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Due secoli d'emigrazione nei registri canonici

Un'analisi puntuale della stagionalità dei battesimi è ostacolata dalla presenza di numerose, specie nel Seicento, lacune.

Il reverendo Luigi Paulutto da Gemona riprende ad aggiornare il registro nel 1618, dopo un vuoto di quindici anni. In seguito le registrazioni vengono proseguite con continuità, anche ad opera dei reverendi Liberale Dominici (dal 1623 al maggio 1651) e di Daniele Monch, fino al mese di giugno 1655, quando si verifica una nuova sospensione, probabile riflesso d'una controversia sorta per la mancata rinuncia triennale al beneficio da parte del Monch38. Riprese nel mese d'aprile 1656, esse continuano, non senza cambi di mano, piccole interruzioni e ripetizioni, fino al dicembre 1679, quando, in concomitanza con la nomina a curato di Giovanni Benvenuta da Ludaria, e d'una nuova controversia con gli uomini delle ville39, inizia un altro vuoto che termina il 31 dicembre 1681.

Da questa data al mese di luglio 1684 il libro viene scritturato dal tolmezzino reggente economo Felice Fabris. Giacomo Vidale da Magnanins, economo, continua l'opera dal 1687 e, inoltre, provvede a ricostruire a posteriori i battesimi del periodo luglio 1684-11 febbraio 168740. Ma qualche perdita si ebbe, come quella di Valentino Gussetto che in seguito, «non trovandosi il suo battesimo registrato», fece inserire, al posto giusto, un foglio in cui attestava d'essere stato battezzato il 10.6.1686 dal Reverendo Felice Fabris, economo41.

Tralasciando gli spezzoni, le annualità «complete» sono ottantuno su cento. La qualità dei dati disponibili appare, a dispetto di tutto, complessivamente buona, con un rapporto di mascolinità, su base secolare, vicino a quello «naturale» (Tabella 18).

L'analisi della stagionalità dei battesimi è stata estesa alle parrocchie vicine, per meglio cogliere tendenze, uniformità, divergenze (Tabella 19)42.

Nel periodo considerato essa si mantiene ben caratterizzata e con un andamento molto simile in tutte e tre le comunità (Figura 3 e Figura 4, basate sui dati normalizzati), a conferma indiretta del permanere, per oltre un secolo e mezzo, d'una significativa emigrazione invernale maschile.

Nei ventenni 1621-1640 (guerra dei trent'anni, peste) e 1781-1800 (momento terminale, prossimo ad una rapida eclissi) si verifica, in tutte le località, una flessione significativa della stagionalità; i periodi 1641-1660 e 1761-1780 si collocano in posizione intermedia.

Scendendo nei dettagli è possibile cogliere diversità, accentuazioni, anticipi e ritardi, ma sono gli elementi di fondo comuni ad apparire caratterizzanti. Concentrando lo sguardo sulle tre mensilità con valori più elevati e sui primi cinque mesi dell'anno, si nota una contiguità quasi costante, salvo poche eccezioni, alla stregua di vere stagioni astronomiche (Tabella 20).

L'adiacenza inizia a sfaldarsi a Comeglians già nel ventennio 1761-1780, per cessare decisamente in quello successivo, mentre nelle altre località, seppur notevolmente smorzata, permane ancora.

Nel 1621-1640 la concentrazione di nascite (sempre nel trimestre con valori più elevati) oscilla, a seconda delle località, tra 401 (il minimo di Comeglians) e 482 (il massimo di Forni Avoltri) su 1200. Quota 600 (sempre su 1200) viene simultaneamente superata nel ventennio 1681-1700; l'intero periodo 1661-1780 si caratterizza pel mantenimento di quote trimestrali elevate in tutte le comunità.

A Rigolato i massimi cadono nel periodo 1721-1760 (con valori di 654 e 653) mentre a Comeglians già nel quarantennio precedente (con valori di 631 e 632) quando anche Forni Avoltri si muove su livelli elevati (645 e 675 su 1200)43.

L'Ottocento s'apre con una svolta repentina, segnalata da un radicale cambiamento della distribuzione mensile delle nascite (Tabella 21), che ora s'addensano in prossimità della media mensile di cento (Figura 5); la stagionalità s'è completamente dissolta.

Ulteriori, indirette conferme del peso dell'emigrazione si ricavano dall'andamento del tasso di mascolinità dei decessi per classi d'età (Tabella 22). Il ventennio 1780-99 è l'unico in cui i maschi superano o eguagliano le femmine in tutte le fasce d'età, esclusa l'ultima.

Tralasciando la classe 0-14, per la quale si suppone che il rapporto sia scarsamente condizionato dal flusso migratorio (oltre ad essere, almeno nei primi quarant'anni, palesemente distorto per effetto della sottoregistrazione dei decessi infantili), un'attenuazione del fenomeno potrebbe scorgersi, per le classi d'età 15-29 e 30-44, nel ventennio 1740-1760 ma, come si vedrà, si tratta di un'apparenza.

Nel complesso si ha l'impressione che la perdita di maschi adulti sia stata «vera e reale», anche se una sua quantificazione e qualificazione (che consenta di cogliere almeno il peso dell'emigrazione definitiva) rimane, pel momento, impossibile.

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