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Note


  1. Sulla parrocchia di San Giacomo: G. Vale– A Roja, Note di storia della parrocchia di San Giacomo di Rigolato, Tolmezzo, Tip. Carnia, 1926. 

  2. F. Molinaro, La cura di Sopraponti e le sue ville (Carnia), Udine, Doretti, 1960, p. 9. 

  3. F. De Vitt, Pievi e parrocchie della Carnia nel tardo Medioevo (sec. XIII-XV), Udine, Soc. Fil. Friulana Edizioni Aquileia, 1983, pp. 165-166; Ead, Una visita pastorale del Carnia, in « Memorie storiche forogiuliesi», LXV (1985), pp. 76-78 e 90-93. L’1.9.1497 il vicario dell’abate di Moggio sentenziò che i fedeli di Valpicetto potevano accedere ai sacramenti e seppellire i morti indifferentemente a San Giacomo o a San Giorgio. Questa decisione continuò a produrre effetti anche nei secoli successivi, tenacemente riguardo a sepolture e matrimoni, in misura via via più attenuata per i battesimi, limitatamente alle casate dei Di Qual e De Palù. Nel 1602 (visita pastorale) fanno ancora capo a S. Giorgio « le casatte de Palù et de Qual, della villa di Vapizetto, che sono 5 fochi», citazione riportata da G. Ferigo, Ancora di cifre e di anime, in M. Michelutti (a cura di), In Guart. Anime e contrade della Pieve di Gorto, Udine, Società Filologica Friulana, 1994, p. 147; la collocazione del documento è cambiata in seguito al riordino dell’archivio; quella attuale è Archivio della Curia Arcivescovile Udinese (d’ora in poi: ACAU), b. 806/82 (numerazione delle buste a catena). Nel periodo 1584-1819 abbiamo contato 33 sepolture, 26 battesimi e 15 matrimoni con la sposa residente a Valpicetto annotati nei registri parrocchiali di Comeglians. Ringraziamo il dott. Giorgio Ferigo per averci fornito la trascrizione dei registri canonici di quest’ultima parrocchia. L’epilogo ufficiale della vicenda si avrà solo il 6.9.1858, 361 anni dopo la sentenza appena ricordata, quando, non senza aver prima ottenuto l’assenso dai rispettivi parroci, preso atto che ormai « nel territorio della Parrocchia di Rigolato, nel villaggio cioè di Valpicetto, si trova una casa che ora possiede il Signor Giuseppe Gortan-Cappellari ed è segnata col civico N. 137, la quale appartiene alla cura spirituale del Rev. Parroco di Comeglians», l’Arcivescovo Giuseppe Luigi Trevisanato provvederà a cassarla definitivamente; da « Copia d’un decreto rilasciato ai Rev. Parrochi di Comeglians e di Rigolato», in ACAU, b. 246. 

  4. Sulla struttura amministrativa durante il primo periodo austriaco: L. Stefanelli, Il Friuli provincia austro-veneta (1798-1805), in La provincia imperfetta. Il Friuli dal 1798 al 1858, Udine, Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Udine, 1992, pp. 17-31. 

  5. Durante la seconda occupazione francese (1805-1813), viene attuata una riforma amministrativa che, tra l’altro, istituisce il Comune denominativo, suddiviso per classi in base al numero degli abitanti, con conseguenti aggregazioni. Su questi aspetti: R. Corbellini, Il Dipartimento di Passariano (1805-1813), in La provincia imperfetta cit., pp. 84-92; L. Antonini Canterin, Tolmezzo napoleonica e lombardo-veneta, in G. Ferigo, L. Zanier. (a cura di), Tumiec, Udine, Società Filologica Friulana, 1998, pp. 199-202. 

  6. Questa è l’estensione desunta da M. Michelutti (a cura di), op. cit., p XI, che rinvia a dati forniti dal Comune di Rigolato. Per l’Istat, e tutta la pubblicistica che ad esso si rifà, compresa quella prodotta dalla Regione FVG, la superficie censuaria del comune è attualmente di 30,47 Kmq. Preferiamo il primo dato in quanto ci sembra più vicino a quello dei sommarioni napoleonici conservati all’Archivio di Stato di Udine, secondo i quali l’estensione, espressa in pertiche, corrispondenti a 10 are (), dei singoli comuni censuari è la seguente: Campiut: 6.225,05; Givigliana: 5.497,27; Gracco: 2.984,09; Ludaria: 491,65; Magnanins e Valpicetto: 3.814,27; Rigolato: 7.286,91; Vuezzis: 3.215,81 – per un totale di 29.515,75 pertiche. I dati dei sommarioni presentano qualche incongruenza; la somma della superficie delle singole particelle di Rigolato (7.286,91) è probabilmente errata in eccesso per 200 pertiche (questa è la divergenza tra il totale generale riportato nel registro e quello che si ottiene sommando le pertiche attribuite ai singoli proprietari) per cui la superficie complessiva del comune amministrativo dovrebbe essere in realtà di 29.315 pertiche, valore particolarmente vicino a quello dichiarato dal Comune di Rigolato nel 1994. 

  7. L’altitudine è stata desunta dalle carte tecniche pubblicate dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. 

  8. Sulla strada di San Candido: L. Morassi, 1420/1797 Economia e società in Friuli, Udine, Casamassima, 1997, pp. 52-59; E. Polo, Le strade percorse da mercanti, contrabbandieri, mendicati e tesseri nel Carnia, in in età moderna. Oltre Linussio, Udine, Coordinamento circoli culturali della Carnia, 1992, pp. 76-92; S. Zilli, Le Carte della Strada di S. Candido. Nuovi elementi sulla viabilità dell’Alta Val Degano nel XVIII secolo, in «In Alto», CXIV (1996), pp. 99-110. 

  9. Le citazioni sono tratte dalla «Memoria topografica, storica e militare della Regione compresa tra il Piave e l’Isonzo negli ex Stati Veneziani», datata 10.4.1809, redatta dal francese Corpo Imperiale degli Ingegneri Geografi, nel testo tradotto e pubblicato a cura di P. Foramitti, Il Friuli di Napoleone. Atlante dei territori compresi tra il Tagliamento e l’Isonzo, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1994, pp. 64-65. Già alcuni anni prima, nel 1805, il perito fiscale Giovanni Carlo Iacotti aveva osservato che la strada «è tanto difficile ed aspra, che non vi reggono che piccoli carretti, che due Bovi tirano solo libbre in 800 di peso veneto, mentre al Piano ne tirano libbre 1400 ed anco più, ed è quasi ridotta intransitabile, e di più li mancano, due Ponti sopra il Torrente Degan», G. C. Iacotti, Statistica del Friuli, Cargna e Canal del Ferro, vol. 11, in Biblioteca Civica V. Joppi di Udine (d’ora in poi: BCU), Fondo Generale, ms 965; il testo citato è tratto dalla trascrizione riportata in F. Bianco, D. Molfetta, Cramars. L’emigrazione dalla montagna carnica in età moderna (Secoli XVI-XIX), Udine, CCIAA di Udine, 1992, p. 107. 

  10. G. Marinelli, Guida della Carnia (Ristampa dell’edizione di Tolmezzo, 1906), Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1981, p. 302. 

  11. Fonti d’origine ecclesiastica: Archivio parrocchiale di Rigolato (d’ora in poi: APR): rg. I Canonicus Liber: Matrimoniorum (1576-1702), Baptizatorum (1581-1701), Mortuorum 1618-1701; rg. II Liber Matrimoniorum 1702-1829; rg. II Liber Baptizatorum 1701-1764; rg. III Liber Baptizatorum 1765-1829; rg. II Liber Mortuorum 1702-1799; rg. III Liber Mortuorum 1799-1829. Fonti d’origine civile: APR, rg. Atti matrimonio 1817-1871; rg. I Atti nascita 1817-1838; rg. II Atti nascita 1839-1853; rg. III Atti nascita 1854-1871; rg. I Atti morte 1817-1846; rg. II Atti morte 1846-1871; rg. Ruolo della popolazione esistente al 31.12.1833 e dei movimenti successivi per mantenerlo sempre in giornata (d’ora in poi: Anagrafe vecchia). Archivio Comunale di Rigolato (d’ora in poi: ACR): rg. Ruolo della popolazione esistente al 31.12.1850 e dei movimenti successivi per mantenerlo sempre in giornata (d’ora in poi: Anagrafe nuova); rg. Atti di nascita dal 1871 al 1875. Archivio di Stato di Udine (d’ora in poi: ASU), Stato civile napoleonico (d’ora in poi: Scn): b. 388: serie di n. 9 (1806-1814, uno per anno) Registri degli atti di nascita più tre indici alfabetici distinti, e di n. 9 (1806-1814, uno per anno) di Registri degli atti di morte più tre indici alfabetici distinti; b. 389: serie di n. 10 (1806-1815, uno per anno) Registri degli atti di matrimonio più tre indici alfabetici distinti; serie di n. 10 (1806-1815) Registri atti di pubblicazione ed opposizione di matromonj; b. 184: fascicolo composto da fogli singoli contenente gli Atti necessari per la stipulazione dei matrimoni (allegati di matrimonio 1806-1815) – gli inserti sparsi nei registri sono stati considerati come facenti parte di questa busta quando si riferivano ad atti di matrimonio. Archivio Privato di Rigolato (d’ora in poi: APrR): rg. Nascite avvenute nella Parrocchiale e Comune di Rigolato dal primo gennaio 1812 al 31 giugno 1819; rg. Morti accadute nella Comune di Rigolato dal primo Gennaio tutto giugno 1819; Ruolo generale di Popolazione (istituito nel 1811), fz. relativa a Magnanins e Valpicetto (38 fg.) più un fg. relativo a Vuezzis e Gracco. 

  12. Con l’entrata in vigore del codice civile napoleonico (gennaio 1806) compare per la prima volta anche in Friuli il moderno ufficio di stato civile. Nel 1816 (applicazione del codice civile austriaco) le funzioni di stato civile sono affidate ai parroci. Per un sintetico inquadramento di questi avvenimenti nel contesto friulano: L. Stefanelli, L’anagrafe in Friuli: disposizioni legislative in epoca ottocentesca, in M. L. Iona (a cura di), Il ciclo della vita. Demografia, documenti e altre memorie in Friuli Venezia-Giulia, Catalogo della mostra tenutasi a Gorizia dal nel 1990, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1990, pp. 163-167; C. Sava, Lo Stato Civile, in Dopo Campo Formio, 1797-1813. L’età napoleonica a Udine, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 1997, pp. 241-242. 

  13. Fa eccezione Givigliana: «Nell’anno 1800 Givigliana contava 24 fuochi compresi i forestieri; 115 abitanti: paese e Germania. Uomini in villa 19, giovani 18, donne 28, donzelle 26, ragazzi 19. Uomini in Germania 11, giovani 4», P. Cella, Memorie di Givigliana, Gorizia, Stabilimento Tipografico L. Lukezic, 1928, p. 24. Grazie alla gentilezza del sig. Pierino Pinzan da Givigliana abbiamo potuto consultare la fonte dalla quale P. Cella ha verosimilmente attinto l’informazione. Trattasi d’un catastico datato 21.10.1800. Purtroppo proprio i dati che ci interessano risultano pasticciati e di difficile decifrazione. Quella data da P. Cella non appare convincente in quanto stride con i dati noti immediatamente precedenti e successivi e, soprattutto, perché presenta un rapporto di mascolinità (103,7%) improbabile. Da come si presentano le sovrapposizioni manoscritte pare che sia stata tentata una modifica dei totali degli uomini e dei giovani in villa, attuata mediante la sottrazione a queste categorie degli uomini in Germania, i quali, invece, costituivano una mera disaggregazione dei maschi (un di cui), senza alcuna influenza sul totale generale. Suggeriamo, pertanto, un’altra interpretazione: Uomini: in villa Germania 11; Giovani: in villa Germania 4; Ragazzi: 19 (Totale maschi 49); Donne: 28; Donzelle: 26 (Totale femmine: 54) – Totale complessivo 103. Per le «Anagrafi della popolazione del dipartimento di Passariano, raccolta per Censuaria, 1808», in BCU, Fondo principale, ms. 960, la popolazione di Givigliana a quella data (1808 ?) ammontava a 98 persone, mentre, come si vedrà, secondo altre fonti, nel 1802 e nel 101 e 87 unità, rispettivamente. 

  14. «Il Ruolo di popolazione viene reso obbligatorio in ogni comune con la legge dell’11 giugno 1811, art. 37. Vedi: Bollettino delle leggi del regno d’Italia, Milano, Reale Stamperia, 1811, vol. I, p. 583» desumiamo la notizia da Ead, L’anagrafe in Friuli cit., p. 167. Alcuni studi demografici su località carniche si basano sui Ruoli istituiti successivamente dagli Austriaci, ed in parte li descrivono. Vedi D. Marino, Mortalità infantile in una comunità di montagna. Treppo Canico (1834-67), in M. Breschi (a cura di), Vivere in Friuli. Saggi di demografia storica (secc. XVI-XIX), Udine, Forum, 1999, pp. 193-214. 

  15. Sembra che in Friuli questo tipo di fonte sia andato disperso o perduto L. Stefanelli, L’anagrafe in Friuli… cit., p. 165. Per un inquadramento più ampio sul Ruolo generale di popolazione: A. Schiaffino, Il «ruolo generale della popolazione» nell’esperienza storica del Regno Italico, in Comitato Italiano per lo Studio della Demografia Storica, Le fonti della demografia storica Italia, Roma, Cisp, 1974, pp. 519-587, e A. Bellettini, Alcune considerazioni sul ruolo generale della popolazione istituito nel periodo napoleonico, in id., id., pp. 453-462. 

  16. L’integrazione, per quanto attiene i registri di battesimo, morte e matrimonio, si è estrinsecata principalmente nella composizione dei cosiddetti legami nominali, ovvero: a) nel collegamento univoco di ogni atto di morte al rispettivo atto di nascita/battesimo o al nominativo d’un immigrato; b) nel collegamento, anch’esso univoco, degli atti di nascita all’atto di matrimonio di provenienza e nell’individuazione dell’eventuale matrimonio, o più matrimoni, di destinazione. In questo modo si sono cercati d’intercettare gli eventi biografici salienti (nascita, morte, matrimonio di provenienza e di destinazione) di ciascun individuo. I problemi maggiori sono posti dai casi che sfuggono, in tutto o in parte, a tale incasellamento, riconducibili principalmente agli effetti dei movimenti migratori, a carenze strutturali delle fonti e alla qualità dei supporti. 

  17. Non sempre il numero dei nati e dei morti considerato coincide con quello dei registri «anagrafici» in quanto: a) sono stati espunti i casi riguardanti non residenti; b) sono, invece, stati considerati alcuni eventi, relativi a residenti ma avvenuti fuori comune e, presumibilmente per questo motivo, non annotati nei registri. 

  18. I dati sono stati attinti da: -1607: Archivio di Stato di Venezia (d’ora in poi: ASV), Provveditori sopra beni comunali, b. 471; -1647: C. Puppini, Tolmezzo. Storie e cronache di una città murata e della contrada di Cargna dalle origini al XVII secolo, Udine, Ed. Co.El., 1996: pp. 448-452; -1672: Molinaro, op. cit., p. 61; -1701 e 1736: ACAU, Visite pastorali, b. 807; - 1766 e 1771: Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, Anagrafi; - 1790: ASV, Deputati aggiunti alla provision del denaro pubblico, b. 210 bis; - 1802: «Compartimento territoriale delle città, terre, castella, borghi, ecc. ed anagrafi della popolazione delle provincie austro venete – Formato con il fondamento delle note manoscritte spedite dalle provincie l’anno 1802» in ASV, Biblioteca legislativa, b. 351; - 1805: BCU, Fondo principale, ms. 965, Vol. 11; - 1807 e 1811: R. Corbellini, L. Cerno e C. Sava (a cura di), Il Friuli nel 1807. Dipartimento di Passariano. Popolazione, risorse, lavoro in una statistica napoleonica, Udine, Società Filologica Friulana, 1992, pp. 356-357 e p. 631; - 1812, APrR, «Ruolo per l’anno 1813 de’ maschi dagl’anni 14 compiuti ai 60 pure compiuti, che di presente abbitano nel Territorio sudetto compilato a tenore della Legge 24 luglio 1802, e delle susseguenti istruzioni» (affisso sulla piazza di Rigolato dal 14 al 17-3-1813); - 1779, 1783 e 1816: G. Vale–A. Roja, op. cit., p. 19; - 1794: Biblioteca del Museo Gortani di Tolmezzo, Archivio Roja, b.10.38 (gli appunti di don A. Roja, collocati in quest’ultima busta, rinviano, alle seguenti fonti: per l’anno BCU, Wolf, Carnia, f. sec. XIII; per il 1783 all’ACAU, vol. VI D. Mosacensis; per il «Schede Wolf»; per l’anno «don Michele Vidale, ex Archivio par. Monaio»); - 1818: Compartimento territoriale delle provincie venete (ristampa del 1821, «agggiuntavi la popolazione e la classificazione delle comuni»), Venezia, Andreola, 1821. Relativamente al 1816 abbiamo deciso, in attesa di esami più approfonditi, di non utilizzare i dati dello «Stato della popolazione e del bestiame bovino, caprino e pecorino dei sottoindicati distretti formanti il riparto boschivo dell’Ispettorato forestale della Carnia, nell’anno 1816» collocato in ASV, Ispettorato generale dei boschi, rg. 206, e trascritto in F. Bianco, A. Lazzarini, Forestali, mercanti di legname e boschi pubblici, Udine, Forum, 2003, pp. 186- quanto il numero complessivo degli abitanti (960) pare decisamente sovrastimato (corrisponde a quello d’almeno quindici anni dopo). 

  19. Le considerazioni che seguono devono molto a A. Fornasin, Ambulanti, artigiani e mercanti. L’emigrazione dalla Carnia in età moderna, Verona, Cierre Edizioni, 1998, pp. 169-198, che dopo un esame critico delle fonti censuarie conosciute, traccia un quadro complessivo della popolazione della Carnia nei secoli XVI-XIX. Per quanto riguarda il comune di Rigolato osserviamo che sono state erroneamente incluse nel suo ambito le località di Stalis e Palù (anni 1607 e 1647) situate invece in quello di Monaio. Anche nel comune di Rigolato esiste una località denominata Stalis, che nelle fonti prese in considerazione compare indicata separatamente solo nel 1647 (con 12 anime). Per effetto di questo spostamento anche le integrazioni ivi proposte per gli anni 1805 (+250 unità) e 1807 (+ 200 unità) appaiono eccessive. 

  20. Qualche ulteriore indizio a favore dell’attendibilità di questo dato, nel contesto di cui ci occupiamo, viene dal confronto con le notizie raccolte nel corso di una visita pastorale svoltasi nel 1602. Secondo quanto riferito dal parroco la popolazione era allora suddivisa in 80 fuochi (86 nel 1607) e le anime da comunione ammontavano a 280 (ACAU, b. 806/82). Assumendo che il numero medio di persone per fuoco nel 1602 sia uguale a quello rilevato nel 1607 (5,29 persone) avremmo un totale di 423 abitanti (contro i 455 del 1607) dei quali 143 non da comunione; la popolazione figurerebbe così ripartita tra un 66,20 % di persone da comunione ed il rimanente 33,80% non da comunione. Nel 1672 queste proporzioni saranno del 67,90% e 32,01% rispettivamente, ovvero particolarmente vicine a quelle ipotizzate per il base ai dati del 1607. 

  21. «Grave lacuna nella prima cifra, sensibile nella seconda, contenuta nella terza», Fornasin, op. cit., p. 180. Per quanto attiene i dati seicenteschi sembrano, tuttavia, necessari ulteriori approfondimenti, almeno nel contesto in esame. Se partiamo dal postulato che il dato del 1607 sia attendibile e quelli successivi pecchino di approssimazione per difetto, dobbiamo dedurre che nei quarant’anni successivi la popolazione cresca di almeno 86 unità (in media 2 persone all’anno equivalenti ad un tasso d’incremento annuo composto del 4,33‰), e che tra il 1647 e il 1672 l’aumento assoluto di 76 unità corrisponda ad un tasso proporzionale maggiore (tasso d’incremento annuo del 5,26‰). In 65 anni la popolazione si sarebbe così accresciuta di 162 unità, ovvero di oltre il 35% (con un tasso d’incremento annuo composto del 4,69‰). Se i dati del 1647 e del 1672 sono sottostimati la crescita sarà stata ancora maggiore, il che è possibile ma rimane da dimostrare. Relativamente al 1771 si conosce anche il dato fornito dal parroco in occasione della visita pastorale di quel anno: anime da comunione 550 circa, fanciulli 300 circa (ACAU, b. 797/48) per un totale di 850 anime. Nonostante l’evidente ed esplicita approssimazione, il confronto col dato dell’Anagrafe veneta di quel anno (711), inferiore per ben 139 unità (16,35%), rafforza l’impressione d’un’eccessiva approssimazione per difetto di quest’ultima. 

  22. Analoghe, più o meno accentuate, incongruenze sono state segnalate da A. Fornasin per Comeglians, Sutrio, Enemonzo, Forni Avoltri ed altre località Fornasin, cit., p. 183, il quale conclude: «Insomma, le registrazioni delle Anagrafi risultano in molti casi inferiori alle rilevazioni precedenti, eccezion fatta per quella del 1672. Calo della popolazione ? Credo si possa escludere. Parlerei piuttosto di calcoli effettuati con criteri diversi», ivi, pag. 184. Relativamente ai dati del 1701, che non abbiamo visto citati da altri, segnaliamo che presentano la popolazione scomposta tra persone «di comunione», «di cresimare d’anni più» e «di cresimare d’anni meno»; rispettando questa sequenza riportiamo i dati ed il totale per singola località: Rigolato: 106+41+6=153, Ludaria: 140+44+19=203; Valpicetto e Magnanins: 101+39+15=155; Givigliana: 78+28+9=115; Vuezzis e Gracco: 58+23+11=92; Totale complessivo: 483+175+60=718; l’incidenza dei tre raggruppamenti è del 67,27%, 24,37% e 8,36%. Rimane da chiarire cosa s’intenda per persone «di cresimare». Supponendo che il terzo raggruppamento comprenda la popolazione con meno di 5 anni d’età, la sua incidenza sul complesso appare, in effetti, un po’ bassa, rispetto alle attese ed anche rispetto a quella riscontrata un secolo dopo. I dati relativi al 1736 seguono la più comune suddivisione tra «anime di comunione» e «non di comunione» e sono i seguenti: Rigolato: 118+51=169; Ludaria: 154+62=216; Vuezzis: 38+14=52; Valpicetto: 59+33=92; Givigliana: 82+23=105; Gracco: 40+25=65; Magnanins: 32+13=45; Totale complessivo: 523+221=744. 

  23. Può essere utile il confronto con la suddivisione in tre fasi dell’andamento della popolazione per l’intera Carnia nel periodo considerato fatta da A. Fornasin: I) da metà ‘500 a metà ‘600 «di sostanziale stabilità» con «un tasso di incremento annuo della popolazione molto basso, tendente a zero»; II) da metà ‘600 alla fine del ‘700 periodo di «lenta crescita con un tasso di incremento medio del 2,1 per mille»; III) dalla fine del ‘700 al 1871 fase in cui si verifica un aumento consistente «documentato dagli alti tassi di crescita della popolazione che si collocano tra il 3,8 e il 13,7 per mille», Fornasin, cit., p. 182 

  24. M. W. Flinn sintetizza efficacemente questo tipo di andamento quando osserva che per buona parte dell’ancien régime «…il bilancio demografico fu di norma in attivo. Sebbene attivo, esso rimase tuttavia a lungo precario, perché sia il tasso di mortalità che quello di fertilità erano la risultante di un insieme di forze soggette a variazioni tanto nel breve quanto nel lungo periodo», M. W. Flinn, Il sistema demografico europeo 1500-1820, Bologna, Il Mulino, 1999 (I edizione inglese1981), p. 39. Proprio questa precarietà, non eccezionale ma ordinaria, sembra persistere almeno fino alla crisi di sussistenza del 1817/18. 

  25. Come si vedrà in seguito è necessario, inoltre, aver presente che una certa distorsione è prodotta dal disallineamento temporale dei dati messi a confronto; mentre, infatti, le rilevazioni censuarie sono riferite a momenti sconosciuti, ma molto probabilmente intermedi, dell’anno di riferimento, i dati ricostruiti in base ai movimenti anagrafici si riferiscono all’ultimo giorno dell’anno. 

  26. Collettabile sta per soggetto alla tassa personale che colpiva tutti gli uomini validi dai 14 ai 60 anni compiti. Introdotta una prima volta nel primo periodo austriaco, «nel 1807 l’imposta venne definitivamente confermata nella misura di 6 lire di cui beneficio dei comuni, 3,60 dell’erario»; «La legge 25 luglio Bollettino della leggi della Repubblica Italiana, I (1802) pp. 209-211» – citazioni da M. Berengo, L’agricoltura veneta dalla caduta della Repubblica all’unità, Milano, Banca Commerciale Italiana, 1963, p. 64. 

  27. Valpicetto: al civico n. 4 GioBatta Di Qual di Giovanni, calzolaio, «da sei anni è nella Stiria»; al n. 9 Antonio Gussetti di Giovanni, droghiere, «da un anno e mezzo negozia in giro nel Salisburghese»; al n. 20 Giuseppe Antonio Gracco di Gio Batta, scolaro, «da un anno e mezzo è alla scuola in Augusta»; al n. 23 Gio Batta Pascutti fu Giuseppe, apprendista negoziante, «da quattro trasportò a Pols alla Stiria presso un di lui zio»; inoltre al n. 10 non risultano inclusi i fratelli Gio. Giacomo e Gio. Pietro Vidale, figli di Giacomo, per i quali c’è il fondato sospetto che l’esclusione derivi da un’assenza temporanea legata all’emigrazione (nel 1820 Giovanni Pietro si sposerà a Gurten, distretto di Ried, nell’Innviertel (Austria superiore), dove nel 1838, dopo un breve rientro, trasferirà definitivamente il domicilio con l’intera famiglia, APR, Anagrafe vecchia, Valpicetto, c. 65); Magnanins: al civico n. 31 Giovanni Mecchia fu Gio: Battista, direttore d’osteria, «da 38 anni è a Trieste». Nei fogli di casa le annotazioni relative agli assenti temporanei sono più numerose; ci siamo limitati ad elencare quelle in grado di spiegare ragionevolmente le discordanze tra le due fonti. 

  28. ASU, Catasto Napoleonico, Catasto case (si riporta anche quello che dovrebbe essere un numero d’inventario ma che non è significativo, in quanto la collocazione dei registri è fatta in base alla località) per Rigolato e Ludaria (rg. 606), Givigliana (rg. 279), Vuezzis e Gracco (rg. 785), Valpicetto e Magnanins (rg. 365); il numero civico appare indicato per la prima volta nei registri anagrafici dei morti nel 1807 (ASU, Stato Civile Napoleonico, b. 388, rg. Atti di morte anno 1807, atto n. 10 del 23.8.1807), successivamente, negli stessi registri verrà riportato saltuariamente e con più regolarità a partire dal 1811. 

  29. Dei 66 maschi non registrati 8 (12%) sono compresi nella prima fascia d’età, 56 (85%), 44 dei quali celibi, in quella intermedia, e due (3%) nell’ultima. Tra i 56 maschi compresi nella fascia centrale mentre per 19 (34%) non conosciamo la professione esercitata, degli altri 2 (4%) erano gli scolari, 7 (12%) i boscaioli/falegnami, 14 (25%) i variamente impiegati nel settore del commercio (trafficanti, droghieri, mercanti, negozianti, apprendisti negoziante), 4 i sarti/tessitori (7%), 4 (7%) i villici (termine poco significativo in quanto usato genericamente), e 6 (11%) esercitavano altre attività (calzolaio, oste, muratore, ecc). 

  30. I dati sono stati desunti da: -1802, 1805, 1807, 1811, 1812, 1816, 1818: vedasi quanto già esposto alla nota 18; -1820, 1827, 1849: ACAU, b. 797/48; -1845: Compartimento territoriale delle provincie dipendenti dall’I.R. Governo Veneto, Venezia, Andreola, 1845; -1853: Compartimento territoriale delle provincie venete, Venezia, G. Antonelli, 1853; -1862: Compartimento territoriale delle provincie soggette alla luogotenenza lombardo-veneta, Venezia, G. Antonelli, 1862; -1861: G. Ciconi, Udine e sua provincia (Grande illustrazione del Lobardo-Veneto, vol. V, parte II), Milano, Corona e Caimi, 1861 (copia anastatica, Udine, Agraf, 1992), p. 458; -1863: Id., Udine e sua provincia, Udine, Trombetti Murero, 1862 (l’anno è errato in quanto il testo contiene espliciti riferimenti al 1863), p. 521; -1871: ISTAT, Popolazione residente e presente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1971. Tomo 1, p. 201 (con rideterminazione della popolazione residente, vedasi le avvertenze collocata a p. VIII). 

  31. A. Fornasin rileva che «il dato del 1805 sembra un po’ troppo basso», Fornasin, op. cit., p. 180. La finalità fiscale (determinazione di una tassa, il Quintello) della rilevazione rende credibile l’ipotesi che i risultati scontino gli effetti d’un atteggiamento reticente da parte degli informatori. 

  32. Muovendosi su un piano diverso, decisamente più generale, sia P. Fortunati sia G. Ferrari hanno utilizzato i dati della numerazione austriaca del 1802 (il primo in forma mediata, senza accesso diretto alla fonte). P. Fortunati ha ritenuto che fossero sovrastimati, tanto da supporre un errore di trascrizione per 10.000 unità proprio riguardo alla Carnia; P. Fortunati, Quattro secoli di vita del popolo friulano (1548-1931), Padova, Tipografia Antoniana, 1932, p. 17. Tale ipotesi è stata decisamente scartata da G. Ferrari per il quale «se errore per eccesso vi è stato, questo non può riguardare » in quanto «se vi è una zona per la quale nei vari censimenti le cifre si succedono senza bruschi salti, è proprio …», G. Ferrari, Il Friuli. La popolazione dalla conquista veneta ad oggi, Udine, CCIA, 1963, p. 50-51. 

  33. Resta l’impressione che questi dati, i primi dettagliati e completi disponibili nell’800, qualche problema interpretativo lo pongano proprio perché si distinguono per non sottovalutare il numero dei residenti. Per quanto riguarda segnaliamo la presenza di storpiature esilaranti, degne d’una geografia immaginaria, dei nomi di località (tipo Quartiere di Gojto per Gorto, Runichia per Runchia, Riguluto e Luduria, Trave per Trava, ecc.) e un’anomalia relativa al Quartier di Tolmezzo. Il totale che si ottiene sommando i dati delle singole ville di quest’ultimo (7.533) è inferiore a quello riportato nel registro (7.778) per 245 unità. Riteniamo che il numero corretto di abitanti sia 7.778 e che l’anomalia derivi forse da una errata trascrizione della popolazione di Mezzafuori e Riù (Mezzafuori pare l’acronimo di Villamezzo e Villafuori di Paularo), indicata in 315 unità, cifra identica a quella, annotata immediatamente dopo, per Paularo. 

  34. Esistono indizi d’un andamento similare, benché meno netto e marcato, anche per altri comuni carnici. Ravascletto: «Dal 1800 al 1803 nella parrocchia di S. Matteo i morti superano i nati e soprattutto a Monaio il dato è impressionante: nel 1800 per 14 nati si contano 25 decessi, nel 1801 10 nati e 22 decessi, nel 1802 4 nati e 16 morti, nel 1803 infine 8 nati per 15 decessi, anche per un’epidemia contagiosa ob inflatione gutturis che ha il suo apice in aprile. Il saldo passivo totale del triennio è di –42» , P. Casanova, Attraverso il tempo, in Ead. (a cura di), Valcalda. Il tempo, i luoghi, le voci, Monfalcone, Comune di Ravascletto-Edizioni della laguna, 1996, p. 57. Sauris: nel 1802 si verifica un’accentuazione delle morti; «è soprattutto il vaiolo, secondo una dichiarazione fornita dai rappresentanti della comunità, a determinare quest’anno l’accresciuta incidenza della mortalità». A Sauris durante le crisi di mortalità ottocentesche si verifica «una concentrazione dei decessi nei mesi di febbraio-aprile o di agosto-settembre», E. Navarra, La comunità di Sauris tra Settecento e Ottocento: profilo demografico, in D. Cozzi, D. Isabella, Ead. (a cura di), Sauris Zahre, una comunità delle Alpi Carniche, Udine, Forum, 1998, pp. 124-5. Forni Avoltri: qui il fenomeno sembra diversamente cadenzato; un picco di decessi si ha nell’anno 1800 (60 sepolture), con un saldo naturale negativo per ben 35 unità; nel 1802 la loro entità è decisamente inferiore (16 eventi in totale, 6 dei quali nel primo semestre), ma il saldo naturale permane di segno negativo (-4); nei primi sei mesi dell’anno, tuttavia, concentrandosi le nascite quasi interamente nel primo semestre (10 su 12), il saldo naturale è di segno opposto (+4) (dati desunti dai registri parrocchiali). Comeglians: nel fronte di 26 battesimi si hanno 35 sepolture (saldo: -9); anche in questo caso nel primo semestre si riscontra un saldo naturale positivo: 17 nati contro 16 morti (dati desunti dai registri parrocchiali). 

  35. Nella visita pastorale del 26.06.1820 il parroco comunica i seguenti dati: «Quantità delle anime: 737 – Adulti di comunione: 536 – Adulti incapaci di comunione: 2 – Fanciulli non di communione: 201» (dal che si deduce che gli adulti incapaci di comunione non vengono inclusi tra le anime) mentre nella visita del 12.08.1829 quantifica la popolazione più sbrigativamente: «Nro della popolazione di Comunione: 700 circa – senza comunione: 200 circa» (ACAU, b. 797/48). 

  36. Come ha osservato P. Fortunati «Sotto il governo austriaco…si parla di anno camerale, che va dal 31 ottobre al 1° novembre: ne consegue che, quando le fonti non specificano, si è incerti se la consistenza della popolazione sia riferita al 31 ottobre di un anno o al 1° novembre dell’anno antecedente» P. Fortunati, op. cit., p. 42. Forse più correttamente G. Ferrari parla di «incertezza sulla data delle numerazioni, alcune essendo riferite all’anno così detto camerale, senza specificare se la data indicata è quella d’inizio (1° novembre) o della fine (31 ottobre) dello stesso, altre al 31 dicembre…» , G. Ferrari, op. cit., p. 75.. 

  37. Il «Riassunto della popolazione della Frazione di. . .desunto dal Ruolo generale della medesima», anteposto al ruolo, è stato compilato per cinque anni civili (1851, 1852, 1854, 1856 , 1857) e quattro camerali (1852, 1853, 1854, 1855). Per l’anno camerale 1853 la somma dei totali riportati per ciascuna frazione coincide con quella del Compartimento dello stesso anno (Rigolato: 326, Ludaria: 302, Valpicetto e Magnanins: 319, Givigliana: 148, Vuezzis: 131, Gracco: 50, Totale: 1276) il che conferma che quest’ultimo si basava sui ruoli. 

  38. In realtà esisteva anche una certa emigrazione femminile, legata principalmente al mercato matrimoniale che, relativamente alle femmine, era costantemente in deficit. Anche se questo elemento rimane da quantificare appare verosimile che abbia contribuito ad accentuare un certo squilibrio tra i sessi soprattutto nelle fasce d’età di accesso al matrimonio. 

  39. Nel 1766 il rapporto di mascolinità appare troppo basso ed eccessivamente esigua la fascia attiva della popolazione (14-60 anni) maschile. Sia l’uno sia l’altro elemento sembrano strettamente tra loro correlati; l’esiguità della fascia centrale va presumibilmente ricondotta alla mancata rilevazione degli assenti temporanei, in maggioranza costituiti da maschi adulti. 

  40. È vero che l’aumento di 93 unità in trentatre anni verificatosi tra il 1766 e il 1799 corrisponde ad un tasso d’incremento annuo medio composto del 3,59‰. Poiché, come già osservato, il dato di partenza (1766) sottostima notevolmente la popolazione residente, in realtà l’aumento della popolazione nei trentatre anni considerati deve essere stato inferiore. Partendo dal dato del 1779 il tasso c’incremento si riduce allo 1,62‰. 

  41. Si tratta di un metodo utile quando non si dispone di statistiche sul flusso effettivo dei matrimoni secondo l’età ma di statistiche di stato, come per esempio i censimenti. Pur utile è una misura ambigua in quanto «rispecchia una situazione antecedente al periodo di censimento (infatti le varie proporzioni di nubili – o di celibi – sono il risultato della nuzialità nei 35 anni precedenti) e non è interpretabile né come misura per contemporanei, né per generazioni.», così M. Livi Bacci, Introduzione alla demografia, Torino, Loescher, 1993, p. 195. 

  42. La standardizzazione consiste nel commisurare i rapporti ad una «popolazione ipotetica a struttura per età rettangolare (tutti vivono fino a 100 anni e poi scompaiono) con popolazione in ciascuna classe di età pari a 1 (o 10, 100, 1000)», ivi, p. 182. 

  43. Per Sauris: E. Navarra, Demografia di un villaggio alpino della Carnia. La popolazione di Sauris fra ‘700 e ‘800, in «Memorie storiche forogiuliesi», LXXV (1995), pp. 94-95. 

  44. Per Sauris: ivi, p. 95; per Alagna: P.P. Viazzo, Comunità alpine. Ambiente, popolazione, struttura sociale nelle Alpi dal XVI secolo ad oggi, Bologna, Il Mulino, 1991, p. 268; per Comeglians: G. Ferigo, Ancora di cifre cit., pp. 156-157; per Tolmezzo: G. Rizzi, Dentri Muraes. Le dinamiche del movimento della popolazione a Tolmezzo nel ‘700, in G. Ferigo, L. Zanier. (a cura di), op. cit., pp. 87-88. 

  45. E. Navarra, Demografia di un villaggio cit, p. 95. 

  46. Per Tolmezzo: L. Tosoni, Le anime di San Martino, in G. Ferigo, L. Zanier. (a cura di), op. cit., p. 99; per Clauzetto: C. D’Agostini, Le anime di Clauzetto nel 1726. Popolazione e famiglie, servi e migranti agli inizi del Settecento, .in M. Michelutti (a cura di), As. Int e cjere. Il territorio dell’antica pieve d’Asio, Udine, Società Filologica Friulana, 1992, p. 314. 

  47. Per le vicende relative alla formazione del catasto si rinvia a M. Berengo, op. cit., pp. 25-63 e a F. Bianco, Nobili castellani, comunità, stottani. Il Friuli dalla caduta della Repubblica alla Restaurazione, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 19972 , pp. 87-108. 

  48. ASV, Censo austriaco, atti preparatori, b. 292 «1826. Circondario censuario n. 44. Nozioni generali territoriali date dal Comune censuario di Rigolato... 18.8.1826.» 

  49. In merito al capofamiglia, elemento cruciale nella classificazione degli aggregati domestici, si è cercato di seguire l’assioma di P. Laslett «La prima persona menzionata all’inizio di una lista dei membri di un aggregato domestico viene considerato capofamiglia, qualunque sia il tipo di aggregato domestico», P. Laslett, Famiglia e aggregato domestico, in M. Barbagli (a cura di), Famiglia e mutamento sociale, Bologna, Il Mulino, 1977, p. 35 – anche se la chiara finalità della rilevazione lo ha, ci sembra, in parte reso inapplicabile. Scorrendo l’elenco si ha la sensazione che, spesso, dovendo scegliere tra il nominativo di diversi maschi coresidenti, sia stato privilegiato, per motivi di chiarezza, quello che rientrava nella casistica dei collettabili; questo soprattutto negli aggregati multipli e nei casi di padri ultrasessantenni (esclusi dalla tassa) coresidenti con figli celibi collettabili. In alcuni casi, , per es. al n. civico 11 di Ludaria, l’indicazione di più nominativi non corrisponde a più nuclei familiari (nel caso indicato trattasi di padre e figlio maggiore celibe coresidente con altri fratelli minori). In queste evenienze abbiamo assunto che capofamiglia sia il genitore, a madre o madre, ancora in vita. 

  50. È possibile che questo dato sia lievemente sottostimato. Resta il fatto che il lavoro servile nei termini definiti da J. Hajnal e P. Laslett come tipico del modello di famiglia nord-occidentale certamente non esisteva nella Rigolato di fine Settecento inizio Ottocento. Benché si abbia l’impressione che questa situazione sia quella prevalente anche nel resto della Carnia non mancano indizi diversi, soprattutto nel ‘700. Ad Amaro, per esempio, nel 1745 vengono rilevati «164 famèis, famigli, su una popolazione di circa 558 anime pari a circa il trenta per cento del totale» G. Moroldo, Se il prin paîš de Cjargne…(Damar e le so int) Storia genealogica di una comunità, Comune di Amaro, 1999, p. 43. 

  51. Si tratta d’un procedimento improprio, da cogliere con le dovute cautele, in quanto utilizza elementi statici (riferiti ad un determinato momento) in senso longitudinale (un’analisi corretta dovrebbe essere condotta per generazioni). 

  52. La netta prevalenza delle forme complesse di aggregato domestico e la residenza patrilocale sono state analizzate per Sauris da E. Navarra, Famiglie e casate. Forme di residenza e sistemi ereditari a Sauris (1780-1860), in D. Cozzi, D. Isabella, Ead. (a cura di), op. cit., pp. 135-153. 

  53. Trattasi di Maddalena Gracco fu Pietro che sposò Valentino Gerin fu Valentino da Frassenetto (Archivio Parrocchiale di Forni Avoltri, Liber matrimoniorum, 5.2.1812). Relativamente agli altri matrimoni si veda APR, rg. II Liber Matrimoniorum (1702-1829) alle date 5.2.1812 e 22.6.1812. 

  54. Trattasi di Anna Maria Pellegrina di Giuseppe che sposò Gasperin Francesco di Giovanni da Ciroi di Castion (APR, ivi, alla data 27.4.1811). Relativamente agli altri matrimoni si veda APR, ivi, alle date 6 e 26 febbraio, 22 e 29 aprile, 7 e 26 giugno, 26 luglio ed inoltre APR, Anagrafe vecchia, fg. 43, per il matrimonio di Giovanni Giacomo Pascutti da Valpicetto con Maria Rovis da Agrons. 

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