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11.07.1903 - numero 14

Chi scredita la mano d'opera italiana in Germania?

«Più volte ci è capitato di osservare che in moltissimi centri della Germania del nord la mano d'opera italiana non è apprezzata come meriterebbe. In tempi normali gl'imprenditori si rifiutano di servirsi di operai italiani, oppure se ne servono soltanto per lavori duri, rozzi e pericolosi, per quelli cioè che gli operai tedeschi non vogliono eseguire ai prezzi ordinari ed esigono un soprassoldo assai forte.
Perché? La ragione è molto semplice, e i nostri lettori possono trovarla nella rubrica "Movimenti di salario" e precisamente nella parte che riguarda Bromberg, compilata su una corrispondenza al Grundstein e su una lettera pervenutaci in questi giorni. La maggior parte della truppaglia condotta in quella città dai Cassetti, Cacitti e Sticotti non sono che dei muratori di "circostanza", gente che fino a ieri avrà zappata la terra, fabbricati dei mattoni, tagliata la legna nel bosco e qualcuno forse anche servito un muratore come manovale, ma che di muratura s'intendono come noi di ostetricia. Naturalmente quando c'è sciopero gl'imprenditori bisogna che sopportino e stridano, contenti di aver della gente da mandare sui ponti, magari a far della ginnastica; ma poi in tempi normali di operai italiani non ne vogliono più sapere e li respingono anche quando ne avrebbero di bisogno perché li giudicano tutti alla stregua di quelli che hanno imparato a conoscere durante gli scioperi.
E così questi bei soggetti di krumiri professionali mentre da una parte co' loro continui tradimenti attirano su tutta l'emigrazione italiana l'antipatia e l'odio della classe lavoratrice, dall'altra ci conciliano il più cordiale disprezzo degl'imprenditori e dei padroni screditando la nostra capacità ed abilità sul mercato del lavoro, e così migliaia e migliaia di operai capaci ed onesti si trovano preclusa la via causa la condotta vergognosa di questi incoscienti.»

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