L'Operaio Italiano - anno VIII (1905)

 

OpIt190511

 

01.01.1905 - numero 1

Una belva

«Martedì scorso avanti la Pretura di Gemona ebbe luogo l'annunciato processo contro Sandrini Antonio, imprenditore di Artegna, imputato di una serie di inumani maltrattamenti a danno di parecchi operai emigrati alla sue dipendenze in una fornace di Osterhoffen (Baviera).

Dal dibattimento risultarono fatti inauditi, le ingiurie, le minacce, le percosse contro uomini, donne, fanciulli, bambini, erano divenuti un sistema, erano il quotidiano mezzo col quale si riusciva a sottoporre quegli infelici a fatiche esaurienti con orari infami. Il lavoro iniziava sulla piazza alla mattina alle 3, quando il sole non era ancor sorto, e cessava alla sera alle 9, quando era già buio. Sedici, diciassette ore giornaliere.

Scarso e fetido il cibo e poiché l'acqua potabile era un po' lontana gli operai erano costretti a bere quella putrida ed oleosa della macchina. Un'ora di riposo a mezzogiorno interrompeva la fatica e la notte – more pecudum – poca paglia divenuta polvere per il lungo uso era giaciglio.

Perché non fuggissero erano loro nascosti i vestiti ed i passaporti. Certo Isidoro Combo di Terenzano, d'anni 13, fuggito, in seguito a battiture, passò una notte ricoverato nella bocca di una fornace e ripreso al mattino fu nuovamente battuto a sangue.

Una povera ragazza che mostrava a differenza di altre di non ubbidire alle ingiunzioni di quella belva era fatta segno a continui vituperi in presenza della ragazzaglia: ‹tu sei una donna di tutti› perché non voleva essere la sua.

E quando finì quel martirio e gli operai si presentarono per essere pagati, fu riso loro in faccia.

Ad intimidazione la rivoltella ed un coltello erano posti sul tavolo accanto al registro.
Certo Corrado di Tommaso aveva ricevuto in pagamento di lavoro un orologio, con minacce fu costretto a restituirlo.
Le preghiere a nulla valsero, alle insistenze fu risposto con legnate, per ritornare a casa dovettero cercare a prestito il denaro per il viaggio, e certo Del Gobbo Guglielmo di Lumignacco intraprese a piedi elemosinando la via del ritorno e non è ancora giunto.

Chi troverà, chi segnerà la giusta pena a quella belva?
Perché le Autorità che lo sapevano recidivo non lo hanno sorvegliato vietandogli in applicazione alla recente legge di reclutare operai all'estero?
Emigranti in guardia!

Dal Lavoratore friulano»


 

21.01.1905 - numero 1

Incerti di chi lavora

«Bremerhaven. Il giorno 17 Dicembre ha avuto luogo in Bremerhaven una catastrofe gravissima che ha costato la vita a 14 operai. Una casa in costruzione alta 6 piani si è sfasciata come un castello di carte seppellendo quasi tutti gli operai che vi lavoravano. 14 sono stati tratti morti dalle maceria ed alcuni pochi altri ferito più o meno gravemente.

Fra i morti vi sono pure alcuni italiani. Certi B. Fabris, Antonio Bellini, Giacomo Moretti e Giovanni Gallo.

Le cause del disastro vanno cercate nelle fondamenta troppo deboli, nella pessima qualità dei materiali, nel lavoro troppo affrettato, ed infine anche nell'imperizia degli operai che hanno fatto i primi lavori. Quella costruzione è stata realizzata durante lo sciopero, e le opere più importanti di fondazione erano state eseguite da crumiri.»


 

18.02.1905 - numero 2

Onestà campanilista

«Da una lettera pervenutaci da Raleigh Comty-New York i. Lessen, Stati Uniti d'America, apprendiamo che il capo Francesco Della Pietra di Calgaretto – comune Comeglians –, è fuggito portando via la paga di un mese a 50 uomini, in media 60 dollari a testa, cioè dalle 25 alle 30 mila lire in tutto.

Non è certamente la prima volta che avvengono ladrocini simili a danno degli emigranti, tanto che forse sarebbe utile formare una società d'assicurazione contro i danni di cotali rapine; per intanto denunciamo il caso per porre in guardia gli operai emigranti per l'avvenire.
Questo fatto di cronaca ci dà però argomento ad alcune considerazioni. Un nostro amico passando recentemente per Comeglians trovò il paese in subbuglio perché il Della Pietra ebbe l'inavvertenza di bollare anche parecchi suoi conterranei; e un notabile del paese col quale ebbe occasione di discorrere, gli faceva notare che il Della Pietra se la sarebbe potuta cavare benissimo, con poche migliaia di lire, acquetando i danneggiati del paese; gli altri operai truffati tanto erano dei napoletani e quindi non al caso di far sentire la loro voce.

Ora questa persuasione che non sia poi un gran male quando si riesce a fare qualche bel colpo, purché riesca bene e non danneggi la gente del paese è un po' troppo diffusa, ed è necessario nell'interesse dell'Emigrazione che noi la combattiamo vivamente.

Ricordammo altravolta come a Fanna era anche ammirato un tale perché era riuscito a rubare una cospicua somma ai suoi operai, senza però fregare quelli del suo comune. E non si tratta di casi isolati: c'è molta gente che quando è all'estero ne fa di ogni erba un fascio e che è amata rispettata in patria perché quando è a casa sua ha un contegno corretto e irreprensibile.

Così ci sono stai dei capi crumiri che si sono vantati di aver largamente contribuito per la fondazione della Società operaia, o dell'asilo infantile; c'è il sindaco di Rigolato che si meraviglia che una parte dei suoi amministrati siano crumiri, perché a casa loro si contengono da savi ed onesti cittadini; e potremmo moltiplicare gli esempi.

Se la media della moralità non fosse molto bassa tutti dovrebbero capire che è facile fare le persone oneste per tre mesi all'anno quando si è a casa e cisi riposa, mentre proprio il difficile consoste nel continuare a rimanere onesti negli altri nove mesi [...].»


 

18.02.1905 - numero 2

Memento

«Ricordiamo a tutti gli emigranti friulani e carnichi (sic) che i capi

Petrelli Giovanni* di Pinzano          
Gotti Eugenio "      "
Petri Giov. Batta "      "
Cacitti Eugenio detto Zerin     " Caneva
Pontelli Eugenio " Ospedaletto             
Pividori Bortolo " Gemona
Gaier Giovanni " Collina (Rigolato)
Di Sopra Teodoro di Givigliana
li hanno sempre condotti al tradimento e al disonore.

*In un'assemblea pubblica tenuta il giorno 9 corrente in Manassons il capo Giovanni Petrelli ha promesso di non recarsi mai più a lavorare sugli scioperi. Speriamo che abbia anche la forza morale di mantenere.»


 

18.02.1905 - numero 2

Pidocchi e cimici

«[...]
Il signor Della Martina Pietro di Giacomo di Givigliana, comune di Rigolato – desidera che si sappia che nel 1899 allo sciopero di Blankenburg non fu egli a truffare la cassa di resistenza di 160 march come è stato pubblicato nel Gründstein e nell'Operaio Italiano, sibbene i suoi due compaesani, Svander Egidio e Gortana Pietro di Pietro, crumiri emeriti che anche quest'anno hanno disonorato in compagnia del Della Martina medesimo il nome italiano a Königsberg i. P.

Così pure il signor Di Sopra Antonio da noi più volte qualificato come il "papà de' crumiri" desidera che sia portato a cognizione di tutti che da cinque o sei anni egli lavora in Austria e non ha più avuto nessuna parte diretta nel crumiraggio italiano in Germania.»


 

25.03.1905 - numero 3

Dichiarazione

«Il capomastro Bartolo Pividori del fu Lorenzo di Ospedaletto (Gemona) che l'anno scorso fu capo-crumiro nello sciopero di Königsberg i. P. desidera che si sappia che egli partì da quella città verso la metà di Agosto in seguito alle rimostranze del Comitato direttivo dello sciopero, che egli non firmò il contratto di crumiraggio concluso dal signor Otto Thomas di Halle coll'imprenditore Paolo Lauffer di Königsberg, e neppure il manifesto offensivo per le organizzazioni operaie tedesche e per gli scioperanti pubblicato dal Lauffer medesimo, e che così nell'uno come nell'altro caso è stato abusato indegnamente del suo nome. Promette poi di non lavorare mai più in località in cui vi fossero scioperi.»


 

29.04.1905 - numero 5

Pidocchi e cimici

O la borsa o la vita.

«Da alcune settimane la simpatica città di EisenachThüringen segue con crescente interesse la lotta che vi si combatte fra il Consorzio padronale e la Sezione locale dell'"Unione muraria".
[...]

E le condizioni in cui gli operai furono costretti ad accettare la lotta non sarebbero neppur state cattive, se non vi fosse sempre di mezzo quel fattore che si chiama krumiro friulano, perché il lavoro è tutt'altro che scarso in Eisenach.
[...]»

Viene riportata una lettera dei crumiri, con la quale sembrano chiedere soldi per andarsene. Si parla di 60/70 crumiri.

«Questa lettera è chiara in una cosa sola, cioè che i crumiri vogliono de' bezzi altrimenti ritornano al lavoro. Pare poi che il padrone, quantunque in Eisenach non vi sia l'obbligo di disdetta, si rifiuti di pagare a coloro che sarebbero disposti a partire il salario pel lavoro già fatto. Questa perla di imprenditore che raccomandiamo a tutti gli operai italiani, crumiri e non crumiri, è l'imprenditore Herwagen.

E i capi? I nomi de' capi non sono tutti nuovi. Fra gli altri notiamo quello di Roberto Puschiasis di Ludaria (Rigolato) fratello di quel Daniele Puschiasis muratore-sarto che si rese celebre nello sciopero di Lipsia del 1898, in quello di Kiel e in altri ancora; poi un certo Cassetti di Caneva di Tolmezzo il quale per condurre via la sua gente ha domandato 50 Mk per sé e 5 Mk. per ogni uomo, i quali naturalmente pure dovrebbero essere consegnati a lui. Che sia il famigerato Zerin? In questo caso le 5 Mk. ove i compagni di Eisenach fossero così cretini da darglieli andrebbero a raggiungere le famose 65 a testa che un paio d'anni fa ebbe da un noto imprenditore di Kiel perché le consegnasse ai suoi uomini. Poi si nota un certo Pietro Peresson, poi un Di Sopra (non sappiamo ancora quale, perché ci ripugna di credere che sia quello indicato nella corrispondenza) ed infine il solito uccellaccio di rapina: abbiamo nominato Giov. Gaier da Collina nel comune di Rigolato.

Nel prossimo numero pubblicheremo i nomi de' crumiri rimasti sul luogo. [...]»


 

13.05.1905 - numero 6

Pidocchi e cimici

«[...]
Bonomelliana

Da qualche settimana gl'imprenditori edili di Eisenach i.Th. hanno proclamato la serrata di tutti gli imprenditori edili.
Anche questa lotta, come già quelle di Königsberg, di Kiel, ecc. ha avute delle origini molto umili, ed in questa come in tante altre si scorge lo zampino crumiro de' bonomelliani di Freiburg. Verso la metà del Febbraio ultimo scorso uno de' maggiori imprenditori di Eisenach, certo W. Heerwagen, diminuì arbitrariamente il salario di 3 Pf. all'ora, e prevedendo che i suoi operai non sarebbero stati contenti di questa misura pensò bene di premunirsi inviando al giornale bonomelliano di Friuburgo – la cui opera fra i padroni più forcaiuoli è maggiormente apprezzata di quella del famigerato Otto Thomas di Halle – uno dei soliti avvisi crumiri, così concepito; ‹Un caposquadra (polier) con una compagnia di 10 fino a 20 buoni muratori per costruzioni in mattoni e pietra è ricercato per l'estate 1904 – Rivolgersi al signor W. Heerwagen Architekt und Maurermeister in Eisenach i. Th..› (Patria N° 7)
Ognuno può immaginarsi l'effetto di tale avviso, e in quella stagione? Le offerte piovvero, e il signor W. Heerwagen credendo d'avere ormai tutte le carte in mano e sicuro del fatto suo mostrando le offerte numerosissime ricevute e che sembravano garantire un buon concorso di crumiri italiani, indusse gli altri imprenditori a far causa comune con lui e la serrata generale fu proclamata!
Naturalmente arrivarono anche gli annunziati operai italiani. Però fortunatamente non erano tempre vere di crumiri, tanto che ai nostri colleghi di là riuscì a farli ripartire quasi tutti. Con grande sacrificio della cassa però, perché disgraziatamente i nostri emigranti quasi tutti anche quelli che per nulla al mondo farebbero i crumiri, non hanno poi nessuno scrupolo di succhiare la cassa dello sciopero, e anzi credono che questo sia un diritto loro e che i tedeschi abbiano l'obbligo di rifarli pecuniariamente del gran sacrificio che essi compiono facendo il lodo dovere d'operai coscienti ed onesti. Non riescono a comprendere la verità elementare che fare il crumiro – cioè rafforzare la resistenza padronale – e succhiare la cassa – ossia indebolire la resistenza operaia – ambedue sono azioni che negli effetti si equivalgono.

[...]

Ben fatto!

In Osnabrüke vie è uno sciopero.
Un sedicente capo italiano, certo Giuseppe Bettuli, non sappiamo ancora di dove si è presentato al Comitato direttivo dello sciopero chiedendo la somma di 500 M., minacciando altrimenti di condurre sul posto 100 crumiri italiani, che aspettavano in una località vicina. Il comitato dello sciopero pensò bene di denunciarlo alla polizia, la quale lo prese e lo mise in carcere, ove si trova ancora in attesa del processo.

In uno de' prossimi numeri pubblicheremo i ritratti di mons. Bonomelli, del Petris Giov. Batta, del Cassetti e di qualche altro fornitore di crumiri e capo-crumiro che si sono acquistata in Germania una celebrità poco invidiabile.


 

13.05.1905 - numero 6

Corrispondenze

«Caro Operaio,

Da molti anni lavoriamo indefessamente per creare all'emigrazione italiana fra la classe lavoratrice tedesca un ambiente simpatico, facendo conoscere quel tanto di buono che la classe lavoratrice italiana organizzata ha già prodotto a produce, gli sforzi per migliorare in patria le sue condizioni economiche, e i sacrifici che s'impone per sopprimere i più gravi inconvenienti dell'emigrazione diffondendo nelle masse un sano principio di solidarietà sociale.

Disgraziatamente a questo lavoro viene continuamente intralciato dall'opera nefasta de' crumiri friulani ed anche da Autorità politiche e religiose che appoggiano crumiraggio con tutti i mezzi morali e materiali di cui possono disporre. Stando alla promesse fatte nelle mia del 18 Febbraio sono pronto a denunziare all'opinione pubblica italiana senza riguardi personali tutti gli elementi maculati che hanno inquinata l'emigrazione italiana, anche l'estate decorsa in Germania, sperando con queste mie righe di svegliare in essa una reazione salutare, atta ad imporre a quegli indegni di cambiar condotta in non andar a tradire i loro compagni in lotta fra capitale e lavoro.

Questo organo operaio ha a quanto mi consta pubblicato la lista di tutti i crumiri di Königsberg, mentre dopo tale pubblicazione, e precisamente gli ultimi di Agosto, si recarono ad ingrossare quella massa – dirò quella peste – iniqua anche sette operai di S. Rocco di Forgaria il Marcuzzi Pietro e Molinari Venanzio, Agnola Leonardo di Isidoro, Agnola Domenico id., Agnola Leone, Agnola Antonio fu Pietro (fratelli), Agnola Angelo di Leonardo, Agnola Giovanni di Daniele e Cojutto Lorenzo fu G. Batta. Traditori!
Vergognatevi!.
Forgaria B.S.»


 

27.05.1905 - numero 7

Il generale dei krumiri

A commento dello sciopero dei ferrovieri di New York, sconfitto grazie all'intervento di crumiri capeggiati da Giacomo Farley, capo dei cosiddetti ‹Strike breakers o disorganizzatori di scioperi›:

«La mala pianta degli Strike breakers non è soltanto un prodotto americano: anche in Germania ve ne sono parecchi, specialmente nell'industria edile; basti recordare Otto Thomas di Halle, Giovan Battista Petris ed Eugenio Gotti di Pinzano, il Peterelli di Manazons, Eugenio Pontelli di Artegna, Giovanni Gaier di Collina, e poi il più malfamato di tutti, Ilario Cacitti detto Zerin di Caneva di Tolmezzo.

L'unica differenza fra costoro e Giacomo Farley consiste nel prezzo del tradimento: i nostri Strike breakers si contentano d'un prezzo infinitamente minore, dimostrando così di essere non solo carogne matricolate, ma anche degli stupidi incomparabili. E che dire poi de' soldatini che oltre di contentarsi di poco si fanno ancora pelare vergognosamente dai loro capi?»


 

08.07.1904 - numero 10

Pidocchi e cimici

«[...]

Crumirismo friulano
«Dall'Arbeitgeberzeitung – il giornale del padrone – apprendiamo che lo sciopero di Mirow nel Macklenburg è stato vinto (cioè perso dagli operai) per opera di una forte squadra di crumiri italiani condotti da un certo Floriano Gaier. Nel prossimo numero pubblicheremo i nomi. ...

Un'altra figuraccia
Quest'anno i Cassetti, i Gaier, ecc. nonché o bonomelliani hanno trovato un nuovo concorrente nella persona del capo mastro Daniele Marin di Spilimbergo, il quale davvero non potrà avanzare la scusa che è la miseria che lo costringe a fare il capo-crumiro e il tirapiedi del Consorzio padronale, perché è milionario, e a casa tiene cavalli e carrozze.
A Dessau è scoppiato uno sciopero. Incaricato dai capimastri di questa città si è recato a Praga in Boemia e ha messo insieme una squadra di un centinaio di crumiri italiani e boemi, togliendoli da un lavoro buono e discretamente rimunerato, e li ha condotti a Dessau.
Per avere questa gente ha usate le solite armi de' pari suoi, cioè l'inganno. Si è ben guardato dall'avvertirli che li conduceva in un luogo ove ci era sciopero; anzi ha detto loro che voleva condurli sui lavori che egli ha nei dintorni di Leipzig. E perfino a Leipzig al Berliner Bahnhof a chi gli domandava se in Dessau non vi fosse sciopero, con una faccia tosta da disgradarne Tiburzi, gridava: «No, vi è stato, ma è bel finito, ed ho fatto un contratto con quegli imprenditori per fornir loro 100 muratori e da 20 a 30 manovali›.
Spilimbergo può proprio andar superba di questo suo concittadino che, arricchito a dismisura, fa la concorrenza ai Cassetti e ai Gaier nel tradimento; di questo galantuomo che sorprende la buona fede della gente e mente come un greco. I crumiri da lui inviati a Dessau – così ci scrivono di là – usciti dalla stazione sono stati trasportati ai loro alloggiamenti in carri solitamente adibiti al trasporto de' mobili scortati dalla polizia!
Che onore per l'Italia!
Bisognerà bene che per tanti meriti – non bisogna neppure dimenticate gli allori mietuti in Serbia - questo Gim Ferley da strapazzo venga proposto per la croce di cavaliere! Chi di lui più meritevole?

Rettifica
Nel N° 5 del nostro giornale scrivendo sotto questa rubrica della serrata di Eisenach su informazioni pervenuteci dal locale comitato direttivo dello sciopero dicemmo che uno de' capi era Roberto Puschiasis di Ludaria (Rigolato). Ora da un'inchiesta accuratissima fatta a Leipzig ci risulta che durante tutto quel tempo egli, che del resto è anche un buon compagno organizzato, non s'è mai allontanato da questa città, e che quindi la buona fede del comitato dello sciopero era sata sorpresa da qualche mascalzone che aveva dato il suo nome in luogo del proprio. Il Puschiasis che si trovava ad Eisenach era invece Daniele, il ben noto sarto-muratore che quest'anno, tanto per non perdere il viziaccio, ha impedito insieme al suo amicone Zerin ai colleghi di Freiberg (Sachsen) di migliorare le loro condizioni di lavoro.»


 

15.07.1905 - numero 11

Una circolare della Federazione de' Consorzi padronali edili

«Nel Marzo scorso il Comitato centrale della "Federazione de' Consorzi padronali edili tedeschi" diramò a tutte le sue sezioni la seguente circolare sul modo d'ingaggiare in caso di bisogno degli operai forestieri. Come i nostri lettori vedranno è un documento assai interessante, che merita di essere riportato per intero nonostante la sua lunghezza.

"Al principio della stagione comunichiamo i seguenti indirizzi di persone ecc. mediante le quali in caso di bisogno gl'imprenditori potranno ingaggiare degli italiani ecc. muratori e manovali.
  • Ceconi Francesco, Spilimbergo
  • Luigi Stefani, Muina d'Ovaro
  • Giuseppe Cescutti, di Giov. Batta Norat, Clasetto
  • Luigi Brovedani, Treppo Carnico
  • Vittorio Diana, Ampezzo-Enemonzo
  • Sticotti Leonardo, Amaro-Carnico
  • Luigi Colledani, Maurerpolier, Clausetto
  • Pietro Brovedani, Maurerpolier, Clausetto
  • Luigi Endrigo, Cordenons
  • Johann Feruglio, Caneva di Tolmezzo
  • Eugenio Gotti, Maurerpolier, Pinzano al Tagliamento
  • Eugenio Cacitti, Maurerpolier, Caneva di Tolmezzo
  • Antonio Cassetti, Maurerpolier, Caneva di Tolmezzo
  • Giuseppe Di Sopra, Maurerpolier, Rigolato Carnico
  • Eugenio Calligaro, Maurerpolier, Buja
  • Vittorio Dell'Agnola, Maurerpolier, Vito d'Asio
  • Gino Cominotti, Maurerpolier, Flagogna
  • Luigi Pinzan, Maurerpolier, Rigolato
  • Antonio Clarin, Maurerpolier, Pinzano al Tagliamento
  • Luigi Sopracasa, Maurerpolier, Enemonzo-Fresis
  • Pivotti Giovanni, Maurepolier, Enemonzo-Fresis
  • Daniele Cedolin detto Nientem Maurerpolier (Post Pielungo)
  • Pietro di Giulian, Maurerpolier, Arba p. Maniago
  • Barazzutti Vittorio, Maurerpolier, Casiaco
  • Giuseppe Nodarim Colognola ai Colli, Verona (Italia)
  • V. Colussi, Resia, Italia
  • Antonio Gastaldo, Bauführer, Forgaria Italia
  • Segretariato operaio italiano, Basel, Rümelingbachweg 14
  • Daniele Soravito, Maurerpolier, Leimgruben b. Petschau
  • Anton Maier, Maurerpolier, Leimgruben b. Petschau
  • Joseph Schöniger, Maurerpolier, Leimgruben b. Petschau
  • Wenzi Wacha, Maurerpolier, Precijn
  • Palata, Maurerpolier, Zales
  • Thomas Waolff, Maurerpolier, Zales
  • Simon Khin, Maurerpolier, Reichenberg, Färbergasse 20
  • Bastiani, Agent in Strassburg i. E.
  • Siegmung, Maurerpolier, Woinowitz presso Ratibor e per annunzi "Oberschlesoscher Anzeiger" in Ratibor per Oberschlesien
  • Adam Peltzer, Maurerpolier in Tolna-Ungheria per carpentieri ungheresi
  • Stephan Imre, carpentiere in Tolna-Ungheria per carpentieri ungheresi
  • Ufficio municipale di Collocamento per carpentieri e muratori (si raccomanda di ricorrervi soltanto in caso d'estremo bisogno perché non fornisce che operai parlanti soltanto l'ungherese).
    Per ottenere della mano d'opera italiana possiamo anche raccomandale la quarta pagina del giornale operaio italiano ‹La Patria› che si pubblica in Freiburg i. B.; conosciamo è vero un caso (Consorzio padronale di Offenbach s. M.) in cui gli avvisi restarono infruttuosi e che l'amministrazione invitata a fornire degli operai dichiarò che le cattive esperienza fatte non le permettevano di mandare degli operai in luoghi in cui vi erano scioperi.
  • Otto Thomas, agente in Halle s. S. (il medesimo è indicato come raccomandabile dai Consorzi di Dresda, Rathenow e Stendal invece lo dicono mal sicuro)
  • Ilario Cassetti, Maurerpolier, Liebenau (Neumark) presso Schwiebus ha più volte fornito degli operai, ma il Consorzio di Rathenow lo indica come malsicuro al massimo grado)
  • Sopra Giovanni Battista Petri, Maurerpolier di Pinzano al Tagliamento (Italia), Halle s. S: Wurchererstr. 11 c'è da dire lo stesso del Cassetti.
Muratori italiani si possono anche ottenere per mezzo di annunzi ne' giornali della provincia di Udine e per mezzo de' sindaci delle città di questa provincia. Quasi tutta la popolazione maschile, composta specialmente di muratori e manovali, per avere del lavoro va all'estero negli stati confinanti. Muratori si trovano specialmente in Clausetto, Castelnuovo, Pinzano e Nicotis; manovali in Valvasone.
Per regola si raccomanda di provvedersi di italiani già al principio della stagione, in primavera. In estate generalmente sono già occupati e non si possono ottenere che con difficoltà. Secondo le nostre informazioni gli italiani, salve poche eccezioni, hanno fatto buona prova in Brandenburg, Braunschweig, Dresden, Bromberg, Jena, Königsberg, Meissen, Strassburg ecc. ci vengono descritti come operai abili, diligenti, e sobri. Partono da casa in squadre, e con maggior profitto si possono utilizzare in squadre. Di regola desiderano lunghe giornate di lavoro e sono riconoscenti se si procura loro la comodità dell'alloggio per un prezzo minimo.
Pe' lavori di pietra grezza o lavorata devono essere superiori ai tedeschi; inferiori invece pe' lavori fini. Compensano il difetto d'abilità e di sveltezza ne' lavori in mattoni, nel fa le volte e nel rifinire, con instancabile assiduità.
[...]
Sull'utilità si impiegare mano d'opera forestiera le opinioni sono divergenti.
Bisogna riconoscere che in moltissimi casi (p. es. in Bromberg, Königsberg e Strassburg, soltanto mediante il concorso degli operai stranieri è stato possibile di combattere con successo gli scioperi; ma d'altra parte è necessario di dire che bisogna ricorrervi con grande prudenza. Grande attenzione bisogna pur porre nella compilazione de' contratti perché tutti i mezzani cercano di ottenere delle provvigioni forti e ripetute; troppo spesso è avvenuto che operai fatti venire con spese fortissime e grandi fatiche in poco tempo sono poi stati "ricollocati" altrove. Perciò sono consigliabili i contatti con cauzione consistente in ritenute settimanali.
Data la disgraziatamente scarsa onestà de' mezzani è necessario di mettere al loro fianco durante il lavoro d'ingaggiamento degli incaricati di fiducia de' committenti che amministrino il denaro e controllino tutte le spese. In certi casi è stato anche fatto a meno dell'opera di questi mezzani. In questi (p. es. Bromberg) il Consorzio ha inviato direttamente alcuni colleghi nell'Italia settentrionale ecc. ad ingaggiare la gente del posto.
Oltre a ciò quando si hanno degli operai stranieri deve servire di regola fissa il tenerli separati ed impedir loro qualsiasi contatto cogli scioperanti.
Infine dobbiamo richiamare un'altra volta l'attenzione della Federazione e de' capimastri organizzati ne' consorzi sul principio che in qualsiasi occasione e per nessun motivo debbono essere accettati sui lavori degli operai scioperanti e non inserire mai ne' giornali tedeschi.

Ed ora poche osservazioni:
La lista come tale non è che la riproduzione di quella pubblicata tre anni fa nel primo sciopero di Königsberg accresciuta di qualche nome od… istituzione nuova. In complesso non è che un trucco! Scorrendola vi si trovano de' nomi di operai bravissimi e anche di amici personali carissimi che mai si sono sognati di lavorare in uno sciopero nonché di fare gli agenti di crumiraggio, e francamente ci è doluto di non poterli togliere dalla lista ignominiosa, perché questa ha il valore di un documento e doveva quindi essere riportata nella sua integrità. In queste condizioni sono Luigi Stefani di Muina d'Ovaro e Vittorio Diana di Enemonzo; Sticotti Leonardo da due anni ha rinunziato al brutto mestiere, e, se le nostre informazioni sono giuste finora ha mantenuta la promessa solennemente fatta in seno alla società operaio del suo paese di non fare più né il crumiro né l'ingaggiatore di crumiri, ma di vivere onesto; Giuseppe Di Sopra da Rigolato e Clarin Antonio di Pinzano da tre anni lavorano nel... Canadà (America), d'onde non metteranno certamente de' crumiri a disposizione degl'imprenditori tedeschi.
Vi manca invece il nome di Daniele Marin di Vito d'Asio, o Spilimbergo, che era nella lista vecchia, e quello del suo cognato, scrivano, Fabrici Luigi che in questi giorni suda sette camice per mandare de' crumiri a Dessau.
Al Marin certamente gl'imprenditori tedeschi gli hanno fatto arco e l'anno accolto nell'olimpo del crumiraggio, cioè nel loro Consorzio, e quanto al cognato se seguiterà a portarsi così bene lo troveremo come capolista l'anno prossimo in un'altra circolare.
Interessantissimo poi è di trovare in così buona compagnia ‹la Patria›, il giornale bonomelliano di Freiburg i. B.. È Vero che gli avvisi di questo giornale una volta non hanno fruttato nulla e che l'amministrazione invitata a fornire degli operai dichiarò che in seguito alle cattive esperienza fatte non le era più permesso di inviare degli operai in luoghi di scioperi (Consorzio di Offenbach).
[...]
E che dire poi degli altri capi crumiri o mezzani di crumiraggio, che da que' medesimi imprenditori che essi han servito e servono sentono dirsi e scrivere, che sono disonesti, che i denari bisogna farli amministrare da incaricati speciali, cioè che essi sono farabutti e ladri?
Ma bravi signori Cassetti, Petris, Cacitti, Pinzan, Gotti, ecc. ecc.! per gli operai voi siete de' negrieri e de' crumiri, e per i padroni ai quali avete sempre leccate le zampe de' ladri! Belle figure, per dio! tenetevene!»


 

15.07.1905 - numero 11

Alla ricerca di crumiri

«A Reichenberg i. Boemia gl'imprenditori edili hanno imitato i loro colleghi tedeschi e proclamata la serrata de' muratori indigeni i quali domandavano che il salario fosse portato a 40 Heller all'ora. Poi perché l'imitazione fosse più perfetta hanno mandato in tutte le parti de' mezzani di crumiraggio a fare incetta di carne umana – naturalmente friulana – da lanciarsi contro i ‹ribelli› (linguaggio padronale) di Reichenberg.
Due di questi be' soggetti si sono pure recati a Paunsdorf presso Leipzig all'‹Alte Gasthof› per gettare gli ami e tender le reti. Un amico e compagno carissimo saputa la cosa si recò da loro e ci dipinge in una lettera gustosissima la scena che si potrebbe dir comica se non fossero in giuoco gl'interessi di centinaia di famiglie.
Stralceremo il seguente dialogo indicando con A l'amico e con R uno de' mezzani.

A. Buona sera!
R. Servus! dunque destinata da una parte e dall'altra: vi facciamo contratto, lavoro fino all'autunno, 6 corone al dì e 9 ore di lavoro, ed oltre a ciò i quartieri (come saranno?) franchi.
A. Allora vi sarà ben sciopero o serrata!
R. Ah wò!
A. Quanto pagate i vostri muratori in Reichenberg?
R. Ma che, non sono muratori quello sono manovali, sono eterni, non finiscono mai nulla, sono pigri ecc. ecc. e noi abbiamo bisogno di bravi muratori.
A. C'è molto lavoro?
R.Moltissimo, cioè la stazione, poi
A. Quanto abitanti ha quella città?
R. È una città d'industria. Del resto i muratori sono tutti foresti ed ora abbiamo un certo Spolino Luigi di
A. ... di Ampezzo.
R. che ci fa lavorare la parte... Colonneführer. Oltre di questo siamo in aspettativa di uno che giungerà da Vienna,
A. Quanti ne adoperate?
R. Da 100 a 200 muratori. Abbiamo mandato un certo Sebastiano Feruglio a Waldheim ove si trova suo fratello Giovanni con 30 muratori che promettono tutti di venire, poi ne troveremo degli altri ancora.
A. Ma tutto questo non è vero; là vi è serrata! Lo so di certo; avete gettato sul lastrico tutti i muratori del posto! Oh perché volete ingaggiare ora qui quella gente? Per portarla al macello?

E qui finisce la conversazione perché uno de' due, fatto l'occhiolino all'altro, prese l'uscio, seguito dal collega.
I due Feruglio, Sebastiano e Giovanni sono di Caneva di Tolmezzo, sono organizzati, appartengono ambedue alla sezione di Leipzig. Quantunque il secondo sia compreso nella lista ufficiale de' crumiri di mestiere (vedi 1a pagina) pure da tempo non dava più luogo a lamenti, ed ora invece...! Perché?
Molto si dava pure da fare un giovane di 18 anni forse, certo Dante Cargnelutti di Leonardo di In villino (Villa Santina) che si dava certe arie da conducente e di pavone gonfiato che era un piacere il vederlo,
Cominci molto male la vita codesto signore!
Fin qui l'amico Beppo.
Ed ora poche considerazioni. [...]»


 

15.07.1905 - numero 11

Agitazioni e scioperi. Muratori

«[...]
In Dessau lo sciopero prosegue il suo corso perché gl'imprenditori si sono rifiutati ad accettare le proposte di accordo fatte dal borgomastro Dr. Ebeling e che gli operai si erano obbligati ad accettare in precedenza. I crumiri sono naturalmente i soliti friulani, forniti da quella bravissima persona che è l'imprenditore Daniele Marin, non che dal suo cognato Fabrici Luigi il quale scrive cartoline per mandare degli operai abili in lavori di stabilitura a Dessau, assicurando che non avranno da soffrire ‹nessun oltraggio›. Però pare che il crumiraggio professionale abbia cambiato centro: l'anno scorso era il comune di Rigolato colle sue frazioni di Collina, Givigliana, Stalis, Vueggis, Ludaria e Gracco che dava il maggior contingente, quest'anno è invece la così detta Asia, cioè Clausetto, Vito d'Asio, Anduins, ecc. che si distingue poco onorevolmente. Avevamo inviato là uno de' nostri amici perché potesse spiegar a quella gente le ragioni dello sciopero e persuaderli a far causa comune cogli scioperanti; ma tutto fu inutile. Le persone colle quali potè parlare si dimostrarono d'un'ostinatezza da non avere idea. Dicevano quasi tutti che riconoscevano di far male, ma lo facevano. Uno gridava come un ossesso che bisognava far la rivoluzione in Italia e metter là tutto a ferro e a fuoco ecc. ecc. Ma con tutta questa fraseologia rivoluzionaria terminò col dire che egli all'estero ci era per far quattrini e che non aveva riguardo per nessuno. Un'altro di Clausetto poi domandava perché quegli operai non avrebbero dovuto profittare di quell'occasione per guadagnare qualche soldo: ‹Insomma, diceva il nostro amico, uno spettacolo così tristo di miseria intellettuale e morale, quale non mi era ancora mai capitato d'incontrare›. Non sapevano neppur comprendere che un italiano potesse loro dare il consiglio di partire, o di unirsi allo sciopero! Lo consideravano come una specie di tradimento, o di delitto di lesa patria, come se dovere d'ogni buon patriota fosse non già di tenere alto il nome del paese proprio, di farlo amare e rispettare col lavoro onesto e colla buona condotta, ma la difesa della camorra e della teppa. Poi non sapendo più a qual santo votarsi finivano col negare l'esistenza dello sciopero.
La settimana scorsa – così leggiamo ne' giornali del luogo – vi sono stati dei tafferugli; de' crumiri italiani sono stati battuti. Sono fatti deplorevoli, è vero, ma di chi la colpa? Si ricordino che chi nel mondo non ha riguardi per nessuno, non ha neppure diritto di esigerne per sé, e che la pazienza ha poi un limite. Non sappiamo come anderà a finire lo sciopero di Dessau, ma i semi d'odio che i crumiri asiatici vi hanno seminati quest'anno porteranno de' frutti molto amari per gli emigranti tutti; e tutti quelli che all'estero si conducono come que' messeri preparano un gran brutto avvenire ai loro figliuoli che pur dovranno emigrare.
[...]»


 

15.07.1905 - numero 11

Pidocchi e cimici

«[...]
La voce della coscienza:
Appena arrivati i crumiri mariniani a Dessau un bello spirito pensò d'inviar loro una ventina di copie del penultimo numero dell'‹Operaio italiano› coll'articolo Crumiri indirizzandole semplicemente

Ai crumiri italiani
in Dessau, Handelsschule

Il postino ignaro consegnò il pacchetto ad un Polier tedesco addetto ai lavori della scuola di commercio (Handelsschule) e questi rivoltosi ad un squadra di operai italiani che lavorava sotto i suoi ordini lesse l'indirizzo ignominioso domandando chi di loro erano crumiri. Gli operai ammutolirono dalla vergogna come se avessero ricevuta una sferzata in faccia, ma il capo, certo Pietro Marcuzzi di Anduins detto Pela, forse per la somma abilità acquisita nell'arte di pelare il prossimo, disse: Lo siamo tutti!.
[...]»


 

29.07.1905 - numero 12

Pidocchi e cimici

«[...]
Cronachetta crumira
Nello sciopero di Reichenberg i.B. si sono particolarmente distinti la famiglia Sborlini di Ampezzo, composta dal padre e da quatto figli. Funzionava da capo Luigi Sborlini. Una menzione speciale di… compatimento se la merita anche Dante Carnelutti che per incarico del capomastro Bechert si era recato nei dintorni di Lipsia a raccontar delle frottole e a intorbidar le acque per pescar meglio. Ma invano, poiché dovè tornarsene dal padrone a mani vuote! Sceso dal treno a Reichenberg pareva un cane bastonato.
In Itzehoc vi sono 96 crumiri italiani. Ecco i nomi di qualcuno di questi bei soggetti:

Bellina Pietro Antonipieri Donato
Bellina Marco Aris Giorgi
Clonfero Antonio           Antonipieri Domenico       
Venturini Lino Malisan Francesco
Siolco Pietro Bellio Giov. Batta.

Gli altri li riporteremo nel prossimo numero.
A Lübeck pure ove i padroni hanno serrato gli operai locali sono arrivati 20 crumiri friulani.»


 

29.07.1905 - numero 12

Medaglie d'oro!

«Da Paunsdorf ci scrivono che Sebastiano e Giovanni Feruglio, ambedue di Caneva di Tolmezzo, nominati nel numero scorso nell'articolo ‹Alla ricerca di crumiri›, appena avuta la certezza che in Reochenberg i. B. vi era sciopero, e che quindi l'opera loro, caso mai vi si fossero recati, sarebbe stata disonorevole e dannosa ruppero ogni rapporti cogli agenti di que' padroni, dichiarando che mai e poi mai si sarebbero adattati a diventare i boia de' loro fratelli.
Del resto gl'imprenditori di Reichenberg i. B. hanno avuta poca fortuna anche a Vienna. Ivi colle mali arti del gesuitismo più raffinato, tacendo naturalmente che in Reichenberg ci era sciopero, l'imprenditore Gustav Habel aveva quasi persuaso l'amico nostro Giuseppe Barazzutti di Forgaria a condurvi da 30 a 40 muratori. Il viaggio sarebbe stato gratuito. Messo in sospetto da questa circostanza si recò un giorno personalmente a Reichenberg e vedute le cose come stavano rinunziò al discreto guadagno che quell'affare gli avrebbe portato e rimise il contratto già sottoscritto dagl'imprenditori nelle mani della commissione direttiva dello sciopero.
Un bravo a tutti.

Al momento di chiudere il compagno Franz Siegel presidente dell'‹Unione muraria austriaca› ci avverte che in Reichenberg i padroni dopo il fiasco Carnelutti in Leipzig ed essere stati lasciati in asso dal Barazzutti in Vienna disperando di trovare de' crumiri italiani in numero sufficiente hanno tolta la serrata e concessi gli aumenti richiesti. In nome de' muratori di Reichenberg ringrazia tutti i compagni italiani che in un modo o nell'altro si sono adoperati per conseguire tale resultato e in special modo il compagno Osvaldo Biasio di Pinzano a. T. al cui lavoro paziente si deve in gran parte se quasi tutti i muratori italiani arrivati durante lo sciopero se ne sono ripartiti.»


 

19.08.1905 - numero 13

Pidocchi e cimici

«Come fanno.
A proposito del mancato sciopero di Halle s.S:, rimesso a tempo più opportuni specialmente pel timore de' soliti vili mercenari e dello sciopero di Dessau finito per colpa loro con una sconfitta, alcuni compagni organizzati ci scrivono da Halle:

>Ai primi di Febbraio una compagnia di muratori ordinata dal conosciutissimo imprenditore quasi milionario agente di crumiraggio Daniele Marin venne dal Friuli a Leipzig per eseguite certe costruzioni ferroviarie.
Il salario promesso era di 50 Pf. al giorno e l'orario di 10 ore.
Ma cominciati i lavori dovemmo presto accorgerci che in fatto d'orario almeno stata
"lunga promessa con attender corto"
poiché eravamo costretti a lavorare 10 ore e 1/2 e anche 11 ore, senza contare che l'orologio pareva ammaestrato e andava a mena-dito secondo la volontà del signor Luigi Fabrici e che questi in fatto d'orario soffriva straordinariamente alla memoria.
E i salari? Già si dové stare cinque settimane senza vedere la croce di un centesimo, tanto che parecchi di noi non avevano neppure più da pagare il quartiere. Poi al momento di fare i conti dovemmo accorgerci che questi non venivano regolari in base al salario promesso, ma a uno variabile da 3 a 48 Pf. e che per le ore straordinarie non si ricavava neppur tanto da pagare i sigari, come si suol dire.
Cinque muratori cominciarono la fugatura della rimessa del Berliner Bahnhof costretti dal soprannominato L. Fabrici di lavorare a contratto; ma il prezzo lo sapeva lui soltanto...
E uno de' muratori che glie ne aveva fatta richiesta sentì rispondersi: ‹Se vi pare così, buono, altrimenti potete trovarvi piazza›.
Il Sabato successivo i cinque fugatori, dietro ordine ricevuti due giorni prima si fecero il biglietto e se ne partirono.
Venne poi lo sciopero di Dessau quanto mandarono in giro per tutta la Boemia per cercare de' crumiri. A Halle, mandato dal signor Daniele Marin, venne il signor Gerometta Giuseppe di Anduins offrendo – se volevano recarsi con lui a Dessau – 60 Pf. all'ora e tutti gli risposero: ‹Noi altri muratori non vogliamo guadagnare così in una volta tanti soldi col pericolo di mandare in rovina il tuo padrone; ci contentiamo dell'onesto guadagno che abbiamo qui e non ci moviamo›.
E si rimase tutti meno un suo compatriotta, certo Buliani Domenico che si lasciò prendere al laccio de' 60 Pf. all'ora. Li avrà avuti?
Fatto ed approvato dalla compagnia di Halle
Seguono le firme

Capi-crumiri nuovi?
Eppure l'industria del negriero e del capo-crumiro deve avere delle attrattive speciali sconosciute alla comune degli uomini, perché nonostante l'infamia che giustamente la circonda ad ogni piè sospinto se ne incontra qualche nuovo, e quasi quasi si sarebbe tentati di credere che per ogni uno che smetta ne sorgano dieci a prenderne il posto.
Anche oggi dobbiamo mettere alla gogna un paio di questi bravi messeri che tanto onorano il loro paese e sono i fratelli

  • Lodovico De Caneva e
  • Giacomo De Caneva

di Liariis in comune di Ovaro che esercitano la loro industria nella provincia di Sassonia, Quest'anno hanno condotta una compagnia di muratori a Leisnick, ove vi era sciopero, dopo essersi distinti assai anche allo sciopero di Nossen.
Questi due signori sono poi anche de' così detti mangia Pfennig e cercano di trappolare gli operai dove possono cominciando dal salario e finendo agli oggetti di cucina, complice il capo-cucina Valmassoni Francesco di Ovaro.
Ah! povero ingenuo! Altro che umanità cittadina ci vuole per correggere questi malfattori! Siete voi che li dovete costringere a fare i galantuomini, organizzandovi, non andando più con loro e boicottandoli da per tutto all'estero e a casa!

Un altro capo crumiro nuovo, o che per lo meno finora era restato nell'ombra in confronto de' suoi grandi concorrenti Cassetti e Daniele Marin il serbo, dev'essere quel certo

  • Lorenzini Giov. Batta d'Ampezzo (Carnia) il quale pochi giorni fa ha condotta una squadra di ‹volenterosi› a Wanne presso Essen. Avvertito che vi era la serrata ha risposto che egli non ne sapeva nulla.

Non ne sapeva nulla lui! Più bugiardo di un bonomelliano che è tutto dire!
Brutta capitò al famoso crumiro Cozzi Pietro di Peonis il quale giunto a Neumühl per organizzarvi una squadra di crumiri per Remscheid vi fu accolto dai muratori organizzati tedeschi e italiani a fischiate e ad urli, tanto che dové ripartirsene immediatamente senza aver trovato nessuno che volesse seguirlo.

Un crumiro laborioso
è l'ideale del lavoratore pe' padroni dev'essere un certo Del Tato Sante di Castelnuovo (Friuli) che lavora a Brambauer sulla serrata come muratore di giorno e di notte a portar mattoni e calcina!

Traditori friulani che disonorano l'Italia a Lübeck

Antonipieri Daniele di Enemonzo
Ariis Maurizio  " Raveo
Ariis Felice  " Raveo
Bellina Giacomo  " Venzone
Bertoli Pietro  "  ?
Casarga Luigi  "  ?
Cimolino Attilio  "  ?
Contardo Attilio  " Dignano
De Pauli Angioli  " Enemonzo
Galante Angiolo  "  ?
Galante Giov, Batta  "  ?
Larice Giuseppe  "  Tolmezzo
Larice Luigi  "  "
Lettig Domenico  " Resia
Lettig Antonio  "  "
Marangoni Massimo           " Lestizza                
Tessai Giuseppe  "  ?  
Toch Giuseppe  " Forni Avoltri
Vidale Luigi  " Tolmezzo

A Itzehoe

Bonanni Luigi Pesamosca Giuseppe        
Montignati Pietro        Pesamosca ?
Rota Olimpio Di Bernardo Michele

Il capo della banda di Itzehoe, quello cioè che ebbe l'abilità di scuoprire il nuovo campo in cui esercitare la sua abilità crumiresca e che vi attirò poi un gran numero di compaesani nascondendo spudoratamente la verità e ingannandoli è per l'appunto il Di Bernardo Michele. I Pesamosca sono padre e figlio e – se non erriamo – sono di Chiusaforte.»


 

16.09.1905 - numero 15

Pidocchi e cimici

« Crumiri friulani a Lübeck

Antonipieri Domenico di anni ?
Bressan Francesco "    "  18
Colloredo Giorgio "    "  34
Chieu Giuseppe "    "  20
De Morfio Nicola "    "  48
De Nicolò Giovanni "    "  30
Di Giovanni Antonio "    "  29
Di Giovanni Luigi "    "  44
Di Giovanni Giovanni               "    "  21
Fornari Emilio "    "  26
Fornari Antonio "    "  36
Gollino Antonio I "    "  24
Gollino Antonio II "    "  21
Gollino Giovanni "    "  20
Lucentini Martino "    "  29
Lucentini Emilio "    "  26
Lucentini Vincenzo "    "  21
Paris Antonio "    "  37
Pristaz Giorgio "    "  38

Di tutti costoro non ci è ancora riuscito di stabilire il comune al quale appartengono; ma speriamo di poterlo fare in un prossimo numero unico dedicato al crumiraggio di quest'anno che pubblicheremo verso la fine della stagione con fotografie interessantissime di gruppi di crumiri e de' principali capi, nella speranza che esso chiuda per sempre la brutta pagina del crumiraggio friulano – non diciamo italiano a bella posta – in Germania e che sia come una specie di lapide su una tomba.

A Lüdenscheld durante la serrata generale gli operai italiani si contennero benissimo meritandosi l'ammirazione e l'affetto de' loro fratelli tedeschi, meno i 6 seguenti che vennero meno ai doveri che la solidarietà imponeva loro e non vollero neppure dare ascolto alle ammonizioni rivolte loro dal Rev. Sonneschein. Essi sono:

Samassa Pietro          di Ravascletto        
De Crignis Pietro "         "
Comelo Antonio "         "
Sperandio Simone "         "
Basci Antonio "  Belluno
Zanella ? "         "

Ravascletto uno de' più simpatici paesi della Carnia finora non aveva mai dato contributo forte al crumiraggio; speriamo che ciò non avvenga neppure per l'avvenire e che i sulodati signori tornati a casa abbiano modo d'imparare quanto è stata indegna la loro condotta. Sperandio Simone e Camelo Antonio ci vengono indicati come i capi della banda.

A Kiel pure sono comparsi alcuni crumiri friulani; i capi sembra che siano:
Gerometta Giovanni con due fratelli, il loro cognato Diva Enrico di Anduins; poi Gaier Michele, Gaier Adol e Toch Michele. Gli altri nel prossimo numero.»


16.09.1905 - numero 15

Corrispondenze

« Kiel (F.M.). Il dodici Luglio i padroni ci hanno gettati sul lastrico tutti, carpentieri, muratori e manovali senza distinzione.
Noi italiani eravamo in una quindicina ed abbiamo divisa la dura sorte de' nostri fratelli tedeschi.
Il 14 Agosto però rimanemmo stupefatti, perché vedemmo discendere dal treno un certo numero di operai i quali anziché uscire all'aperto di fermarono tutti raggruppati sul perrone aspettando che la polizia li accogliesse sotto le sue ali protettrici. Naturalmente li riconoscemmo subito per italiani, e ci avvicinammo e parlammo loro scongiurandoli di non voler tradire lo sciopero. Ma nulla giovò. Alcuni fecero cenno di non capire, altri dissero che erano ungheresi!
Ma erano bugie, poiché alcuni fra di loro erano conosciutissimi anche da noi, per esempio i capi Giovanni Gerometta e fratelli di Anduins, i due Gaier – veri uccellacci di rapina e di malaugurio – e un certo Tok, tutta gente che potrebbe benissimo cantare per conto proprio il verso del canto del crumiro:
"Nel fango noi siamo cresciuti
nel fango vogliamo restar."
Naturalmente la comparsa inopinata di questi traditori ha rinfrescati i tristi ricordi dello sciopero del 1902 che già andavano dileguandosi dalla mente di questi operai. Perciò noi ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà e diciamo loro: Facciamo in modo che il nome italiano non sia più mal visto ed odiato, ma amato e ben accolto da per tutto e perciò entriamo tutti nell'organizzazione e compiamo con lieto animo i doveri che il sentimento di solidarietà ci impone anche se qualche volta dovessero parere gravi.»


 

14.10.1905 - numero 17

Pidocchi e cimici

«[...]
Krumiri friulani a Itzehoe.

Adami Giulio Fasan Luigi
Antonipieri Domenico Ferrario Bortolo
Antonipieri Donato Ferrario Pietro
Aris Giorgio Gardel Italico
Aris Pietro Golini Gramozio
Badino Giovanni Golini Giovanni
Badino Guglielmo Gubeile Domenico
Badino Paolo Lausana Mario
Battistella Mattia Lausana Geremia
Bellina Marco Lestussi Daniele
Bellina Pietro Maligan Francesco
Bel Fio Giov. Batta Maieron Luca
Bertoldi Giovanni Montegani Pietro
Biasutti Marco Mosanghini Giovanni
Bolt Giovanni Mosanghini Francesco
Bonanni Giov. Batta Pascolo Francesco
Bonanni Eugenio Pascolo Giacomo
Bressan Giovanni Pascolo Giorgio
Cantarutti Antonio Pascolo Giovanni
Ceolin Francesco Pesamosca Giuseppe
Clonfero Antonio Pesamosca (figlio)
Colosetti Virginio Petris Luigi
Deotti Pasquale Pontoni Angiolo
De Ganis Giuseppe Pontoni Giuseppe
Della Schiava Italico Pozzo Gioacchino
De Antoni I Puppini Florindo
De Antoni II Steffani Daniele
De Antoni III Stocco Gioacchino
De Marchi Antonio Tomat Michele
Di Bernardo Giov. Batta Tomat Giovanni
Di Bernardo Lodovico Tomba Santo
Di Bernardo Michele Valent Giov. Batta
Di Bernardo Taddeo Valentino Gervasio
Di Piazza Giacomo Venturini Lino
Di Piazza Giov. Batta Zamolo Antonio
Di Tomaso Remigio Zamolo Carlo
Eventi Giovanni Zamolo Giuseooe
Fadi Francesco Zamolo Umberto
Fadi Giovanni  

Sono i nomi di 76 traditori. Molti sono nuovi, o quasi; altri invece sono conosciutissimi per fama infame sempre dal punto di vista delle organizzazioni. Così notiamo l'Antonipieri Domenico di Enemonzo che l'anno scorso fa a Bremerhaven e quest'anno a Dessau poi ad Itzehoe.
Vi sono i Tomat di Manassons che pure erano l'anno passato a Lehe-Geestemünde, poi i Bellina e gli Zamolo e i Fadi di Venzone, i Golina di Ospedaletto-Gemona, ecc. ecc tutta gente che non sa trovar lavoro che dove vi sono scioperi, cioè disonorando il nome italiano.

*Krumiri a Lübeck
Oltre ai pubblicati vi erano a Lübeck durante lo sciopero degli operai edili i seguenti tre cittadini di Comeglians:

  • Bidoli Enrico
  • Menegon Fiorello
  • Collinassi Carlo

Sono piuttosto giovani poiché il maggiore non ha che 25 anni, ma già provetti nell'arte infame di tradire i loro colleghi e compagni. Sul loro conto abbiamo le seguenti notizie. In primavera, appena arrivati d'Italia si fermarono a Warstein ove guadagnavano 45 Pf. all'ora. Saputo poi dello sciopero di Osnabrücke e che il salari che quegli imprenditori pagavano ai lanzichenecchi era di 48 Pf. all'ora vi si recarono senza scrupolo alcuno, quantunque a Warstein il lavoro fosse abbondantissimo. Terminato lo sciopero di Osnabrücke si recarono a Dessau ove le differenze sorte tra padroni ed operai facevano loro sperare in uno sciopero lungo, e poi si recarono a Lübeck. E dire che a Comeglians quest'inverno abbiamo vista su tutti i muri l'iscrizione ‹L'uomo più vigliacco del mondo è il crumiro›.

Crumiri ad Ottenhöfen In alcune cave dello Schwarzwald gli scalpellini italiani e tedeschi d'amore e d'accoro hanno proclamato lo sciopero per costringere que' padroni di cava a migliorare alquanto le condizioni del lavoro e ad applicare infine l'ordinanza del consiglio federale sul lavoro della pietra.
Però ne' cantieri sono restati alcuni crumiri che meritano di essere ricordati.
In prima linea viene
Fratta Giovanni di Travesio
che si vanta di aver lavorato in Ungheria coi carabinieri al fianco, da degno allievo di quel suo compaesano Bortoluzzi resosi famoso a Dresden e che morì l'inverno scorso tra le maledizioni di quanti lo conoscevano, non esclusi i suoi parenti.
Se la memoria non c'inganna questo Fratta dovrebbe pure essere conosciuto in Boemia, ove una volta dovè mettere a dura prova la solidità de' suoi garretti.
Poi viene certo
Wolff
e certo
Sprangen Lang Karl di Ottenhöfen.
Il primo più cognito delle osterie che delle cave dice che il sussidio di 2 M. al giorno più uno per ogni bambino è troppo poco.»


 

14.10.1905 - numero 17

Corrispondenze

«[...]
Bruch a.d. M. Anche in queste parti in cui l'elemento operaio italiano edile è numerosissimo le cose vanno poco bene appunto per la mancanza di solidarietà e di concordia fra gl'interessati. I nostri imprenditori non soltanto hanno il cuore stretto come pigne verdi nelle questioni di salario, ma anche in tutto il resto, fornitura di materiali, legname occorrente per armature ecc. Quasi quasi si direbbe che gl'imprenditori considerino la vita di un uomo assai meno di un travicello o di un pezzo di corda.
Un caso tipico del genere è quello che ci è capitato a noi e che è il soggetto di questa corrispondenza che speriamo valga un poco a svegliare tutti questi operai che dormono ancora della grossa e li persuada della necessità di una buona organizzazione.
Il capomastro A. Rupprecht ci aveva affidata la demolizione di una vecchia casa e la ricostruzione di una nuova. Terminata la prima parte del nostro compito con soddisfazione di lui ci siamo accinti alla seconda; ma superate le fondamenta era un lavoro piuttosto pericoloso perché il surricordato capomastro ci faceva sì l'aguzzino alle spalle perché lavorassimo presto, ma non ci dava il legname necessario, tanto che giunti allo spianamento del primo piano eravamo costretti a lavorare per aria senza armature e barcollanti, rischiando ogni momento di cadere nella sottostante cantina a 10 metri di profondità in braccio alla morte.
Il giorno 15 Settembre stanchi di correre continuamente de' pericoli per l'avarizia dell'imprenditore ci riunimmo tutti e deliberammo di non ritornare l'indomani al lavoro se il signor Ruprecht non ci avesse fornito l'assortimento necessario per l'armatura. E così facemmo. Mi recai dal Polier a spiegargli le ragioni della nostra astensione e poi a raccomandare a tutti i colleghi che lavoravano sulle costruzioni del medesimo capomastro di non recarsi, caso mai fossero comandati, sul nostro lavoro fino a tanto che il padrone non avesse provveduto al legname per le armature, e tutti promisero di favorirci. Cioè tutti no, poiché tre, certi Rupil G. Batta detto Cella di Prato carnico, De Caneva Matteo e Dell'Oste Pietro, il primo di Liaris e il secondo di Cludinico nel comune di Ovaro, dichiararono sfacciatamente che ove il padrone l'avesse comandato non avrebbero tenuto conto alcuno della nostra raccomandazione! Dissi che erano de' crumiri e li lasciai cuocere nel loro brodo. Per fortuna non ebbero poi modo di mettere in evidenza la loro qualità di c... agnotti, poiché il capo-mastro forse pensando che con que' tre soltanto il lavoro non avrebbe fatti molti progressi, sceso a meno avari consigli, ci fornì il legname occorrente e così potemmo riprendere il lavoro interrotto.
Francesco Dell'Oste.


 

14.10.1905 - numero 17

Dichiarazione

«Nel N° 15 del nostro giornale in una corrispondenza da Tetschen del segretario della sezione dell'Unione muraria austriaca di Bodenbach, il capo-squadra Michele Crozzoli di Tramonti di sopra e la sua compagnia vennero indicati come dei ‹vergognosi crumiri›. Ora il medesimo segretario ci scrive che egli ritira questo epiteto perché il Crozzoli e i suoi colleghi appreso come stavano le cose spontaneamente hanno abbandonato il lavoro.
Una dichiarazione simile è pure stata pubblicata nei giornali operai austriaci.»


 

28.10.1905 - numero 18

Pidocchi e cimici

«Al crumiro Luigi Pinzan detto Giatt.
Sappiamo che irritato dal disprezzo che vi circonda per le male azioni commesse negli scioperi degli ultimi anni cercate di dare sfogo alla rabbia impotente che vi rode il fegato accusando questo o quello di avervi smascherato, e che in particolar modo vi rivolgete contro un giovane vostro compaesano residente a Kapfenberg p. Bruck, accusandolo di essere la causa della vostra disgrazia. Ora noi non abbiamo da dirvi che una cosa: Quel giovane non ha mai avuta la più piccola parte nella compilazione delle liste de' crumiri, e quindi non avete nessuna ragione di pigliarvela con lui. Del resto poi se vi dispiace di esser chiamato crumiro e traditore della causa operaia, c'è un solo rimedio: Cessate d'esserlo e ridiventate un galantuomo, come hanno fatto tanti e tanti altri del vostro comune. Se ciò non vi conviene peggio per voi; ma non seccate più l'anima di chi non si è mai occupato di voi e de' fatti vostri, né in bene, né in male.»


 

11.11.1905 - numero 19

Una bella pagina di storia proletaria in Italia

«[...]
Nel numero 16 del nostro giornale sotto il titolo: Siamo in Russia? abbiamo riportata una corrispondenza da Bredenbeck riferentesi a una differenza sorta nella cava della ditta Mensing a proposito di salario, e nella quale gli scalpellini Tommaso e Antonio Melocco di Lestans, Rodolfo Agostinis di Formeaso, Pauletta Costante e Antonini Pietro da Maniago vengono rimproverati di esser venuti meno agli accordi che avevano presi con altri loro colleghi a proposito di una diminuzione con cui i direttori della cava avevano colpiti i salari di tutti, o di una parte di loro. Di più nella corrispondenza era biasimata l'opera delle autorità di pubblica sicurezza e del borgomastro.
Ora i quattro surricordati scalpellini c'inviano una lunga dichiarazione in cui sostengono che non si trattava di uno sciopero, e che l'idea della mossa era di due o tre soltanto de' loro colleghi, ed infine che essi non sono de' crumiri.
Nel medesimo senso scrive anche il padrone della cava, il quale aggiunge che una parte de' partiti gli hanno già scritto dall'Italia che a Primavera prossima sarebbero disposti a tornare da lui.
[...]»


 

25.11.1905 - numero 20

Pidocchi e cimici

«Tittella
Chi non conosce Tittella?
[...]

Espulsioni dall'‹Unione muraria›
La sezione di Herne-Recklinghausen dell'Unione muraria ha espulsi i seguenti soci per crumiraggio:

Danelo Leonardo libretto N° 272 739
Danelo Vittorio       "     "  292 741
Del Fabro Bernardo              "     "  292 749
Del Fabro Pietro       "     "  292 746
Del Fabro Virginio       "     "  292 747
Danelutti Basilio       "     "  292 750
Spancaro Nicolò       "     "  292 740

»


 

25.11.1905 - numero 20

Corrispondenze

«Langenberg (Risveglio). Il 29 Ottobre per iniziativa dell'organizzazione operaia di Hattingen ebbe luogo nella Germania Saal una grande riunione alla quale erano stati invitati operai di tutti i mestieri. Dato che in Hattingen e dintorni vi sono occupati più di un migliaio di italiani non si può dire che il loro concorso fosse molto grande. Pe' tedeschi parlò il compagno Win. Pfemper di Düsseldorf che espose i progressi che aveva fatta l'‹Unione muraria› dal 60 in poi e i servigi che aveva reso al proletariato edile. Agl'italiani parlò il compagno Elia D'Andrea esponendo la dolorosa via Crucis che gli emigranti erano costretti a fare tutti gli anni per guadagnare un pezzo di pane per sé e per la famiglia. Spiegò come se gli operai fossero tutti organizzati avrebbero potuto domandare ed ottenere senza grave sacrificio un aumento del salario che in tutta la stagione ognuno avrebbe potuto con meno fatica mettere da parte 160 M. di più, somma che avrebbe loro permesso di stare a casa la primavera prossima un mese di più. Richiamò l'attenzione di tutti sul fatto che i muratori tedeschi dopo sei giorni di lavoro, la domenica possono andarsene a spasso colla loro famiglia, mentre per gli esiliati italiani, avendo le famiglie lontane, tutta la vita si racchiude nelle due parole; lavoro e letto, e letto molto duro. A quest'uscita tutti risero perché in Hattingen parecchie centinaia di operai italiani dormono nelle baracche degli imprenditori su dei semplici sacconi di paglia stesi in terra e con una coperta sola, ammucchiati come le salacche nel barile, pagando per tanto lusso 15 Pf. per notte. Parlò poi della teoria de' tre otto: otto ore di riposo, otto di lavoro e otto di svago e ricordò il vaticinio dello statista inglese Gladstone che questo sarebbe stato il secolo degli operai. Criticò poi il sistema de' forti ribassi negli appalti e disse che se gli operai fossero tutti organizzati e quindi in grado d'impedire la speculazione in ribasso sulla mano d'opera tali sconci sarebbero impossibili.
Spiegò come l'Unione muraria centrale di Amburgo soltanto ha combattute le grandi lotte pel miglioramento delle condizioni materiali e morali degli operai edili e non l'organizzazione demo-cristiana come afferma bugiardamente un manifesto che era stato distribuito alcuni giorni prima, lotte per le quali ha sacrificato in tutto il tempo più di 20 milioni.
Chiuse invitando i compagni e i colleghi ad unirsi ai tedeschi per difendere più efficacemente il loro diritto.»


 

25.11.1905 - numero 20

Agitazioni e scioperi

«Muratori.
[...]

In Itzehoe pure lo sciopero è stato dichiarato chiuso il 12 corrente. Gli operai hanno dichiarato di accettare le prime proposte dei padroni. Questa sconfitta è dovuta interamente ai crumiri friulani di cui abbiamo pubblicati i noni in uno de' nostri ultimi numeri.
Terminato è pure il boicotto della ditta Schmidt Oldörp in Schlutup. Gl'imprenditori interessati hanno riconosciute tutte le domande degli operai.

[...]»


 

09.12.1905 - numero 21

Pidocchi e cimici.

«Un amico di scrive invitandoci a pubblicare i nomi dei dodici crumiri di Lübeck, de' quali abbiamo riportato nel numero scorso le fotografie. Non possiamo contentarlo interamente perché ci mancano ancora quattro nomi; ma intanto pubblichiamo quelli che conosciamo, cominciamo dalla seconda fila – quelli in piedi – procedendo da sinistra verso destra.

Gottardis Giov. Batta di Ovaro
Del'Oste Giov. Batta Fuga di Liaris (Ovaro)
Gonano Pietro di Lenzone
    ?          ?          ?
    ?          ?          ?
    ?          ?          ?

In prima fila (seduti), sempre procedento da sinistra verso destra troviamo:

 7° Collinassi Carlo di Maranganis (Comeglians)             
 8° Menegon Antonio di Mieli (Comeglians)     
 9° Taraschi Evangelista di Comeglians     
10°     ?           ?  (cuoco)    ?
11° Stua Lino di Maiaretto (Comeglians)
12° Menegon Fioretto di Mieli (Comeglians)

Ancora il famigerato Zerin.
Un amico ci scriva da Waldheim alcune nuove prodezze del capo-crumiro Cassetti di Caneva di Tolmezzo, il quale in primavera si trovava a Freiberg durante lo sciopero con 50 uomini. Egli racconta che ogni muratore per aver l'onore di tradire i suoi colleghi tedeschi lavorando con lui doveva pagargli 3 M. Poi che gl'imprenditori pagavano a lui 45 Pf. per muratore all'ora, e che egli ne dava loro appena 33. Altre cose ci racconta delle cucine, e conclude che egli è tornato a casa con un buon numero di biglietti da mille.
Per parte nostra non abbiamo da aggiungere che una sola considerazione: Il Cassetti di Caneva e i suoi metodi di sfruttamento e di tradimento sono ormai conosciuti in tutta la Carnia e il Friuli. Li abbiamo più volte illustrati sul giornale e più ancora ne' giri di propaganda fatti l'anno scorso nelle loro vallate.
Se nonostante ciò trova ancora degli imbecilli che si lasciano condurre da lui al tradimento e truffare nel modo indicato non sappiamo davvero compiangerli. Gli avvertimenti non sono mancati e chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.
Quei 50 uomini erano crumiri pur loro!
Essi degni di lui e lui degni di loro|

A uno che protesta

Da Oberhausen un certo Leonardo Danelon ci scrive:

Avendo osservato che il suo giornale N° 20 in data 25 Novembre a. c. e – non essendo io crumiro – vidi il mio nome sul giornale anzidetto, imputato di atti di crumiraggio. Osservano bene la paternità, altrimenti proteggerò il mio onore.

Anziché minacciare di ‹proteggere il suo onore› avrebbe fatto meglio di domandarsi se egli è o non è l'ex-socio dell'Unione muraria – libretto No. 292 739 – espulso dalla sezione di Herne-Recklinghausen. E se è ci saprebbe dire allora perché i suoi colleghi e compagni l'hanno messo alla porta? E se non è, perché si lamenta? Non abbiamo mica l'ufficio di stato civile del suo comune a nostra disposizione e della paternità non ne sappiamo nulla. A buon conto egli medesimo non ci dice neppure la sua.

[...]»