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10.03.1900 - numero 5

Gli assistenti e la camorra

«Non è la prima volta che ci capita di dovere parlare degli assistenti e sappiamo che in linea generale ad essi rimonta la responsabilità di una buona parte delle vessazioni di cui sono vittime i muratori ed i manuali per parte degli imprenditori.

In molti luoghi oltre al solito ufficio di dirigere i lavori più materiali, di fare l'aguzzino agli operai, di spronarli al lavoro con tutti i mezzi in modo da ottenere da loro il massimo prodotto possibile, e di fare il referendario, per usare una parola benigna, all'imprenditore e al padrone di quanto succede sulla piazza di lavoro, sono spesso anche incaricati dell'ingaggiamento degli operai, di fissare il salario, e qualche volta anche di far la paga. Sempre poi i loro rapporti hanno un'influenza decisiva sul mantenimento o sul licenziamento degli operai.

Ora vi sono molti assistenti, e qualcheduno ne conosciamo anche noi, che esercitano il loro ufficio con coscienza ed umanità; ma ve ne sono altri, invece, che non solo profittano della loro posizione per tiranneggiare i loro ex compagni di lavoro ma anche per esercitare su di loro una vera e propria camorra e derubarli di una parte dei loro meschini guadagni. Cosicché i poveri operai che hanno la sventura di capitare fra le mani di uno di questi vampiri, oltre di essere sfruttati dal capitalista nella maniera che sappiamo, vengono anche taglieggiati da essi in un modo più indecente ancora.

E disgraziatamente questa forma di delinquenza si verifica in ispecial modo fra gli assistenti italiani della maggior parte dei quali proprio si può dire: Gratta l'assistente, ne vien fuori il camorrista.

La camorra piglia poi forme diversissime.

Alcuni pretendono dagli operai che lavorano sotto di loro una tassa per una volta tanto che varia dalle 3 alle 10 lire e più. Altri invece impiegano soltanto operai della loro borgata e provincia, dai quali oltre alla tassa, che chiameremo d'ammissione, esigono ancora un tributo in natura, salame, vino, ecc. quando in primavera tornano da casa. Altri invece impongono una tassa giornaliera dai cinque ai dieci centesimi e riescono in questo modo a raddoppiare e triplicare il loro salario alle spalle di quei poveri cristi.

E guai a chi tentasse di ribellarsi. L'anno scorso un compagno, Mattia Cozzi, lavorava a Felsenkeller, quando disgraziatamente per lui, capitò sul posto un assistente suo compaesano, certo Bortoluzzi Fortunato di Castalnuovo del Friuli, con una piccola squadra di operai, e cominciò a lavorare colla medesima ditta per la quale lavorava il Cozzi. Bisogna notare che fino allora il direttore Heine era stato contentissimo del nostro amico, tanto è vero che mai gli avevano mosso un appunto e fatto un rimprovero. Ma arrivato l'assistente siccome il Cozzi non sapeva capacitarsi di dovere levarsi di tasca ogni quindicina una settantina di centesimi per darli a lui, questi cominciò a metterlo male coll'impresa, a dire che era un fiaccone, un buon a' nulla, un pigro e che faceva restare indietro tutta la squadra; e siccome tutto questo non bastava l'accusò di sobillare gli altri contro l'impresa, fino a tanto che questa lo licenziò. [...]».

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