L'Operaio Italiano - anno V (1902)

 

OpIt190216

 

15.04.1902 - numero 7

Propaganda in Carnia

Rendiconto tratto da il Friuli su «una conferenza che il compagno Elia D'Andrea ha tenuta sul tema 'Avvertimenti e consigli', dedicata interamente agli emigranti». I temi sono quelli dell'ignoranza dei propri diritti e della coscienza di classe.

«Se l'emigrante fosse istruito e conscio di quelle leggi che regolano i lavoro, i contratti ed i salari, se avesse un'esatta cognizione dei diritti e dei doveri che hanno operai e padroni, certamente le cose non andrebbero [...]
L'operaio italiano è sempre ricercato perché docile come un agnello lavora molto e senza lamentarsi si accontenta di una paga meschina. [...]
E noi non possiamo fare altro che plaudire all'opera del compagno d'Andrea ed augurarci che il suo esempio trovi imitatori, e che presto da tutti i centri, come Ampezzo, Rigolato, Tolmezzo, S. Daniele ecc. sorgano delle voci consiglianti gli operai in procinto d'emigrare a fare il loro dovere venendo all'estero verso i compagni de' paesi che li ospitano, unendosi a loro nella difesa delle condizioni di lavoro conquistate e nella conquista di nuovi miglioramenti, e che presto la macchia del krumiraggio, che brutta la nostra emigrazione e ci disonora in faccia a tutti, mediante l'opera loro non sia più che un doloroso ricordo [...]»


 

03.05.1903 - numero 9

Lo sciopero di Kiel

«[...] fra i primi Krumiri arrivati vi sono 13 muratori friulani condotti da un certo Zerin Eugenio di Caneva di Tolmezzo il quale ha subito scritto a casa perché ne partissero alla volta di Kiel un'altra cinquantina.
[...]
...ci troviamo davanti a gente che si è mossa da casa e ha attraversata messa Europa apposta per venire a far da boia a degli scioperanti sapendo di essere chiamata a ciò e col fermo proposito di farlo.
[...]»


 

03.05.1903 - numero 9

Movimenti di salario. Muratori

Sempre sullo sciopero di Kiel si osserva che i "padroni"

«sperano sempre di sostituire i muratori ed i carpentieri di Kiel con dei Krumiri. Ma finora non hanno avuta molta fortuna, poiché fra tutti hanno raccolto appena qualche boemo e un paio di muratori della Slesia e 13 italiani condotti da certo Zerin Eugenio di Caneva di Tolmezzo già conosciuto come uno dei peggiori arnesi della nostra emigrazione e che da anni lavora soltanto in località in cui vi sono scioperi. È come si vede un Krumiro di professione della razza Buliani e compagni. Sappiamo che ha scritto a casa per far venire un altro centinaio di compaesani. Ci auguriamo che non trovi nessun altro che voglia condividere con lui la responsabilità d'una canagliata così grossa come sarebbe quella di ripetere il caso di Halle. Ma la speranza è piccola perché pare che in Caneva di Tolmezzo specialmente l'incoscienza è ancora grande e la mala pianta del krumiro più che altrove abbondante.»


 

14.06.1902 - numero 12

Capi-krumiri che ci disonorano in Kiel

«

Capi-krumiri
che ci disonorano in Kiel

  • Cassetti Antonio di Canova di Tolmezzo
  • Cacitti Eugenio detto Zerin di Canova di Tolmezzo
  • Stanelli.

I primi due l'anno scorso erano pure in Halle s. Saale.
Dedichiamo ad essi e a tutti i loro compagni, di cui in uno dei numeri prossimi pubblicheremo l'elenco completo, il seguente parere di un giudice inglese: "Per gli operai un krumiro è rispetto alla sua classe, ciò che un traditore è per la patria [...] Il krumiro è l'ultimo che dia un aiuto ai compagni ed il primo a pretenderlo. – Egli non ha riguardo che a sé medesimo [...]"»


 

14.06.1902 - numero 12

Movimenti di salario. Muratori

«[...] In Kiel lo sciopero non è ancora terminato. Vi lavorano circa 250 italiani sotto la guida dei capi Stanelli, Antonio Cassetti ed Eugenio Cacitti detto Zerin. Questi ultimi due sono di Caneva di Tolmezzo e già ben conosciuti ne' fasti del krumiraggio friulano. Del primo non abbiamo notizie particolari e saremmo veramente grati a quei lettori e compagni nostri che ce le volessero fornire. Oltre ad essi vi sono ancora un'ottantina di boemi e una trentina di tedeschi.»


 

28.06.1902 - numero 13

Capi-krumiri che ci disonorano in Kiel

«Capi-krumiri che ci disonorano in Kiel

  • Cacitti Eugenio detto Zerin di Caneva di Tolmezzo.
  • Cassetti Antonio di Caneva di Tolmezzo.
  • Brovedani Giacomo di Tarvesio.

Quest'ultimo è più porco degli altri, perché per quasi un anno è stato presidente della sezione de' muratori italiani di Mannheim.»


 

28.06.1902 - numero 13

Piccola posta

«Bielefeld – Gatto – Le notizie che ho da Francoforte sono veramente un po' diverse da quelle che mi dai tu. Ma ad ogni modo perché non hai risposto alla lettera che ti scrissi in seguito alla tua cartolina?
Conosci per caso l'indirizzo di Kiel di Giacomo Brovedani, quello che è stato presidente della sezione italiana dei muratori di Mannheim?
L'elenco completo dei krumiri di Kiel spero di poterlo pubblicare nel prossimo numero. Il mio indirizzo è sempre il solito "Operaio Italiano", Amburgo 6, Markstrasse 15, II.
Vugi»


 

12.07.1902 - numero 14

Capi-crumiri che ci disonorano in Kiel

«Capi-crumiri che ci disonorano in Kiel

  • Cassetti Antonio di Caneva di Tolmezzo.
  • Caccitti Eugenio detto Zerin di Caneva di Tolmezzo.
  • Brovedani Giacomo di Tarvesio ex-presidente della sezione italiana dell'Unione Muraria di Mannheim.

A proposito dei primi due riceviamo da un compagno friulano residente in Berlino la seguente letterina:

Caro "Operaio Italiano"
Desidererei avere o sapere la paternità del crumiro Cassetti Antonio. Quella del crumiro Caccitti Eugenio non mi fa bisogno, poiché è conosciuto, e l'inverno scorso in Caneva andava dicendo a chi voleva e non voleva sentirlo che se le cose gli sarebbero andate ancora così bene fra qualche anno avrebbe potuto ritirarsi e non avrebbe più avuto bisogno di fare il crumiro (testuale).
Quel crumiro farebbe bene a sostenere sua madre, e a non lasciarla andare per le strade di Tolmezzo elemosinando; come pure a fare un poco di più il galantuomo (un crumiro galantuomo? Campa cavallino..., ché ogni festa viene chiamato in Tolmezzo da quei muratori che d'estate vanno con lui a tradire perché li paghi.
De Candido Gioacchino»

N.d.R. Non conosciamo la paternità del Cassetti Antonio. Sappiamo soltanto che è il tipo più perfetto dell'incettatore di crumiri, e che da anni non lavora che in luoghi in cui vi sono scioperi.
Quanto a ciò che ci racconta di quest'altro arsenaccio che si chiama Caccitti non ci meraviglia affatto. Crumiri capaci di fare il galantuomo non ve ne sono, e quei muratori hanno semplicemente quello che si meritano. Di lui e di loro si può dire quello che un proverbio dice dei ladri di Pisa: Prima rubano insieme, poi si leticano.
Costoro si fanno complici del Caccitti ne' suoi tradimenti: non si lamentino se poi egli, più furbo, tradisce anche essi alla loro volta. È la sorte di tutti coloro che si fanno complici di cattive azioni, e non hanno altro che ciò che si meritano.
E sempre sullo stesso soggetto stralciamo da una lettera di un altro bravo compagno friulano, che volentieri riporteremmo per intiero se imprescindibili ragioni di spazio non ce lo vietassero, i seguenti brani:

"Cari compagni troppo alla leggiera agite nel tradire i vostri fratelli che sono così buoni con voi, e dei cui sacrifici passati e presenti ritraete tanti vantaggi. Voi soffocate la causa più santa e ci riconducete al tempo in cui l'operaio veniva salariato con un pezzo di pane, e si vendeva come la merce al giorno d'oggi.
Voi pensate che tradire uno sciopero sia una cosa da nulla, che non rechi male a noi stessi; ma dimenticate che facendo il crumiro vi togliete il pane di bocca pel domani, v'inimicate i vostri fratelli, coloro che giornalmente s'affaticano per migliorare le nostre condizioni di lavoro. Colla vostra opera sconsigliata distruggete un lungo lavoro, aiutate i padroni, già tanto ricchi, alla vittoria, le leggi a diventar più crudeli, e lo sfruttamento senza pietà.
Eppure vi piace andare in luoghi in cui le condizioni di salario sono buone! Ma questi salari alti sono stati conquistati mediante lotte lunghissime e tenaci scioperi, movimenti di salario, ecc.
E voi, tradendo i vostri fratelli, distruggete tutto ciò, vi rendete odiosi, e vi fate disprezzare da tutti. Smettete di fare il crumiro, altrimenti siete dei selvaggi e verrete trattati come tali. Organizzatevi, ascoltate i compagni tedeschi, unitevi qui allo loro rivendicazioni e, in patria raccoglietevi tutti sotto un medesimo vessillo.
Saluti e solidarietà.
Vostro Giovanni Sguerzi."

»


 

12.07.1902 - numero 14

Movimenti di salario. Muratori

«Quest'anno il movimento di salari e di scioperi ha assunto nell'arte muraria un'estensione assai maggiore che negli anni passati, perché quest'anno per l'appunto scadevano una buona parte dei contratti collettivi conclusi due anni fa, e quasi da per tutto i padroni e gl'imprenditori, dimenticando le promesse fatte allora e la modestia dimostrata allora dagli operai in vista della crisi nelle loro domande, vorrebbero peggiorare anziché migliorare le condizioni di lavoro. Così a Kiel, ad Amburgo, a Coblenza; così in quasi tutte le località in cui vi vivono dei conflitti.
Eppure le previsioni sullo sviluppo dell'industria edilizia sono assai meno fosche di due anni fa; anzi, se un soverchio ottimismo non c'inganna, ci troviamo di fronte ad una ripresa piuttosto forte, e probabilmente ad un nuovo periodo di prosperità!
[...]
Lo sciopero di Potsdam è sempre allo stesso punto. I padroni tentano di ingaggiare dei crumiri e alcuni ne hanno anche trovati in Slesia; ma troppo pochi per eseguire tutti i lavori in corso. Sappiamo che hanno pure pensato agl'italiani e che un certo Petri Giov. Battista e un certo Gotti Eugenio, ambedue di Pinzano al Tagliamento girano per loro conto la Sassonia in cerca d'ingenui e di malvagi. Il loro passaggio è stato segnalato a Borsdorf presso Lipsia, d'onde sono ripartiti con le mani vuote, e poi in Chemnitz. Speriamo che dovunque conseguano il medesimo resultato, e che nessuno si lasci abbindolare dalle lusinghe e dalle menzogne di questi impresari del crumiraggio, e che da per tutto trovino l'accoglienza che si meritano.
[...]»


 

26.07.1902 - articolo 15

Alla gogna! Nomi e gesta dei crumiri più emeriti.

«Cassetti Antonio di Caneva di Tolmezzo – È uno dei più vecchi capi-crumiri che vanti il crumirismo Friulano-Carnico. Nel 1898 allo sciopero di Naumburg uno de' suoi uomini tirò una rivolverata sulla folla, L'anno scorso ad Halle fu l'anima dannata di quei padroni come quest'anno lo è di Kiel insieme al suo compaesano e degno amico:

Cacitti Eugenio detto Zerin pure di Caneva di Tolmezzo – Costui è quello che, come abbiamo raccontato nel numero scorso, spera con qualche altro anno di crumiraggio fruttuoso di ritirarsi a vita privata e di fare il signore. E se la fortuna, cioè la minchioneria de' suoi compaesani seguiterà ad assisterlo come pel passato non sarà difficile che gli riesca, perché è più chiuso delle pine verdi e chi riesce a cavargli un soldo è bravo. A casa lascia la vecchia mamma andare elemosinando per le strade ed i suoi complici, d'inverno a casa, sono obbligati a citarlo ogni momento in tribunale per avere la parte che spetta loro dei denari di Giuda guadagnati all'estero.

Brovedani Giacomo di Tarvesio in provincia d'Udine è un cucciolo del crumirismo, poiché se non erriamo, è la prima volta che si è dato alla nobile industria. Costui non può accampare l'ignoranza poiché fino a pochi mesi fa era organizzato, e l'abbiamo conosciuto a Mannheim presidente della sezione italiana dell'"Unione muraria". Se i suoi vecchi compagni d'organizzazione volessero mandare le loro congratulazioni a codesto fedifrago le inviino al seguente indirizzo: Giacomo Brovedani b. Innung "Bauhütte" Kiel.

Petri Giovan Battista di Pinzano al Tagliamento. Questo ha il bernoccolo del farabutto più sviluppato degli altri, ed aveva scelto come campo delle sue operazioni criminose Potsdam dopo aver invano tentato la fortuna a Vienna. Alcune settimane fa fu a Borsdorf e a Lipsia in cerca di uomini. Passò poi a Chemnitz dove trovò tre disgraziati, due di Campone e l'altro di Vito d'Asio, disposti a seguirlo. Essi lavorarono un paio di settimane ed egli riscosse il frutto del comune tradimento e sparì lasciandoli con un tanto di naso di modo che ai disgraziati non rimase che di tornare mezzo affamati al vecchio posto di Chemnitz. Nelle imprese crumiresche, non sappiamo se anche nelle altre, è coadiuvato dal suo degno compare:
Gotti Eugenio di Pinzano al Tagliamento.

Fedeli Daniele di non sappiamo ancora dove, si vanta di essere uno de' vecchi crumiri operanti in Germania, e che è suo merito se gli scioperi di Dresda e di Lipsia andarono persi. Quest'anno a Chemnitz ha tentanto di truffare il comitato della sezione locale di 300 Mk., minacciando altrimenti di condurre 150 uomini ad Amburgo. I 300 Mk. non li ebbe, gli uomini non sono arrivati ad Amburgo, quindi egli non è che un volgare imbroglione e truffatore.

Prima di finire, per oggi, vogliamo ricordare ancora un altro crumiro il quale tenta di cuoprire le sue gesta sudiciotte con una cert'aria bonomia e di persona per bene che ingannerebbe anche il diavolo:

È Giuseppe di Sopra di Rigolato in provincia d'Udine, paese che contende a Caneva di Tolmezzo la palma del crumirismo. Costui quest'anno si è presentato con una trentina d'uomini a Schönebeck, ove era scoppiato uno sciopero, non ricordiamo più per qual ragione e quando i muratori del paese avvicinatolo lo avvertirono della trista parte che stava facendo rispose semplicemente "Io non ho tempo di fare sciopero." L'anno scorso voleva abbonarsi al "Grundstein", quest'anno all"Operaio Italiano", naturalmente per mettere a profitto le notizie contenute nella rubrica: Movimenti di salario e boicotti.

E per oggi basta al prossimo numero gli altri.»


 

09.08.1902 - numero 16

Mezzani di carne umana

«Una circolare della lega degli imprenditori edili.

A Königsberg è stato iniziato un movimento di salario. I padroni e gli'imprenditori hanno subito pensato di sostituire in seguito alle prove così ben riuscite in Halle e in Kiel, la mano d'opera indigena con quella italiana ed a questo scopo il Comitato direttivo della loro corporazione ha diramato a tutti i membri la seguente circolari.

Königsberg, 23 luglio 1902
P.P.
In seguito alle deliberazioni prese ieri sera dall'assemblea generale degli operai edili il Comitato direttivo le invia la seguente lista di indirizzi di persone mediante le quali in caso di bisogno si possono avere dei muratori e manovali italiani.
  • Daniele Marin, capomastro, Spilimbergo
  • Ceconi Francesco, Spilimbergo
  • Giuseppe Cescutti, di Giov. Batt. Noràt, Clausetto presso Spilimbergo
  • Luigi Brovedani, Treppo-Carnico
  • Stefano Luigi, Muina d'Ovaro
  • Diana Vittorio, Ampezzo-Enemonzo
  • Sticotti Leonardo, Amaro-Carnico
  • Luigi Colledani, capo muratore Clausetto
  • Pietro Brovedani, capo-muratore, Clausetto
  • Luigi Endrigo, Cordenons
  • Giovanni Feruglio, Caneva di Tolmezzo
  • Giuseppe Nodari, Colognola ai colli, Verona, Italia
  • V. Colussi, Resia, Italia
  • Antonio Gastaldo Forgaria-Italia
  • Ilario Cassetti, Maurerparlier, Liebenau (Neumarkt bei Schwiebus)
  • Oscar Daina, Dresden, Terrassengasse 16
  • Otto Thomas, Halle a. d. S., Parkstrasse 2
Oltre a ciò muratori italiani si possono anche avere mediante annunzi nei giornali della provincia di Udine o rivolgendosi ai sindaci delle città di questa provincia. L'intera popolazione maschile di questa provincia si compone di muratori e di manovali, e si reca all'estero in cerca di lavoro. In particolar modo sono muratori quelli delle località di Clausetto, Castelnuovo, Pinzano e Nicotis e manovali quelli di Val Vasone.
Secondo le informazioni assunte gli operai italiani si mantengono bravi. Ci vengono dipinti come diligenti, laboriosi e sobri. Partono da casa in squadre e s'impiegano anche con maggior profitto a squadre.
Quando si trovano in minoranza si lasciano facilmente influenzare dagli altri, ma quando sono soli o almeno costituiscono la maggioranza, sono fermi. Sono riconoscenti per giornate lunghe di lavoro e quando possono avere la comodità di dormire a poco prezzo e soprattutto non pretendono salari superiori a quelli finora in uso.
Se al comitato direttivo verranno date le necessarie indicazioni sul numero degli operai occorrenti, questo di metterà subito in rapporto colle autorità competenti allo scopo di ottenere delle facilitazioni nel trasporto. Vi preghiamo di farci avere una risposta in proposito prima del 26 corrente, perché si tratta di far presto, in modo che se pel 4 Agosto i nostri operai si asterranno dal lavoro gli operai italiani possano essere chiamati telegraficamente.

Questa è la circolare e non ha bisogno di commento. Ricordiamo d'aver avuto due anni fa l'occasione di pubblicarne una simile con qualche nome di meno e che sollevò vive proteste per parte di alcuni che vi sono tutt'ora compresi e in seguito alle quali facemmo anche qualche rettifica. Questa volta non accetteremo proteste di sorta e chi si sentisse offeso non si rivolga a noi ma processi la corporazione de' capi-mastri (Bau-Innung) di Königsberg in Prussia.

Raccomandiamo poi caldamente la circolare all'attenzione de' nostri confratelli d'Italia. Veggano con quanta raffinatezza la Lega de' padroni edili ha saputo organizzare il servizio di crumiraggio e con quali difficoltà so ha da combattere.

Di più osserviamo che gl'imprenditori della Lega indicano nel loro manifesto i sindaci delle città e de' paesi della provincia di Udine come de' buoni mediatori per ottenere in caso di scioperi della mano d'opera italiana. Ora noi non possiamo sapere in quale misuro quest'indicazione sia giusta, ma ci sembra che quei signori dovrebbero aver ben altro da fare che abbassarsi ad essere dei tirapiedi delle "Lega degl'imprenditori e padroni edili tedeschi". O che aspirano forse ai premi del "Corriere della Sera" e della "Stampa" pe' crumiri più veri e maggiori?»


 

09.08.1902 - numero 16

Alla gogna!

«Ai nomi che abbiamo pubblicati nel numero precedente sotto questa rubrica si possono anche aggiungere quelli di:

Gastoldi Antonio (vedi circolare della Lega dei padroni) di Flagogna, comune di Forgaria. Si distinse già nello sciopero di Lipsia nel 1898 e in quello di Meissen presso Dresda nel 1899. Quest'anno con una cinquantina di uomini si è recato a Kiel.

Degno di lui è anche il capo-crumiro Chieu Enrico, il quale coi figli si è recato a Potsdam.

Altri crumiri che pure lavorano in Potsdam sono Toffoli Francesco, già organizzato, Comici Lodovico, Campeis Giorgio, Chieu Giovacchino, Tiani Angelo, Campeis Antonio, Campeis Giuseppe, Clarin Luigi, Pezzotta Teodoro, Scatton Francesco, tutti di Pinzano al Tagliamento.

Un'altra brava persona che s'occupa di reclutare dei crumiri per Potsdam è un capo-terrazziere Bosari Giuseppe, residente in Berlino.

Un signor Daniele Fedeli di Daniele di Ovaro in provincia d'Udine ci scrive da Hainberg in Sassonia che egli non ha nulla di comune con quel Daniele Fedeli che ha tentato di ricattare la cassa dello sciopero di Amburgo colla minaccia di condurre sulla piazza 150 crumiri, di cui parlammo nell'ultimo numero dell'"Operaio italiano", ed affaccia l'ipotesi che uno qualunque abbia abusato del suo nome.

Noi non abbiamo mezzo di stabilire se quella tal figuraccia ci ha date un nome falso o no, tanto più che i casi di omonimia nella provincia di Udine sono comunissimi. Vi sono de' paesi interi in cui non si presentano che due o tre casati diversi.

Del resto ciò non meraviglierebbe molto poiché le parole crumiro spia e truffatore si può dire che s'equivalgano, e chi è una cosa è anche l'altra.»


 

09.08.1902 - numero 16

La friulaneria in Isvizzera

«Molti friulani non soltanto si fanno distinguere per la mancanza d'ogni principio di solidarietà in Germania e in Austria, ma anche in Isvizzera».

Vengono riportati stralci di un articolo di Salvatore Donatini comparso sull'Avanti! in cui quest'ultimo commenta l'opinione dell'on. Cabrini, che «in una delle sue corrispondenze dalla Germania scriveva l'altro giorno di quei crumiri della Carnia e del Friuli, i quali speculano sulla resistenza e sugli scioperi ricattando le organizzazioni ed indica come rimedio alla piaga del crumiraggio la propaganda nei loro paesi d'origine», sostenendo che «il crumiraggio professionale dei friulano, è per me impossibile eliminare per mezzo della propaganda» in quanto «anche in Isvizzera questi sciacalli che stanno alle lotte economiche come i predoni alle guerre militari sono degli uomini di un livello morale molto basso, ma che hanno la coscienza del male che arrecano e non è possibile quindi illuminarli più di quello che non siano. Da S. Gallo mi scrivono in questi giorni a proposito di costoro che anche là si rivelano quello che sono; degli speculatori, dei professionisti di crumiraggio. Infatti è tra costoro che spesso vengono reclutati i sorveglianti, e quando ne hanno l'occasione e i mezzi si fanno alla lor volta appaltatori e sfruttatori.»

«Per quanto questo giudizio del compagno Donatini possa parer duro e debba riuscire ostico a molti, non pecca d'esagerazione perché in nessuna altra regione italiana il crumirismo collettivo e professionale è così esteso come nel Friuli, alto e basso, senza distinzione, e nella Carnia».

Segue commento, interessante, in cui si ribadisce l'utilità della propaganda nei paesi d'origine.


 

09.08.1902 - numero 16

Movimenti di salario. Muratori

«Finalmente anche lo sciopero di Kiel, che per tante settimane ha tenuta viva l'attenzione di tutta la classe lavoratrice germanica, è terminato. Ed è terminato con un contratto che dovrà stare in vigore fino al 1907, che rassomiglia assai più ad una resa incondizionata che ad una vittoria. Le cause di questo fatto sono conosciute, poiché in più numeri abbiamo avuta l'occasione poco gradita di parlarne: la grande affluenza di crumiri, specialmente friulani e della Carnia. Dei muratori di Kiel non uno solo ha tradito la causa de' suoi fratelli ed è ritornato al lavoro prima che la lotta fosse dichiarata chiusa. Terminato lo sciopero la teppaglia mercenaria che i Cassetti, i Gastaldo e i Caccitti vi avevano condotta ha dovuto ripartirsene. I giornali borghesi raccontano che nei tre giorni successivi alla chiusura dello sciopero più di 250 muratori italiani se ne sono ripartiti in gruppi, la maggior parte coi treni della mattina presto per evitare la gente.

Ed ora per parecchi anni gl'italiani potranno fare un gran crocione su Kiel. Questo sarà il risultato finale che quei cattivi ed incoscienti avranno conseguito; e ci vorrà una generazione almeno prima che i semi di antipatia e di odio che essi hanno largamente sparsi fra quelle classi lavoratrici contro il nome italiano siano essicati e spenti.

Ed ora dove se ne sono andati? Probabilmente a proseguire la loro opera traditrice in qualche altra località: forse a Königsberg. Ma che non finiranno poi un bel giorno anch'essi col trovare qualcuno che metta loro giudizio? [...]»


 

23.08.1902 - numero 17

L'opera del segretariato d'emigrazione di Udine

«[...] il compagno Giuseppe Giorgessi di Prato Carnico c'invia sull'opera di questo segretariato una lettera che ben volentieri pubblichiamo.

"Compagni Operai della Carnia"
Adesso che molti di voi hanno ritemprato lo spirito, reso forte la coscienza e mercé le parole del compagno On. Cabrini acquisite delle idee nuove, dai paesi che vi diedero i natali, da quella patria che voi pure amate pur sapendola infelice, vi mando un saluto.
[...]
Ma questo istituto [Segretariato d'emigrazione di Udine] per arrivare alla sua maturità ha dovuto passare pel periodo della giovinezza, e la sua strada è stata aspra e difficile.
Mancando di mezzi e di studi preparatori non ha potuto nel primo anno sviluppare molta forza e dare un profitto molto grande. Ora però – molte difficoltà essendo superate, e fra queste spezialmente la guerra mossagli dal clero col suo segretariato del popolo, ed avendo anche dato vita ad una sezione legale – può veramente essere di grande utilità per gli emigranti.
Dal resoconto semestrale di quest'anno [...]
Il segretariato di occupò intensamente dei reclami presentati da oltre 120 richiedenti, per circa 98 vertenze differenti, numero assai elevato. 48 di queste vertenze concernevano ricuperi di mercedi, inadempimento di contratti, [...]
L'opera del segretariato come tutte le istituzioni buone, è stata perseguitata è più volte ha dovuto urtare contro l'indifferenza e la trascuratezza dei consolati.
Perciò il segretariato cercò, e ad esso molto deve, l'aiuto delle organizzazioni professionali estere, e specialmente agli "Arbeitersekretariate" [...]
Il Segretariato è anche stato assai utile come ufficio di collocamento, poiché è riuscito a collocare parecchie squadre di operai presso imprese che ne fecero domanda, prendendo anzitutto in considerazione le domande degli emigranti disoccupati. Inutile parlare dei vantaggi che tal mezzo di collocamento assicura agli operai che ne possono profittare, come la stabilità dei contratti fatti per mezzo del segretariato, la sicurezza di un lavoro proficuo e la certezza di non tradire i compagni di lavoro.
Merita pure menzione e lode l'opera assidua colla quale il segretariato ha procurato di assumere informazioni sui lavori nelle ferrovie austriache e russe, sui varii scioperi scoppiati qua e là alfine di illuminare e dirigere la nostra emigrazione, e per la propaganda intensa in favore dell'organizzazione e contro il crumiraggio, piaga che ci disonora e che dev'essere strenuamente combattuta, e risanata.
Ed in quest'opera santa, altamente civile, che segnerà un gran passo verso la democrazia internazionale, per la quale eliminare le barriere convenzionali che ora ci dividono e ci fanno credere che l'essere italiani sia ben altra cosa che l'essere turchi, mentre invece tutti siamo operai sfruttati, arriveremo alla fratellanza universale per la quale al dolore di un turco il nostro cuore proverà la medesima stretta come si trattasse di un dolore nostro, esso non si stancherà mai, ed il nostro dovere è di sostenerlo con tutti i nostri sforzi.
Ed in quest'opera bisogna che anche le nostre società operaie aiutino. [...]
E cercate di rafforzare il segretariato anche mediante sottoscrizioni fatte tra di voi, e specialmente coll'iscriversi e col farvi iscrivere più compagni di lavoro che potete [...]
E quando, finiti i lavori, tornerete in seno alla vostra famiglia a portarvi i modesti frutti delle vostre fatiche non istancatevi di leggere, di studiare, di educarvi al bene, al giusto, al buono; cercate di formare in tutti i vostri comuni delle sale di lettura, dei circoli, nei quali, nelle ore libere sfuggendo l'ozio ed il vizio che non producono che miseria, possiate godere di altre soddisfazioni, più belle e più buone, impariate a conoscere che cosa vi aspetta in una società migliore e più giusta.
Questi circoli saranno come il principio di una nuova era, saranno come l'aurora del sole dell'avvenire.
Cordialmente, vi stringo la mano.
Vostro Giuseppe Giorgessi»

 

06.09.1902 - numero 18

Il calcio dell'asino (dedicato agli ex-crumiri di Kiel)

«Terminato lo sciopero di Kiel col noto compromesso, una parte de' crumiri friulani partì immediatamente per Königsberg, ove proprio in quei giorni i muratori avevano minacciato di mettersi in sciopero, onde rendere ai padroni di là i medesimi servigi che avevano reso a quelli di Kiel, e una parte, che forse avevano dei contratti fino a fine stagione, rimasero al loro posto. Ora a proposito di questi leggiamo nel giornale "Die Kieler Zeitung" del 29 Agosto la seguente notizia:

"Gli italiani abbandonano Kiel a grosse squadre, con grande soddisfazione degli operai edili cittadini. Pare che ai figli del sud non piaccia più questo soggiorno per le continue querele che hanno coi loro colleghi tedeschi. D'altra parte in moltissimi lavori si sono dimostrati assolutamente insufficiente. Moltissimi di loro non partono già volontariamente, ma perché sono stati licenziati dai loro padroni."

Ora il giornale che scrive queste cose non è già un giornale operaio, oppure socialista, sibbene il giornale dei capitalisti […]
Ma ora i padroni col loro aiuto hanno vinto, de' crumiri non sanno che cosa farsene, anzi diventano un'imbarazzo e perciò "Via, straccioni, accattabrighe e ciuchi!".
[...]
È un fatto, e noi più volte abbiamo avuto l'occasione di provarlo, che la mano d'opera italiana nella Germania settentrionale specialmente è poco apprezzata in confronto alla tedesca e alla boema. Gl'imprenditori ci vogliono bene e ci accarezzano quando maggiormente hanno bisogno, nei momenti di scioperi. Ma nei tempi ordinari non ne vogliono saper nulla di noi, oppure ci prendono soltanto in casi eccezionali, e poi sempre per affidarci i lavori più rozzi e pericolosi, quelli che gli operai del paese non vogliono eseguire che con un supplemento di salario piuttosto forte.
Molti quando sentono dire che in Germania settentrionale non c'è posto pe' muratori italiani, o che dei muratori per tirare innanzi alla meglio hanno dovuto adattarsi a fare il manovale e lo sterratore, credono che ciò sia per l'ostilità del muratore indigeno. Ma sbagliano, non è così. Sono i padroni che non ne vogliono sapere di noi perché hanno uno scarsissimo concetto delle nostre capacità.
E perché?
Perché ci conoscono soltanto a traverso i crumiri, che si reclutano appunto fra gli elementi scadenti. Non crediamo di cogliere troppo lontano dal segno affermando che di tutti i crumiri che l'anno scorso fecero perdere lo sciopero di Halle più della metà erano muratori d'occasione.
Da ciò lo scredito della nostra mano d'opera nella Germania del nord, scredito che poi ridonda tutto a danno della parte sana ed onesta, che è in gran maggioranza, della nostra emigrazione.

Vugi»


 

06.09.1902 - numero 18

Ancora i mezzani di carne umana. I protestanti

Vengono pubblicate due lettere di protesta per l'inclusione nella lista dei mezzani di carne umana:

  • del signor Vittorio Diana di Ampezzo-Enemenzo: «...ho sempre fatto di tutto affinché questo crumiraggio cessi, e più di una volta ho anche dovuto sopportare delle ingiurie […] Desidererei ciò sopratutto per iscansare i petegolezzi di certi demagoghi contro il partito socialista, col quale fortemente simpatizzo. Ampezzo-Enemonzo, 18 Agosto 1902»

  • di Luigi Colledani di Clauzetto

ai quali sostanzialmente viene consigliato di rivolgersi alla «Lega de' padroni».


 

06.09.1902 - numero 18

Alla gogna!

«Oggi è il turno di Giovanni Zanier detto Soppa di Clauzetto presso Spilimbergo, capo di circa 150 operai addetti ai lavori della Thalsperre nel bacino di Solingen, sul cui conto anche quest'anno parecchi operai che hanno la dubbia fortuna di lavorare sotto di lui ci scrivono che egli trattiene a tutti da 3 a 5 Pf. all'ora sulla paga, vale a dire da 30 a 50 Pf. al giorno, ciò che costituisce con 150 uomini un guadagno illecito di una sessantina di marchi al giorno. Di più codesto signore avrebbe anche l'abitudine di maltrattare i suoi uomini come bestie.

Non è la prima volta che sentiamo di questi lamenti e l'anno scorso pure scrivemmo un articolo sul medesimo soggetto. Ma a che giova?

A correggere questi vampiri dell'emigrazione che arricchiscono succhiando il sangue de' loro operai? Neppure per sogno! Costoro hanno la faccia più dura del masso, e sono capaci di vantarsi delle loro canagliate come di azioni nobili e degne d'encomio.

D'altra parte i vari colpevoli non sono neppure lo Zanier e tutti quegli assistenti – e non sono pochi – che fanno come lui, ma gli operai che li sopportano. Il caso di Solingen è tipico: È il colmo della stupidaggine e della viltà! L'anno scorso erano 80 uomini, quest'anno 150 che pagano al loro assistente per avere il privilegio di lavorare una taglia iniqua che assottiglia ancora di più il loro salario già troppo magro: sanno che è un'infamia eppure la sopportano senza ribellarsi fino al giorno in cui per una ragione o per l'altra egli li licenzia. Allora soltanto s'accorgono della truffa di cui sono stati vittime e … scrivono all'"Operaio Italiano". E in 150 non sono capaci di andare un bel giorno da lui e dirgli con tutte le buone maniere:
"Senta, sor Cosino, finora ci ha pelati, e sta bene ma ora basta! D'ora innanzi vogliamo tutte le nostre palanche!" In 150 non sono capaci di recarsi alla direzione dei lavori a protestare contro il sopruso di cui sono vittime, ad esporre le cose come stanno, e domandare che essa metta a dovere quell'assistente troppo avido del denaro altrui, oppure l'allontani! Ma c'è da scommettere che tra tutti quei 150 mamalucchi non ve ne ha uno solo organizzato! Di spendere una quarantina di Pf. alla settimana per la loro organizzazione che saprebbe difenderli anche da questi vampiri, come difende i suoi aderenti tedeschi, no, non sono capaci, ma di lasciarsi truffare da due a tre marchi alla settimana dai loro capi, si.

Ma perdirindina, di che vi lamentare, se è colpa vostra! Quando cesserete di essere così imbecilli?»


 

04.10.1902 - numero 20

La società de' muratori e manovali di Udine contro il krumirismo

«Riceviamo in data del 17 Settembre

Il Consiglio della società muratori e manovali e garzoni di Udine dopo aver letto nel giornale il Friuli del 13 Agosto, riportandolo dall'Operaio italiano di Amburgo, una circolare della Lega degli'imprenditori edili di Königsberg contenente un elenco di indirizzi di persone, la maggior parte della provincia di Udine, alle quali gl'imprenditori potevano rivolgersi per avere dei crumiri deliberava nell'assemblea generale del 17 Agosto u.s. di mettersi in corrispondenza con tutte le associazioni di muratori e manovali della Germania onde tentare d'accordo con loro di combattere efficacemente la piaga del crumiraggio.
Preghiamo dunque i compagni tedeschi di volere mandarci al più presto possibile gl'indirizzi delle loro associazioni, e noi intraprenderemo un giro di propaganda per tutti i paesi della provincia, onde render coscienti i nostri muratori e manovali disorganizzati, affinché anche se il bisogno li costringerà a cercar lavoro fuori di patria, cessino di essere dei crumiri e dei traditori dei compagni tedeschi, e diventino piuttosto compagni di lotta, come già lo sono di lavoro.
Naturalmente non ci facciamo soverchie illusioni, sappiamo che la lotta sarà lunga e difficile e che prima d'aver estirpato questa piaga del crumiraggio ci vorrà del tempo, e non poco; ma noi vi promettiamo di lavorare instancabilmente fino ad aver conseguita la meta, e speriamo che anche voi ci sarete di valido aiuto.
Questa deliberazione servirà pure per i compagni dell'Austria-Ungheria e della Svizzera. Perciò preghiamo tutti i giornali delle leghe operaie germaniche, austriache e svizzere a voler render pubblica questa deliberazione.
Per il consiglio direttivo
Cruciatti Antonio

Questa deliberazione della Società di miglioramento e di mutuo soccorso fra muratori, manovali ed apprendisti di Udine ci fa molto piacere, e speriamo che un poco per volta anche le altre società operaie della provincia di Udine ne seguiranno il buon esempio, e vorranno tutte mettersi sul serio a combattere la piaga del crumirismo che disonora non soltanto la loro provincia, ma tutta l'Italia, e ci fa malvolere e disprezzare da per tutto.

Delle illusioni non ce ne facciamo nemmeno noi, e sappiamo che è impossibile dall'oggi all'indomani di togliere di mezzo un male inveterato come quello di cui parliamo e che le sue radici nell'ignoranza e in pregiudizi individualistici profondissimi. Ma sappiano pure che colla costanza e coll'assiduo lavoro si vincono anche queste difficoltà, e che quindi l'effetto non potrà mancare. Anzi per la pratica che in questi anni abbiamo acquistata dell'elemento friulano, ci sorride la speranza che col tempo la provincia di Udine diventerà per l'organizzazione operaia una delle migliori d'Italia.

Coraggio e avanti.»


 

04.10.1902 - numero 20

Un'assemblea di krumiri

Commentando l'esito di «un'imponente assemblea di krumiri edili» svoltasi ad Amburgo (dove, nell'estate, uno sciopero si era concluso «con una sconfitta, o per meglio dire una resa incondizionata degli operai, grazie l'arrivo simultaneo di circa 600 muratori e manovali che gl'imprenditori avevano saputo reclutare nei bassifondi di Vienna») il 25.9.1902, l'articolo conclude:

«Secondo tutte le probabilità l'anno prossimo il Consorzio dei padroni tenterà in Amburgo un colpo simile a quelli che grazie l'ingordigia esosa dei Cassetti, dei Cacitti, dei Brovedani, ecc. e l'incoscienza e la mancanza di solidarietà di tanti altri nostri connazionali riuscì così bene in Halle l'anno scorso e quest'anno in Kiel, e non è improbabile che essi si rivolgano anche al Friuli e alla Carnia per trovare i mercenari. Speriamo che quanto è capitato quest'anno agli austriaci serva di lezione.»


 

18.10.1902 - numero 21

Un cottimista originale ed operai più originali ancora

«Un uomo veramente originale dev'essere il sottocottimista Giovanni Lucca di Ampezzo in Carnia impiegato presso la ditta Waibel in Mannheim, per conto della quale costruisce una casa in Ludwigshafen s. Reno, nella Mundenheimerstrasse.

Per eseguire questo lavoro ha sotto di sé 7 operai italiani, suoi conterranei, e due muratori di Ludwigshafen.

Ora sembrerebbe che di fronte a questi operai specialmente in fatto d'orario il trattamento dovrebbe essere uguale per tutti, e in caso, se il suo cuore di buon patriotta dovesse spingerlo ad usare un trattamento di favore, questo dovrebbe sempre avvenire verso i suoi conterranei. In vece succede tutto il contrario! I sette muratori italiani sono costretti a lavorare 11 ore al giorno per Mk. 4,50-4,60 al giorno, mentre i due muratori di Ludwigshafen guadagnano il medesimo salario, con 10 ore di lavoro soltanto. Come mai?

N. d. R. Come mai? Probabilmente perché i sette operai italiani sono più pecore dei due loro colleghi tedeschi. Il signor Lucca, non dico sarà un grande originale; ma anche quei sette che si lasciano sfruttare così di buona grazia non lo sono da meno. Ci vorrebbe così poco a dire a codesto sotto cottimista: Basta; lavoriamo quanto i tedeschi e vogliamo essere pagati nel medesimo modo! E che potrebbe rispondere? Ma troppo spesso si dimentica il proverbio: Chi pecora si fa il lupo lo mangia!»


 

15.11.1902 - numero 23

Capi-crumiri che maggiormente si sono distinti durante il 1902

«Capi-crumiri che maggiormente si sono distinti durante il 1902

  • Cacitti Eugenio detto Zerin di Caneva di Tolmezzo – Kiel
  • Cassetti Antonio di Caneva di Tolmezzo – Kiel
  • Brovedani Giacomo di Travesio, ex-presidente della lega italiana di resistenza di Mannheim – Kiel
  • Petri Giovan Battista di Pinzano del Tagliamento – Potsdam
  • Gotti Eugenio di Pinzano del Tagliamento – Potsdam
  • Soravito Daniele di Liariis – Braunschweig
  • Di Sopra Giuseppe di Rigolato – Schönebeck
  • Gastaldi Antonio di Flagogna nel comune di Forgaria – Kiel
  • Chieu Enrico di Pinzano al Tagliamento – Postdam»

 

15.11.1902 - numero 23

Una protesta

«Alcuni mesi fa mettemmo alla gogna il capo Giuseppe di Sopra di Rigolato in provincia di Udine, il quale al tempo dello sciopero di Schönebeck presso Magdeburgo vi si era recato con una compagnia di una trentina di uomini a fare i crumiri, e che alle rimostranze degli scioperanti rispose asciutto "Io non ho tempo di scioperare", e che infine fu la causa principale perché quel movimento di salario andasse a monte.

Ora un Giuseppe di Sopra di Giovano Batta, pure di Rigolato ci scrive da Uniontown negli Stati Uniti di America una lunga protesta contro quel villano – l'espressione è sua – che in Schönebeck avrebbe abusato del suo nome, cioè dato un nome falso, per sottrarsi in questo modo alla responsabilità de' suoi atti vergognosi.

Noi non siamo in grado di giudicare se si tratta d'un caso di omonimia, oppure della medesima persona che cerca con questo mezzuccio della protesta di rifarsi una specie di verginità, per poi tornar da capo.

Ad ogni modo a Rigolato abbiamo de' buoni e bravi amici, e saremmo loro grati se qualcuno volesse avere la gentilezza di scriverci in proposito un paio di righi.»


 

13.12.1902 - numero 25

Alla gogna!

«Da Stoccarda ci scrivono:

Caro Operaio!
Nel tuo ultimo numero ho veduto elencati in prima pagina in distinti e marcati caratteri i nomi di quegli "amabili" capi-krumiri che maggiormente si distinsero nel presente anno per lo loro valorose gesta. Mi faccio un dovere, perciò, e non ti riuscirà inopportuno io credo, benché tardi, l'aggiungere alla nera e fosca lista altri tre di questi messeri che qui all'estero disonorano tutti.
È bene, e doveroso io credo per un operaio cosciente, di metter alla gogna questi signori, rendendo palesi ai lettori dell'"Operaio" il loro nome e le loro poco lodevoli azioni. Ed eccoli in ordine graduale i loro nomi così simpatici, dei quali in Stoccarda i muratori tedeschi ed italiano serberanno per molto tempo un ricordo doloroso per la loro opera nefanda esercitata durante lo sciopero dell'estate scorsa, il quale ebbe un esito sfavorevole per merito esclusivo di questi signori:
  • Gossetti Amedeo di Comeglians Caldiaretto in Carnia
  • Stefanutti Luigi detto Loppa di Osopo in Prov. di Udine
  • Gonanni Giuseppe di Piano d'Arta di Tolmezzo,
Fra questo chi merita una menzione speciale è il capolista Gossetti Amedeo, che durante lo sciopero lavorava al così detto Lazzaretto di Stoccarda con una trentina d'incoscienti sotto un certo Löffel, non so se Werkmeister o Bauführer. Questo bel tipo perché egli e la sua squadra si astenessero dal lavoro e di allontanassero dalla città pretendeva capisci bene – 2000 (scrivo duemila) marchi!
Naturalmente gli furono rifiutati perché oramai si giuochetto e le perfidi manovre di questi sciacalli e di queste sanguisughe sono conosciuti. Mentre per gli altri operai gli scioperi sono occasioni di sacrificio per essi sono invece momenti di vendemmia; accorrono là dove scoppiano al solo scopo di sfruttare le casse di sciopero dell'organizzazione. Per darti un'idea della faccia tosta (per non dir altro) di questo bel tipo ti dirò che per un certo tempo gli è perfino riuscito di avere dalla cassa due marchi al giorno di sussidio, facendosi credere uno scioperante, mentre invece egli e la sua banda... d'incoscienti lavoravano al Lazzaretto.
Credo che sia inutile di continuare oltre perché i lettori dell'"Operaio" si saranno fatti un'idea giusta di questo bel tipo, al quale gli altri due gregari fanno degne corona. Ai compagni di Stoccarda un ammaestramento utile per l'avvenire di star bene in gamba e di salvaguardare le casse di sciopero e di non lasciarsi sfruttare e derubare da certi rispettabili signori alla Gossetti.
I miei più distinti saluti.
A. E.»

 

13.12.1902 - numero 25

Una protesta

«Stefani Luigi di Muina d'Ovaro in provincia di Udine ci scrive da Gross-Scheidnitz in Sassonia:

Caro "Operaio"
Ho letto con assai rincrescimento per la seconda volta il mio nome fra i mercanti di carne umana. Questo titolo non lo debbo né lo voglio accettare perché un tal mestiere non l'ho mai fatto ed ho la coscienza di poter dire che non lo farò mai.
La prima volta fu nel No. 24 (8 Dicembre) del 1900, e la seconda volta nel No. 16 (9 Agosto) nel 1902. La prima volta vi scrissi una lettera di protesta, e scrissi anche alla "Baugewerkzeitung". Ma pare che non abbia servito perché non hanno cessato dallo scrivermi, come potete vedere dall'acclusa lettera. Se fossi stato un mercante di carne umana sarei andato a Potsdam a guadagnarmi i 50 Pf. che mi venivano offerti invece di restamene qui a prenderne soltanto 30, come può far fede il compagno Georg Meppler. Spero che questa sia l'ultima protesta che mi costringerete a scrivere.
Tanti saluti dal vostro Luigi Stefani

N. d. R. Questa lettera si riferisce alla lista dei mercanti di carni umana che la Lega de' padroni edili distribuì ai copo-mastri di Königsberg in Prussia e che essendoci capitata fra le mani pubblicammo tale e quale senza fare alcuna correzione, perché non ne avevamo il diritto.

Se al compagno Stefani Luigi – il quale secondo le informazioni che abbiamo assunte due volte si trova veramente a torto in quella lista d'infamia – dispiace di trovarsi in così cattiva compagnia scriva un'altra volta alla Lega de' padroni edili perché lo cancellino, minacciando di fare un processo nel caso che abusassero ancora una volta del suo nome. Sappiamo che ad altri ha giovato; gioverà anche a lui.»


 

27.12.1902 - numero 26

La tattica degli imprenditori negli ultimi scioperi

Con lo sviluppo del movimento operaio in Germania il crumirismo autoctono quasi scomparve. Gli imprenditori si rivolsero allora all'estero in quanto «speravano da una parte che questo loro nuove reclute dell'esercito del tradimento per la scarsa o nessuna conoscenza del tedesco non avrebbero subita l'influenza degli scioperanti, e dall'altra speculavano sulle antipatie nazionali che pur troppo sono ancora assai vive nella classe lavoratrice. Si sa bene che il dividet et impera è sempre stato uno dei capisaldi della politica degl'imprenditori di fronte agli operai!

In questi paesi hanno poi saputo assicurarsi con mezzi che sfuggono al nostro controllo diretto, ma che facilmente si possono immaginare, la collaborazione di un certo numero di capi, mercanti di carne umana senza coscienza, veri delinquenti e traditori professionali della classe operaia, di molti dei quali abbiamo avuto più volte l'occasione di pubblicare i nomi nelle nostre colonne.

Coll'aiuto di costoro sono giunti ad organizzare un vero esercito di krumiri, non molto numeroso — per l'onore del nome nostro vogliamo sperare che non superi di molto il migliaio — ma sempre pronto ad accorrere dove l'interesse dei padroni e la volontà dei capi lo richieda.

È in grazia a quest'organizzazione che due anni fa si videro piovere a Halle dalle montagne del Friuli e della Carnia da 400 a 500 uomini che insieme a quasi altrettanti venuti dalla Boemia occuparono i posti degli scioperanti. È in grazia ad essi che nel mese di Marzo di quest'anno, chiamati dal famigerato Cassetti da settanta a ottanta muratori partirono da Rigolato e paesi circonvicini per Kiel sapendo la parte odiosa che erano chiamati a sostenere, perché in paese vi fu chi li avvertì e li ammonì di non voler diventare i boia de' loro fratelli lottanti pel benessere comune.

È pure in grazia ad essa che pochi giorni dopo scoppiato lo sciopero di Königsberg in Prussia più di 270 crumiri friulani si erano recati su quella piazza di lavoro e furono causa precipua dell'affrettata conclusione di un contratto nel quale gl'interessi de' lavoratori non poterono essere salvaguardati come avrebbero dovuto e come sarebbero anche stati se alle porte non fosse stato pronto l'esercito necessario.

Quest'anno poi, non trovando forse nell'incoscienza friulana e boema mano d'opera e krumira sufficiente da sopperire alla richiesta gl'imprenditori hanno allargato il campo delle loro operazioni ed hanno importato dei krumiri dall'Ungheria (muratori e carpentieri), dalla Rumenia (meccanici), dall'Austria e perfino dalla Russia (muratori e manovali).
[...]

Sintomatico è anche il fatto che quest'anno a Kiel e ad Amburgo sono stati respinti dei piccoli gruppi di crumiri tedeschi accorsi dalle province più arretrate della Baviera e del Palatinato.
[...]»