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L'Archivio storico della Carnia

Più o meno nello stesso periodo in cui presumibilmente stava scrivendo le Memorie di Givigliana e i primi racconti, don Pietro Cella, che nel frattempo, tra il 1924 e il 1926, aveva recuperato il disperso archivio di Giovanni Gortani, e ricomposto ciò che ne rimaneva12, si occupò di quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto trasformarsi nell'Archivio storico della Carnia.

Raccontò quell'esperienza in un denso opuscoletto intitolato Il dott. Giovanni Gortani e l'archivio storico della Carnia edito, dopo aver ottenuto l'imprimatur nell'agosto del 1929, dal Premiato Stabilimento Tipografico L. Lukežič di Gorizia nel 193013.

In esso tracciò un pregnante ritratto critico di Giovanni Gortani e ripercorse le travagliate vicende della collezione numismatica, del museo di antichità carniche e dell'archivio vero e proprio — prima snobbati dalle istituzioni, poi dimenticati, infine, nell'anno dell'invasione, pesantemente saccheggiati e dispersi dalla gente del posto, dagli invasori e dai liberatori14 — dalla sua morte, quando tutto era «intatto e ordinatissimo»15, alla ricomposizione.

Quest'ultima non fu impegno da poco:

Ripugna a parlare del lavoro di riesumazione, tanto fu ingrato. Entrare non desiderati in tutte le porte, esporsi ai malestri ed alle più varie dicerie, divenire la favola del vicinato, non è cosa da sopportarsi ridendo. Ma urgeva non lasciar fuggire l'occasione propizia. Certe famiglie si adombravano e non c'era caso di farle uscire dalla diffidenza; cert'altre sfuggivano alle richieste o sorridevano commiserando a tanta briga. Non mancarono le aperte ostilità, le paroline pungenti; una donnina schiamazzò a lungo e fece il diavolo a quattro fra le comari contro l'importuno inquisitore. Ma a onor del vero ci fu anche il buono. Molte furono le indicazioni date, se ben per lo più vaghe, ed alla prova fallaci. Qualche famiglia fu premurosa e perfino riconoscente della buona impresa. Esemplari furono le figlie del Gortani stesso16.

Sunteggiò il lavoro svolto in un «Prospetto dei manoscritti esumati e che formano la consistenza dell'Archivio storico della Carnia - Oltre ai documenti non ancora descritti»17 da comparare, per cogliere l'entità di ammanchi e perdite, con l'«Elenco dei manoscritti e dei documenti che esistevano nell'Archivio domestico del dott. Gortani - tratto da sue note non definitive»18.

La parte conclusiva la riservò, invece, alla Funzione dell'Archivio storico19, immaginato come «una istituzione ed una partita aperta, un vivaio, non un cimitero», e «un cenacolo di cultura carnica, di ogni ramo, che ne raccolga gli studiosi. I quali studiosi per ora svolgono opera slegata, ognuno per proprio conto e quasi all'insaputa gli uni degli altri, senza organizzazione, senza intesa, e coi danni insiti alla disorganizzazione». Il suo discorso su questo tema, svolto con i toni appassionati dell'appello, del manifesto programmatico a tratti consapevolmente illuministico ed esortativo, non ha perso attualità. Potrebbe venir ripreso oggi pari pari, solo adeguandolo alla tecnologia ora disponibile, in particolare alle potenzialità liberate dalla digitalizzazione e alla facilità di lavorare efficacemente in rete via web, salvaguardando singolarità e autonomie senza cedere alle, sempre incombenti, dispersioni particolaristiche.

Funzione primaria dell'Archivio è la raccolta delle «memorie di qualche importanza che riguardano la Carnia». Così «quelli che hanno delle memorie da salvare sapranno d'ora in poi dove affidarle, almeno in copia, da custodire» fidando su «una certa maggiore garanzia […] che deriva dall'essere l'Archivio elevato ad ente pubblico, retto e sorvegliato da un consiglio di persone degne, e posto sotto la tutela dello Stato». L'Archivio, pur rivolgendosi in particolare agli studiosi, sarà aperto a tutti. All'opera di raccolta di memorie cronistoriche dovrebbero collaborare attivamente i parroci, obbligati alla tenuta del libro storico, i maestri e i direttori didattici, che redigono annualmente la cronaca della scuola, i comuni, opportunamente sollecitati a comporre un sommario dell'attività svolta nell'anno. Da parte sua «l'Archivio terrà un suo libro della cronaca generale una specie di protocollo storico» e cercherà di «scovare i depositi di notizie rimasti inesplorati», appellandosi «a tutti gli appassionati di cronistoria carnica, noti e ignoti, perché si facciano avanti, essi che dell'Archivio dovranno essere gli alimentatori più fedeli».

Non sarà semplice. Non è da illudersi circa la facilità di questo primo gravissimo impegno dell'Archivio, e un certo qual senso di riserva si impone. A ogni modo sono voti doverosi. […] La Carnia non sarà tutta sorda. Sorgeranno, si spera, i cirenei che per amore della loro terra si addosseranno anche la croce di questa impresa20.

La seconda funzione dell'Archivio «sarà quella di organo propulsore di studi cronistorici sulla Carnia». Si tratterà di scovare, sollecitare e incoraggiare ricercatori, collaboratori, dottorandi a «portare alla luce ed ordinare gli elementi vitali della storia e della vita del popolo e dimostrarne la fecondità».

Non pochi paesi hanno dei ricercatori, per lo più solitari ed oscuri, delle loro origini e vicende; ricercatori che talora si arrestano o si smarriscono per mancanza di indicazioni e di incoraggiamenti. L'Archivio storico può offrire loro il suo materiale, dove tutti troveranno traccie di quanto li interessa, ma dove tutti ancora si accorgeranno che per lo più, a rifinire le monografie particolari, si impongono ulteriori ricerche nei nascondigli delle carte dimenticate per le vecchie case o nei filoni della tradizione e della leggenda, e soprattutto un quadro vivo della vita presente. C'è della gente che per essere indotta a collaborare ha proprio bisogno dello stimolo, si tratti di timidi o si tratti di dormienti, e lo stimolo basta. […] A ogni modo, se anche i collaboratori non sorgeranno in pieno quasi per miracolo, non si avrà nemmeno, per poco che si lavori, la desolazione totale del deserto. E sarà tutto guadagnato21.

L'archivio storico della CarniaL'archivio storico di Arta

Ma quando venne effettivamente istituito l'Archivio storico della Carnia? Don Pietro Cella apre la prefazione all'opuscolo con un'affermazione — «Finalmente si riesce ad inaugurare l'ARCHIVIO STORICO DELLA CARNIA22» — che non lascia adito a dubbi sulla coincidenza con la data di pubblicazione (1930) dello stesso, rafforzata da riferimenti diretti alla natura giuridica della nuova istituzione e alla sua sede, «in una sia pure modesta aula del Municipio di Arta»23, e da una forte volontà di pubblicizzazione dell'evento:

E quest'opuscolo che si dà fuori per l'occasione, vuol essere ben altro che un tardivo elogio funebre o un freddo marmo sulla tomba di Gortani stesso. È uno scritto che per merito dell'argomento pretende, e non è pretesa, di farsi leggere per tutta la Carnia…24.

Ma non tutto dovette andare per il verso auspicato se il 23 settembre 1934, a oltre quattro anni di distanza, in occasione del convegno annuale della Deputazione di Storia Patria, svoltosi ad Arta «per inaugurare l'Archivio storico ricostituito»25, don Pietro Cella pensò di pubblicare una nuova versione dell'opuscolo26, ampiamente rimaneggiata. Senza fare alcun cenno a quella precedente27, modificò il titolo, sintetizzò le vicende dell'archivio omettendo aneddoti e riferimenti a singoli eventi, rielaborò l'«Elenco di manoscritti riesumati che si conservano nell'archivio di Arta», aggiunse una sezione su «D. Pietro Siccorti», e, soprattutto, omise del tutto l'appassionata perorazione sulla «Funzione dell'Archivio storico».

Nel 1934 si svolse, dunque, una cerimonia di inaugurazione dell'archivio che, a questo punto, non si sa bene se fosse la prima oppure una riedizione fatta per ufficializzare qualcosa di già avviato in sordina28. In ogni caso essa sancì la volatilizzazione degli ambiziosi propositi sotto i quali l'archivio era (ri)sorto, vagheggiati appena qualche anno prima. La realtà, insomma, aveva ucciso quello che si era rivelato, e continuerà a rimanere, solo un sogno.

Le traversie sofferte dall'archivio durante la Grande Guerra si ripeterono nel corso della secondo conflitto mondiale, in particolare nel periodo dell'occupazione cosacca, quando la sua integrità venne nuovamente violata29.

Nel 1953, quello che ne rimaneva fu prima affidato in deposito non transitorio alla Biblioteca Civica Joppi di Udine30 e poi, nel 1959, trasferito presso l'Archivio di Stato di Udine, dove attualmente si trova31.

Pensata, creata e riesumata per restare tra le montagne, sembra proprio che, grazie alla formula, negativa e un po' ipocrita, del deposito non transitorio (che starà per a tempo indeterminato, in perpetuo, per l'eternità), la raccolta documentaria di Giovanni Gortani sia destinata a restare lontana dalla Carnia per sempre32.

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