« Prev
19/29 Next »

 

27.06.1903 - numero 13

Di chi la colpa?

«Di chi la colpa? Questa è la domanda che ci è sorta spontanea sulle labbra nel leggere la seguente lettera pervenutaci da Bromberg e che riportiamo testualmente:

Bromberg, addì 14 Giugno 1903
Egregio Sig. Direttore!
Le colonne del vostro giornale più volte lanciano insulti ai crumiri italiani. La causa però non è tutta loro, piuttosto sono i vostri operai organizzati che dimostrano di avere poca solidarietà. Potrei citarvi parecchi fatti, ma mi basta citarvi uno solo a proposito dei crumiri di Bromberg. I primi arrivati a Bromberg provenivano da Halle s. Saale. Colà avevano lavoro tutta l'Estate e ancora più paga di qua, ma perché si trovavano insieme ai muratori organizzati, i quali facevano loro ogni dispetto; fino a tanto che furono costretti ad abbandonare Halle, e recarsi a Bromberg senza badare se fosse o no sciopero. Ed è ben vero che qui e altrove, quasi tutti gl'italiani si lagnano del contegno degli operai organizzati i quali perché si è stranieri ci odiano brutalmente. Vi lascio pensare a voi quanto dolorosa sia per un emigrante, nonostante che deve abbandonare i suoi cari e recarsi in terra straniera, per procacciarsi un pezzo di pane; e ancora si vede oltraggiato e sbeffeggiato.
Ed ecco la causa che l'operaio italiano è costretto a commettere quell'azione incivile del crumiro. Ma se una buona volta gli operai organizzati si muovessero cercando di organizzarli, oh certamente il numero dei crumiri sarebbe presto cancellato.

La lettera è firmata "Un crumiro, ma che gli duole di esserlo."»

In questo contesto, nell'ambito di varie argomentazioni anticrumiraggio, si ricorda:

«Ricordiamo che in Halle nel 1900 si fermarono e trovarono lavoro una ventina d'italiani; la maggior parte si organizzarono e furono trattati come fratelli dai loro colleghi tedeschi. Nell'Ottobre dello stesso anno per una brutale rottura di parola degli imprenditori scoppiò uno sciopero, e gl'italiani partirono subito tutti lasciando il miglior ricordo di sé. Passò l'Inverno, venne la Primavera senza che i padroni e gli operai potessero mettersi d'accordo, esigendo i primi la sottomissione incondizionata e l'uscita dall'organizzazione, e minacciando in caso contrario di chiamare 'gl'italiani', minaccia che fece sorridere gli scioperanti, memori ancora delle buone relazioni avute con quelli dell'anno avanti. Ma per poco, perché dopo qualche settimana 'gl'italiani' – leggi friulani – cominciarono ad arrivare sul serio a frotte guidati da quel medesimo Antonio Cassetti di Caneva di Tolmezzo che l'anno scorso fu a Kiel e quest'anno a Bromberg, e da certi Della Martina, Sorovito, Buliani, dei quali a quel tempo raccontammo vita e miracoli, e non ci fu verso di farli ripartire. Lo sciopero durò 9 mesi, diciamo e scriviamo nove mesi, durante i quali un migliaio di famiglie di muratori non ebbe per vivere che i 12 Mk. settimanali della cassa di resistenza, ciò che per questi paesi significa soffrire la fame e il freddo, e per tirare avanti alla meglio doverono impegnare tutto ciò che era impegnabile e fare dei debiti, per poi, grazie l'azione dei krumiri, subire ancora l'umiliazione della sconfitta.
[…]
Vugi»

« Prev
19/29 Next »
sei qui