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01.12.1906 - numero 48

Lasciando la cazzuola

«Ai lavoratori Friulani

Il vento autunnale ci fa pensare al prossimo rimpatrio ai patri focolari ove i nostri ci attendono con ansietà per portare alle nostre famiglie quel po' di risparmio, frutto di tanti dolori e di così dure privazioni, e in certi casi anche di vergognose dedizioni ai padronati e di veri delitti perpetrati contro il principio di solidarietà, causa di tanto odio accumulato sul nostro capo per parte degli operai indigeni, che non vedono nell'italiano se non la fonte de' loro mali, per la sleale concorrenza di cui egli tante volte si rende colpevole lavorando sui scioperi o dove sorgono de' conflitti fra capitale e lavoro.
Ma l'italiano incosciente di ciò non si cura. Pensa invece di tornare la prossima primavera al posto lasciato, oppure in un altro che gli dia maggior guadagno, incurante se in quella località vi siano delle agitazioni o degli scioperi.
Il suo pensiero non ricorre neppur lontanamente a quelle povere famiglie che dovranno sottoporsi a privazioni dolorose, far dei debiti e vedere i figli deperire lentamente per fame e miseria. Ciò non cura, ma nelle osteria del suo paese usa raccontare che gl'italiani lavorano più de' tedeschi, i quali non hanno voglia di lavorare, e che per ciò esso sono molto più ben visti dai padroni e dai loro tirapiedi, e non s'accorge che in questo modo attira su se medesimo delle antipatie e degli odi inconciliabili.
La colpa non è intieramente sua! Buona parte di quegli operai che, pur essendo coscienti ed organizzati all'Unione muraria, non si curano d'infondere ne' loro connazionali meno colti quel senso di solidarietà che deve essere il capo saldo di tutte le azioni de' lavoratori, che non vogliono entrare nelle organizzazioni locali limitandosi alla parte puramente negativa di non lavorare sugli scioperi e a dir male dei governanti e de' ricchi quando la birra ha ben riscaldato loro la testa.
Compagni lavoratori! Abbandoniamo quindi ogni riguardo personale e dedichiamo qualche ora della giornata al miglioramento nostro e de' nostri allora vedremo che queste frutteranno assai più di quelle passate all'osteria tra i fumi del vino e dell'acquavite.
Compagni lavoratori! La necessità di un risveglio economico e morale fra le classi lavoratrici si fa più viva di giorno in giorno per eliminare dal nostro paese (Forgaria) e dal Friuli intiero quella specie di crumiro-gregario che anche quest'anno si è distinto sugli scioperi di Konitz e di Memel nel portare la vergogna del tradimento.
Ed è per ciò che avvicinandosi il giorno del rimpatrio facciamo appello a tutti quelli che hanno un poco di quella buona volontà perché cooperino a tale risveglio. Compagni, il tempo si fa buio. La riluttanza nostra nell'entrar nelle leghe professionali potrebbe sviluppare il malcontento delle popolazioni che ci ospitano per ben 9 mesi dell'anno. Organizziamoci se vogliamo essere protetti e rispettati dalle insidie dei padroni e dagli sfruttatori dell'emigrazione italiana.
Organizziamoci e allora non saremo più considerati come stranieri e crumiri, ma amati come fratelli e come compagni di lotta. Nella nostra provincia di Udine da tre anni vive e prospera il giornale Il Lavoratore Friulano che per la lotta tenace e leale contro tutte le corruzioni si è acquistata e s'acquista la simpatia di tutti. S'occupa degli operai e dei loro interessi, ebbene vi raccomandiamo a tutti, compratelo, diffondetelo, sostenetelo moralmente e finanziariamente perché l'intrepido lottatore prosegua la via della civiltà e della giustizia umana.
Vitten
S.B.F.»

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