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Rigolato Fiore della Carnia

Tra gli Anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso a Rigolato si manifestarono, con una certa irruenza, chiari segni di una vocazione turistica moderna, di massa, allineata con le aspettative e le aspirazioni consumistiche della nascente società del benessere e dell'incombente miracolo economico. Lo slogan pubblicitario Rigolato Fiore della Carnia, che sopravvive nei ricordi dei ragazzi di allora e ancora riemerge di quando in quando, nei contesti più diversi, a livello locale, venne inventato in quel periodo.

Ma le attese legate allo sviluppo turistico si scontrarono ben presto con forze che spingevano in direzione affatto diversa. Il miracoloso sviluppo economico di quegli anni fagocitò gran parte delle aree montane italiane, falcidiandone l’agricoltura, forzando l’abbandono del territorio e incentivando l’emigrazione definitiva. Rigolato non sfuggì a questo andamento; anzi, nel suo piccolo, vi primeggiò. L’industria turistica nacque, sì, ma attecchì a macchie di leopardo ­­— ristrette isole, meglio vocate e attrezzate — sparse tra le Alpi.

Il naufragio di un’idea come il Fiore della Carnia nulla toglie, tuttavia, a chi, in tale contesto, la immaginò e attorno a essa profuse energie e investì denaro, combatté insomma, cercando di concretizzarla.

Si trattò in primis del graisano — già apprezzato per le sue capacità in vita e divenuto una figura quasi mitica post mortem — Alessandro Tarlao. Arrivato a Rigolato nel 1949, «in pochi anni trasformò un paese ancora vergine per il turismo, lo portò all'avanguardia, lo fece diventare il «Fiore della Carnia»1. Aveva una personalità che non passava inosservata.

Intelligenza, passione, senso artistico, fertilità di idee, iniziativa e coraggio fanno di lui un «costruttore» nato, lo aiutano nel suo lavoro miracoloso che sa ambientarsi perfettamente e suscita all'intorno consensi ed energie2.

Si insediò all’Albergo San Giacomo da dove sparse una contagiosa ventata di ottimismo sull’intero paese. Così ricorda quel periodo Danila Pochero:

Un signore triestino che era arrivato per gestire l’albergo S. Giacomo (un certo Tarlao) con molta iniziativa e con le sole sue forze fece di Rigolato «il fiore della Carnia», così era chiamato. Anche i cartelli all’inizio e fine del paese portavano questa dicitura. Fece degli spot pubblicitari, ogni due o tre paracarri e sui muretti che costeggiavano la strada mise delle casette di fiori. Lanciò il concorso balcone fiorito, per invogliare la gente del paese ad abbellire le case con dei fiori variopinti. E infatti in quel periodo Rigolato era così bello e colorato che passò nella storia come fiore della Carnia. Per dare movimento anche ai lunghi inverni allestì uno ski-lift su una collina fra Magnanins e Valpicetto, organizzava gare di sci, insomma non c’era di che annoiarsi e i villeggianti erano molto numerosi. Rigolato ad ogni stagione pullulava di gente che portava benessere e vita3.

Nel 1952, in qualità di rappresentante degli albergatori, partecipò a «un viaggio di istruzione ed orientamento in vari cantoni della Svizzera»4. Lo stesso anno pubblicò sul periodico Alpe Carnica un articolo dal titolo Due impressioni agli albergatori carnici5. Nel 1955 la Camera di Commercio di Udine gli rilasciò un «diploma di benemerenza con medaglia di oro ‹per avere dotato lo albergo San Giacomo di Rigolato di un'attrezzatura moderna e confortevole e per avere curato la gestione facendone un centro di attrazione turistica›.6»

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Scarica questo file (Tarlao122.pdf)Note su Alessandro Tarlao. Precursore dello sviluppo turistico[1.2.2 del 26.3.2018]128 Downloads
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