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Struttura della popolazione al 31 dicembre 1799

Nelle Tab. 7 e Tab. 8 è stata sintetizzata la distribuzione della popolazione alla fine del 1799 per classi d’età, sesso e stato civile. La piramide delle età, che ne costituisce la corrispondente rappresentazione grafica, è riportata in Fig. 1

 

Rigolato~31.12.1799: popolazione per età, sesso e stato civile

 

Partiamo da quest’ultima, che consente una percezione più pregnante e forse meno arida di quella meramente numerica.

La base della piramide, con la sua relativa ampiezza, segnala che ci troviamo di fronte ad una popolazione giovane, almeno rispetto agli standard attuali. I primi quattro raggruppamenti, formati dalle generazioni fino ai 20 anni, assorbono, infatti, il 39,41% dell’intera popolazione (Fig. 2).

 

Rigolato~31.12.1799: popolazione per grandi gruppi d'età

 

L’età media e mediana ammontano rispettivamente a 30,48 e 26,97 anni.

Le femmine sono, nel complesso, più numerose dei maschi per 59 unità (a fronte di 100 femmine abbiamo 86,53 maschi) così che mentre per questi l’età media è di 28,37 e la mediana di 24,49 anni per quelle sono, rispettivamente, di 32,31 e di 29,48. Le femmine, oltre ad avere un’età mediamente più alta dei maschi per 3,94 anni ed essere complessivamente più numerose, sono la maggioranza in quasi tutte le fasce d’età. Fanno eccezione i primi due raggruppamenti, in cui il vantaggio iniziale per i maschi, geneticamente determinato alla nascita, si fa ancora sentire, e le fasce tra i 20-24 e 45-49 anni, presumibilmente a causa di una supermortalità legata al parto. Rimane, invece, da quantificare l’incidenza dell’emigrazione definitiva sul rapporto tra i sessi, anche se appare probabile che abbia accentuato lo squilibrio naturale derivante da una mortalità differenziale favorevole alle femmine38 in quasi tutte le fasce d’età maschili.

Relativamente alla suddivisione per sesso e, per i soli maschi, a quella per grandi fasce d’età, sono possibili alcuni confronti, riassunti nella Tab. 9, con le rilevazioni di stato settecentesche già citate. Tra il 1766 e il 1799 il rapporto tra i sessi subisce oscillazioni non facilmente spiegabili senza ulteriori indagini; il dato del 1790 è, tuttavia, particolarmente vicino a quello, ricostruito, del 1799. L’incidenza percentuale delle due fasce estreme della popolazione maschile, cioè quella fino ai 14 e quella oltre i 60 anni, rimane sostanzialmente stabile, con una modesta tendenza all’aumento, più lineare nella prima fascia, e lievemente contrastata nell’ultima. Fa eccezione il 1766 che si differenzia alquanto anche nel tasso di mascolinità. 39

Questo conferma, pur con l’approssimazione derivante dalla mancata conoscenza del saldo migratorio, che ci troviamo di fronte ad una popolazione colta in una fase di crescita lenta40, con una struttura per età stabile; spiega, inoltre, la regolarità della piramide, relativamente ampia alla base, ad indicare una natalità ancora sostenuta, ma senza vistosi rigonfiamenti nelle classi più anziane, quindi con una mortalità anch’essa abbastanza sostenuta in tutte le classi d’età.

Gli indici (Tab. 10):

  • di vecchiaia, che misura il rapporto tra la popolazione con oltre 65 anni d’età e quella sotto i 15 anni e col suo 26,19% ci dice che per ogni anziano si hanno 3,82 giovani;
  • di struttura della popolazione attiva, che misura l’invecchiamento del settore attivo della popolazione mediante il rapporto delle 25 generazioni comprese tra i 40 e i 64 anni con quelle 25 più giovani comprese tra i 15 e i 39 anni e col suo 73,26% ci informa che per 3 appartenenti alla fascia più anziana ce ne sono quella più giovane;
  • di ricambio della popolazione in età attiva, che rapporta la classe d’età 60-64 anni, vicina all’abbando-no dell’attività lavorativa, a quella di 15-19, presumibilmente in procinto d’intraprenderla e col suo 37,14% ci dice che per ogni anziano teoricamente in procinto di lasciare il mondo del lavoro ci sono oltre 2,69 giovani che stanno per farne parte;
  • di dipendenza, che misura il rapporto tra le fasce di popolazione presumibilmente non autonome per ragioni d’età, cioè i giovani fino ai 15 anni e gli anziani oltre i 65 anni, e quindi dipendenti dalla popolazione attiva, costituita dalle persone tra i 15 e i 64 anni, e col suo 63,73% ci dice che ad ogni persona inclusa nelle fasce deboli ce n’è 1,57 che lavora per sostenerla,

evidenziano ulteriormente, in altra forma, il peso rilevante delle fasce giovanili.

Una maggiore percezione di quanto esposto può venire dal confronto con la struttura demografica di una popolazione matura e in declino com’è quella riscontrabile, sempre nel comune di Rigolato, esattamente due secoli dopo.

La piramide delle età al 31.12.1999, Fig. 3, con la sua base stretta e le vistose protuberanze in prossimità delle classi d’età più anziane, espressione di natalità e mortalità contenute, evidenzia un notevole invecchiamento della popolazione, tanto da apparire quasi l’antitesi di quella rappresentata in Fig. 1, tipica d’una popolazione giovane, con natalità e mortalità ancora sostenute.

 

Rigolato~31.12.1999: popolazione per età, sesso e stato civile

 

Nella Rigolato del 1999 le classi d’età fino ai 20 anni costituiscono, infatti, appena il 13,40% della popolazione, contro il 39,41% del 1799, e l’età media e mediana complessive salgono rispettivamente a 49,9 e 51,25 anni, dai 30,48 e 26,97 del 31.12.1799. Questo valori disaggregati per sesso sono notevolmente maggiori per le femmine (52,7 e 56,46 anni) che per i maschi (46,82 e 48,33).

Ma ritorniamo alla struttura della popolazione al 31.12.1799. Dalla suddivisione per stato civile è desumibile un’età d’accesso al matrimonio relativamente alta per i maschi, accompagnata da un peso significativo del nubilato definitivo.

Tra i residenti a Rigolato al 31.12.1799 nessuno si è sposato prima dei venti anni. L’età media di accesso al matrimonio per le classi sotto i 50 anni, calcolata col metodo Hajnal41, è di 28,72 anni per i maschi e di 23,4 per le femmine. Queste ultime, quindi, negli ultimi trentacinque anni del ‘700 si sposavano mediamente quasi cinque anni prima dei maschi i quali, dal canto loro, dimostravano, almeno in apparenza, una maggior propensione al matrimonio.

Nella fascia d’età 20-24, quella d’ingresso al matrimonio, le nubili rappresentano il 60% ed i celibi l’82,35%, mentre in quella di 45-49 anni, in cui nubilato e celibato divengono presumibilmente definitivi, queste percentuali ammontano rispettivamente al 26,32% e al 8,33%. Nelle classi d’età più anziane, superiori ai 50 anni, i maschi che non hanno mai contratto matrimonio sono l’8,82%, contro il 18,18% delle femmine; le stesse percentuali standardizzate42 divengono rispettivamente del 8,47% e del 25,02%.

Se concentriamo l’attenzione sulla composizione della popolazione femminile in età feconda, compresa tra i 15 ed i 50 anni, la proporzioni delle nubili, delle sposate e delle vedove ammontano rispettivamente del 45,63%, 48,06% e 6,31%, le stesse proporzioni standardizzate divengono del 41,64%, 50,50% e 6,86%. L’indice di carico di figli per donna feconda, che pone in rapporto la popolazione compresa nella fascia d’età di 0-4 anni con le donne che presumibilmente la ha generata (15-44 anni) ammonta a 51,46%.

Senza un’adeguata analisi dei dati di flusso è arduo indicare con esattezza i processi che hanno determinato la composizione dello stato civile sopra descritta; sulla minore rilevanza del celibato definitivo è, per esempio, probabile che abbia influito una maggior propensione all’emigrazione definitiva da parte dei maschi celibi rispetto alla femmine nubili.

Questa relazione è, per esempio, stata osservata a Sauris nel 1857, dove il celibato e nubilato definitivi nelle classi d’età superiori a 45 anni ammontavano all’11,8% e al 33,3%43.

Quanto all’età media di accesso al matrimonio i confronti, assumibili con una certa cautela in quanto basati su dati tra loro non omogenei, evidenziano un buon grado d’affinità con quanto avvenuto a Sauris nell’ultimo decennio del Settecento (età media per i maschi 28,6 e per le femmine 25,1), ad Alagna Valsesia nel periodo 1751-1800 (27,57 e 24,64), a Comeglians nel corso di tutta l’età moderna (26,8 e 24,5), a Tolmezzo nel 1670-1769 (26,4 e 24,9)44. Valori notevolmente più alti si registrano in Carnia nell’800, soprattutto a partire dagli anni venti, come, per esempio, a Tolmezzo nel periodo 1815-1824 (29,5 e 26,08) e nella stessa Sauris tra il 1821-1830 (29,3 e 27,3)45. Valori sempre alti sono stati riscontrati in zone limitrofe anche in periodi anteriori, per esempio a Clauzetto tra il 1691 e il 1726 (31,88 e 27,59).46

In base ai dati ed agli indizi sopra esposti sembra plausibile inferire che sulla struttura demografica della Rigolato di fine del ‘700 abbiano significativamente inciso alcuni comportamenti, come l’accesso tardivo al matrimonio da parte dei maschi, l’alta incidenza del nubilato definitivo e una propensione all’emigrazione permanente più alta, rispetto a quella degli altri strati della popolazione, tra i maschi celibi, riscontrabili in altre zone montane, ubicate in Carnia e in diverse parti dell’arco alpino.

L’uso del condizionale più che sottolineare l’incertezza di questa conclusione serve ad evidenziare la sua ragionevole probabilità.

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Scarica questo file (Rigolato.pdf)La popolazione di Rigolato agli inizi del XIX secolo[Metodi e Ricerche, ns, XXVI, 1 (gen-giu 2007)]351 Downloads
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