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08.06.1901 - numero 12

I truffaldini della banda nera

«Certamente non è un'organizzazione nel senso moderno della parola, non ha statuti né regolamenti, i rapporti fra i gregari, i capi ed i padroni sono tali che da un momento all'altro possono essere sciolti, ma il fatto è che la lega dei padroni ha saputo raccogliere fra i detriti della nostra emigrazione un vero esercito di krumiri, dotato d'una mobilità senza pari, che lancia contro le organizzazioni operaie ogni qual volta e da per tutto ove scioperi incipienti e movimenti di salario lo facciano loro ritenere opportuno.
È un esercito che si disgrega subito appena che è cessata la ragione momentanea che l'ha raccolto, per riaggregarsi nuovamente dove questa ragione si ripresenti.

Lo stato maggiore è costituito da quegli assistenti di [cui] pubblicammo i nomi nel nostro ultimo numero, e da qualche altro di cui via via daremo notizia. I gregari sono poi reclutati in quella folla amorfa d'incoscienti, che pur troppo costituisce ancora la parte più forte della nostra emigrazione in questi paese; gente che non ha mai o quasi mai sentito parlare d'organizzazione, di solidarietà operaia, che non comprende nulla di tutto quel movimento d'idee e di fatti che va svolgendosi sotto i suoi occhi, che ritengono ancora le leghe soltanto costituite onde mantenere alcuni poltroni a conto degli operai, che è più disgraziata che colpevole, e che merita compassione anciché odio, e della quale a ragione dobbiamo dire: Perdonate loro perché non sanno quel che fanno.

[…]
Tutto questo non avviene a caso; vi è del sistema, indizio di una vera organizzazione di krumiri agli ordini della lega dei padroni, contro la quale dobbiamo lottare con tutte le nostre forse e con tutti i mezzi di cui possiamo disporre.

E i capi chi sono?

Per oggi parleremo specialmente di una, che in Halle minacciò di denunciare (e forse l'ha anche fatto) alla polizia un bravo compagno che tentava di persuadere i suoi uomini del male che commettevano e di svegliare un poco le loro coscienze assopite, dimostrando una volta ancora che quando un uomo ha scesa tutta la scala delle abbiezioni fino a fare il krumiro di mestiere è capace d'ogni bassezza, anche di far la spia. Alludiamo al famigerato Pietro della Martina di Viana in quel di Rigolato.

Un amico, dandoci qualche informazione sul suo conto, lo caratterizza nel seguente modo: "Dieci giorni fa passai per Halle, e da un treno all'altro ebbi occasione di vedere un gruppo d'Italiani, e fra questi uno di mia vecchia conoscenze di Blankenburg... Al solo vederlo capii che dovesse essere uno dei capi traditori, che questo è il suo mestiere; non ebbi il coraggio di avvicinarmi perché sentii tale sdegno e rossore che in quel momento piuttosto di farmi conoscere italiano dalla gente che andava e veniva acrei accettato più volentieri metri 2,50 di terra sul mio corpo."

E c'è proprio da vergognarsi alla sua presenza perché è uno dei veterani delle gesta krumiresche, e la cassa dello sciopero di Blankenburgo (1899) deve ancora serbare il ricordo della sua rapacità. Era arrivato con 16 uomini; faceva l'innocentino, mostrava di essere stato tratto in inganno da false informazioni, fingeva di non sapere una parola sola di tedesco, tanto che gli riuscì a sorpendere così bene la buona fede della commissione dello sciopero che questa ebbe la dabbenaggine di dargli 160 Mk. purché se ne andasse ad altri lidi. Non sappiamo qual parte di questa somma ricevessero i suoi uomini; ma siamo sicuri ben poco perché la sorte di que' disgraziati che si fanno complici degli assistenti nel tradire i loro fratelli, è sempre quella di essere alla loro volta poi traditi.

Degno di stargli a braccetto è il suo compagno Luigi Berton di Enemonzo, famoso ventunista; quegli che per truffare la cassa dello sciopero vantava lavori a Dirschau presso Danzica, e che, come raccontammo nel numero passato fu smascherato da una squadra di dieci muratori provenienti per l'appunto da quelle parti in cui diceva di avere i lavori. [...]»

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