« Prev
12/12 Next

Note


  1. Il documento da cui sono tratte questa e le successive citazioni, datato 1 settembre 1737, è conservato all'Archivio di stato di Udine, Notarile antico (d'ora in poi: Asu, Na), b. 2875, notaio Giovanni Battista Vidale, Ludaria. 

  2. Tra i testimoni presenti alla redazione dell'atto c'è anche «Daniel Derino di Cadrubi»; in una procura, di poco successiva, rilasciata per chiedere la conferma della nomina all'abate di Moggio, nonché Patriarca d'Aquileia, Daniele Delfino, tra i testi compaiono «Nadal Longo D'Auronzo et Gio Batta D'Andrea di forno Savorgnano», anch'essi presenti nella cura (Asu, Na, b. 2875, 24.11.1737) . Si tratta di soggetti non aggregati, esclusi dal conteggio dei fuochi. 

  3. Archivio della Curia Arcivescovile Udinese (d'ora in poi: Acau), b. 807. 

  4. La data di nascita e le citazioni sono tratte da Archivio Parrocchiale di Rigolato (d'ora in poi: Apr), Canonicus liber Baptizatorum 1701-1764. La madre di Nicolò muore il 23.12.1706, Apr, Canonicus liber Mortuorum 1702-1799

  5. Per Giovanni Vuezil, nonno di Nicolò, vedasi la trascrizione dell'inchiesta del 1679 in C. Lorenzini, L’inchiesta del 1679 nella trascrizione di Giovanni Gortani, in G. Ferigo e A. Fornasin (a cura di), Cramars. Atti del convegno internazionale di studi Cramars. Emigrazione, mobilità, mestieri ambulanti dalla Carnia in Età Moderna, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1997, p. 452, e Apr, Canonicus liber Baptizatorum 1581-1701, 30.4.1649 per il luogo e l'anno di morte; il matrimonio di Giacomo Vuezil e Maria Volomario è annotato in Apr , Canonicus liber Matrimoniorum 1702-1829, 13.7.1707; Giovanni Battista Vuezil muore a Wiener Neustadt l'8.10.1750 (Apr, Canonicus liber Mortuorum 1702-1799). A «P. Nicolò Uezil da Ludaria figlio di Giacomo oriundo di Colza» si riferiscono A. Roja e G. Vale, Note di storia della parrocchia di San Giacomo di Rigolato, Tolmezzo, Tip. Carnia, 1926, p. 13; agli inizi del '700 un Giuseppe figlio di Vincenzo Vuezil da Colza s'insedia a Ludaria (a un certo punto la grafia del cognome passerà da Vuezil e Vezzi) in seguito al matrimonio con Maria di Giacomo Gussetti (Apr, Canonicus liber Matrimoniorum 1702-1829, 29.4.1714), ma non sembra avere alcun legame con la famiglia di Nicolò. 

  6. Il documento, minuta incompleta e non datata, è collocato in Asu, Na, b. 2874, notaio Giovanni Battista Vidale, Ludaria. Giacomo muore a Rigolato il 2.2.1751; la seconda moglie gli era premorta l'1.2.1748 (Apr**, Canonicus liber Mortuorum 1702-1799). L'accenno alla regina d'Ungheria (Maria Teresa d'Asburgo diviene regina regnante d'Ungheria, Croazia e Slavonia nel 1741) restringe la data di stesura del testo al decennio 1741-51. 

  7. L'11.2.1743 concede un prestito di 91 filippi (A. Fornasin, Ambulanti, artigiani e mercanti. L’emigrazione dalla Carnia in età moderna, Caselle di Sommacampagna, Cierre Edizioni, 1998, p. 79 che rinvia ad Asu, Archivio Camucio, b. 5, f. 8.). Anche i suoi lasciti testamentari sono spia d'una certa agiatezza: «1752, 25 maggio - Il parroco Vuezl fa testamento e lega fiorini 300 alla confraternita del Rosario, 200 a quella del Ss. Sacramento, 150 alla cappella della Beata Vergine di Ludaria, 15 a S. Nicolò di Vuezis, 10 a S. Pietro di Givigliana, 10 alla B. V. di Gracco, 10 a S. Barbara di Valpicetto. Ordina che ‹sia fatto un altare in onore e Gloria del Ss. Bambino nella medesima Parochial Chiesa consimile a quello della B. V. del Rosario in cui sia entro il vetro collocato il Bambino medesimo›. Lega pure fiorini 4000 per la fondazione d'una mansioneria in Ludaria. (Le Messe annue da celebrarsi dal mansionario dovean esser 320, il suo stipendio 800 lire venete)», A. Roja e G. Vale, op. cit., pp. 13-14. 

  8. Asu, Na, b. 2874. 

  9. Si omette il dettaglio; basti dire che nel periodo 1736-41 non viene registrato nemmeno un decesso in età zero (i trentuno - 17 + 14 - recuperati sono stati inclusi nella Tab. 4 in base a congetture indiziarie) e che vengono annotati solo due decessi nelle età 1-14, uno in età 10 e l'altro con età 14. 

  10. Le «tavole» annuali dei membri delle due confraternite (fogli sciolti) in Asu, Na, b. 2874. Queste coesistevano con almeno altre due confraternite: - «1642, 25 maggio - Il padre Angelico Petricelli Domenicano, mandato dal priore del convento di S. Pietro Martire di Udine, istituisce la Scola o Confraternita di Ss Rosario in Rigolato»; - «1741, 14 luglio - Il Luogotenente della Patria del Friuli dichiara che la confraternita della Beate Vergine e di S. Anna di Ludaria e quella del Ss. Rosario di Rigolato son esenti dal presentare i loro libri e carte per la revisione (arch. par.) - Ciò indica che esse non possedevano beni immobili né capitali», A. Roja e G. Vale, op. cit., pp. 11 e 13, rispettivamente. 

  11. Per la Confraternita di San Pietro l'anno iniziava e finiva il 29 giugno, giorno, secondo il calendario liturgico, di solennità dei Santi Pietro e Paolo apostoli, per quella del SS. Sacramento il 25 luglio, festa di San Giacomo apostolo. 

  12. In un contesto «urbano», come quello udinese, già alla fine del '500 è stata osservata una partecipazione di massa alla confraternita del SS. Sacramento, con iscritti che «nel 1578-79 raggiungono la cifra di 1795 unità, il 10% della popolazione cittadina», L. De Biasio, Confraternite e vita sociale a Udine fra Quattro e Cinquecento. Note storiche sulla fraterna del «Sacramento», in Storia della solidarietà in Friuli, Atti del convegno di studio «Storia della solidarietà in Friuli» del 20-21.9.1985, Milano, Jaka Book, 1987, p. 82. 

  13. Si omette la relativa tabella. La storia delle confraternite rimane tutta da scrivere. Ancora nel 1805 Gio Carlo Iacotti accerterà che «Sono instituite in essa Parochial Chiesa le Fratterne del SSmo Sacramento Nome di Gesù, Rosario e Dottrina Cristiana, tutte senza rendita certa, ma con obblazioni dei confrattelli», G. C. Iacotti, Statistica del Friuli, Cargna e Canal del Ferro, Vol. 11, in Biblioteca Civica «V. Joppi» di Udine, Fondo Generale, ms 965, 1805, p. 122. La partecipazione e l'apporto dei confratelli non erano stati sempre spontanei. Nel 1770, ad esempio, «Domenico Michiel per la Serenissima Repubblica di Venezia ecc. Luogotenente Generale della Patria del Friuli. In considerabile summa essendo li crediti delle V.da Chiesa di S. Giacomo e Scuola in essa eretta del SSmo Sacramento della villa di Rigolato in Cargna, che tiene nella villa stessa ed in altre circonvicine», «commette alli debitori tutti delle preffatte Chiesa e Scuola che nel termine di giorni quindici debbano aver soddisfatto al rispettivo loro debito col saldo delle rispettive partite in mano de' suoi Camerari», Asu, Na, b. 3517, notaio Osvaldo Cappellari, atto del 3.12.1770. 

  14. Tutti i confronti col 31.12.1799 hanno a base i dati esposti in A. Puschiasis, La popolazione di Rigolato agli inizi del XIX secolo, in «Metodi & Ricerche», n.s., XXVI (2007), 1, pp. 59-65. 

  15. A parte i soggetti, quasi tutti adulti, inclusi negli elenchi dei fuochi e delle confraternite, l'esistenza in vita di gran parte degli altri è stata dedotta dai decessi avvenuti dopo il 31.12.1741; i soggetti deceduti dopo tale limite senza essere menzionati nel registro delle sepolture (in gran parte bambini) sono rimasti esclusi dalla selezione. 

  16. Più avanti (paragrafo 5) questa scelta viene valutata e in qualche modo giustificata nel contesto di alcune possibili alternative. Si omette la tavola di mortalità in quanto l'argomento verrà, almeno in parte, ripreso al paragrafo 9. 

  17. Gli adattamenti sono illustrati più avanti in questo stesso paragrafo. 

  18. Partendo dalle 367 nascite avvenute nel periodo 1727-1741, suddivise per località, e procedendo per esclusione, dopo aver espunto 199 sopravviventi al 31.12.1741, nominativamente individuati, e 66 deceduti (con ragionevole certezza) prima di tale data, si è ottenuto un residuo composto da 102 soggetti, 68 maschi e 34 femmine, potenzialmente in vita, variamente distribuiti all'interno delle ville. Le 31 integrazioni sono state eseguite empiricamente, nei limiti imposti dalla distribuzione per sesso e località dei casi individuati, cercando di smussare le incidenze più vistose. 

  19. Si è mantenuto il confronto tra quanto derivato dalla ricostruzione, (31.12.1741 [I]), quanto integrato con l'ipotesi illustrata nel paragrafo precedente (31.12.1741 [II]), e i dati di fine secolo. 

  20. Le proporzioni riportate in tabella si riferiscono a generazioni diverse; da ciò il loro andamento anomalo, non strettamente decrescente. «Se il riferimento alle generazioni fosse rispettato, i tassi dovrebbero decrescere naturalmente, o quantomeno non aumentare, al crescere dell'età, poiché, essendo la nuzialità dei primi matrimoni un fenomeno non rinnovabile, la popolazione dei celibi e delle nubili si assottiglierebbe man mano a causa del verificarsi dell'evento primo matrimonio in una parte di questa popolazione», L. Del Panta e R. Rettaroli, Introduzione alla demografia storica, Roma-Bari, Laterza, 1994, p. 183. Poiché il calcolo dell'età d'accesso al matrimonio ha per base questi rapporti anche tale dato andrà considerato come un'indicazione di massima, da approfondire e precisare con altri mezzi. 

  21. Per attenuare gli effetti distorsivi d'ipotesi basate su una distribuzione lineare dei decessi all'interno di classi d'età poliennali s'è applicata la funzione matematica di Reed e Merrell (il metodo Greville ha prodotto risultati analoghi, tranne che per l'ultima classe d'età). Vedasi R. Pressat, Analisi demografica. Concetti - Metodi - Risultati, Milano, Etas, 1976, pp. 309-315. 

  22. A. J. Coale e P. Demeny, Regional Model Life Tables and Stable Populations, 2a ed. New York, Academic Press, 1983. Il metodo adottato per «entrare» nelle tavole è ripreso da A. Santini, Problemi di analisi della mortalità, in A. Santini e L. Del Panta, Problemi di analisi delle popolazioni del passato in assenza di dati completi, Bologna, Clueb, 1982, pp. 52-54. 

  23. L'applicazione di tavole di mortalità «del momento» a dati longitudinali avrà prodotto qualche ulteriore distorsione. Il senso delle tavole di mortalità del momento è efficacemente sintetizzato da A. Santini in questo modo: «... con l'artificio della generazione fittizia si conferisce alle tavole di mortalità del momento i caratteri di un ‹modello›. In tal senso essa verrà appropriatamente definita come un ‹modello› attraverso il quale si descrivono le modalità di eliminazione di un ipotetico contingente di nati sottoposto al regime di mortalità esistente in un dato momento del calendario e rilevato attraverso le condizioni di mortalità osservate nelle diverse generazioni effettive durante il periodo cui si fa riferimento», A. Santini, Analisi demografica. Fondamenti e metodi, Scandicci, La Nuova Italia, 1992, p. 218. 

  24. S. Ledermann, Nouvelles tables-types de mortalité, Cahiers de «Travaux et documents» Cahier n. 53, Paris, Ined, 1969, pp. 65-68. Si tratta d'ingressi inadeguati, basati su probabilità di morte, adatti a produrre risultati attendibili solo se abbinati con altri elementi. Nel nostro caso gli accessi sono avvenuti con probabilità di morte del 230,8‰ per il réseau 104 (donne con 30-49 anni d'età) e del 324,5‰ per il réseau 105 (sessi congiunti con 45-64 anni). L'incertezza dei risultati è evidenziata dall'ampiezza degli intervalli di confidenza che, con riferimento al valore di e0, hanno un range di 22,5-49,5, per la rete 104, e di 35,7-63, per la rete 105. 

  25. La popolazione stazionaria corrisponde alla funzione Lx della tavola di mortalità che «può essere considerata sia come la distribuzione degli anni vissuti dal contingente iniziale l0, sia come una vera e propria popolazione di cui ogni generazione componente (di ogni singola classe di età) è la superstite di una generazione di nati N=l0», M. Livi Bacci, Introduzione alla demografia, 3a ed. Torino, Loescher, 1999, p. 129. Si caratterizza per un tasso d'incremento pari a zero (nascite annuali costanti), una struttura d'età fissa nel tempo (ciascuna generazione ha la stessa tavola di mortalità) e una consistenza corrispondente al prodotto delle nascite annuali per e0. «La definizione di popolazione stazionaria è assai rigida e si può affermare che non esiste una popolazione reale (nel senso più comune) rigorosamente stazionaria. La popolazione stazionaria è piuttosto una popolazione di riferimento che consente, mediante confronti, di esprimere un giudizio su alcune situazioni concrete», R. Pressat, op. cit., p. 235. 

  26. La popolazione stabile è caratterizzata «dalla presenza di un solo sesso, da tassi di fecondità e di mortalità invarianti, da chiusura ai movimenti migratori, da tassi costanti di natalità, mortalità e incremento, e da una struttura per età invariabile nel tempo», M. Livi Bacci, Introduzione alla demografia, op. cit., p. 352. Si distingue dalla popolazione stazionaria per la sostituzione dell'ipotesi di costanza delle nascite con quella di una loro variazione a tasso costante Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un modello teorico che può tornare utile per osservare la popolazione concreta. La funzione di controllo di colonna 10 (equazione fondamentale della popolazione stabile) è verificata quando restituisce un risultato pari a 1. 

  27. La popolazione stazionaria femminile utilizzata nel calcolo corrisponde a quella associata alla tavola di mortalità femminile di Coale e Demeny (modello Sud, livello 7) già individuata in precedenza. 

  28. Fonti: - Biblioteca nazionale Marciana di Venezia, Anagrafi, per il 1766 e il 1771; - Archivio di stato di Venezia, Deputati aggiunti alla provision del denaro pubblico, b. 210 bis, per il 1790; - A. Roja e G. Vale, Note di storia della parrocchia di San Giacomo di Rigolato, cit., p. 19 per il 1779; questo dato, pur non provenendo dalle «Anagrafi», ne riproduce l'impostazione, tanto da far sorgere il sospetto che sia stato ricavato da quella del 1780: «vecchi 26, uomini 238, donne d'ogni età 406, fanciulli 116, preti 5 -- totale 791» (ibidem, p 19) - gli appunti di don Antonio Roja (Biblioteca del museo carnico Gortani di Tolmezzo, Archivio Roja, b. 10.38) rinviano a Biblioteca civica V. Joppi di Udine, Wolf, Carnia, f. sec. XIII. 

  29. Si riecheggia in questo modo la denominazione del metodo proposto da Paul Vincent per la misurazione della mortalità tardiva o dei vegliardi (vedasi M. Livi Bacci, Introduzione alla demografia, cit., pp. 148-150), nel presupposto che la mobilità delle donne anziane sia stata quasi nulla. Nel nostro caso si sono conteggiati tutti i decessi, intervenuti successivamente alle varie date di riferimento, riconducibili a femmine appartenenti a generazioni che, sempre alle date di riferimento, avevano superato i sessanta anni. 

  30. Le sopravviventi al 1779 e 1790 delle coorti nate nel 1766-1779 e nel 1777-1790 corrispondono al contingente iniziale decurtato dai decessi, nominativamente individuati, nel frattempo intervenuti, mentre quelle al 1766 e 1771, a causa delle carenti registrazioni dei decessi infantili e giovanili, sono state stimate in base ad un'incidenza costante (pari al 28%) del peso della classe 0-13 (a sessi congiunti) sul complesso della popolazione. 

  31. Il risultato delle stime è evidenziato su fondo grigio. Qualche incertezza, e la necessità di ulteriori elaborazioni, è venuta dal modo, non univoco, d'interpretare la suddivisione in classi d'età delle anagrafi. Nella terminazione 19.12.1765, contenente le norme operative della prima Anagrafe, si parla «dei Ragazzi fino agli Anni 14, degli Uomini dagli Anni 14 alli 60, de' Vecchi dalli Anni 60 in su; delle Donne d'ogni età»; ma nella premessa ai risultati delle Anagrafi di tutto lo stato del 1766 ci si riferisce a famiglie «divise in quattro classi: la prima dei fanciulli sino agli anni quattordici, la seconda degli uomini dai quattordici sino agli sessanta, e la terza dei vecchi sopra li sessanta, e la quarta delle femmine d'ogni età» (le citazioni sono tratte dalle trascrizioni riportate in A. Schiaffino, Contributo allo studio delle rilevazioni della popolazione nella repubblica di Venezia: finalità, organi, tecniche, classificazioni, in Comitato Italiano per lo Studio della Demografia Storica (a cura di), Le fonti della demografia storica in Italia, Roma, Cisp, 1974, pp. 317 e 322, rispettivamente). Daniele Beltrami, forse privilegiando il primo testo citato, interpreta la suddivisione come «0-13; 14-59; 60–ω» (D. Beltrami, Storia della popolazione di Venezia dalla fine del secolo XVI alla caduta della Repubblica, Padova, CEDAM, 1954, pp. 88-89), mentre altri, tra cui Dolores Catelan, forse rifacendosi al secondo, come «Minori 14», «Tra 14 e 60», «Maggiori 60», D. Catelan, La popolazione delle Alpi orientali secondo l’Anagrafe veneta del 1766, in A. Fornasin e A. Zannini (a cura di), Uomini e comunità delle montagne, paradigmi e specificità del popolamento dello spazio montano (secoli XVI-XX), Udine, Forum, 2002, p. 105. Nell'incertezza si è privilegiato quest'ultimo comportamento in quanto più vicino al testo meno ambiguo. Le femmine con più di sessanta anni appartenenti a generazioni estinte dopo le varie date di riferimento ammontano a: - 1766: 47; - 1771: 40; - 1789: 49; - 1790: 56. Analogamente le femmine con meno di 14 anni presumibilmente ancora in vita ammontano a 103 nel 1779 e 135 nel 1790. 

  32. L'indice d'invecchiamento corrisponde al rapporto percentuale tra gli individui con 60 anni ed oltre e la popolazione complessiva. 

  33. Per brevità si riportano solo i dati a sessi congiunti. 

  34. La sottoregistrazione dei decessi infantili e giovanili ha carattere sistematico ancora nel 1765. Dopo la morte «Rdmmus Dnus Paschalis Ermacora de Ronchi monfalcon olim Parochus de Regulato» (21.5.1765), bisogna attendere il 4.9.1766 per trovare, nel registro delle sepolture (Apr, Canonicus liber Mortuorum 1702-1799, alle date indicate), l'annotazione della sepoltura d'una bambina di due anni (Marianna figlia di Giuseppe Perfler), che, però, rimane isolata fino al 28.12.1768 quando viene finalmente registrata la sepoltura di un infante (Gio Batta di Daniele di Qual da Valpicetto). Successivamente le annotazioni diventano più frequenti. La carenza è parzialmente compensata da note poste a margine nel registro dei battesimi (così per il nato 28.3.1765 il quale «volavit ad coelum 26 januarj 1766» e, successivamente per i nati in data 21.9. e 13.12.1766; 26.2., 8.4., 3.6., 11.5., 25.6. e 25.11.1767, 11.3., 12.3., 17.4., 4.5. e 10.8.1768). 

  35. «Brass ha scoperto che, tra due popolazioni qualsiasi P e S , vale, quasi perfettamente, la relazione: ovvero che le due serie dei sopravviventi, con opportune trasformazioni, possono essere rese quasi perfettamente identiche tra loro. In termini pratici, questo vuole dire che disponendo di una tavola di mortalità standard (S) e di una o più informazioni sulla mortalità di un paese qualsiasi P è possibile stimare il valore dei due parametri a e b e quindi ricostruire l'intera tavola di mortalità del paese P», M. Livi Bacci, Introduzione alla demografia, cit., pp. 387-388.. Il logit d'una variabile è definito come: logit(y) = 1/2ln[y/(1-y)]. Le tavole sono state costruite a partire dai sopravviventi al quattordicesimo e sessantunesimo compleanno. 

  36. Nei ventotto anni compresi tra il 31.12.1771 ed il 31.12.1779 la popolazione sarebbe passata da 711 a 817 abitanti, con un tasso d'incremento medio composto continuamente pari al 4,96‰ (ln(817/711)/28), ma il dato iniziale appare sottodimensionato; si è quindi deciso d'utilizzare un tasso d'incremento inferiore (3‰). Poiché i decessi avvenuti nei 25 anni considerati per la costruzione della tavola si riferiscono a generazioni formatesi in periodi precedenti, la tavola stessa andrà accolta con la dovuta cautela. Nel contesto considerato, vista la persistente sottoregistrazione dei decessi infantili, un'estensione del periodo è stata ritenuta inopportuna. 

  37. In base a questi dati, si potrebbe, postulando uno scarso peso dei quattordicenni, accedere alla rete 103 di Ledermann, con ingresso 15q0 (MF) p. 1000 (S. Ledermann, Nouvelles tables-types de mortalité, cit., pp. 63-64) che restituisce per il 1771 ed il 1779 valori di e0 molto vicini a quelli ottenuti col metodo di Brass: - 1766: 48,6 (MF), 47,3 (M), 50,1 (F); - 1771: 22,4(MF), 22,3 (M), 22,3 (F); - 1779: 29,6 (MF), 29,1 (M), 29,9 (F); - 1790: 26,4 (MF), 26,1 (M), 26,6 (F); - 1799: 32,8 (MF), 32,2 (M), 33,4 (F). 

  38. S'è tentata una verifica parziale, indiretta, su base longitudinale, di questo elemento esaminando l'andamento della mortalità infantile e giovanile. Postulando movimenti migratori senza effetti, è emerso un quadro caratterizzato, sia nei raggruppamenti generazionali triennali, centrati sugli anni di riferimento dei dati censuari, sia in quelli quinquennali, da una mortalità infantile inferiore a quella ricavata dai modelli di mortalità del momento, con il divario più sottile in corrispondenza del 1799, quando il dato sulla popolazione appare più puntuale, e più ampio nel 1771, quando i sospetti di sottodimensionamento si fanno più consistenti. Benché le tavole di mortalità trasversali restituiscano un'incidenza della mortalità infantile maggiore a quella effettiva, longitudinale, ed il confronto tra le due tipologie di dati appaia falsato, oltre che dalla diversa prospettiva, dalle carenze dei dati censuari, lo standard di Rigolato pare attagliarsi meglio al contesto. 

  39. M. Breschi, G. Gonano e C. Lorenzini, Il sistema demografico alpino. La popolazione della Carnia, 1775-1881, in M. Breschi (a cura di), Vivere in Friuli. Saggi di demografia storica (secc. XVI-XIX), Udine, Forum, 1999, p. 171. 

  40. Ci riferiamo, in particolare, a G. Ferigo, Le cifre, le anime, in «Almanacco Culturale della Carnia», I (1985), pp. 31-73 e G. Ferigo, Ancora di cifre e di anime, in M. Michelutti (a cura di), In Guart. Anime e contrade della Pieve di Gorto, Udine, Società Filologica Friulana, 1994, pp. 147-172. 

  41. Archivio parrocchiale di Forni Avoltri, Liber V, Mortuorum 1718-1793 e 1794-1804; Matrimoniorum 1718-1743 e 1743-1841. Relativamente a pre' Pietro Brunasso vedasi F. Molinaro, La cura di Sopraponti e le sue ville (Carnia), Udine, Tipografia Doretti, 1960, p. 26. 

  42. Secondo le Anagrafi venete a Forni Avoltri la popolazione sarebbe scesa dai 750 abitanti rilevati nel 1766 ai 662 nel 1790. Nel 1802 una numerazione austriaca, escludendo il probabile doppio conteggio degli abitanti di Avoltri soggetti alla giurisdizione di Tolmezzo, conta 665 abitanti. La contrazione media annua composta della popolazione nel periodo 1766-1802 ammonterebbe quindi al 3 per mille. 

  43. La scomposizione per sesso restituisce una speranza di vita alla nascita di 32,9 anni per le femmine e di 27,5 per i maschi. 

  44. G. Ferigo, Ancora di cifre e di anime, cit., p. 165. 

« Prev
12/12 Next
Scarica
Scarica questo file (Vuezil2.pdf)Rigolato 1741. La canonica del reverendo Nicolò Vuezil e le anime delle ville[Metodi e Ricerche, ns, XXVIII, 1 (gen-giu 2009)]334 Downloads
sei qui