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Giovanni Battista Vidale e i suoi figli

Nulla si sa sull'esistenza o meno d'elencazioni d'assenti settecentesche, simili a quelle disponibili pel secolo precedente1, ma l'altra documentazione giunta fino a noi, soprattutto quella di origine notarile, nel Settecento si fa, quasi per compensazione, improvvisamente abbondante. La ricchezza di atti notarili non sembra casuale, ma espressione di una crescente complessità d'interessi legata alla espansione delle attività mercantili e del fenomeno migratorio.

Tra la fine del Seicento e l'inizio dell'Ottocento operarono a Rigolato almeno nove notai (Tabella 1)2.

Salisburghese-Tabella1

 

Il notaio Giovanni Battista Vidale, nato a Valpicetto e trasferitosi ancor giovane, al seguito della famiglia, a Ludaria, primeggia tra tutti per il lungo periodo d'attività. Qualcosa su di lui (uomo quieto e pacifico, insidiato da lupi e animali rapaci, tra montuosi dirupi…) emerge da un attestato di buona condotta rilasciato, nel 1722, dal parroco in seguito ad un infortunio legato al maneggio d'un archibugio3.

Col presente attestato sacerdotalle si fa giusta et indubitata fede a qualunque Ill.mo et Ecc.mo Magistratto et a qui il presente sara rapresentato, qualmente Gio Batta Vidale fig.lo di Zuane mio Parochiano da me battezato d'età d'a.ni 27 il corso di sua vitta si ha mai udito o p.sentito minimo reclamo dintrichi, questioni o risse ne di giorno ne di notte ne con armi ne senza, ma sollo incaminatto con usso quietto e pacifico; Che sollo gli ultimi del spiratto anno con caso fortunatto e da tutti deploratto comiseratto e compatito si porto fuori della villa di Ludaria la sera di notte col favor della luna, p. la soverchia infestatione dei lupi et altri animalli rapaci danossa e di gran lunga avanzata in questi montuosi derupi, con manifesta e insapportabile devoratione de gli animalli domestici, capitogli un lepre al qualle fe sbaro con azzalino longo o che fusse astro maligno o caso fatalle gli crepo la canna del arcabugo che restò miseramente offeso nel ditto police della man sinistra con la privazione del med.o polise; offeso se stesso senza offesa d'altro; caso veramente d'esser comiseratto e compatito quasi alla stessa innocenza, et di tanto si p.testa e sa fa purissima fede moro e modo sacerdotalle.
Rigolatto li 25 7bre 1722
P: Giacomo Vitale Curato
di detto loco Rigulatto et protthonotario apostolico

Nel 1715 si sposa con Caterina figlia di Nicolò Gussetti, da Magnanins, appartenente ad una famiglia di cramari operante da tempo, e con successo, nel Salisburghese. Dal matrimonio nascono ben quindici figli, tra i quali Nicolò — in un primo tempo commerciante a Monaco4 e successivamente notaio, sulle orme del padre, in patria — e Candido Benvenuto (Riquadro 1).

 

Quest'ultimo nel 1740 si sposa con Maria di Giacomo Puschiasis da Ludaria, con la quale ha dieci figli, cinque femmine e cinque maschi (Riquadro 2).

Nel 1729, undicenne, lo troviamo a Salisburgo, già capace di lamentarsi col padre per la mancata risposta alle sue lettere5:

Laudato sia gesu Christo.
Cariss.mo Signor Padre del ardente cuore vi saluto cola mia madre et fratelli et sorelle.
Senza cara vostra avisandovi del mio stato lodato il Sig.r Idio mi ritrovo con bona salute spero che sara di voi il simile e di tutti di casa nostra
mi stupisco molto che non mi scrivete mai una parola di do letere scrite mi a voi et una a mia madre che mi dassi la risposta
se non mi date la risposta tuti quanti questo Carnevale mai altro non vi scrivaro manco una parola
altro non vi so solo cosa dire solamente che vi saluto cosi tutti di casa nostra et augurando le sante feste di Natale et il bon principio del ano questo et per molti
resto in freta
@ 15 december in Salisburgo 1729
Vostro Aff.mo et obl.mo figlio Candido Vitalein in freta

Nel 1754 l'opposizione dei mercanti salisburghesi contro di lui giunge fino al punto d'ottenerne l'espulsione entro otto giorni, anche se

però le severe disposizioni degli uffici governativi del vecchio Salisburghese non venivano mai ingoiate così scottanti come venivano cucinate. Candido Vital abbandonò definitivamente Salisburgo solo il 15 maggio 1771 quando passò a miglior vita6.

In precedenza non aveva dimenticato d'arricchire la chiesa parrocchiale con un nuovo altare sul quale, ancor oggi, campeggia l'iscrizione «AD D.O.M.G. ET HONOREM EREXIT CANDIDUS VITALIS. ANNO 1767».

Candido Vidale

 

Dei suoi figli maschi due si sposano e risiedono in patria e almeno altri due si stabiliscono definitivamente nel Salisburgese. Tra questi Giovanni Giuseppe che

non solo possedeva un grande deposito di merci nel Palazzo dei principi preposti di Berchtèsgaden (Krotachgasse 4/7), ma anche di simili nelle capitali della Stiria e dell'Austria Superiore, Graz e Linz, destinati specialmente per l'approvvigionamento delle fiere locali. Nell'anno 1803 il deposito di Salisburgo fu valutato 6622 fiorini, quello di Graz 3274 fiorini e quello di Linz 2621 fiorini; la sua clientela si estendeva fino in Boemia e Ungheria7.

Uno squarcio sui rapporti, non solo affettivi, tra padre e figli adulti ci viene da tre lettere, scritte nel medesimo giorno, dal settantenne, vedovo, Giovanni Battista ai due maschi Gio Batta e Zuane e a una figlia (Riquadro 3)8.

L'iscrizione di Candido Vidale

 

I figli maschi soni tenuti a sostenere il genitore anziano, non più attivo, con esborsi in contanti e in generi (mais, frumento, segale). Non tutti, però, si dimostrano premurosi. Il padre, nel richiamarli all'ordine, giustifica le sue pretese col diritto alla restituzione di quanto elargito nella fase dell'accrescimento, così com'egli stesso, più sfortunato, in quanto erede di debiti faticosamente ripianati, aveva a sua tempo fatto.

Tre lettere di Giovanni Battista Vidale ai figli

 

Nella lettera a Gio Batta, che s'era dimostrato, con Candido, puntuale nelle consegne, vengono esposte nei dettagli le mancanze degli altri figli verso i quali s'adombra il ricorso a mezzi coercitivi; in quella a Zuane, più stringata, c'è un richiamo esplicito al dovere altamente dovuto, «altramente douro risolvermi di far altri passi»; nell'ultima, ancor più breve e distesa, il riferimento alla situazione economica (non più «misera» ma «quasi misera») perde drammaticità, e, nel punto in cui accenna ad un'ultima visita, sembra lasciar filtrare, con fatica, qualche goccia d'affetto.

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