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06.07.1901 - numero 14

A proposito

«A proposito dei krumiri della Carnia e del Friuli che in quest'anno particolarmente si distinti in Germania, l'amico Giovan Battista Burba, al quale ci siamo rivolti perché dicesse qualche cosa sulla questione, ci scrive:

Non saprei cosa dirti in riguardo a certi miei compatrioti che tanto si sono distinti quest'anno in Germania. La mente mia non trova espressioni bastanti per viemeglio affibbiare loro i titoli che si meritano,
'Vorrei che questa mia penna
Fosse un ferro rovente
Per bollare tra gli occhi e la cotenna
Quella canaglia prepotente.'
Ah si davvero che la condotta di quell'elenco di galantuomini, che a grossi caratteri vediamo da qualche tempo stampati sul nostro "Operaio Italiano" non fa certo onore alla regione che ha dato loro i natali; ma con tutto ciò, e ad onta che quel manipolo di Zulù volle scendere tanto in basso, non dobbiamo, no davvero, farne risalire la colpa e il disonore all'intera regione Carnica. Per quanti miei compatrioti abbia agio di avvicinare, tutti indistintamente biasimano la condotta di questi tali, e non risparmiano le più severe invettive al loro indirizzo.
E tu, mio caro, continua la tua opera purificatrice, sferza a dovere, come hai fatto negli ultimi tempi questi miserabili, che ne avrai il plauso e l'aiuto di tutti gli onesti e coscienti che lottano per la gran causa della nostra redenzione. – Saluti fraterni."

Poche parole di aggiunta.

Sappiamo benissimo anche noi che sarebbe ingiusto riversare su tutti gli emigranti carnici il biasimo meritato da alcuni di loro con una condotta indegna, e sappiamo pure che la grande maggioranza è forse più severa di noi nel giudicarli. Anzi riguardo ai friulano ed ai carnici in generale diremo ancora che l'esperienza ci ha insegnato che una volta che abbiano compreso bene qual'è la via da seguire e quale sia il loro dovere, quelle medesime qualità che oggi ci sembrano difetti perché tornano a vantaggio de' capitalisti e sono di grave inciampo al movimento operaio diventano poi virtù preziosissime, e che quando siano entrati nell'organizzazione per convincimento e non, come succede alle volte, soltanto per procacciarsi la possibilità di trovare più facilmente lavoro, non vi hanno combattenti più disciplinati, tenaci e zelanti di loro.

Tutto questo va bene, lo riconosciamo, e più o meno velatamente l'abbiamo sempre detto. Ma intanto quella minoranza di incoscienti, per non dir altro, (un cinquecento o seicento su qualche migliaio) che sistematicamente vanno a tradire gli scioperi e a far andare a monte i movimenti di salario, spargono a piene mani i semi di antipatia e di odio contro quanto sa d'italiano fra le classi lavoratrici locali, semi che col tempo non potranno far a meno di portare de' frutti amarissimi proprio come è successo in Francia, e succede tuttora; i fatti di Grenoble parlano chiaro.

Ma questi krumiri ci danneggiano anche per un altro verso. Operai veramente bravi e capaci non se ne trovano molti tra di loro; la maggior parte son scadenti e fiacconi. Ebbene costoro ci discreditano anche in faccia ai capimastri e ai padroni, nella nostra qualità d'operai. Tutti quelli che conoscono un poco la Germania settentrionale, ove l'anno scorso l'emigrazione italiana non era ancora arrivata per espansione naturale, ma vi era stata importata soltanto in caso di scioperi, gl'imprenditori medesimi, che quando si tratta di adoperarci nelle lotte economiche contro i fratelli tedeschi sanno essere così gentili e lodarci tanto, hanno poi una pessima opinione della nostra capacità, e ci accettano soltanto in caso di estremo bisogno, e poi per affidarci solamente i lavori più duri e grossolani.

Di chi la colpa? Dei krumiri e dei krumiri soltanto. I capimastri ci giudicano tutti naturalmente dall'esperienza che hanno con operai italiani durante gli scioperi, e il loro giudizio non può davvero per quanto abbiamo osservato più sopra essere molto lusinghiero.

Come tutti possono vedere non facciamo questioni di principii o di ideali, ma di fatti.

Ora ci sembra che la maggioranza della Carnia non dovrebbe contentarsi a biasimare il contegno de' loro paesani e a lanciare delle invettive al loro indirizzo, ma ad esercitare una pressione, morale ben inteso, su di essi qua a casa, da per tutto dove l'occasione si presenti affinché lo sconcio cessi. E quanto ai capi, i quali tutti, anche facendo astrazione dal fatto che proprio sono krumiri professionali, hanno un passato che farebbe arrossire più d'un ospite delle patrie galere, boicottarli, fare in modo che non trovino più un cane che voglia condividere con essi la responsabilità dello loro azioni.

Ricordiamoci tutti che per parecchi anni ancora dovremo venire all'estero a guadagnarci quel pane che la patria non è ancora in grado di darci, e che quindi abbiamo bisogno dell'affetto e della stima delle classi lavoratrici di qui, colle quali dobbiamo convivere per una buona parte dell'anno, da una parte, e della buona opinione de' padroni sulla nostra qualità di operai, dall'altra. Ambedue cose che per ora almeno ci mancano grazie per l'appunto ai signori krumiri.
Vugi»

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