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30.05.1903 - numero 11

Il krumirismo al Congresso degli Emigranti del Friuli

«Come i nostri lettori certamente ancora ricorderanno, il 18 Gennaio ebbe luogo in Udine il Congresso degli emigranti del Friuli. Il signor P. A. De Poli, capo del segretariato dell'Emigrazione di Udine, nella sua relazione sulla Ricerca del lavoro all'estero trattò largamente la questione del krumirismo esponendone con grande chiarezza le cause ed accennando ai possibili rimedi. Ci piace di riportare dalla relazione del Congresso pubblicata nel N. 1 dell'"Emigrante" ciò che egli disse se questa questione delicatissima e così importante per l'avvenire della nostra emigrazione, ben sapendo che soltanto quando la malattia sarà lumeggiata sotto tutti i suoi aspetti sarà possibile di procedere ad una cura radicale.

La questione dei crumiri.

Io non voglio certamente far qui l'apologia dello sciopero, ch'è una forma di lotta sociale che nella maggior parte dei casi riesce assai più dannosa agli operai che agli imprenditori, giacché mentre questi hanno mezzi per resistere a lungo ai danni derivanti dalla sospensione del lavoro, gli operai invece si trovano alle prese colla fame son quasi sempre costretti a cedere accettando forse patti ancor peggiori che prima. Gli scioperi sono specialmente da sconsigliarsi ai nostri operai che nello stato di disorganizzazione e nelle strettezze economiche in cui si trovano, ne uscirebbero certamente colla testa rotta.

Ma nello stesso tempo si deve affermare essere atto disonesto e sleale quello che commettono gli operai italiani che accorrono nelle piazze dove è >scoppiato lo sciopero ad offrire l'opera loro, o, quel ch'è ancor peggio, a fare una specie di riscatto, a chieder cioè alle Casse di resistenza un sussidio, minacciando altrimenti di recarsi a sostituire gli scioperanti. S'è una viltà il colpire alle spalle un avversario, è bassezza ancor peggiore il tradire con questa forma di infame parassitismo dei colleghi che faticano e soffrono essi pure e che si trovano impegnati in una lotta superiore alle loro forze per cercar di migliorare le proprie condizioni. Se si pensa che gli operai tedeschi, più progrediti dei nostri e collegati in fortissime organizzazioni, per anni ed anni si sono assoggettati a privazioni per mettere insieme un fondo di resistenza e poi nel momento decisivo della lotta vedono distrutto in un attimo il risultato di tanti sacrifici per l'intervento di operai italiani, non si può meravigliarsi se si lasciano sfuggire amare parole contro gli italiani e se coinvolgono in uno stesso risentimento anche quelli fra essi che di tali atti non si rendono colpevoli.

La vera responsabilità

Ma non ugualmente si possono compatire quelle persone che in Italia così ferocemente si scagliano contro gli operai "crumiri", e specialmente contro gli operai friulani che alla piaga del krumirismo danno il maggior contingente.
Costoro prima di biasimare con tanta virulenza i crumiri dovrebbero prendersi la pena di considerare in quali condizioni tristissime si trovino tanti poveri emigranti e com'essi sieno talvolta quasi costretti a commettere il tradimento contro i loro colleghi. Infatti un operaio che si trova disoccupato all'estero dopo aver inutilmente vagato in cerca d'un pane ed ha sostenuto le spese del viaggio con denari avuti forse in prestito da compaesani e non ha dinnanzi a se alcuna via di salvezza come mai può conservare tanta energia morale, tanta freddezza di spirito, da resistere da un lato alle lusinghe dei capi che gli promettono occupazione lucrosa in sostituzione di scioperanti e dall'altra parte agli stimoli della fame, al pensiero della famiglia lontana, al timore dell'incerto domani, alla rabbia infine contro tutto e contro tutti, che gli addensano nel cuore i colpi dell'avversa fortuna e l'isolamento in cui viene lasciato? (Applausi)
A queste cause che scemano il libero arbitrio degli operai se ne aggiunge spesso un'altra che lo sopprime del tutto. Essi molte volte non sanno neppure che nella località dove si recano c'è lo sciopero oppure anche sapendolo non possono rifiutarsi di andarvi, perché hanno al momento della partenza, si può dire, ipotecate le loro bracci, perché essi sono quasi sempre ciechi istrumenti di ingordi speculatori. che impadronitisi delle loro persone per alcuni mesi con qualche anticipazione di denaro li conducono dietro a sé attraverso a paesi ignoti come una mandria incosciente (Applausi).
Oh! se facessimo tutti un esame di coscienza, si riconoscerebbe che di questo fatto hanno la colpa tutte le classi sociali della nazione che dovrebbero unirsi in un'opera indefessa di assistenza e di difesa a favore degli emigranti, riparando finalmente alla trascuratezza che s'è avuta sempre per loro, all'abbandono in cui furono finora lasciati.

Specializzazione. Elevamento dei salari

Anziché gridar tanto contro i crumiri, bisognerebbe aiutarli nella ricerca di lavoro, affinché essi non diventino preda del primo sfruttatore che vuol speculare sulla loro pelle, ed insegnar loro a trar profitto delle proprie attitudini, chiedendo un compenso proporzionale ad esse.
I nostri emigranti a questo proposito di troverebbero in una condizione abbastanza favorevole, giacché essi visitando paesi diversi vengono a conoscere metodi differenti di lavorazione e dal confronto di questi, specialmente se possiedono una discreta istruzione tecnica (che si potrebbe fornir loro con scuole invernali), possono giungere ad acquistare una straordinaria abilità nell'arte loro, a specializzarsi, in modo da superare i migliori operai all'estero.
Questo è appunto il principio che conviene istillare nei nostri emigranti; essi devono far concorrenza per la maggior abilità e non già per la mitezza delle pretese. Bisogna anzi insegnare ad essi a non essere tanto ingenui da avvilire, da screditare il proprio lavoro, offrendolo per scarsi compensi, ma a farsi valere invece, esigendo elevata mercede. Così comportandosi essi fanno una opera altamente civile. Taluni asseriscono con prosopopea da scienziati che la tendenza degli operai ad ottenere aumenti di salari reca danni enormi all'industria, al commercio, ecc. ecc. Ma questa è semplicemente una sciocchezza! È facili invece dimostrare per ogni ramo d'industria che un elevamento ragionevole dei salari è utili per l'incremento dell'industria stessa ed in genere per tutta l'economia nazionale.
Per attenersi soltanto alle costruzioni alle quali sono addetti quasi tutti i nostri emigranti, si osservano ogni giorno le tristissime conseguenze dell'abbassamento dei salari. Questo nuoce naturalmente agli operai, ma non per questo giova alle imprese assuntrici dei lavori, né alle amministrazioni committenti, anzi col tempo reca danno alle une ed alle altre. Esso infatti incoraggia la concorrenza sfrenata fra gli imprenditori ed i conseguenti ribassi enormi nelle aste, che portano molto spesso come risultati, per gli imprenditori il pericolo di perdite e per le amministrazioni committenti la probabilità di trovar più tardi i lavori eseguiti con poca cura e con cattivi materiali. Dall'uso poi di materiale scadente ridondano nuovi pericolo all'operaio perché in tal modo aumenta la frequenza degli infortuni.»

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