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05.09.1903 - numero 18

Alla gogna!

«Da una delle più simpatiche cittadine del Württemberg ci scrivono:

Più volte mi è capitato di leggere nelle colonne dell'"Operaio Italiano" delle liste di capi-crumiri e di incettatori di carne umana, ma invano vi ho cercato il nome di uno dei più raffinati. Costui si chiama Barazzutti Vittorio ed è dei dintorni di Spilimbergo. L'anno scorso fu a Kiel, poi ad Amburgo, quest'anno ha condotta una squadra a Svinemünde e adesso si trova in Hannover.
Questa dei capo-crumiri è una gran razzaccia che dovrebbe essere messa al bando da ogni consorzio umano. Col loro operato ci recano un gran danno, a noi italiani specialmente, e sono d'una sfacciataggine da non si ridire. Non contenti delle laute ricompense che ricevono dai padroni sfruttano anche gli operai che li aiutano nella loro opera malvagia esigendo da essi un Marco per settimana e tentano di succhiare perfino alle casse delle organizzazioni.
Saluti distinti
Segue la firma

Commenti è inutile farne; non potremmo che ripetere ciò che abbiamo già detto le centinaia di volte e sempre inutilmente.

Da Immenstadt ci scrivono:

Ho letto in uno degli ultimi numero del suo giornale la storia maravigliosa del presidente della società operaia cattolica di Amaro Carnico, il famigerato Leonardo Sticotti. Senti ora le gesta di un altro membro del comitato direttivo di codesto sodalizio, il consigliere Mainardis Nicolò detto Tuz.
Egli è il primo della sua compagnia e tenta tutti i modi onde far denari alle spalle de' suoi compagni. Non essendo qua praticato il sistema in uso nella Germania settentrionale di far pagare ai componenti la squadra due Pfennig all'ora pel capo, questi ha tentato un altro colpo.
Ha preso un lavoro a contratto senza che i suoi compagni mal pratici della lingua riuscissero a conoscerne tutte le condizioni. Siccome poi con una scusa o con l'altra egli cercava di farli lavorare oltre l'orario stabilito cominciarono a sospettare di qualche cosa e un bel giorno messo tra l'uscio e il muro per quanto sul principio cercasse di negare, fu costretto a riconoscersi in colpa e a distribuire equamente il frutto del lavoro comune rischiando di prendersi anche una buona dose di legnate.
Ora io mi domando: Che razza di società è quella di Amaro Carnico che ha per presidente un capo-crumiro e scroccone e per consigliere uno… che fa di queste cose?
Saluti distinti
Segue la firma

Quella di sfruttare i compagni di squadra sottraendo dal loro salario da 2–5 Pf. all'ora, o colla cucina, è un vizio comune a quasi tutti i capo friulani e i loro uomini lo sanno; perché si adattano a questo sfruttamento?
Quanto alla domanda con cui il corrispondente chiude la sua lettera non tocca a noi di rispondere, ma alla società di Amaro Carnico.

E da Achenbach ci scrivono:

Un crumiro in cerca di muratori. Il giorno Domenica 23 corrente un certo Leopoldo Bortolussi di Spilimbergo cercava dei muratori italiani promettendo loro un salario di 45 Pf. all'ora per condurli a Linsenhorst presso Dortmund sotto l'impresario Husemann. Ora questo padrone non aveva mai pagato più di 38 Pf., onde un aumento così improvviso ci mise in sospetto; e volemmo vedere un po' da vicino come stava la faccenda. Il resultato fu che in questo paese costruivano una scuola, è vero, ma che i tedeschi avevano sospeso il lavoro per ottenere un aumento di paga.
Ora la Bortolussi vorrei dire che un'altra volta vada attorno con un po' più di sincerità, dica le cose come sono e lasci in pace la gente che già si trova sul lavoro, né cerchi di sviarla con delle menzogne! Fra di noi friulani ci sono già troppo che fanno il crumiro, quasi direi di mestiere senza bisogno che egli cerchi di crearne ancora di quelli d'occasione. Tanto, siamo già poco malvisti, e non soltanto fra i tedeschi, ma anche fra gl'italiani delle altre parti!
Lasci in pace i tedeschi quando lottano che hanno ragione, e pensi che lottano a beneficio di tutti.
Altre cose vorrei poi incaricarlo di dire al suo degno compagno Pietro Bulian capo-crumiro e fratello del parroco di Ampezzo, che continua,ente dice male dei socialisti della frazione di Oltris, dai quali avrebbe tanto da imparare. Ma è inutile perché parlare seriamente a certa gente è peggio che lavar la testa all'asino.
Luca Leonardo
di Oltris d'Ampezzo
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