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12.12.1903 - numero 25

Il crumirismo friulano e l'avvenire dell'emigrazione temporanea in Germania

Il Comitato direttivo del Consorzio de' padroni ed imprenditori edili «inviò alcune settimane fa a tutte le sezioni un questionario per raccogliere delle indicazioni sicure intorno alle esperienze fatte negli ultimi anni coi crumiri esteri, i mezzi per reclutarli, e alla spesa.
In uno degli ultimi numeri dell'organo ufficiale del "Consorzio" la Baugewerkzeitung e più ancora nella relazione sugli scioperi compilata pel prossimo congresso, che, appunto perché segreta è volata sul tavolino del "Grundstein", troviamo riassunte le risposte delle sezioni. […]

Noteremo subito che dal loro complesso risulta che il crumiro modello, il crumiro ideale de' signori padroni, è il crumiro italiano.
Lo dipingono ornato di tutte le buone qualità: docile, sobrio, e si contenta di poco. Ordinariamente non pretende più che il salario già in uso sulla piazza: "Anzi – aggiungono i rapporti di alcune sezioni – qualche volta sono perfino state fatte delle riduzioni di 2 Pf. all'ora, dei quali 1 è stato poi dato al capo squadra come premio straordinario pel suo disturbo."

In quasi tutte le risposte si trova poi notato che gl'italiani desiderano giornate di lavoro lunghe, possibilmente non inferiori a 12 ore, e di essere acquartierati direttamente sul luogo dove debbono lavorare.
Come si vede essi realizzano l'ideale degli imprenditori: "Lavorar molto e… pretender poco!".
Si sa poi in che cosa consistano gli acquartieramenti sulle costruzioni! Baracche malamente connesse, aperte a tutti i venti con un po' di paglia sdrucia e una copertaccia da cavalli pe' giacigli.
Quanto agli incettatori sono raccomandati specialmente i due già nominati Petri e Gotti di Pinzano. E degli altri, Cassetti, Cacitti, Bulian, ecc. ecc.?
Il questionario tace. Forse invieranno una protesta al Consorzio e ci sarà il caso di vederli pubblicati in uno de' prossimi numeri con una noticina elogiativa.
Interessanti sono pure le risposte concernenti le spese di reclutamento.
In generale gli agenti – leggi capi-crumiri – si contentano di 3 a 4 marchi a testa, e nei casi in cui lo sciopero ha un'importanza maggiore del solito – per la durata, per esempio, o per le circostanze che l'accompagnano (fischiate, sassate, ecc.) ancora un compenso straordinario.
Vi è però anche citato il caso di certo Bastiani di Strassburgo, il quale certamente sarà un novellino del mestiere, che si accontenta di 1 marco a testa!

Da tutto ciò si vede come il mestiere del capo-crumiro in date circostanza possa essere assai proficuo. In primo luogo 3-4 marchi a testa per ogni uomo che forniscono; poi il premio di 1 Pf. a testa e per ora ne' luoghi in cui ingannando i loro uomini pattuiscono un salario alquanto inferiore a quello in uso; poi la ritenute di 2-5 Pf. all'ora che essi percepiscono direttamente dagli operai per aver loro procurata la piazza. In molti casi bisogna aggiungere i proventi delle cucine comuni, che non sono poi tanto piccoli, e di cui più volte abbiamo avuta occasione di parlare.

In fine poi questi capi-crumiri sono tutt'altro che dei modelli di scrupolosità e di galantomismo, e pur di far soldi s'attaccano a tutto, e truffano allegramente i lodo uomini dove e come possono.
Non deve quindi maravigliare se uno de' più famigerati capi friulani, reduce l'anno scorso dallo sciopero di Kiel in un caffè del suo paese potè dire: "Se la seguito così per altri 5 o 6 anni non ho più bisogno di fare il crumiro in Germania!" (parole testuali).
Naturalmente a coloro che sono abituati a considerare tutto il mondo come un campo di sfruttamento, che non conoscono solidarietà di sorta – ma che la pretendono da gli altri – e che per unica regola della vita ritengono il loro meschino interesse individuale, che speculano sui mali altrui, andranno superbi di codesti elogi delle qualità negative di molti, di troppi de' nostri emigranti, e che a noi, e a tutti coloro che hanno un po' di coscienza e un briciolo di dignità fanno l'impressione di uno schiaffo, appaiono come il più atroce degli oltraggi, come l'autenticazione della nostra inferiorità morale.

Ma corti di cervello non pensano alle conseguenze. […]
Guardino che in Germania l'antipatia contro l'elemento operaio italiano va estendendosi ed aumentando di giorno in giorno in maniera inquietante.
Vi sono parecchie località in cui – salvo sempre il caso di sciopero – gl'imprenditori non li accettano più sui lavori, anche quando ne avrebbero, bisogno unicamente perché gli operai del luogo non vogliono averli per compagni. In altre – Kiel per esempio – si rifiutano perfino di accettarli nell'organizzazione avendo perso ogni fiducia in essi, poiché nel loro ultimo sciopero troppi crumiri italiani erano organizzati e mostravano il libretto sociale e la tessere del partito quasi a giustificare il loro operato.

A Bromberg sono corse delle sassate e delle bastonate, a Kassel – secondo quanto lamentano gl'imprenditori – pure.
Quando succedono questi fatti certi giornali italiani fanno le maraviglie, gli uomini politici che momentaneamente ce l'hanno col ministero o col ministro degli esteri fanno delle interpellanze, tutti vagellano di odio teutonico, oppure tirano in campo gelosie per ipotetiche superiorità professionali ecc. ecc. Ma hanno torto!
Gli operai tedeschi non hanno tempo da perdere in quisquilie nazionali e sciovinistiche e neppure le capiscono; e ai colleghi forestieri non domandano altro che non si prestino a peggiorare le condizioni del lavoro; non tradiscano negli scioperi e che si organizzino; e quanto alle superiorità professionali queste non esistono anche perché nell'industria edile non sono sempre i migliori – che trovano lavoro discretamente in patria – i quali emigrano; ma è là, è in quegli elogi e nei fatti che li hanno motivati che vano cercate le cause di codesto odio!

[…]
Vugi» 

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