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20.07.1901 - numero 15

Proteste italiane contro i krumiri

«La campagna iniziata contro i capo-crumiri e i loro accoliti comincia a dare i suoi frutti.

Da tutte le parti della Germania ci giungono voci di protesta, collettive ed individuali, contro la condotta indecorosa e vile di tutti coloro che, vero disonore della nostra emigrazione, cercano la loro America negli scioperi e con essi si assicurano la stagione, attirando contro noi tutti l'antipatia e l'odio delle classi lavoratrici e il disprezzo dei padroni.

È un risultato che ci conforta, e in un certo modo ci rifà delle amarezze provate negli ultimi tempi, non soltanto perché ci permette di dimostrare ai compagni tedeschi che non è giusto di estendere a tutti gli italiani che vengono a lavorare in Germania il giudizio severo che si meritano quelli che vanno a tradire gli scioperi, o che il nostro operaio, per quanto costretto dalla patria miseria a cercarsi il pane all'estero, è capace del nobile sentimento di solidarietà quanto qualunque altro; ma perché ci sembra, e speriamo che la nostra non sia un'illusione che indichi un vero risveglio di coscienza che in breve porterà de' buoni frutti sia in patria, sia all'estero. Perciò ringraziamo vivamente tutti quelli che ci scrivono, che c'incoraggiano nella lotta, e ci aiutano nel nostro arduo compito di propaganda.

Ma nel medesimo tempi diciamo loro che ancora non basta!
[…]

Bisogna che tutti coloro che hanno un compaesano, un amico, un parente che ancora lavora in territorio di sciopero gli scriva una lettera, una cartolina, e cerchi di persuaderlo ad andarsene, a tentare la fortuna altrove, gli faccia comprendere l'indegnità della sua condotta.

E questa propaganda non deve fermarsi qui; ma proseguire in Italia, a casa ne' mesi d'inverno, in modo che il numero de' krumiri per incoscienza o ignoranza vada sempre più a riducendosi.
[…]

E quanto agli altri, ai capi, a quelli di cui abbiamo pubblicati e seguiteremo a pubblicare i nomi, e a metterli alla gogna, anch'essi non bisogna lasciarli in pace; ma mettere a nudo tutta la loro bruttezza, mettere in guardia i compagni contro di loro, e tenere sempre il giornale informato del luogo ove si trovano, onde poter sollecitamente avvertire i compagni di là perché non si lascino turlupinare da loro. È assolutamente necessario di metterli in condizione di non poter più nuocere, e questo potrà avvenire soltanto quando non trovino più nessuno che voglia essere complice delle loro canagliate.

E giacché siamo in argomento vogliamo esprimere il nostro pensiero anche su un altro fatto.

Molti ci scrivono che per estirpare la mala pianta del krumirismo estero in Germania i compagni tedeschi dovrebbero essere più energici, e adottare i mezzi anticivili che qualche volta sono messi in pratica in Francia e in America; insomma dicono che dove non si arriva colla ragione bisogna adoperare il bastone.

Non contestiamo che per i capi specialmente, come il Berton, il Bulliani e il Della Martina, un bel paio di legnate non istarebbero bene come il basto all'asino, e pur troppo temiamo che un giorno o l'altro, se le cose non cambiano in qualche parte della Germania i fratelli tedeschi perderanno la pazienza.
[…]

Già il bastone non ha mai convertito nessuno, soltanto irritato, fomentati gli odi e creati degli ipocriti, e noi abbiamo bisogno di creare delle coscienze. Che ciò sia vero lo dimostra la Francia medesima, ove ogni tanto ricorrono a questo mezzo.
[...]

Ed ora passiamo alle proteste.
[...]

Da Hattingen il compagno Giovanni Merlino ci scrive:

"Nelll'inviarvi la mia quota d'abbonamento per un altro trimestre sento il bisogno di esprimervi i più caldi auguri affinché la lotta che avete iniziata contro i capi negrieri della Carnia abbia un risultato felice.
Sono di là anch'io e non potete immaginarvi quale dispiacere provi nel vedere che tutti, proprio tutti, i negrieri e mercanti di carne umana dei quali si leggono da qualche tempo i nomi nel nostro giornale sono delle mie parti.
Però non dovete mica immaginarvi che in Carnia non vi sia che gente di quello stampo. Oh no, fortunatamente e ne conosco molti che piuttosto di fare il krumiro e tradire i compagni in sciopero morrebbero di fame. Sono sicuro che nel comune di Conegliano, per quanto vicino a quello di Rigolato, non vi è neppure uno solo.
Quanto a quelli che hai messi alla gogna, lo conosciamo tutti anche noi. È tutta gente che non ha né studio, né capacità nel suo mestiere, ma soltanto prepotenza e quello spirito maledetto che li condanna a fare quel che fanno. Ai nomi già fatti puoi aggiungere quello di Di Sopra Antonio che nel 1899 pretendeva del denaro dalla società per non venire in aiuto ai padroni e nel 1898 prese parte come krumiro e ingaggiatore di krumiri agli scioperi di Flensburg, Spandau, Ploen, Neumunster, e tentata di mandare una compagnia in Magdeburgo. Sono dolente di quanto avviene in Halle, e auguro a quei bravi compagni forza e coraggio per superare la difficile prova, e per vincere la prepotenza dei padroni e il mal fare de' negrieri.
Saluti fraterni."

Al bravo compagno Merlino non possiamo fare altro che ripetere quanto già abbiamo scritto nell'ultimo numero intorno agli operai della Carnia in coda alla lettera del Burba. Sarebbe ingiusto, e siamo ben lontani dal farlo, di giudicare tutti gli operai della Carnia dalla condotta indegna di quei pochi che si abbassano a fare i krumiri, ma nel medesimo tempo, osservando che questi sono quasi tutti della loro vallata, diciamo che essi hanno il dovere di fare di tutto affinché questa vergogna che si riflette poi in tutta l'Italia tacessi al più presto. E per oggi basta.
Vugi»

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