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04.08.1906 - numero 31

Corrispondenze

«Memel. ...rini. Trovandomi in Memel di passaggio sentii che vi era un centinaio di crumiri italiani che lavoravano alle ‹caserme›. Il capo è un certo Pietro Valent della Stazione della Carnia, comune di Venzone.
Desideroso di parlare con loro e di far loro conoscere il torto che avevano mi recai all'osteria che è in faccia alle caserme e lì mi intrattenni con parecchi di loro interrogandoli su questa e su quella cosa, e spiegando loro meglio che potevo il male che andavano facendo ai loro compagni di lavoro e l'odio che essi svegliavano colla loro cattiva condotta contro tutti noi. Cercai anche di persuaderli ad andarsene indicando le piazze dove facilmente avrebbero potuto trovar lavoro. Ma sì, tutto è stato inutile! era lo stesso che parlare al muro! Appena una quindicina hanno seguito il consiglio e se ne sono andati.
Rispondevano che non conoscendo la lingua erano legati al capo come tante pecore. Hanno la cucina in comune e tutti sono obbligati a mangiarvi che altrimenti il capo Valent li mette in libertà. Il Valent pare poi che sia un uomo molto arrogante e per tutti i lamenti non ha che una risposta sola. Se non vi piace, andatevene! Ha l'andamento di un milord inglese. Mi dissero anche che egli ha un contratto col padrone il quale gli paga 50 Pf. all'ora.
La giornata è di 12 ore e verrebbero quindi 6 M. al giorno per uomo. Ma egli ne paga 5 soltanto.
Poveri operai, sono traditori, è vero, ma alla loro volta vengono traditi dal capo il quale succhia loro 1 M. al giorno per uno senza contare la cucina obbligatoria.
N.d.R. Il centro del crumiraggio si è dunque spostato dai villaggi dell'alta Carnia a Venzone e dintorni. I Valent hanno sostituito nel lurido mestiere di capo-crumiri o agente di crumiraggio i Di Sopra, ecc. ecc. Speriamo che i nostri compagni di Udine quest'inverno curino a dovere quel comune… putrido, e facciano anche conoscere a tutti l'origine impura di certi guadagni favolosi fatti all'estero. Questi capi non imbrogliano già come molti s'immaginano, gl'imprenditori tedeschi, ma i loro operai. Que' marenghini di cui al ritorno fanno tanta pompa e di cui le donne vanno così superbe rappresentano altrettanto pane rubato loro di bocca e di bocca ai loro figliuoli.
[...]»

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