza di convocati è esplicitamente indicata.

 

UNDICI Povolaro-Tavosco-Maranzanis
OTTO Ovasta, Pesaris, Prato Carnico
SETTE Mione
SEI Liaris, Osais, Ludaria-Alvarins
CINQUE Ovaro, Sostasio, Ravascletto
QUATTROAgrons-Noiareto-Cella, Clavais, Luint, Avausa, Collina, Rigolato, Zovello
TRE Pieria-Muliton, Entrampo, Lenzone, Truia, Sigilletto, Valpicetto, Tualis, Campivolo-Solars
DUE Muina, Prico, Avoltri, Forni Avoltri, Frassenetto, Gracco, Vuezzis, Calgaretto-Runchia, Comeglians
UNO Chialina, Cludinico, Giviliana, Stalis
ZERO Luch, Palù-Stalis

Nel riquadro II le località sono raggruppate per aree geografiche corrispondenti agli attuali comuni (grossomodo coincidenti con le rispettive parrocchie).

È facile, così, notare l'assenza di alcune borgate, sicuramente abitate, in particolare di Luincis, a Ovaro, di Mieli e Noiaretto, a Comeglians, di Magnanins e Casadorno, a Rigolato. Per Luincis, considerata la numerosità dei nobili gismani che vi risiedevano, si può ipotizzare l'esenzione dalle cernide e una diversa modalità di contribuzione alla difesa comune.

Se il numero dei partecipanti alla cernida fosse collegato al numero di abitanti, nel 1471 ci sarebbe stata una simmetria quasi perfetta tra le parrocchie di san Giacomo di Rigolato e di san Giorgio di Comeglians (con 19 e 18 convocati), da una parte, e quelle di san Giovanni Battista di Sopraponti e di san Matteo di Monaio (con 13 e 12 convocati), dall'altra.

Nella parrocchia di san Giovanni Battista di Sopraponti, Collina, con quattro uomini, è la località che contribuisce maggiormente, seguita da Sigilletto, con tre, e dalle ville di Forni, Avoltri e Frassenetto, allineate tra loro, con due ciascuna.

Nella parrocchia di san Giacomo di Rigolato primeggia la villa di Ludaria-Alvarins con sei uomini, seguita da Rigolato, con quattro; Givigliana, col solo Antonio Margarete, si pone al livello di Stalis, dopo Vuezzis e Gracco.

Alvarins, in seguito assorbita da Ludaria, è attestata fin dal 1275 — se coincide, come pare, con l'Alvariis del Thesaurus Ecclesiae Aquileiensis 14 —, e, in ogni caso, sicuramente dal 1319, quando Walterius filius quondam Iohannis Marini de Alverins «vende per diciassette lire di denari aquileiesi a Odorico del fu Guecello da Davarins un suo stavolo con stalla ed un prato, sito nelle pertinenze di Davarins»15.

FORNI AVOLTRI RIGOLATO
Collina 4 Ludaria e Alvarins 6
Sigilletto 3 Rigolato 4
Avoltri 2 Valpicetto 3
Forni Avoltri 2 Gracco 2
Frassenetto 2 Vuezzis 2
Givigliana 1
Stalis 1
13 19
COMEGLIANS RAVASCLETTO
Povolaro, Tavosco, Maranzanis 11 Ravascletto 5
Tualis 3 Zovello 4
Calgaretto e Runchia 2 Campivolo, Solars 3
Comeglians 2 Palù, Stalis 0
18 12
OVARO PRATO CARNICO
Ovasta 8 Pesariis 8
Mione 7 Prato Carnico 8
Liaris 6 Osais 6
Ovaro 5 Sostasio 5
Agrons, Noiareto, Cella 4 Avausa 4
Clavais 4 Truia 3
Luint 4 Pieria e Muliton 3
Entrampo 3 Prico 2
Lenzone 3 Luch 0
Muina 2
Chialina 1
Cludinico 1
48 39

L'elenco dei convocati (riquadro III) fornisce altri dettagli.

Nella parrocchia di Sopraponti emergono cinque cognomi (almeno due dei quali - Romanin e Vidale - ancora caratteristici di Forni Avoltri):

  • Bettani a Collina (1 portatore);
  • Miculini (2) e
  • Romanini (1) a Sigilletto;
  • Malagnini a Frassenetto e Forni (2);
  • Vitalis a Forni (1).

Quattro soggetti sono identificati col luogo o la zona di provenienza: due de Chulina, un de pudi stali di Frasssenetto, un theotonicus ad Avoltri, forse espressione dei contatti con la vicina Carinzia e antesignano degli immigrati tedeschi destinati a insediarsi nei secoli successivi (Achil, Eder, Gaier, Paluber, ...).

I Bettani (Betan) si estinsero a Collina agli inizi del Settecento, ma «a quasi 300 anni dalla scomparsa anagrafica, il cognome sopravvive ancora oggi a Collina nella casa/casata originaria di BETÀN, dal 1720 circa associata univocamente ad una ramo della Famiglia Tamussin»16. Nello stesso periodo il cognome risulta attestato anche a Sigilletto e a Frassenetto.

Leonardo da Collina potrebbe coincidere con quel Leonardo di Gerolamo da Collina indicato come testimone in un atto rogato a Cella il 7 dicembre 147617 e il giorno successivo, presso la pieve di Gorto, della quale era cameraro per quell'anno, acquistò un livello, avendo come testimone anche Leonardo Malagnini di Forni Avoltri, pure convocato alla cernida del 147118.

In Chulina In Ludaria et Alvarins
Pelegrinus de Chulina Candonus de bevorchia
Candidus Jacobi bettanj Leonardus Sabedan
Nicolaus quondam Odorici Nicolaus bettanj
Leonardus di Chulina Jacobus Franzanj
Bertulus Candidi
Leonardus de Agar
In Sigigleti In Rigulato
Leonardus michulinj Dominicus? Leonardi \....
Johannes michulinj Nicolaus zeleanj
Antonius romaninj Johannes de magnanins
Leonardus romanello
In Frasaneto In Valpizeto
Michael malagninj Cristoforus bettanj
Leonardus de pudi stali Nicolaus Cosetti
Johannes Vualterij
In Furno Avoltrj In Vuezis
Vitalis Nicola Vitalis Johannes marinj
Leonardus malagninj Johannes durigonj
In Avoltrj Jn agrch
Luchas theotonicus Nicolaus cosetti
Leonardus Antonij Leonardus de Solan
In Givigliana
Antonius Johannis margareta
In Stalis
Nicolaus q. Johannis marinj

Le tracce dei Malagnini e dei Miculini, che contribuirono con due uomini ciascuno alla cernida, sembrano eclissarsi prima del Seicento; nessun indizio su di loro traspare dai registri canonici, a meno che i Michelis di Frassenetto, ancora vitali agli inizi del Seicento, non abbiano qualche legame con i Miculini19.

Il Nicolò Vitalis de Furno che nel 1450 risulta possessore di un campo nelle pertinenze di Mieli forse aveva qualcosa a che fare col Vitale convocato per la cernida20, così come forse c'era qualcosa in comune, oltre al luogo di residenza, anche tra Leonardo da pudistali, altro convocato, e Pasculus de Pudistali de Frasaneto, capitaneus parvus totius villarum de Supra Pontem convenuto a Comeglians il 1 gennaio 1473, assieme al capitano grande del Quartiere di Gorto e i capitani minori delle altre ville gortane, per il rilascio di una procura21.

Il cognome Bettani, incontrato a Collina, lo si ritrova nella confinante parrocchia di san Giacomo di Rigolato, più precisamente a Ludaria e Valpicetto, assieme a D'Agaro (de Agar), Candido, Marini (a Vuezzis e Stalis), Franzani, Romanello, Gussetti (Cosetti, a Valpicetto e Gracco), Ziliani, Durigon, Margareta, Sabedan; inoltre si notano un de bevorchia a Ludaria, un de Solan a Gracco e un de magnanins a Rigolato.

Considerato la distanza temporale, è improbabile che il Cristoforo Bettani da Valpicetto convocato per la cernida abbia a che fare in modo diretto con l'altro Cristoforo, quondam Odorici Bettan de Ludaria, che il 4 giugno 1452 intervenne a Cella in qualità di teste alla stipula di un legato22, anche se l'omonimia suggerisce possibili rapporti di ascendenza/discendenza.

Il cognome Marini, presente nel 1471 a Vuezzis e Stalis, è documentato, come si è detto, ad Alvarins già nel 1319; a cavallo tra Cinquecento e Seicento lo si intravede a Givigliana, dove, una volta estinto, proseguirà poi a lungo come soprannome di un ramo dei Gortana, per ricomparire nuovamente, importato per altre vie, nell'Ottocento23. Il Giovanni Marini di Vuezzis, convocato alla cernida, potrebbe coincidere con «Johannes Niarini ville de Wecis, capitaneus parvus villarum sub cura Sancti Iacobi», convenuto col capitano grande del Quartiere di Gorto e altri minori a Comeglians il 1° gennaio 1473 per il rilascio di una procura24.

I cognomi Sabedan e Franzani, presenti a Ludaria, sono attestati nel 1430 a Pieria, il primo, e a Invillino, il secondo25; chissà, forse Leonardo Sabedan aveva radici canalotte e Giacomo Franzani villotte!

Di Leonardo de Solan da Gracco non sappiamo nulla. Il cognome forse proviene da Mieli26. A fine Cinquecento almeno una famiglia de Solan risiedeva a Magnanins27. A cavallo tra Cinquecento e Seicento sono annotati diversi matrimoni, ma le tracce nella parrocchia di san Giacomo di Rigolato si esauriscono nella seconda metà del Seicento28.


  1. Gilberto Dell’Oste (a cura di), Carte del vicariato foraneo di Gorto in Carnia (1270-1497), Coordinamento dei circoli culturali della Carnia, s.l. 1999, documento n. 114, Venditio livelli, Comeglians 23 febbraio 1472. 

  2. Pietro Cella, Memorie di Givigliana, Premiato Stabilimento Tipografico L. Lukežič, Gorizia 1928, p. 8. 

  3. Giovanni Gortani, I Turchi in Friuli, Tipografia Paschini, Tolmezzo 1884. 

  4. ivi, pp. 5-6. 

  5. ivi, p. 7. 

  6. ivi, p. 11. 

  7. Il suo impegno in proposito è documentato da ben due opuscoli: Pietro Cella, Il dott. Giovanni Gortani e l’archivio storico della Carnia, Premiato Stabilimento Tipografico L. Lukežič, Gorizia 1930 e ID, Il dott. Giovanni Gortani e l’archivio storico di Arta, Stabilimento Tipografico Carnia, Tolmezzo 1934. 

  8. Claudio Puppini, Tolmezzo. Storie e cronache di una città murata e della contrada di Cargna dalle origini al XVII secolo, Ed. Co.El., Udine 1996, p. 121. 

  9. Patrizia Vizintin, «Tolmezzo e la sua gente nel tardo Quattrocento», in Tolmezzo capitale della Carnia da 650 anni. Atti del Convegno, Tolmezzo 18 novembre 2006, a cura di Flavia De Vitt, Comune di Tolmezzo, Tolmezzo 2008, pp. 31-52. «Il documento, un originale datato 1471, riporta l’elenco degli armati per i due rispettivi quartieri [di Tolmezzo e Gorto], seguito dalle armi a disposizione per la difesa. In entrambi i quartieri furono precettati 147 uomini: in totale 294.», ivi, p. 46. 

  10. «AcT, colto 5. Il documento è costituito da più carte cucite insieme», ivi, p. 49. Nell’inventario cartaceo della Sezione antica dell’Archivio storico del comune di Tolmezzo il documento è classificato con il numero univoco 161 (Vertenze sopra beni comunali, Elenco degli uomini di Tolmezzo e frazioni atti a combattere); le stesse indicazioni sono riproposte nella versione digitale consultabile online

  11. Cella, Memorie di Givigliana cit., pp. 3 e 66. 

  12. ivi, pp. 6-7. Il riferimento a Domenico Minigutto da Ludaria abitante a Givigliana nel 1418 (ivi, p. 8) trova invece conferma in Dell’Oste, Carte del vicariato cit., documento n. 66, Venditio decime, Tolmezzo 1 marzo 1418, riportante anche i riferimenti archivistici della copia di Giovanni Gortani. 

  13. «I criteri con cui era stato quantificato il numero di uomini per la cernida e quello per sceglierli non sono riportati dalla fonte. Quindi il documentato ci offre un quadro generale della densità della popolazione dei villaggi dei due quartieri, ma non permette di trarre dati più precisi sul numero dei fuochi in essi compresi», Vizintin, «Tolmezzo e la sua gente» cit., p. 46. 

  14. «Item unum mansum in villa de Grach, qui non est locatus. Item unum mansum in villa de Alvariis», Giuseppe Bianchi (a cura di), Thesaurus ecclesiae Aquilejensis, Opus sæculi XIV. Quod cum ad archiepiscopalem sedem nuper restitutam Zacharias Bricito primum accederet typis mandari jussit Civitas Utini, typogr. archiepiscopali Trombetti-Murero, Udine 1847, documento n. 216, Recognitio feudorum D. Wlunigi de Glemona et Mathie nepotis ejusdem, MCCLXXV. Nel Settecento il toponimo è ancora vivo; il 4 aprile 1755 viene battezzato Giovanni Battista figlio di «Joannis Baptista Puschiasis filius Jacobi, et Dominica ejus Uxoris de Alvatins», Archivio Parrocchiale di Rigolato, Canonicus liber Baptizatorum 1701-1764, sub die. 

  15. Dell’Oste, Carte del vicariato cit., documento n. 8, Venditio iure livelli, Rigolato 14 settembre 1319. 

  16. Enrico Agostinis, Le anime e le pietre. Storie e vite di casa e casate, di uomini e famiglie. Piccolo grande zibaldone della villa di Culina in Cargna, Sagep, Genova 2001, p. 34. 

  17. Dell’Oste, Carte del vicariato cit., documento n. 120, Legatum, Cella 7 dicembre 1476. 

  18. ivi, documento n. 122, Venditio livelli, Pieve di Gorto 8 dicembre 1476. 

  19. Nei registri canonici abbiamo contato tre figli di Giovanni Battista Micheli e Maddalena, battezzati nel periodo 1607/1621, ben nove matrimoni, tutti di donne col cognome Micheli, nel periodo 1608/1631 e nove sepolture nel periodo 1603/1654). 

  20. ivi, documento n. 99, Venditio livelli, Luincis 21 novembre 1450. 

  21. ivi, documento n. 115, Procuratio, Comeglians 1 gennaio 1473. 

  22. ivi, documento n. 101, Legatum, Cella 4 giugno 1452. 

  23. Nel 1584 Sabata Marini di Giacomo da Givigliana sposa Francesco Larice da Forni Avoltri, nel 1585 la sorella Caterina sposa Biagio Mainardis da Sigilletto(Archivio Parrocchiale di Rigolato, Canonicus liber Matrimoniorum 1576-1702), nel 1607 viene censita la famiglia unipersonale di Caterina Marin, posseditrice di un animale grosso (Archivio di Stato di Venezia, Provveditori sopra beni comunali, b. 471); per «Marin Giacomo era venuto fittuale, dai paesi di là dal Tagliamento» vedasi Cella, Memorie di Givigliana cit., p. 35. 

  24. Dell’Oste, Carte del vicariato cit., documento n. 115, Procuratio, Comeglians 1 gennaio 1473. Il dubbio nasce dalle scarse conoscenze paleografiche in nostro possesso unite alla tenue differenza grafica dei segni delle prime lettere del cognome: (Ni)arini o (M)arini? 

  25. Nel 1430 Odorico Sabedan da Pieria fa da testimone mentre «Giovanni di Giacomo Franzano da Invillino, a nome di Mattiusso figlio dello stesso Giovanni e della defunta Vendramina del fu Odorico da Osais» reclama un’eredità — ivi, documento n. 79, Depositio testium, Tolmezzo 10 gennaio 1430. 

  26. «Il fratello di Domenico, Pietro soprannominato Tosen, rimase unico erede del patrimonio di casa. Di Pietro Jacob Tosen non sappiamo molto. Si era sposato il 13 febbraio 1584 con Caterina di Solan di Mieli. Dal loro matrimonio erano o sarebbero nati otto figli, sei sarebbero sopravvissuti», Giorgio Ferigo, «Di alcuni cramari di Povolaro – Carnia (1596-1846)», in Le cifre, le anime. Scritti di storia della popolazione e della mobilità in Carnia, a cura di Claudio Lorenzini, Forum, Udine 2010, pp. 199-273, p. 199. 

  27. Nel 1585 Orsola figlia di Antonio Solano da Magnanins sposa Giovanni fu Giacomo delli Zuanni di Mieli; nel 1592 Matteo fu Giovanni Solano da Mieli sposa Caterina Cleva, originaria di Mieli e vedova di Nicolò Gussetti da Magnanins con cui si era sposata nel 1582. 

  28. Nel 1634 Matteo Solano da Magnanins sposa Lucia fu Antonio Delli Zuanni da Mieli e l’anno successivo Giacoma di Giovanni Solano sposa Uldarico Candone, questi gli ultimi matrimoni registrati; nel 1639 viene battezzato Giovanni figlio di Matteo Solano e Lucia; nel 1657 viene annotato il decesso a Morpurgo (Maribor) di Giovanni Solano; nel 1676 quello di Lucia moglie di Matteo Solano, e questa è l’ultima annotazione individuata nei registri canonici di Rigolato. 

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