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Mortalità a metà Settecento

Per sfuggire agli ostacoli posti dal numero modesto di rilevazioni annuali, aggravato, come s'è visto, dalla sistematica sottoregistrazione dei decessi infantili, nell'analisi della mortalità non si è fatto riferimento ai decessi del 1741 ma a quelli medi del quinquennio 1739-43 (centrato sul dato della popolazione ricostruito); il calcolo dei tassi specifici di mortalità, inoltre, è stato svolto per classi d'età molto ampie, quindicinali, a partire dalla fascia d'età 15-29, con l'ultimo raggruppamento esteso su tutta la popolazione con sessanta anni e più (Tab. 20).

L'assenza delle classi iniziali, caratterizzate da una mortalità infantile rilevante, decisiva per la determinazione della speranza di vita alla nascita, e l'inusuale ampiezza delle classi d'età riducono la significatività dei risultati, ma scelte diverse appaiono ancor più problematiche; benché stiracchiata, tale suddivisione consente confronti con le «Anagrafi venete» ed alcuni modelli di mortalità.

Dai tassi di mortalità, si sono estratte, non senza qualche accorgimento21, le probabilità di morte e i sopravviventi d'una popolazione virtuale, composta esclusivamente da soggetti con 15 anni e oltre; ambedue gli elementi sono stati usati come «chiavi d'ingresso» nelle tavole-tipo di mortalità di Coale e Demeny (Tab. 21 e Tab. 22)22.

Il modello Sud, caratterizzato da una speranza di vita alla nascita di 35 anni, sembra attagliarsi quasi perfettamente alla popolazione femminile rigolatese del 1741; i sopravviventi attesi a 30 anni coincidono con quelli accertati, ed anche a 45 e 60 anni le differenze appaiono trascurabili (-1 e +7 su mille, rispettivamente, come dall'ottava colonna della Tab. 21).

Per i maschi tutto diviene più controverso, meno chiaro e immediato. I due modelli più vicini ai dati osservati implicano speranze di vita alla nascita poco verosimili, superiori a quella femminile (Sud 36,23, Est 37,20), ed evidenzino divergenze che, pur tra loro prossime in «valore assoluto», sono sfasate sia riguardo all'età che al segno; mentre nel modello Sud il punto di maggior contatto si tocca a 45 anni, con una divergenza tra sopravviventi attesi ed accertati d'appena un'unità in più (ottava colonna della Tab. 22), nel modello Est ciò accade a 30 anni, ma con un'unità in meno (undicesima colonna della Tab. 22).

Si rafforza l'impressione d'un vizio interno alle fonti utilizzate, espresso da tassi di mortalità inferiori a quelli reali, solo parzialmente riequilibrati con l'espediente della media quinquennale (nell'anno 1741 viene registrato un solo decesso tra i maschi con oltre 15 anni, Tab. 20). Pare verosimile che un numero imprecisato di decessi di maschi adulti non sia stato annotato in quanto avvenuto al di fuori della parrocchia, verosimilmente nei luoghi percorsi dagli emigranti temporanei; nell'impossibilità d'una loro quantificazione precisa, per i maschi si è ripiegato un modello di mortalità collocato in «zona Sud», come per le femmine, ma con una speranza di vita alla nascita appena inferiore (33,95, colonne 12-14 della Tab. 22).

La Tab. 23 contiene un estratto, relativo alle classi d'età infantili e giovanili, delle tavole tipo di Coale e Demeny individuate in questo modo; il contingente iniziale di mille nati a quindici anni si riduce di oltre il 40% e la speranza di vita raggiunge il suo apice, prossimo a quota 50, verso i 5 anni d'età, una volta superati i periodi più rischiosi.

Le divergenze rispetto alla stima formulata in precedenza con l'ausilio della tavola di mortalità costruita sui decessi 1750-99, riassunte nella Tab. 24, paiono tutto sommato accettabili23. Ambedue i modelli concordano nell'evidenziare carenze di decessi nelle prime classi d'età, riequilibrate a partire dalla classe d'età 15-19. In termini numerici la differenza complessiva si restringe a sole 4 unità ma la ripartizione degli eventi tra i sessi nel modello di Coale e Demeny è più equilibrata. L'ipotesi iniziale conserva, tuttavia, una sua validità in quanto, nel caso concreto, lo squilibro tra i sessi ha riferimenti oggettivi (basso tasso di mascolinità delle nascite nel quindicennio precedente al 1741).

I dati a disposizione consentono l'entrata nella reti 104 e 105 delle tavole di S. Ledermann24, ma con risultati insoddisfacenti in quanto restituiscono speranze di vita alla nascita (38,6 e di 52 anni rispettivamente) poco credibili.

Con la Tab. 25, basata sulla popolazione stazionaria25 associata alla tavola di mortalità di Coale e Demeny (colonna 9), s'è tentato di gettare una sguardo più ravvicinato sulla struttura della popolazione femminile, su quella in età feconda in particolare. Le proporzioni standardizzate (colonne 6, 7 e 8), riferite ad una popolazione virtuale composta da una donna per ciascuna classe d'età, evidenziano come solo il 45% delle femmine in età 15-49 sia coniugata. Questo elemento assume un rilievo più pregnante se abbinato alla proporzione degli anni vissuti in stato di coniugata nel periodo fecondo (43%); gli anni vissuti, proiettati longitudinalmente, possono essere, infatti, immaginati come quelli effettivamente sperimentati da un'ipotetica generazione nel corso della propria esistenza.

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Scarica questo file (Vuezil2.pdf)Rigolato 1741. La canonica del reverendo Nicolò Vuezil e le anime delle ville[Metodi e Ricerche, ns, XXVIII, 1 (gen-giu 2009)]334 Downloads
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