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28.07.1900 - numero 15

La propaganda fra gli emigranti italiani nel Württemberg

«Il compagno Serrati, segretario del Partito Socialista Italiano in Isvizzera, ha fatto un giro di conferenze nel Württemberg ed in qualche città del Baden, per incarico dell'Unione Centrale dei Muratori di Germania. Domenica 8 luglio fu a Stuttgart, il Lunedì 9 ad Heilbronn, Martedì 10 a Pfarzheim, Mercoledì 11 a Goppingen, Giovedì 12 a Gmund, Venerdì 13 a Ulm, Sabato 14 a Costanza e per ogni dove ha trovato un elemento vergine alla propaganda nostra.

Gli italiani che emigrano in quelle regioni sono in massima parte provenienti dal Settentrione del Veneto, specialmente dal Friuli; hanno sempre vissuta una vita dolorosa di privazioni e di miserie e mai hanno inteso suonare al loro orecchio le parole solidarietà ed organizzazione. Quale meraviglia adunque se, ad onta del loro buon cuore e della intelligenza loro, si sottomettono a tutte le pretensioni padronali, lavorano dodici ed anche quindici ore e si accontentano di miseri salari, provocando il tal modo un generale deprezzamento della mano d'opera? Quale meraviglia se ancora non hanno saputo emanciparsi dai capisquadra che in triplice modo succhiano il loro sudore col farli lavorare a prezzi inferiori a quelli della piazza, coll'obbligarli a prendere pensione ad alloggio in casa loro e coll'adescarli con lusinghe al giuoco d'azzardo specie al 21? Lo stato di miseria fisica ed intellettuale in cui si sono trovati finora scusa ad esuberanza i loro difetti.

Nessuna scusa potrebbe invece addurre il nostro partito quando continuasse a lasciare tanta gente senza la necessaria propaganda che valga ad aprirle gli occhi ed a farla compresa della necessità della propria organizzazione. L'elemento è buono, il terreno fertilissimo più di quello che si crede. Qui molte cagioni di disorganizzazione, che in altri paesi sono forte ostacolo al nostro lavoro, non esistono. L'operaio indigeno è organizzato e non vede di cattivo occhio l'operaio italiano, in qualche luogo anzi gli italiani sono veramente amati. La sfiducia nel movimento proletario non è ancora entrata nell'animo di questi lavoratori, vergini del tutto alle nuove idee. Né hanno il cuore corrotto e la mente guasta dalla vita passata tra i piaceri delle città e i mille allettamenti del vizio.

Questo dobbiamo pensare onde indurci a lavorare seriamente. I nostri compagni di lingua tedesca ci aiuteranno certamente con tutto il loro potente appoggio, e noi godremo della soddisfazione di aver strappata alta gente dall'ombra dell'ignoranza e della disorganizzazione per portarla al sole fecondo della solidarietà e della fratellanza.

Parrasio»

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