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Vincenzo Puschiasis (1874-1941)

SculptorPer quanto riguarda Vincenzo Puschiasis il ritrovamento riguarda sei lettere, due delle quali risalenti al periodo pre (1909 e 1910) e quattro a quello post (1921 e 1922) bellico; poche per fornire elementi significativi, ma comunque interessanti. Sono tutte indirizzate all’agronomo Giovanni Battista Puntil (l’ultima contiene un riferimento a Giuseppe Puntil, presumibilmente fratello del precedente), nato e vissuto a Rigolato, e hanno come argomento principale questioni ereditarie; il fatto che rientrino tutte in questa tipologia è di per sé stesso significativo.

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  1. Nella prima (26.2.1909) Vincenzo comunica di aver ricevuto una raccomandata e di aver capito quanto gli si chiedeva in merito alla divisione dell’eredità. Il costo di un’eventuale procura fatta, per tale scopo, in Romania era allora talmente alto da rendere più conveniente un rientro in Italia; in previsione di questo chiedeva, quindi, chiarimenti sugli obblighi militari, in modo da non incorrere in sanzioni o altre noie. Dalla lettera apprendiamo, inoltre, che abitava in Piatra Neamţ, Str. C. V. Andries n. 10. Sia la busta che la lettera sono adornate da un logo in cui compare la scritta “Sculptor in P. – Puschiasis Vinzenzo”. La tariffa postale era allora di 25 bani e la lettera spedita il 27 febbraio arrivò a Rigolato il 10 marzo, impiegando, quindi, dodici giorni (molto meno di oggi).

  2. La seconda lettera (1.2.1910), spedita quasi un anno dopo, ricalca i contenuti della prima. Come quella costituisce la risposta ad una raccomandata dall’Italia, ricevuta da poco; medesime sono le preoccupazioni riguardo a possibili obblighi militari non assolti e, in modo ancora più chiaro (“la procura fatta del Console Generale mò costano più che i viaggi per venire a casa"), viene ribadita l’onerosità delle pratiche burocratiche. In più compare anche un saluto in friulano: Araviodisi (arrivederci). Evidentemente i tempi per la divisione dell’eredità stavano allungandosi.

  3. Vincenzo Puschiasis e famigliaCon la terza lettera (24.12.1921) ci troviamo nel mese di dicembre 1921, ad oltre tre anni dalla fine della prima guerra mondiale. La divisione ereditaria è, nel frattempo, stata portata a termine, probabilmente già prima della guerra. Egli chiede infatti lumi sul valore delle sue proprietà, in quanto ha ricevuto alcune proposte di acquisto. Il contenuto è un po’ più ampio delle lettere precedenti. Emerge la curiosità sugli accadimenti intervenuti a Rigolato, dato che “con questa guerra è stato tutto un ribalton”. Il tenore complessivo evidenzia un certo ottimismo e un buon andamento degli affari, “Io mi o comprato qui una casa in citta e mela passo meno male e mi ocupo col fare dei monumenti”. La nuova casa è ora ubicata in Str. Colonel Roznovanu n. 14. Per l’eventuale vendita dei beni egli non dimostra fretta, ”Così se mi conviene vendere altrimenti la stia ancora così”, in quanto non ne ha necessità, ed anzi si lamenta della pressione fiscale, “tasse sopra tasse e sopra il lavoro”. Accenna al cambio, “il franco di qui vale 10 centesimi”, penso in termini positivi rispetto alla lira; l’affrancatura costa ora 35 bani contro i 25 del 1909.

  4. La quarta lettera (18.2.1922), di poco successiva alla precedente, consente di capire che la decisione di vendere le proprietà in Italia è ormai stata presa. Diversamente che in passato, ora i viaggi costano di più della procura consolare, per la stesura della quale chiede che gli vengano forniti gli elementi necessari. Si apprende anche che per la divisione dell’eredità Vincenzo si è certamente recato in Italia (forse quello è stato l’ultimo suo rientro a Rigolato) e che in tale occasione aveva già rilasciato una procura, che ritiene ormai scaduta, al cugino Pietro D’Andrea, al quale aveva di recente scritto senza ottenere risposta. I contatti con la sorella Margherita sono ancora attivi. Si intuisce che gli immobili sono costituiti da terreni e da un fabbricato, quest’ultimo probabilmente in comproprietà con le sorelle.

  5. Con la quinta lettera (1.11.1922) ci troviamo agli inizi del mese di novembre del 1922. Da essa apprendiamo che la preannunciata procura era stata nel frattempo inviata e si intuisce una certa apprensione e desiderio di sapere in che modo l’affare si fosse concluso. La lettera risulta spedita da Piatra Neamţ il 1° novembre 1922 e arrivata a Rigolato una settimana dopo, il 7 novembre; l’affrancatura costa ora 6 Lei. L’indirizzo di Vincenzo è sempre in Str. Colonel Roznovanu n. 46.

  6. L’ultima lettera (13.12.1922) conferma che la cessione dei beni è stata realizzata e si sofferma sulle modalità di trasmissione del ricavato. Interessante, soprattutto se confrontata con la situazione di oggi (2002), è la motivazione che viene data per chiedere una sollecita spedizione del denaro “esendo il franco di qui 10 centesimi se poi cresce prendo meno”. Evidentemente nel tumultuoso dopoguerra italiano, caratterizzato da un’inflazione galoppante, la Lira era allora più debole del Leu romeno. Sembra di capire che con la cessione dei beni posseduti in Italia appaia anche a Vincenzo come una scelta definitiva, che suggelli, insomma, la decisione di rimanere per sempre in Romania, la sua nuova patria. Si tratta di un percorso tipico, comune a molti emigranti, i quali una volta pienamente inseriti nella nuova realtà, non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto da quello sociale e, mediante la formazione di una nuova famiglia, affettivo, decidono definitivamente, pur non dimenticando le proprie origini, di seguirne le sorti.

Possiamo ricavare alcune informazioni sulla famiglia d’origine di Vincenzo dai documenti anagrafici di stato civile e dai registri parrocchiali. Un albero genealogico stilato nel 1909 dal giornalista, scrittore e genealogista viennese, con legami rigoladotti, Josef Richard Liebenwein e un atto di precetto immobiliare, datato 1882, forniscono qualche elemento ulteriore.

Il padre, Giovanni Battista Puschiasis (23.1.1837 - 12.12.1879), figlio di Daniele e Anna Gussetti da Casadorno (piccola località situata nelle vicinanze di Rigolato), e la madre Margherita Candido (10.10.1845 - 23.1.1881), figlia di Pietro e Maria Vidale da Rigolato, si erano sposati a Rigolato il 3 novembre 1872. Dal loro matrimonio, ancorché molto breve, nacquero cinque figli:

  • 3 maggio 1873: Maria Anna, che sposerà il 27 gennaio 1902 Antonio Collinassi, figlio di Giacomo e Anna Zanier, da Maranzanis;
  • 3 dicembre 1874: Vincenzo, il nostro Vincenzo;
  • 14 ottobre 1876: Sabina Eleonora, che sposerà il 13 febbraio 1901 Giovanni Gracco, da Vuezzis, e, rimasta vedova, il 22 gennaio 1913 Fortunato De Stafano, da Luint;
  • 3 gennaio 1878: Angelina Romana, morta a pochi giorni dalla nascita, il 7 gennaio 1878;
  • 13 gennaio 1879: Margherita Teresa, che sposerà il 16 gennaio 1909 Carlo Collinassi, figlio di Giovanni e Anna Moro, da Maranzanis.

Vincenzo era l‘unico maschio. Una sorella morì in tenera età, due sorelle sposarono a Maranzanis dei Collinassi. Ambedue i genitori vennero a mancare quando i figli erano in tenerissima età; Vincenzo aveva poco più di sei anni quando morì la madre e Margherita, l’ultimogenita, appena due.

Dall’atto di precetto immobiliare desumiamo che uno zio paterno di Vincenzo, Ferdinando Puschiasis, venne nominato tutore dei quattro fratelli orfani. La professione del padre di Vincenzo era quello di “esercente”, cioè di commerciante. Dal “Ruolo della popolazione” apprendiamo che la famiglia abitava al civico n. 18 di Rigolato, corrispondente alla casa d’origine di Margherita Candido. Una volta sposato, insomma, il padre di Vincenzo s’inserì nella famiglia della moglie, contravvenendo al costume prevalente che prevedeva un comportamento esattamente opposto. Questo, probabilmente, si spiega col fatto che la famiglia di destinazione risultava composta esclusivamente da donne, ovvero dalla madre vedova e da ben cinque figlie.

Puint

Nella cartolina a fianco, edita da quel poliedrico personaggio che fu Amedeo Zanier, compare la casa dove nacque Vincenzo così com’era quando lui la lasciò, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Si tratta di una bella casa settecentesca, con l’ampio tetto a piramide, situata in posizione strategica, appena oltre il ponte sul rio Gramulins, all’incrocio tra le strade per Forni Avoltri e Ludaria, con sul retro la chiesa parrocchiale, che domina il paesaggio dall'alto della Ropo. L’angolo è suggestivo; gli interventi  successivi non hanno, putroppo, che sfigurato quello che era uno dei luoghi più attraenti di Rigolato.

Ma torniamo ai nostri documenti. Sempre dal “Ruolo della popolazione” apprendiamo che la famiglia in cui s’inserì Giovanni Battista, padre di Vincenzo, aveva come soprannome “di Vincent”, ovvero di Vincenzo, probabilmente da Vincenzo Candido, zio materno del nostro. Sembra ragionevole supporre che la morte prematura del padre abbia gettato la famiglia in uno stato di precarietà economica, priva di forze produttrici di reddito. L’atto di precetto immobiliare conferma questo quadro e precisa particolari che tralasciamo. Considerato che le lettere spedite dalla Romania da Vincenzo fanno riferimento all’eredità è probabile che col tempo queste difficoltà siano state ripianate.

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