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25.07.1903 - numero 15

Una sentenza feroce

«Il giorno nove del corrente mese è stato per gli operai di Bromberg un giorno di lutto.
Tredici operai, accusati di essere stati i promotori e di aver preso parte alle dimostrazioni che ebbero luogo in occasione dell'arrivo dei primi crumiri italiani al principio d'Aprile sono stati condannati a un complesso di 14 anni di casa di forza e 17 anni di carcere. Gl'imputati sono quasi tutti padri di famiglia e tutti senza eccezione incensurati.
Se la memoria non c'inganna si trattava per l'appunto dei sette crumiri friulani provenienti da Halle, guidati da un certo Paolo Pontelli di Gemona-Ospedaletto, tra i quali si trovava pure il "crumiro cui duole d'esserlo" della corrispondenza da Bromberg che abbiamo pubblicata e commentata nel No 13 del nostro giornale.
[…]

In Bromberg medesima fino a tanto che anche i ricordi di questi fatti nonché gli effetti della feroce sentenza non siano interamente cancellati e ripetiamo ci vorranno degli anni, sarà inutile che operai italiani di qualunque mestiere o regione vadano a cercare lavoro. Gli operai del luogo non potranno vedere in essi dei colleghi, de' fratelli di fatica e di servaggio, ma soltanto gli strumenti della loro umiliazione e della rovina di tante famiglie e per un verso o per l'altro per la stessissima ragione li costringeranno a partire come dei lebbrosi.
Ma non basta! Se i mali si limitassero a Bromberg e dintorni pazienza! Il guaio è che questa sentenza susciterà i medesimi effetti in tutta la Germania. In pochi giorni sarà conosciuta da per tutto e la causa non meno e l'antipatia contro l'elemento italiano che negli ultimi due o tre anni per le note ragioni è andata intensificandosi fra queste classi lavoratrici con un crescendo pauroso troverà nuov'esca e di estenderà tanto che un po' per volta le migliori piazze da prima, poi anche le mediocri e le cattive resteranno chiuse a tutti, e così anche i giusti ne' buscheranno pe' peccatori.
[...]

E meditino anche il fatto che quasi contemporaneamente questi lamenti contro i nostri emigranti si levano in Austria, ove cominciano nei contratti collettivi a volerli esclusi dai lavori, in Svizzera, in Francia, cioè da per tutto dove le organizzazioni hanno da sostenere delle aspre lotte colle coalizioni padronali.
Il guaio è che molti, troppo de' nostri emigranti dimenticano che in questi paesi più progrediti in cui trovano rimunerata la loro opera un po' meno peggio, la classe lavoratrice colle sue organizzazioni ben disciplinate va diventando il fattore più importante della vita economica e col quale tutti, cominciando dai padroni, devono fare i conti.

Ma come farlo comprendere? Aspettare che i fatti l'insegnino, vale a dire che sia troppo tardi? Ai compagni d'Italia e specialmente a quelli della provincia d'Udine che fornisce ai padroni tedeschi il 95 per cento dei crumiri l'ardua risposta.
Naturalmente, per tornare a bomba, cioè alla sentenza i Cassetti, i Cacitti, gli Sticotti e tutti gli altri malfattori che a Neustrelitz, a Magonza, a Hannover ecc. sotto la protezione della polizia compiono i più neri tradimenti, gongoleranno di gioia!
[…]
Vugi»

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