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06.09.1902 - numero 18

Il calcio dell'asino (dedicato agli ex-crumiri di Kiel)

«Terminato lo sciopero di Kiel col noto compromesso, una parte de' crumiri friulani partì immediatamente per Königsberg, ove proprio in quei giorni i muratori avevano minacciato di mettersi in sciopero, onde rendere ai padroni di là i medesimi servigi che avevano reso a quelli di Kiel, e una parte, che forse avevano dei contratti fino a fine stagione, rimasero al loro posto. Ora a proposito di questi leggiamo nel giornale "Die Kieler Zeitung" del 29 Agosto la seguente notizia:

"Gli italiani abbandonano Kiel a grosse squadre, con grande soddisfazione degli operai edili cittadini. Pare che ai figli del sud non piaccia più questo soggiorno per le continue querele che hanno coi loro colleghi tedeschi. D'altra parte in moltissimi lavori si sono dimostrati assolutamente insufficiente. Moltissimi di loro non partono già volontariamente, ma perché sono stati licenziati dai loro padroni."

Ora il giornale che scrive queste cose non è già un giornale operaio, oppure socialista, sibbene il giornale dei capitalisti […]
Ma ora i padroni col loro aiuto hanno vinto, de' crumiri non sanno che cosa farsene, anzi diventano un'imbarazzo e perciò "Via, straccioni, accattabrighe e ciuchi!".
[...]
È un fatto, e noi più volte abbiamo avuto l'occasione di provarlo, che la mano d'opera italiana nella Germania settentrionale specialmente è poco apprezzata in confronto alla tedesca e alla boema. Gl'imprenditori ci vogliono bene e ci accarezzano quando maggiormente hanno bisogno, nei momenti di scioperi. Ma nei tempi ordinari non ne vogliono saper nulla di noi, oppure ci prendono soltanto in casi eccezionali, e poi sempre per affidarci i lavori più rozzi e pericolosi, quelli che gli operai del paese non vogliono eseguire che con un supplemento di salario piuttosto forte.
Molti quando sentono dire che in Germania settentrionale non c'è posto pe' muratori italiani, o che dei muratori per tirare innanzi alla meglio hanno dovuto adattarsi a fare il manovale e lo sterratore, credono che ciò sia per l'ostilità del muratore indigeno. Ma sbagliano, non è così. Sono i padroni che non ne vogliono sapere di noi perché hanno uno scarsissimo concetto delle nostre capacità.
E perché?
Perché ci conoscono soltanto a traverso i crumiri, che si reclutano appunto fra gli elementi scadenti. Non crediamo di cogliere troppo lontano dal segno affermando che di tutti i crumiri che l'anno scorso fecero perdere lo sciopero di Halle più della metà erano muratori d'occasione.
Da ciò lo scredito della nostra mano d'opera nella Germania del nord, scredito che poi ridonda tutto a danno della parte sana ed onesta, che è in gran maggioranza, della nostra emigrazione.

Vugi»

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