« Prev
6/8 Next »

Aggregati domestici

Nel primo decennio dell’800 prendono avvio, per concludersi rapidamente, i lavori di formazione del primo, per l’ex Friuli veneto, moderno catasto fondiario, consistenti nella mappatura del territorio, suddiviso in particelle numerate progressivamente ed iscritte (con l’indicazione dei rispettivi possessori, dell’ubicazione, della qualità e dell’estensione - espressa in un’unica e nuova unità di misura superficiale, la pertica censuaria, pari a dieci are, ovvero a 1.000 mq) nei sommarioni con lo scopo di consentire il classamento e la determinazione del valor capitale di ciascuna particella47. In questo contesto, come già accennato, vengono censite anche le abitazioni, ovvero i beni di seconda stazione, univocamente identificate, per la prima volta, oltre che nelle mappe, anche col numero civico.

Benché posteriore di quattordici anni, non ci sono ragioni per dubitare che la breve descrizione delle abitazioni indirettamente desumibile nelle Nozioni generali territoriali date dal Comune censuario di Rigolato (comprendente Rigolato, Ludaria e Givigliana), restituisca un’immagine, valida anche per le altre località, sostanzialmente immutata rispetto al 1812:

«Case coloniche. In questo paese non vi sono coloni; tutti sono piccoli possidenti ed Agricoltori insieme, sicché non vi esistono case coloniche, ma gl’abitati servono nello stesso tempo al proprietario ed all’agricoltore. Dette case sono tra loro riunite e formanti tre borgate e villaggi. Sono anguste e servono a stentatamente ricoverare il bestiame e le persone. Parte sono edificate a muro e parte sono di legno, ed i loro coperti sono parte di paglia e parte di pianella.»48

La combinazione delle informazioni desumibili dal catasto e di quelle contenute nel ruolo per l’imposta personale consente di cogliere ulteriori particolari sugl’insediamenti abitativi.

Dei 173 edifici censiti come abitazioni 11 risultano disabitati (Tab. 11). Di queste case inabitate almeno una, quella collocata al n. 43 di Rigolato, sede della «Municipalità di ragione del Sigr Dn Giuseppe Capellari», è presumibilmente riservata ad usi istituzionali.

Il numero degli aggregati domestici è pressoché uguale a quello degli edifici disponibili il che, se anche non ha facilitato, certamente non ha ostacolato la loro formazione. Ad un assetto demografico a bassa pressione, cui abbiamo accennato precedentemente, s’affianca, quindi, un quadro insediativo a bassa tensione abitativa.

Se questo è il quadro generale scendendo a livello di singole frazioni si notano alcune diversità che, per il momento, ci limitiamo a segnalare benché siano degne di ulteriori approfondimenti. Per quanto riguarda l’entità media dei componenti di ciascun aggregato è Givigliana a distinguersi col suo valore (3,67) notevolmente inferiore alla media complessiva (5,13) mentre, all’opposto, valori superiori di una certa entità si hanno a Ludaria (5,79) e Valpicetto-Magnanins (5,63). Relativamente agli insediamenti abitativi sembra invece che siano Vuezzis e Gracco le località con, mediamente, più frequenti coresidenze di aggregati nel medesimo edificio (1,29 contro 1,07).

Ma torniamo alla nostra rilevazione dei maschi collettabili per esporre alcuni problemi interpretativi. Come già chiarito essa va ricondotta alle disposizioni sulla tassa personale che colpiva tutti i maschi validi dai 14 ai 60 anni e consiste in un’elencazione, ordinata secondo il numero civico, degli aggregati domestici identificati, in genere, col nominativo del capofamiglia.

Rispetto a quest’ultimo aspetto, infatti, fanno eccezione le Famiglie senza maschi collettabili e quelle per le quali vengono forniti più nominativi. Mentre per le prime la ricostruzione ha permesso di fugare gran parte, anche se non la totalità, dei dubbi connessi alla vaghezza dell’indicazione, per le seconde si è posto il problema di capire se ci si trovasse di fronte ad una pluralità di aggregati tra loro distinti ed autonomi, benché insediati nel medesimo edificio, oppure ad un unico aggregato multiplo e, soprattutto in quest’ultimo caso, d’identificare il capofamiglia, ovvero il nucleo familiare principale.49

Dovendo operare una scelta, sulla scorta di quanto è stato possibile accertare per Valpicetto e Magnanins nei «ruoli della popolazione», la modalità espositiva dei dati è stata ritenuta l’elemento discriminante; in presenza di indicazioni numeriche raggruppate e di un unico totale l’aggregato è stato considerato unico (con riguardo all’insediamento) e, in genere, ma non sempre, il primo nominativo della lista quello del capofamiglia; in presenza di indicazioni numeriche distinte corrispondenti a due o più totali gli aggregati sono stati considerati distinti, anche se insediati nel medesimo fabbricato.

L’attenzione posta ai dettagli più minuti non è stata sufficiente a fugare tutti i dubbi e le incertezze in merito alla classificazione degli aggregati, specie di quelli estesi e multipli, ciononostante riteniamo che il quadro ricomposto (Tab. 12) sia, almeno nei tratti generali, sostanzialmente valido.

Degli 893 residenti al 31.12.1812:

  • 420 (47,04%) convivevano in 89 (51,15%) aggregati domestici semplici o nucleari, unità familiari coniugali composte in prevalenza da coppie con figli, quindi da vedove o vedovi con figli ed infine da coppie sposate senza figli;
  • 281 (31,47%) facevano parte di 45 aggregati (25,87% del totale) domestici estesi, comprendenti oltre ai membri di un’unità familiare coniugale anche altri parenti non sposati oppure vedovi: in primo luogo fratelli, sorelle, zii/e (10,53%), quindi un genitore vedovo (9,63%) al quale, alle volte, s’aggiungeva un, o più, fratello/sorella (8,29%), oppure uno o più nipoti (3,02%).
  • 150 (16,79%) vivevano in 16 aggregati (9,21% del totale) domestici multipli, composti, cioè, da più unità familiari coniugali, una principale e le altre, o l’altra, secondarie, con relazioni di parentela tra di loro. Rispetto a quella principale le unità secondarie erano quasi equamente distribuite tra quelle di tipo ascendente (col capofamiglia di una generazione precedente), discendente (col capofamiglia di una generazione successiva), collaterale e frérèche (fratelli o sorelle sposati con l’aggiunta di un genitore vedovo oppure senza) e con altri legami parentali.
  • 36 (4,3%) erano quelli che risiedevano in 7 (4,02%) aggregati senza struttura e in 15 (8,62%) nuclei formati da una sola unità.

Benché, quindi, l’aggregato domestico semplice o nucleare, in cui viveva il 47,04% della popolazione, fosse il tipo più diffuso, quelli complessi (estesi e multipli), considerati congiuntamente racchiudevano una quota di popolazione superiore (48,26%).

Le famiglie ceppo, genericamente intese come le convivenze tra genitori e almeno un figlio sposato (le combinazioni possibili sono quelle tra i tipi 5 b, e ), e quelle congiunte, intese come le convivenze tra fratelli (le combinazioni possibili sono quelle tra i tipi 5 d, 5 c, 4 c e ), includevano, complessivamente, 306 persone (34,26% del totale), quasi equamente tra loro distribuite (150, 16,79%, nelle famiglie ceppo e 156, 17,47%, in quelle congiunte).

Diversamente che in altre località, nella Rigolato del 1812 il lavoro servile era praticamente inesistente; abbiamo contato, infatti, la presenza di una sola serva.50

La forza lavoro necessaria per l’economia agricola di sussistenza veniva, presumibilmente, reperita in via prevalente all’interno degli aggregati domestici, tra gruppi di parenti, ed il matrimonio non comportava necessariamente per i maschi il raggiungimento dello status di capofamiglia (Fig. 4).

 

Rigolato~1812: maschi e capifamiglia sposati o vedovi

 

Un metodo per approfondire l’immagine appena delineata, rendendola in qualche modo dinamica, consiste nel suddividere i maschi sposati e vedovi per età e tipo di aggregato.

È, infatti, possibile leggere la Tab. 13 come la sequenza cronologica del percorso compiuto all’interno degli aggregati domestici da una coorte di maschi sposati o, anche, da un individuo sposato medio, vissuto per 70 anni e più51.

Scopriamo così che sia nella fascia d’età d’ingresso al matrimonio (20-29 anni) sia in quella immediatamente successiva (30-39 anni) i maschi sposati hanno maggiori probabilità di risiedere in aggregati estesi e multipli piuttosto che in nucleari; tra i 40-49 anni, all’opposto, la probabilità di risiedere in famiglie nucleari, anche per la morte di ambedue i genitori, raggiunge l’apice ed il peso degli aggregati estesi e multipli decresce notevolmente. La preponderanza degli aggregati semplici continua, almeno per questo segmento della popolazione, anche nelle classi d’età successive in cui ci si aspetterebbe, invece, un significativo riaffioramento di quelli complessi.

L’accesso al matrimonio avviene quindi secondo un modello di residenza prevalentemente patrilocale e ad un’età, come abbiamo precedentemente osservato, soprattutto per i maschi, relativamente tarda; elementi questi condivisi con diverse località dell’arco alpino e presumibilmente predominanti anche in Carnia52.

Per verificare in maniera puntuale quest’affermazione sarebbe necessario ricostruire le modalità d’insediamento di tutti i nuclei familiari costituitisi almeno nei venti anni precedenti. In difetto di ciò possiamo tentare una verifica parziale, limitando l’analisi ai comportamenti delle coppie sposate nel periodo più prossimo al momento d’osservazione, nel presupposto che la brevità del tempo trascorso non abbia consentito sostanziali modifiche al quadro iniziale.

Delle quattro coppie che si sposarono nel 1812 una formò un nucleo neolocale, due s’inserirono in altrettante famiglie estese, mentre la quarta uscì dalla comunità (il marito proveniva da altro comune)53. Alle fine del 1812 dei nove nuclei familiari costituitisi nel 1811, tolto uno che, analogamente a quanto rilevato nel 1812, s’insediò fuori comune54, un altro si era già spezzato per la morte del marito e la vedova supersite risiedeva in un aggregato esteso (famiglia dell’ex marito), due costituivano delle unità familiari coniugali (probabilmente in seguito alla iniziale formazione di altrettanti nuclei nuovi, neolocali), e gli altri cinque facevano parte di nuclei complessi (due estesi e tre multipli).

I casi presi in considerazione sono numericamente troppo esigui per corroborare definitivamente la tesi che la formazione di nuovi nuclei familiari seguisse prevalentemente un modello d’insediamento patrilocale, ma forniscono un quadro indiziario che non la contraddice ed, anzi, è sufficientemente coerente con essa oltre che con quanto rilevato, con altri mezzi, dagli studiosi del costume.

Lo stesso tipo d’approccio adottato per i maschi sposati può essere seguito per la popolazione nel suo complesso.

Dalla Tab. 14 si desume che, all’inizio dell’800, per una persona residente a Rigolato, le probabilità di vivere in aggregati complessi erano nettamente più alte fino al compimento del decimo anno. Successivamente, fino a trent’anni, era la residenza in una famiglia nucleare a divenire più frequente; in maniera più accentuata tra i 10 e i 20 anni e più attenuata nel decennio successivo.

Tra i 30 ed i 40 anni si verificava un’ulteriore fase di prevalenza netta degli aggregati complessi a cui seguiva di nuovo, anche se in maniera più contrastata di quella riscontrata in precedenza, l’aumento delle probabilità di risiedere in aggregati nucleari.

Ulteriori dettagli si ricavano dalla suddivisione della popolazione per aggregato, età e stato civile (Tab. 15).

Celibi e nubili tra i 45 ed i 60 anni risiedono prevalentemente in famiglie estese o multiple e successivamente, a file ormai decisamente assottigliate, alimentano gli aggregati unipersonali e senza struttura.

La disaggregazione dei dati relativi alle persone coniugate e vedove consente di chiarire, almeno in parte, l’anomalia registrata in precedenza riguardo alle ultime classi d’età dei maschi sposati o vedovi. Si nota infatti chiaramente che nelle classi d’età più anziane l’aggregato nucleare prevale se sopravvive un’unità coniugale ma tende a scomparire, assorbito in quelli complessi, quando uno dei due coniugi viene a mancare.

« Prev
6/8 Next »
Scarica
Scarica questo file (Rigolato.pdf)La popolazione di Rigolato agli inizi del XIX secolo[Metodi e Ricerche, ns, XXVI, 1 (gen-giu 2007)]340 Downloads
sei qui