« Prev
32/32 Next

 

14.12.1901 - numero 25

Echi dello sciopero di Halle

«Proprio in questi giorni termina l'anno da che ebbimo per la prima volta l'occasione di parlare di quest'increscioso argomento; increscioso per tutti gli amici della causa operaia, e incresciosissimo in particolar modo per noi italiani, poiché segna una delle peggiori pagine nella storia della nostra emigrazione all'estero, e la cui impressione dolorosa viene appena attenuata da quella splendida dello sciopero di Magonza.
Dopo, ne' mesi di Maggio e Giugno specialmente, abbiamo dovuto occuparcene quasi ogni numero, e scrivere degli articoli che tanto volentieri avremmo lasciati nella penna e che, se da una parte ci hanno procurate molte approvazioni e incoraggiamenti, dall'altra ci hanno fatti segno d'attacchi velenosi, d'insinuazioni malvage, d'ingiurie e di minacce; tutte cose che ci hanno lasciati molto freddi, perché sicuri del fatto nostro e della bontà della causa per la quale combattiamo, siamo andati avanti per la nostra via senza curarci de' botoli che ci ringhiavano alla calcagna, e così seguiteremo a fare anche per l'avvenire.
No, illustri krumiri, noi non combattiamo l'elemento italiano, che allora ci daremmo la zappa sui piedi, ma combattiamo e combatteremo sempre tutti que' guasta mestieri che per un piccolo interesse egoistico momentaneo tradiscono la causa operaia, danno mano ai padroni nell'opprimere i loro fratelli, e nell'impedire la conquista di que' miglioramenti delle condizioni di lavoro che sono diventati una necessità, e che poi alla fine del salmo tornano di vantaggio a tutti, tedeschi ed italiani; combattiamo e combatteremo senza pietà e con tutti i mezzi di cui disponiamo quella cricca di mercanti di carne umana alla Buliani, della Martina, Sticotti, ecc. una decina forse in tutti che degli scioperi ne fanno una speculazione, ci rendono odiosi alle popolazioni operaie fra le quali dobbiamo vivere una dell'anno, e preparano così uno stato di cose che avrà in seguito delle conseguenze brutte per tutta l'emigrazione nostra in Germania. Il nostro ideale è che i fratelli tedeschi abbiano da portarci in palma di mano, come è avvenuto a Mainz, citarci come esempio e dire: Gl'italiani saranno poveri, la miseria li costringerà a venire all'estero in cerca di lavoro; ma sono della brava gente che sa e compie scrupolosamente o doveri di solidarietà, e merita ogni considerazione e rispetto.
[...]
Ma torniamo a bomba, cioè a… Halle.
[...]
Lo sciopero è durato nove mesi ed ha costato alla cassa centrale una somma ingente, qualche cosa come Mk. 212144, ed è terminato con una sconfitta in tutte le regole, che ora i padroni vanno esagerando a bella posta, come è avvenuto al congresso di Francoforte...
[...]
Ma non basta! Oltre al sacrificio pecuniario generale che viene sopporta[to] da tutta l'organizzazione, e quello delle famiglie, poiché ognuno che conosce un poco le condizioni di vita di questi paesi, sa che vivere con 2 marchi al giorno significa indebitarsi fino agli occhi e ridursi all'orlo della rovina economica, vi sono ora anche de' sacrifici individuali, cagionati dalla parzialità della polizia verso i padroni di fronte agli scioperanti, e che si risolvono in condanne al carcere per un periodo di tempo più o meno lungo.
[...]
Di che cosa sono colpevoli? D'avere, a detta dell'accusa, usato delle minacce contro i krumiri e d'avere così impedita la libertà del lavoro.
[...]
Ora noi vorremmo che que' circa 300 muratori italiani che tanta parte hanno avuto nella vittoria de' padroni, leggessero questi righi e venissero a conoscenza di questi fatti. Più volte ci siamo sentiti dire che spesso dopo uno sciopero i tedeschi non vogliono più avere sui lavori vicini degli italiani. Così è avvenuto a Lipsia, ove dopo il grande sciopero del 1897, perso per le solite ragioni, quasi nessun italiano ha potuto collocarsi, perché appena uno si presentava sulla fabbrica e veniva accettato subito i tedeschi ricorrevano all'assistente, e coll' O fuori lui o fuori noi lo costringevano a licenziarlo; e appena quest'anno hanno ricominciato col mollare un poco, forse pel timore che andassero ad Halle.
[...]
Ma, dirà taluno, non tutti sono come quei trecento, e non è giusta che i buoni ne buschino per i cattivi, ed hanno ragione, e lo sciopero di Magonza combattuto e vinto quasi esclusivamente dagl'italiani sta a dimostrarlo, ma pur troppo, specialmente nelle sventure, siamo sempre più pronti a generalizzare il male che il bene, e il primo lascia nelle nostre anime delle tracce assai più profonde del secondo.
Vugi»

 
« Prev
32/32 Next
sei qui