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Tracce e indizi

In assenza di ritratti fotografici, possiamo figurarci vagamente l'aspetto fisico del Pietro Cella giovane sfruttando i dati biometrici e descrittivi raccolti durante le visite di leva cui si sottopose nel 1907, 1908 e 190940: - altezza 174 cm; - torace 78 cm; - capelli castani lisci; - occhi castani; - dentatura guasta; - colorito bruno. Dalla stessa fonte apprendiamo che era figlio di Leonardo Cella e Maria Nin e che, in quegli anni, era studente.

Il luogo e la data di morte, la data di ordinazione sacerdotale e altre notizie su di lui ci sono state procurate dal dottor Faustino Nazzi, che ringraziamo per la sua disponibilità e gentilezza. Egli dall'esame della Rivista diocesana di Udine e gli Stati Personali del Clero Udinese, ha tratto le seguenti, preziose, informazioni:

Ebbene scorrendo quella raccolta [della Rivista diocesana] sono giunto al necrologio di don Pietro Cella:

 

Sac. Pietro Cella, nato a Cadunea nel 1887, ordinato nel 1912, fu Cappellano di Givigliana, Economo Spirituale della Pieve di Santa Maria di Gorto, Delegato Arcivescovile di Forni a Voltri, Cappellano di Arta, Delegato di Cadunea. Ultimamente ricopriva la carica di Direttore Didattico di Tolmezzo. Si spense lentamente nell'Ospedale Civile di Tolmezzo il 24 gennaio 1948.

Dallo spoglio dei singoli numeri della Rivista e da qualche Stato Personale del Clero dell'Arcidiocesi di Udine disponibile risultano queste altre indicazioni.
La sua ordinazione è avvenuta il 23 marzo 1912 nella chiesa del Seminario di Udine (p. 118).
Il 25 luglio del 1914 ed ancora nel luglio del 1915 è sollecitato a dare gli esami quadriennali, cioè un ripasso delle materie degli ultimi quattro anni di teologia per rinverdire le nozioni apprese in funzione pastorale. In quel momento risulta ancora cappellano di Givigliana (p. 114).
Nel 1916 è soldato di sanità, nominato l'anno prima insieme ad altri 131 confratelli (p. 203) ed ora rinviato come inabile (p. 223). Nello stesso anno non ha ancora sostenuto tutti i quattro i famosi esami quadriennali e siccome è esentato dal servizio militare li deve sostenere (p. 239).
Non risulta nel 1917 tra i sacerdoti profughi durante l'occupazione austro-germanica del Friuli (p. 12/21).
L'arcivescovo mons. Anastasio Rossi nel 1919 rinnova il permesso ai sacerdoti di acquisire la patente di maestri (p. 147).
Ancora un richiamo nel 1920 per non aver sostenuto tutti gli esami quadriennali (p. 167).
Non appare nell'elenco del clero in cura d'anime del 1926 (p. 195). Nello Stato Personale del Clero di Udine del 1931, cappellano di Givigliana dall'anno prima è don Amedeo della Martina, mentre don Cella è direttore didattico a Pontebba.
Dalla Rivista Diocesana del 1934 don Cella è delegato arcivescovile in Cadunea, succedendo già nel 1932 (p. 11) a don Tommaso Calderini che fungeva da vicario fin dal 1925.
Delegato Arcivescovile di Cedarchis e Cadunea nel 1937 è don Dante Minzolini (p. 211).
Don Cella non è citato nello Stato Personale incluso nella Rivista del 1939.
Non abbiamo altre notizie nelle due fonti citate fino al necrologio del 1948 sopra riportato41.

Così come la voce del Dizionario biografico friulano, anche il necrologio della Rivista diocesana tradisce una buona dose di reticenza. Le locuzione «ultimamente ricopriva la carica di Direttore Didattico di Tolmezzo» buttata lì, dopo il minuto elenco degli incarichi ecclesiastici, quasi solo per ragioni di prossimità temporale, seguita da quel «si spense lentamente», che evoca una morte per consunzione naturale o per vecchiaia, quando, invece, Pietro Cella aveva appena varcato i sessant'anni, nonché l'assenza di qualsiasi cenno alla sua attività di studioso, sono spie, indirette ma abbastanza chiare, d'imbarazzo.

Pierino Pinzan, in una breve nota posta in calce alla sua traduzione delle Memorie di Givigliana, fornisce qualche ulteriore dettaglio biografico:

Pre Piari Cella al ero našut a Cjadunêo lu 16.10.1887. Al è rivât Manšionari a Gjviano lu 8.9.1912 e al è reštât fin al 30.11.1923 trašferintši a Circhina, cumò in Jugošlavio. Da ì al è passât a Puntêbo epò como Diretuor Didatic a Comalians42.

Lasciato l'incarico di mansionario di Givigliana, assunto poco dopo l'ordinazione sacerdotale, Pietro Cella si sarebbe, quindi, subito trasferito (già nel 1923) a Circhina/Cerkno. La notizia sembra verosimile, anche se al momento mancano prove inconfutabili in grado di avvalorarla pienamente; ecco gli indizi, diretti e indiretti, che sembrano confermarla:

  • il suo nome, come rilevato da Faustino Nazzi, non compare nell'elenco del clero in cura d'anime del 1926, il che, pur non provando alcunché, è comunque coerente con l'eventuale trasferimento a Cerkno;
  • nel febbraio 1927 la presenza a Cerkno è sicura, in quanto subentra a certo Chierego, del quale era stato vice, nella carica di Direttore didattico43, ed è ulteriormente confermata alla fine dello stesso anno, quando diviene segretario della sezione locale dell'Anif (Associazione nazionale insegnanti fascisti)44;
  • Miroslav Zorn45, cappellano di Cerkno dal 1927 al 1930, impegnato nella resistenza all'opera snazionalizzatrice dello Stato italiano, ricorda la sua presenza in quel periodo come direttore didattico e sacerdote46. Quasi per ironia, la sorte volle che Miroslav (Mirko) Zorn, nel secondo dopoguerra, ripercorresse a ritroso il tragitto di don Pietro Cella, fino a divenire, dal 1947 all'estate del 1952, mansionario di Givigliana47;
  • nel 1929 Pietro Cella firma alcuni racconti in friulano da quella località e pubblica I lusìnz di Otàles, in cui riporta tre leggende slovene raccolte a Ottales/Otalež48.
  • infine, anche la pubblicazione (nel 1928 e nel 1930) di due sue opere dal contenuto strettamente locale (carnico) presso il Premiato Stabilimento Tipografico L. Lukežič operante a Gorizia, ovvero in una zona eccentrica rispetto a quella d'interesse, va verosimilmente connessa alla permanenza a Cerkno, che invece gravitava su Gorizia (su Ludvik Lukežič si veda la nota biografica stesa da Mirko Humar per il «Primorski slovenski biografski leksikon», Goriška Mohorjeva Družba, Gorizia 1983, vol. 9, pp. 314-315).

Il 1923 è l'anno in cui, per usare parole di Pietro Cella, «con perfetto stile fascista, e cioè con risolutezza e celerità insolite negli annali della scuola, […] venne promulgata e posta in atto nel breve giro d'un anno, ed all'infuori di ogni dibattito parlamentare e d'ogni campagna di stampa49» la riforma Gentile.

La nuova legge, imponeva l'uso dell'italiano in tutte le scuole elementari del regno, relegando in secondo piano le lingue delle minoranze, e all'articolo 17 stabiliva che già «a cominciare dall'anno scolastico 1923-24, in tutte le prime classi delle scuole elementari alloglotte l'insegnamento sarà impartito in lingua italiana»50.

L'impatto nelle zone slovene da poco annesse all'Italia fu devastante. «Gli insegnanti elementari per poter continuare ad insegnare nelle scuole italianizzate dovevano superare un esame entro l'aprile del '24, ma molti vennero allontanati prima, essendo i licenziamenti in massa iniziati già dall'ottobre 1923»51. Nel 1927 le scuole medie slovene erano scomparse52.

Il trasferimento a Circhina/Cerkno di don Pietro Cella avvenne in questo contesto; si può ipotizzare, anzi, che si sia trattato di uno spostamento volontario, su domanda, favorito dalle incentivazioni previste per i maestri che raggiungevano le nuove zone di confine. In questo luogo iniziò la sua carriera di direttore didattico.

Tra il 1925 e il 1926 si occupò anche del recupero della raccolta documentaria di Giovanni Gortani, ma dovette trattarsi di un impegno svolto non a tempo pieno, nei periodi di chiusura delle scuole e di rientro in Carnia53.

Sia come sia la sua permanenza a Cerkno dovette terminare verso il 1930, in quanto l'anno successivo lo troviamo a Pontebba come direttore didattico54 e nel 1932 a Cadunea, suo borgo natale, come delegato arcivescovile55.

Stando ai vividi ricordi di Pierino Pinzan, nel 1935 era direttore didattico a Comeglians56. Concluse le sua carriera di dipendente pubblico come direttore didattico a Tolmezzo, ma non sappiamo quando venne nominato e per quando tempo rivestì questa funzione57.

Anche le durate e la consistenza dei suoi incarichi ecclesiastici (Cappellano di Givigliana, Economo Spirituale della Pieve di Santa Maria di Gorto, Delegato Arcivescovile di Forni Avoltri, Cappellano di Arta, Delegato di Cadunea) sono, Givigliana a parte, tutte da definire.

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